“Outburst” dei raggi gamma ed energia Oscura.
Partiamo da quelli che, a quanto pare, sono gli effetti che vengono loro attribuiti e, cioè,
l’anomalo comportamento gravitazionale di alcune remote galassie rilevato tramite
osservazione spettroscopica.
Il discorso potrebbe anche essere messo in questi termini.
Si è soliti definire l’energia come l’attitudine della materia a compiere un lavoro (in questo
caso un lavoro “gravitazionale”), quindi non tratterei separatamente le questioni materia ed
energia oscura.
Cercherei, piuttosto, di giustificare il perché dell’attributo “oscure”, a parte il fatto che se ne
ignora la natura.
Il motivo è che, la materia oscura, in particolare, non è rilevabile se non indirettamente dagli
effetti che essa produce.
Ma anche una radiazione elettromagnetica con lunghezze d’onda inferiori a quelle dei raggi
gamma non sarebbe rilevabile con le attuali tecnologie.
Attualmente i raggi gamma costituiscono quella parte di radiazione elettromagnetica
rilevabile, con la più “stretta” lunghezza d’onda e cui si attribuisce la maggiore energia
trasportata :
energia associata ai raggi gamma : circa 1 Tev = 10^12 ev ;
lunghezza d’onda dei raggi gamma : circa 1 pm = 10^-12 mt.
Al ridursi della lunghezza d'onda aumenta l'energia trasportata, ma è anche vero che esiste
un limite fisico all'energia associabile a una massa che è E = m c^2.
Potrebbe, allora, darsi che onde propagantesi in spazi strettissimi, si autodistruggano per
interferenza, costituendo degli "spazi stabili" di energia accumulata (in questo caso
“potenziale”), pari proprio alla max energia misurata, che è quella rilevata per i raggi
gamma, e che sono in grado di rilasciare solo in caso pervenuta instabilità di tali spazi.
Se la "materia oscura" fosse di questo tipo, l'energia ad essa associata, intesa, appunto, come
"attitudine a compiere un lavoro" si giustificherebbe con una parziale “rottura di simmetria”
e conseguente rilascio di energia, in analogia con una “molla compresa”.
Ciò comporterebbe, evidentemente, anche rilascio di quantità di moto ovvero di “spinta”.
Non avrebbe senso, tuttavia, pensare di dislocare la “materia oscura” nelle regioni di spazio
dove è più opportuna disporla per giustificare anomali effetti gravitazionali.
Sarebbe più logico pensarla uniformemente distribuita anche in considerazione del fatto che
un ipotetico osservatore, posto nelle regioni più remote dello spazio contenuto nel nostro
orizzonte di Hubble, probabilmente noterebbe le stesse anomalie.
Riporto di seguito un semplice esperimento numerico volto a descrivere effetti gravitazionali
in termini di lavoro di un agente “esterno” sulle masse.
Per semplicità ho considerato il sistema terra – luna, individuando il centro della terra come
origine del sistema di riferimento cartesiano e la massa lunare in orbita, approssimativamente
circolare, attorno ad esso.
I dati a disposizione sono i seguenti :
RT : raggio equatoriale della terra = 6.400 Km = 6.400.000 mt.
MT : massa della terra = 5,976 x 10^24 Kg ;
RL : raggio equatoriale della luna = 1.735 km = 1.735.000 mt ;
ML : massa della luna = 7,357 x 10^22 Kg ;

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2
G : costante di gravitazione universale = 6,67259 x 10-11 ;
RLim. : raggio “limite di Roche”, ovvero minimo raggio orbitale che la luna
delle attuali dimensioni può aver assunto in passato = 2,86 x RT = 18.304 Km =
18.304.000 mt ;
Rm. : attuale raggio medio dell’orbita lunare = 380.000 Km = 380.000.000 mt ;
SP : “spazio di Planck” = 1,616 x 10-35 mt ;
c : velocità della luce = 300.000.000 mt/sec.
Supponendo che il raggio orbitale medio della luna possa essere passato da RLim. a Rm.,
calcolo il volume del corrispondente “toro” con la formula : V = 2 π2 R r2, dove “r” è il
raggio del “tubo” ed “R” la distanza del centro del tubo dal centro del toro. Sostituendo ad r
il raggio lunare, RL e ad R la differenza tra i raggi delle orbite (Rm - RLim.), ottengo : DV
(m
3
) = 2,149 x 10^22, che rappresenta la quantità di spazio occupata dalla luna nel
progressivo allontanamento dalla terra.
In prima approssimazione, visti gli ordini di grandezza, assumo che il numero di spazi di
Planck presenti in DV è pari a : np = DV/SP (il rapporto non è adimensionale, quindi la
liceità di questa operazione può essere giustificata solo ipotizzando che la direzione secondo
cui si esplicano le forze è, prevalentemente, quella radiale) = 1,35 x 10^57.
Il motivo per cui lo spazio – materia oscura - si oppone all'allontanamento della luna è che
le linee di forza della massa - energia oscillante in dimensioni dell’ordine di grandezza di
quella di Planck, non sono più equilibrate dal volume di spazio sottratto dalla terra e tendono
a comporre una spinta verso la terra (e viceversa) compensata dal moto orbitale (che, in
realtà è di entrambe).
Assumo, poi, per semplicità di trattazione, come unità di massa, la “massa a riposo” del
protone, ovvero : mp = 1,672 x 10^-27 Kg.
Essendo l’ordine di grandezza delle dimensioni del protone pari a circa 10^-15 mt, si desume
che nello spazio di Planck possano trovar posto circa 10^-35 / 10^ -15 = 10^-20 protoni.
Dalla formula E = m x c2, poi, si ricava : EDV = 10^-20 x np x mp x (300.000.000)^2 =
10^27 Joule, ovvero l’energia di moto associata al volume di spazio occupato dalla luna nel
suo moto di allontanamento dalla terra.
La relativa variazione di energia potenziale gravitazionale può essere espressa con la formula
: DU = G x MT x ML x (1/ RLim. – 1/ Rm.) = 1,52 x 10^30 Joule.
L’errore risulta essere di un fattore 10^3
Se, però, si considera che anche la luna esercita un'attrazione gravitazionale sulla terra, la
precedente formula potrebbe essere riscritta (sempre in termini molto approssimati) nella
seguente maniera :
DU = G x (MT - ML) x ML x (1/ RLim. – 1/ Rm.) = 8,20 X 10^28 Joule, con un errore pari
a un fattore 10.
Ripropongo il calcolo in elettronvolt.
RT : raggio equatoriale della terra = 6.400 Km = 6.400.000 mt. ;
MT : massa della terra = 5,976 x 10^24 Kg ;
RL : raggio equatoriale della luna = 1.735 km = 1.735.000 mt ;
ML : massa della luna = 7,357 x 10^22 Kg ;

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G : costante di gravitazione universale = 6,67259 x 10-11 ;
RLim. : raggio “limite di Roche”= 2,86 x RT = 18.304 Km = 18.304.000 mt
;
Rm. : attuale raggio medio dell’orbita lunare = 380.000 Km = 380.000.000
mt ;
SP : “spazio di Planck” = 1,616 x 10-35 mt ;
Eg : energia associata ai raggi gamma : circa 1 Tev = 10^12 ev ;
lg : lunghezza d’onda dei raggi gamma : circa 1 pm = 10-12 mt.
1 Joule = 6,24 x 10^18 ev, quindi 1 ev = 1,6 x 10-19 Joule.
In pratica 10^-23 x 1 Tev dovrebbe essere l'energia potenzialmente "compressa" nello spazio
di Planck, per semplice proporzione fatta avendo come termini noti l'energia gamma, la
lunghezza d'onda dei raggi gamma e la lunghezza dello spazio di Planck, cioè :
Ep = (10-35/10-12) Tev = 10-23 Tev = 10-23 x 10^12 ev = 10-11 ev = 1,6 x 10-19 x 10-11
Joule = 1,6 x 10-30 Joule/SP (Joule/spazio – o meglio – lunghezza di Planck).
DV (m
3
) = 2,149 x 10^22 è la quantità di spazio occupata dalla luna nel progressivo
allontanamento dalla terra.
Il numero di spazi di Planck presenti in DV e agenti prevalentemente secondo la direzione di
polarizzazione si assume pari a : np = DV/SP 1,35 x 10^57 (sempre con la stessa ipotesi di
liceità di tale operazione)
Dunque l’energia associata al volume di spazio DV, nel verso di polarizzazione è :
EDV = Ep x np = 1,6 x 10-30 x 1,35 x 10^57 = 2,16 x 10^27 joule.
Praticamente uguale a quella ottenuta assumendo come unità di massa, la “massa a riposo”
del protone (mp = 1,672 x 10-27 Kg) potenzialmente contenuta nelle dimensioni di Planck
cui si associ l’energia con la formula E = mc^2, ovvero con il procedimento già seguito.
In realtà, dato il limite fisico dell'energia E = mc^2 e, atteso che l'energia massima
sperimentalmente rilevata, associabile ai raggi gamma, ha quegli ordini di grandezza è
plausibile attendersi gli stessi risultati per la quantità di energia contenuta nello stesso
volume di spazio, associata alla massa ivi distribuita.
In realtà, dovendo essere le oscillazioni molto più "strette", si dovrebbe avere un'energia
trasportata superiore ma, in spazi così angusti, le oscillazioni tridimensionali finirebbero, in
gran parte, con il neutralizzarsi per interferenza distruttiva, sicchè l'energia accumulata non
supera i limiti imposti dalla fisica.
Il “rilascio impulsivo” di energia avviene quando una struttura “esterna” rompe la simmetria
tridimensionale della materia oscura che, a questo punto, potrebbe essere descritta come una
membrana elastica tridimensionale “vibrante” con oscillazioni strettissime (quasi delle
“increspature”), in grado di rilasciare impulsi di quantità di moto.
Il campo gravitazionale su una massa sferica sarebbe, quindi, una vera e propria azione di
compressione sulla massa e le forze gravitazionali altro non sarebbero che forze non
compensate, in analogia con un modello idrodinamico.

 

un pò di letture per la ricerca interiore


SOMMARIO:
PRESENTAZIONE
SOSTANZA, VITA E COSCIENZA
La sostanza universale
L'energia è vita
La vita è unica
L'evoluzione della vita e della Forma
La coscienza nel regno minerale
La coscienza nel regno vegetale
La coscienza nell'uomo
Chi sei?
L'uomo cerca continuamente se stesso
Principali regole per automigliorarsi
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

PRESENTAZIONE

Queste "lettere", sono state realizzate utilizzando brani di autori diversi
al fine di offrire del materiale scelto che presenti una facile
consultazione e, nel contempo, un'ampia panoramica riguardante la mente ed
i processi mentali.

Inizieremo il nostro studio con una breve introduzione necessaria per poter
capire la mente e le sue origini, quindi proseguiremo con gli strumenti che
essa utilizza ed uno studio sul cervello e gli stati della coscienza. Poi
prenderemo in considerazione il potere del pensiero ed i vari modi in cui,
dalla nascita in poi, siamo stati "strutturati" nel nostro modo di pensare
e di agire. Tutte queste informazioni ci permetteranno di intraprendere le
azioni più opportune per poter ottenere la "pace mentale".

Per correttezza, si è deciso di porre accanto al titolo di ogni capitoletto
un numero di riferimento che, utilizzato con i Riferimenti Bibliografici,
permette di conoscerne la fonte originale. Questo faciliterà i lettori che
vorranno approfondire quel dato argomento, in quanto avranno la possibilità
di procurarsi il testo originale.

Desideriamo ricordare che la nostra mente razionale, essendo stata
concepita per risolvere i problemi, letteralmente "perde" degli "impiegati"
qualora si trova di fronte ad una parola malcompresa; impiegati che si
"siedono intorno ad un tavolo" per cercarne la giusta definizione della
parola e non sono più disponibili per il lavoro di apprendimento.

Per questo motivo sarebbe molto utile per la vostra comprensione l'utilizzo
di un dizionario ogni volta che vi trovate di fronte ad una parola di cui
non comprendete bene il significato.

NOTA PER IL LETTORE

I brani nel cui titolo compare un numero, così come quelli chiusi tra
virgolette e seguiti da un numero tra parentesi, rappresentano un testo
originale, tratto dal volume il cui titolo è riportato nei riferimenti
bibliografici.

SOSTANZA, VITA E
COSCIENZA

LA SOSTANZA UNIVERSALE (1)

Esiste una sostanza universale, fonte di tutto, così sublimata e sottile da
superare qualsiasi possibile comprensione intellettiva. Al suo paragone, il
profumo più delicato, la radiosità scintillante del sole, l'accesa gloria
del tramonto, sono cose grossolane e terrestri. E' "un tessuto di luce"
assolutamente invisibile all'occhio umano.

La parola "sostanza" può trarre in inganno: è bene riportarla alle sue
radici latine: "sub", sotto e "sto", stare. Sostanza è dunque "ciò che sta
sotto". Cosi inteso, il termine è molto più indicativo e chiarificatore.

Questa sostanza universale, benché così sottile e inafferrabile, in un
certo senso è perfino più densa della materia. Se potessimo concepire un
agente fuori della sostanza universale, ipotesi contraria a qualsiasi fatto
e possibilità, che cercasse di comprimerla o in qualche modo di agire su
essa dall'esterno, la sostanza risulterebbe più densa di qualsiasi altro
materiale conosciuto.

Inerente alla sostanza, sua perpetua controparte, è la vita. Vita e
sostanza sono la stessa cosa, aspetti diversi di una sola realtà e sempre
inseparabili. La vita è elettricità positiva, la sostanza, negativa. La
vita è dinamismo, la sostanza statica. La vita è attività o spirito, la
sostanza è forma o materia. La vita è il padre che genera, la sostanza la
madre che concepisce.

L'ENERGIA È VITA (2)

L'intero mondo manifesto sorge dall'energia (e dai fattori concomitanti,
sostanza e coscienza). Tutto ciò che si vede, dal più piccolo granello di
sabbia all'immenso cielo stellato, dal selvaggio al Buddha o al Cristo,
deriva dall'energia. La materia è energia nella sua forma più densa; lo
spirito è la stessa energia nella sua forma più alta e sottile. Così la
materia è spirito discendente e degradato; lo spirito è materia ascendente
e glorificata.

Nell'acquistare densità, l'energia attraversa sette stati o piani. L'uomo
ne manifesta tre. Ha un corpo fisico, uno emotivo e uno mentale; funziona
quindi su tre livelli. E' in procinto di conoscerne un quarto, più alto:
l'Anima o il Sé, prendendone coscienza. In questa esposizione elementare
non parlerò dei tre piani superiori.

LA VITA È UNICA

La vita, come intesa comunemente, altro non è che il manifestarsi di alcune
reazioni che un organismo offre quando sottoposto a qualche tipo di
stimolazione. La vita reagisce con la ricerca di cibo alle necessità
alimentari, con la fuga ai pericoli, con la ricerca del sesso complementare
se il periodo è propizio alla procreazione.

Se le reazioni offerte sono apprezzabili dai nostri sensi noi concludiamo
che siamo di fronte a qualcosa di "vivente", in caso contrario assumiamo
che sia privo di vita. Questo modo di interpretare le cose non è corretto
perché si basa su ciò che i nostri sensi sono in grado di percepire e non
sulla vera realtà dei fatti osservati.

La vita è unica e permea tutto il creato fino alla sua parte più
infinitesima. La signora Blavatsky, nella sua "Dottrina Segreta", afferma
che ogni particella, sia che essa appartenga al regno minerale, vegetale o
animale, non è altro che una manifestazione della vita in azione.

L'EVOLUZIONE DELLA VITA E DELLA FORMA

Nell'universo che ci circonda è facile riconoscere l'esistenza della
materia, dello spazio e del tempo. Esse sono tangibili e nessuno ne metterà
mai in dubbio l'esistenza.

Vi è però qualcosa d'altro a cui nei secoli sono stati dati i nomi più
diversi. Questo qualcosa è la vita che è in grado di raccogliere ed
organizzare la materia per formare un organismo in cui vivere e fare delle
esperienze. Lo scopo principale della vita appare infatti come la necessità
di costruire forme materiali sempre più perfette in cui potersi esprimere
ed acquisire esperienze sempre più complesse.

La vita è continuamente al lavoro per modificare ed organizzare la materia.
Con essa la vita crea delle forme, le utilizza fintanto che esse sono
diventate inutilizzabili per vecchiaia, malattia o incidente, e quindi si
ritira. A questo punto la forma si distrugge e le sostanze che la
componevano ritornano nel loro stato primitivo.

Vi è pertanto una evoluzione della vita fatta a spese della forma la quale,
d'altro canto, diventa sempre più perfetta. Possiamo assistere a questa
continua ricerca di perfezione in tutti i regni della Natura. Anche le
razze umane, nel loro susseguirsi, ci dimostrano che il piano evolutivo è
sempre al lavoro.
L'evoluzione della vita a spese della forma è possibile soltanto perché
viene supportata dalla coscienza.
Senza tale supporto la vita non potrebbe continuare perché le sue forme non
sarebbero in grado di evitare le cose nocive e di essere attratte da quelle
necessarie o comunque piacevoli.

Possiamo perciò definire la coscienza come la capacità di percepire
qualcosa. La coscienza, abbinata ad un meccanismo capace di reagire a
quanto percepito, crea i presupposti necessari perché una nuova forma di
vita possa iniziare e perpetuarsi.

La coscienza permea ogni cosa, il suo manifestarsi diventa però sempre più
evidente nella misura in cui è evoluta la forma che la ospita.
Nell'organismo umano la coscienza può sperimentare dei fenomeni esterni e
delle sensazioni interiori che sono assolutamente impossibili ai vegetali.
Questo fatto dipende dalla complessità e perfezione del sistema nervoso,
proprio della razza umana.
Nel nostro organismo, la coscienza compare in ogni singola cellula, questo
fatto viene dimostrato da come esse adempiono in modo del tutto autonomo ai
molteplici compiti necessari per la sua sopravvivenza. Ad un livello
superiore è la stessa coscienza che ci permette di riconoscere ed affermare
"io sono".

LA COSCIENZA NEL REGNO MINERALE (3)

Il Prof. Giagadisc Ciandra Bose di Calcutta, dopo una vita di ricerche, è
giunto a delle scoperte sensazionali. E' infatti riuscito, con l'ausilio di
delicati strumenti elettronici, a dimostrare che anche i metalli sono in
grado di rispondere a determinati stimoli. Pertanto, visto che dimostrano
una loro specifica sensibilità devono anche avere un seppur basso livello
di coscienza.

Egli ha provato che è possibile "intossicare" i metalli esponendoli agli
effetti di sostanze chimiche oppure "stressarli" sottoponendoli a stimoli
che ne logorano la struttura. In questo modo si è potuto constatare come la
reazione fornita da un muscolo sia simile a quella data da un metallo; la
stanchezza viene registrata da entrambi. A titolo di cronaca riferiamo che
lo stagno è il metallo che si dimostra più resistente allo sforzo.

LA COSCIENZA NEL REGNO VEGETALE (4)

Il precursore delle ricerche sulla "coscienza" dei vegetali fu Cleve
Backster, un americano la cui spiccata ricettività gli consenti di
sospettare una certa sensibilità in una pianta che teneva nel suo ufficio.
Incuriosito dalla constatazione che le foglie della pianta, seppur con
minime variazioni, rispecchiavano i suoi sentimenti o lo stato d'animo di
coloro che erano nella stanza, decise di iniziare una serie di esperienze
che ebbero risultati sorprendenti.

Applicate delle lamine metalliche ad alcune foglie della pianta, le collegò
ad uno strumento in grado di registrare piccolissime variazioni di corrente
e di riportarle su un nastro di carta in continuo movimento, fornendo così
una registrazione del fenomeno stesso. Con suo grande stupore constatò come
la pianta emettesse debolissime correnti che, con il loro variare,
indicavano come essa fosse continuamente in "ascolto" e pronta a reagire ai
pensieri ed alle azioni delle persone presenti.

Lo stesso Backster compì in seguito due esperimenti rimasti famosi per i
risultati ottenuti. Nel primo esperimento tre piante opportunamente
preparate furono poste in stanze diverse pronte a recepire eventuali
fenomeni. Un congegno ad orologeria, posto in un'altra stanza, faceva
cadere, a tempi determinati, dei gamberetti vivi in acqua bollente in modo
da ottenerne la morte immediata.

Finita la preparazione Backster ed i suoi assistenti abbandonarono i
locali. Al loro ritorno, dopo diverse ore, quale non fu la loro sorpresa
nel riscontrare come tutte e tre le piante avessero emesso un impulso in
corrispondenza delle ore e dei minuti in cui i gamberetti avevano
incontrato la morte.

Per il secondo esperimento furono scelti sei studenti universitari a cui fu
chiesto di entrare, uno dopo l'altro, in una stanza dove erano stati
collocati due filodendri. Ad uno studente fu pure chiesto di maltrattare
una delle due piante, togliendole gemme e foglie, strappandole rami ed
infine rompendola in pezzi da lasciare sparsi sul pavimento. Cosa che egli
fece così come gli era stato richiesto.

Dopo qualche tempo fu chiesto ai sei studenti di passare davanti alla
pianta sopravvissuta. Essa riconobbe immediatamente l'"assassino" emettendo
un forte impulso di corrente che fece sobbalzare gli aghi dello strumento e
che venne interpretato come un vero grido di terrore.

LA COSCIENZA NELL'UOMO

Dal punto di vista psicologico essere coscienti significa essere
consapevoli dei nostri stati interni (fisici, emotivi e mentali) e di
quelli esterni, generalmente percepiti con i sensi. Comunque il fatto di
avvertire le modificazioni avvenute in noi e fuori di noi è solo un aspetto
molto limitato della coscienza. Essa, infatti, si può espandere al punto di
percepire la distinzione tra chi che osserva e colui che è osservato, in
questo caso prende il nome di "autocoscienza" .

Pertanto, quando si parla di coscienza, si intende la capacità di percepire
impressioni e sensazioni. Nell'uomo spetta al sistema nervoso il lavoro di
fornire le informazioni alla coscienza. Più il sistema nervoso è sviluppato
e maggiori saranno le informazioni che essa sarà in grado di ricevere. Una
sensazione non è altro che un'informazione che i sensi presentano alla
coscienza.

La coscienza compare quando sono in gioco delle differenze. Senza qualche
differenza non si crea nulla che la coscienza possa percepire. Perché vi
possa essere coscienza vi devono essere almeno due elementi ben determinati:

UN PERCEPIENTE ovvero un essere in grado di percepire e valutare
UNO STIMOLO ovvero qualcosa che può essere percepito

Ed è proprio la coscienza che, ponendosi tra "colui che conosce" e "ciò che
è conosciuto", permette che il primo diventi consapevole del secondo. La
coscienza resta sempre quella, sia che "percepisca" il mondo esterno oppure
i movimenti interiori (emozioni, passioni, ecc.).

Se non avessimo la coscienza nessuno potrebbe rendersi conto di esistere e
tantomeno di possedere un corpo o di vivere in un mondo di oggetti e di
fenomeni. Possiamo perciò affermare, che fondamentalmente noi non siamo
altro che una "particella" di coscienza individualizzata e perciò in grado di:

1) rendersi conto di esistere,
2) rendersi conto di essere qualcosa diverso dagli oggetti circostanti
(autocoscienza) e di poter prendere coscienza di "Sé".

CHI SEI? (5)

"Chi sei?" Che strana domanda! In verità non sappiamo da dove veniamo.
Siamo un ospite di passaggio in questa vita. Non sappiamo dove siamo
diretti. Se vi fermerete a riflettere scoprirete di conoscere molto poco di
ciò che veramente siete; non contano il vostro nome e indirizzo, la vostra
famiglia, il vostro lavoro o i rapporti sociali: queste cose sono
all'esterno di voi. Ma se vi venissero tolte e non aveste più niente di
esteriore con cui descrivervi, allora chi sareste?

"Conosci te stesso" è il classico consiglio filosofico offerto dai Maestri
occidentali e orientali di tutti i secoli, perché in questa conoscenza si
trova la risposta completa al grande enigma della vita e della morte e di
conseguenza la pace della mente e dello spirito. Ma chi è questo te stesso?
Come si può andare alla sua ricerca? Dove si nasconde? In quale direzione
bisogna andare per trovarlo, e se viene trovato, come possiamo imparare a
conoscerlo? ...

... noi usiamo in continuazione la parola "io". Ma quanto conosciamo questo
"io" quello che pensa, quello che crede, quello che gli piace e quello che
non può soffrire? Non potrebbe darsi che il vostro vero essere non abbia
assolutamente niente a che vedere con l'io, il quale invece decide che cosa
gli piace e che cosa non vuol fare, ecc.?

Certamente questo è un concetto insolito perché noi adoperiamo generalmente
il nostro "io" e cerchiamo di accontentarlo in ogni modo, dandogli quello
che vuole. coltivando le sue convinzioni, le sue preferenze, i suoi
pensieri. E' un colpo per noi sentirci dire che l'io è effettivamente un
estraneo nella nostra casa, e che ha preso il comando delle nostre vite e
le gestisce a modo suo!

Con lo studio dello yoga ci possiamo rendere conto che siamo ben lontani da
quella comprensione dell'io che riteniamo di avere ("mi conosco molto
bene") e che inoltre non abbiamo quasi nessun controllo su quello che l'io
è o su quello che probabilmente diventerà.

In altre parole, è l'"individuo" o l'io che controlla il nostro vero essere
e ci dice che cosa dobbiamo fare. Poiché non ci rendiamo conto di come
questo "individuo " ci ha imbrogliati, obbediamo ciecamente ai suoi comandi.

L'UOMO CERCA CONTINUAMENTE SE STESSO (6)

L'uomo, consapevolmente o no, cerca continuamente se stesso. Nel profondo
della sua coscienza sa che lo scopo della vita è trovare il suo vero io,
poiché solo dopo questo ritrovamento egli si risveglierà alla realtà e
potrà "vivere" nel vero e completo senso della parola, esprimendo se stesso
e utilizzando tutte le sue capacità, tutte le sue qualità, tutte le sue
energie.

Ogni nostra aspirazione, ogni nostro desiderio, ogni nostra
insoddisfazione, ogni nostra ricerca sono in realtà sintomi di questa
innata esigenza dell'uomo di raggiungere l'autorealizzazione , e sono le
manifestazioni esteriori della lotta interna che stiamo combattendo, pur
senza saperlo, per metterci in sintonia con il punto centrale della nostra
coscienza, che rappresenta il fulcro della vita.
Dal "nosce te ipsum" di Socrate fino alla ricerca dell'individuazione degli
psicanalisti moderni, l'uomo ha dimostrato di aver intuito questa verità.

Tuttavia non è facile scoprire questo nostro io reale perché la nostra vera
individualità è latente nel profondo di noi stessi, è come se fosse
"inconscia" per noi, e talvolta è addirittura dormiente per cui dobbiamo
lottare molto, commettendo numerosi errori, prendendo direzioni sbagliate,
soffrendo e penando, prima di trovare la via giusta che ci porterà
direttamente alla sorgente di noi stessi.

PRINCIPALI REGOLE PER AUTOMIGLIORARSI

1. Rendersi conto di aver bisogno di migliorare.
2. Decidere responsabilmente di far qualcosa.
3. Cerca gli strumenti necessari.
4. Utilizza gli strumenti con pazienza e perseveranza.
5. Coltiva fiducia ed ottimismo.
6. Gioisci di ogni piccolo miglioramento.
7. Evita di condannarti nelle ricadute.
8. Ricorda sempre:
"I problemi li crea l'uomo, non Dio. Se fossero creati da Dio sarebbero
eterni e invece, ben vediamo, che nell'arco di qualche anno o al massimo di
una vita, di tutti i problemi, anche i più gravi, non resta più nulla."

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Ringraziamo tutti gli autori, antichi e moderni che, con il loro lavoro
hanno permesso questa raccolta e ci scusiamo qualora, per impossibilità ,
errore o distrazione, non abbiamo citato la fonte originale del materiale
presentato.

Nota: Ibid: significa; riferito al libro percedente.

1) Alice Bailey, L'anima e il suo meccanismo, pag. 54,
Edizione Nuova Era, Roma (1973).
2) Ibid.
3) Annie Besant, Studio sulla coscienza,
Edizioni Adyar, Settimo Vittone (TO).
4) Cleve Backster, Evidence of primary perception in plant
Journal of Parapsicology - Winter 1968.
5) Richard Hittleman, Guida allo yoga pratico, pag. 156,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano (1976).
6) A. Maria La Sala Batà, Guida alla conoscenza di sé, pag. 5,
Editrice Nuova Era, Roma (1989).

LETTURE PER APPROFONDIRE

R. Lacquaniti, Autoconoscenza,
Editrice Vidya, Roma (1973)

antigravity è la Prima scuola  di esperienze di  levitazione in Europa. antigravity is a experience of levitation in Europe. convergenza di pensieri tra sperimentazione esperenziale scientifica e misticismo yogico per posizionare il pensiero allo zero conico tridimensionale con il risultato di avere infiniti stati di coscienza e in termini fisici la levitazione di oggetti e fenomeno di Buco spazio tempo.

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