http://www.antigravity.it per ritornare all akascia o per rivivere le vite passate ..pianeta terra sistema solare giorno secondo il calendario Gregoriano 10/09/2004
oggi 13/9/2004 fino al 16/9/04 diario dopo assisi ecco i commenti di come e andata ad Assisi.
la prima cosa e che dovevo perdere l'ego ..solo cosi troverai la giusta strada questa e stata il suggerimento del mattino ho cercato di faer questo e secondo qualcuno ci sono riuscito secondo altri ho messo un po di enfasi un po di tono esclamativo di troppo .ma comunque il risultatoe stao buono perche 3 cuori sono stati sensibilizzati alla amore universale . poi ho incontrato il caro maico franco che mi ha detto che ce molta analogia tar lui e marchi prima cosa la pregliera dle padre nostro e sbaflgiata .. non recita padrea nostro che sei nei cieli m a padre nostro che sei ovunque ..cio' vuole dire che c'e' convergenza tra i due discorsi noi siamo dei seminatori primo o poi il seme attechhira in una zona che ha la ruggiada o in un luogo .. fertile il deserto delle anime .. prima o poi scomparira'.LA cosa bella e che siamo stati tutti insieme per divenire un gruppo .. un buon gruppo molto eterogeneo.. moltod idverso dal normale .La ricerca a costo )0( come opposto alla ricerca del bososne di higs che poi in pratica non esiste ..e inutile spendere soldi per gli acceleratori .. io e ivaldi siamo come un padre e un filgio .. io sono logicamente il figlio che lui adesso "vorrebbe " .. noi due simo utili a gli altri ma siamo solo un pezzo del mosaico l'onda gravitaziuonale divina ci utilizza per fare un pezzo dell ingranaggio ma solo con la sofferenza siamo umani e evolviamo ..solo i media ci distraggono da noi stessi ..quanta pace ci rimane di concreto nel nostro essere .. la distrazione porta all ipocrisia e porta al senso del limite e cio porta che noi non hanno mai abbastanza della vita. La frequenza positiva ce stata in qualla ula diverse persone hanno caricato iloco cuori ..
nella diversita e nella differenza c'e' la nostra strada questo e il prezzo per poter evolvere .
nella ula sono state viste diverse sfere di luce .. anche di color rosa .. fotogrfabili con la macchina digitale .. questo satva a significare che l'energioa non solo e nel pensiero ma nache nella realta' in ogni vera conferenza che si rispetti.
in questi giorni un grande senso di pace dentro il mio se' un ascelta un attegiamento che deriva da un profondo distacco da tutto..e da tutti .. una sorta di nuovo mondo ..secondo me non ci puo essere pace dove c'e paura per questo nella medicina la frequenza ..del reiuki e delle energie cosmiche funziona solo quando gli atttivatori sono realmente ..degli amnti di se stessi e degli altri .. ma veramente..
oggi e' il compleanno di Rami oggi 13/09/2004 compie 1 anno di vita perchi non lo sapesse il suo primo anno di vita...e gia' deve affrontare diverse responsabilita' ..la possibilita' di fare dialogare con le frequenze opportune gruppi inconciliabili con sistemi tradizionali logici..e questo e il suo obbiettivo attivare nelle menti delle persone l'idea che la paura e molto negativa.... e pernso che il nostro sistema vocale frequenziale possa risolbere il problema lo ha fatto ...su diverse persone ..
cosa vuole fare antigravity nei prossimi mesi vuole dare al grande pubblico la possibilita' di essere per primi informati sulle scoperte senza mai piu' passare al vaglio di persone che troppo radicate su vecchi schemi " i cosidetti pubblicatori scientifici "e tecnici ad uso specialistico che descrivono i fenomeni con linguaggi incomprensibili al grande pubblico .. antigravity vuole raggiungere questo e parlargli in diretta .. delle scoperte .. come le palle di energia ..in modo che la scienza ortodossa la finisca di influenzare il normale senso di curiosita' e di apprendimento "sano " che ci contraddistingue .. dalle mosche ..
il nuovo modello non e piu meccanico meccanicistico corpuscolare .. che senso ha discutere di spiegazioni meccanica se non valgno piu i suoi elementi come : tempo spazio .materia ecc..
la sintesi del tutto il concetto l'estrapolazione della nostra esperinza e caratterizzata dal fatto che non ci vediamo i dettagli di igni secolo ma il messaggi ultimo immutabile dei secoli die secoli e che l'amore e l'unica vera forza che noi possiamo prendere ..ed accettare in maniera univoca .. e d e forse la piu facuile da prelevare in tutte le cose della terra.
le persone : tutto finisce li dove e iniziato non e dei nostri dove viene a frugoliare .. vanno tutti a dire se andiamo in tibet in india .. qui in italia
http://www.krishnadas.it krishna das mistero delle musiche indiane tel 349 2221962 lui organizza un viaggio all Himalaia al piu presto .
era presente alche lui gregory snegoff fotografia mentale http://www.subdyn.com tecniche subliminari del cervello dinamico
era presente alche lui Edoardo conte responsabile della comunicazioni http://www.fraternity.it
pivano http://www.sst-torino.it era con noi ..
ivaldi lavora al seno contrario ..le vibrazioni ..l'occidente e una societa chiusa una filosofia scintrata sul mondo ..
se massimo corbucci avesse lo spirito di servizio e invece sono gia' nei loro lidi ..abbiamo un ego austrosfeenoto non abbimol'autolimite ..un mare di ipocrisia abbiamo fatto questa esperienza all enea universita' .. e la patria dell ipocisia ..e prprio l'occidente che non funziona il problema che sono un ingenuo terribile ..un bambino ..questo tipo di mondo nono e fatto per gli ingenui .. forse il cabnada o nord europa fillandia svezia un problema di realizzare concreto
cambiamo indirizzo della semina da buon sognatore dal di dentro gli vibrasse il cuore c'e' regia occulta che non vuole che le idee facciano strada perche rompono le palle perche rompono il loro giardinetto ..il loro potere . di tenere la novita' // sotto il loro gioco ..[[[]]]..
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Non potevamo aspettarci di più in questo occidente che ha molti pregi ma
anche molti difetti, la nostra strada evolutiva è ancora lunga e faticosa,
per alcuni aspetti l'oriente penso sia più avanti di noi.
Ognuno del nostro gruppo è diverso e porta un suo contributo diverso,
questo è il bello.
diamo un gran fastidio ai colleghi, in quanto andiamo a ficcare il
naso dove non si deve; come dice Vittorio Marchi Noi dobbiamo andare avanti
su Progetti inutili, perchè quelli veramente utili li hanno già nei
cassetti le grandi potenze che li usano non per scopi umanitari ma per
scopi di potere.
Ma questo potere dove ci porterà, in nome dell'econimia di mercato come
andremo a finire?
Anche se sappiamo che siamo in balia ad una nave che affonda, nessuno vuol
fare il primo passo indietro e pensare un po di più all'uomo per quello che
è. Questa è la strada della nostra evoluzione che ci costerà ancora tanto
sudore e sangue, ma non possiamo farci nulla, ben poco, possiamo solo
seminare e sperare che qualche seme cada su una goccia di rugiada.
Neanche i nostri fratelli cosmici possono interagire direttamente per
aiutarci, perchè questa è la legge della grande mente, "ognuno deve
guadagnarsi la propria evoluzione", gli aiuti ci vengono inviati in vari
modi, ma è noi che dobbiamo avere quella sensibilità di saperli
accogliere, e qui anche Hurtach dice che si svilupperanno delle associazioni di
persone che con la free energy potranno sopravvivere prima dalla grande nuova
scoperta
Tanti di noi vogliono abbattere un monumento inutile per piazzare il loro
ancora più grande.
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ESSERE... ANDARE
La
maestosa stabilità della montagna, la tortuosa precarietà del sentiero. La
quiete della vetta, l'inquietudine della tappa. L'infinito dell'orizzonte, i
limiti del ciglio. Il tetto del desiderio, la pausa del provvisorio.
Essere nel senso di ‘essersi’, come intende Maria Zambrano (Notas
de un metodo), nella forma riflessiva, assolutamente intraducibile in
italiano, uscire da sé, potersi vedere.
Andare
nel senso di muoversi, uscire da sé, diventare stranieri a se stessi,
introdurre l’alterità dov’era il regno della identità. Tra i due poli: il
tempo e lo spazio
‘Qui
e ora: nel tempo e nello spazio, Chi sono? Dove sono? Dove vado?
Il principio e
la fine. Domande per dialogo e conflitto: alla filosofia, sfera della conoscenza; alla scienza, sfera dei fatti accertati; alla religione, l'intera sfera delle convinzioni morali. Alla base
l’eterna dialettica tra ‘so e non
so’. E in più la lacerazione dell’unità, dell’insieme. La rottura
della visione olistica. L’insieme di punti fa una retta: una lunghezza che il
punto non ha. L’insieme di rette fa un una figura: una superficie che la retta
non ha, Un conto è ruotare un
punto luminoso e definire gli effetti ottici, altro passare al cerchio.
Darwin (1859): eludendo il principio, c'è un processo generale definito evoluzione, la cellula cambia; vale anche quando ha preso la forma
dell'uomo, togliendogli l'illusione che la natura e l'universo siano stati
creati per lui e che il suo scopo sia rispecchiato nell'ordine del cosmo. Teilhard
de Chardin (1930) e l’amletico dubbio: Esseri umani chiamati a fare
un’esperienza divina? Esseri divini chiamati a fare un’esperienza umana? John
Barrow (1986) il principio antropico, che precede la cellula, risale al
nucleo del carbonio. Irrinunciabile punto di riferimento al problema
cosmologico, ineludibile per le straordinarie coincidenze nella forma delle
leggi fisiche e dei valori delle costanti di natura, compatibili con la nostra
esistenza come osservatori. Giovanni
Paolo II: all’uomo è stata infusa l’anima intelligente e l’uomo è la
sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso.
La parola intelligenza
ripone tutto sul tappeto, rompe il cerchio e chiama in causa non il fenomeno
evolutivo della cellula, manifestazione dell'evoluzione, ma il
principio evolutivo della cellula, il perché
la cellula evolva: perché la prima, perché la seconda, perché un insieme
per fare un fiore, un frutto, un albero, un insieme di api, uccelli, acqua,
sole, luce e notte. Principio che vale sia per il prima sia per il dopo. La vita
!
Intelligenza: la materia che prende coscienza, e legge
dentro le cose e comunica.
Per poter vivere 'non è possibile non comunicare': la cellula cresce, si dimensiona, si moltiplica, si specializza,
rifiuta, accoglie, tutto in dialogo con l’ambiente. E l’uomo pure.
Identicamente. Comunica: (‘con’
munus = insieme per un servizio, dentro un munus per un servizio, la pace ad
esempio); comunica: (‘in-moenia’,
‘immune’, protetto, difeso, tra le mura). I due sensi si rifanno al nostro
bisogno di sopravvivenza: impossibile senza un compito, debolissima senza una
protezione. È accaduto ad intere specie animali, scomparse per mancanza di
spazio vitale. Ai Vichinghi tagliati dalla comunicazione con i confinanti. Agli
Ebrei nei lager senza la capacità di resistere ad un ambiente ostile. Ai
Babeliani quando si tagliarono fuori con la torre del distacco in basse e in
alto. Già solo per comunicare ad un altro quello che sento di me, dicendo io
sono…, quel sono racchiude
una radicale concezione della vita. Secondo Eraclito, e poi ripetuto da Hegel,
la vita va intesa quale processo per un dialogo tra noi e gli altri, tra le cose
e noi, che nella loro realtà sono sostanza da vivere, impronta del nostro
essere, oggetto di dialogo vivo, con sostanza di vita. Tale dialogo sviluppa i convincimenti. Sollecita la persuasione
e ne fa categorie al problematico convivio,
annebbiando sempre di più la categoria del dominio.
2.0 IL PRINCIPIO ANTROPICO
DI B. CARTER (1974)
"Il
problema centrale della scienza e della epistemologia è decidere quali
postulati assumere come fondamentali. I grandi filosofi idealisti hanno sempre
considerato la Mente come prioritaria dal punto di vista logico, e anche i
filosofi materialisti assumono che le proprietà innate della materia siano tali
da permettere, o addirittura implicare, l'esistenza di un'intelligenza
che la contempli. Tali proprietà sarebbero, in altre parole, necessarie o
sufficienti per la vita". (John D. Barrow, e Frank J. Tipler,
Il principio antropico, Adelphi,
2002)
Questa
possibilità indusse Brandon Carter ad archiviare il principio geocentrico di
Tolomeo, a limitare il principio eliocentrico di Copernico, e a sostituirvi il
principio antropico, secondo il quale la nostra posizione nell'universo è
necessariamente privilegiata dovendo essere compatibile con la nostra esistenza
come osservatori.
Se, ad esempio,
parliamo delle dimensioni dell'universo, non possiamo non pensare che la nostra
esistenza agisca da selettore nella valutazione delle proprietà osservate. Le
moderne osservazioni astronomiche hanno rivelato che l'universo visibile si
estende per 15 miliardi di anni luce. Il dato ha fatto nascere vaghe
congetture sulla sua struttura, sul suo significato, sul suo scopo ultimo.
L'universo per raggiungere questa espansione ha avuto bisogno di 15 miliardi di
anni, cioè abbastanza tempo per produrre i
costituenti degli esseri viventi. In un universo sensibilmente più piccolo
non ci sarebbero astronomi. Noi siamo di fatto una forma di vita intelligente
basata sul carbonio che si è
sviluppata spontaneamente su un pianeta di tipo terrestre attorno ad una stella
di tipo spettrale G2, in un ciclo di tempo sconfinato: ogni osservazione da noi
compiuta è necessariamente subordinata a questo dato assolutamente
fondamentale.
Una forma di
vita sorta spontaneamente in un ambiente di questo tipo, può soltanto osservare
un universo vecchio miliardi di anni. Quindi nel tentativo di trarre conclusioni
sulla natura dell'universo, è necessario essere consapevoli degli effetti
conseguenti alla nostra esistenza come Homo sapiens, come Osservatore,
cioè come uno che vede.
‘Vedere’ , significa
essere di più, unirsi a…, perché oggetto e soggetto si sposano, si mutuano
nell’atto della conoscenza, si uniscono saldati dall’energia che si
manifesta quando grido ‘ho capito’
e, dalla ignoranza, passo alla conoscenza. Avvenendo l’unione, cresce la
dimensione, non solo per allargamento di visione ma anche per
crescita di coscienza. A confronto con la perfezione di un animale, che pur mi batte nella competizione
dei sensi, come conferma l’aquila per la vista, il lupo per il fiuto e
l’averla per la precisione nell’uncinare la preda, la supremazia del
mio essere pensante non la misuro nella forza di penetrare la carne ma nel
potere di accoppiare lo spirito e in lui predare la sintesi
della verità. In chiave ottica
questo meccanismo di crescita mi pone inevitabilmente come centro di
prospettiva. E’ banale e, per me che osservo, persino opprimente trasportare
con me stesso, ovunque vada, il centro del paesaggio che attraverso, il centro
di un cerchio infinito, che non esiste, come osserva Empedocle, proprio perché
infinito, o che suggerisce l’ipotesi di geocentrica di Tolomeo. Posso supporre
che questa convergenza di linee sia non solo visuale, cioè geocentrica, ma
antropocentrica, anzi strutturale, antropomorfica, e mi faccia ‘uomo’,
centro di costruzione, non più sperduto nella solitudine del cosmo, ma inserito
nell’uni-verso con volontà di ‘vivere universale’, tendente
all’UNO. Tutto converge e si ‘ominizza’ in me, mondo nel mondo, dove nulla
è reale finché non lo provo. È il principio antropico di Teilhard de Chardin,
di Talbot, John D. Barrow.
Bisogna però
considerare anche i limiti della conoscenza logica. Se, ad esempio, parliamo
delle dimensioni dell'universo, non possiamo non pensare che la nostra esistenza
agisca da selettore nella valutazione delle proprietà osservate. In un universo
sensibilmente più piccolo non ci sarebbero astronomi. Se le intensità relative
alle interazioni nucleare ed elettromagnetica fossero anche leggermente diverse
da quelle osservate, non esisterebbero atomi di carbonio, e l'evoluzione di
osservatori umani non sarebbe stata possibile. Analogamente se il rapporto tra
il numero totale di fotoni e protoni superasse di poco i valori misurati, le
condizioni cosmiche non consentirebbero la nascita della vita basata sul
carbonio.
L'universo
osservabile è una grandezza 'variabile' nel tempo, a causa della espansione
globale del sistema di galassie e di ammassi; la Fisica del Novecento ha
scoperto l'esistenza di proprietà invariantive che rendono
inevitabili la definizione dell'ordine di grandezza e la struttura di
quasi tutti i suoi componenti. Le prime indagini sui vincoli imposti alle
costanti dai prerequisiti della nostra forma di vita fornirono risultati
sorprendenti, vennero trovate concordanze sorprendenti, impensabili tra numeri
grandissimi e apparentemente indipendenti. Erano così numerose e inverosimili
da indurre Carter a proporre una versione del principio antropico più forte
della precedente. Per ottenere un simile effetto di autoselezione l'universo
deve essere tale da ammettere, a qualche stadio del suo sviluppo, al suo
interno, l'evoluzione di osservatori.
Per quanto la differenza sia minima, l’uomo è passato dal semplice essere sé, al
trascendersi, andare al di là della pericolosa singolarità. Il trascendersi
contagia il tempo lineare, trascinando nel presente il passato e il futuro;
diventa il luogo della presa di coscienza, dell’emergere dell’uomo evoluto,
mediatore fra il mondo che si dà e il mondo cui aspira la sua stessa interiorità.
3.0
IL PRINCIPIO ATMICO DI SSS BABA (28.
10. 2003)
Il
principio antropico toglie l'uomo dall'insignificante ruolo di granello
di polvere, su un irrilevante pianeta, in un'irrilevante galassia, in una
regione qualsiasi nell'immensità dello spazio, come visto da N. Copernico, e lo
candida a spettatore preparato dalla
natura, maestra in un corso di 15 miliardi di anni, in una scuola estesa 15
miliardi di anni luce. SS Baba parte dal 'munus' di osservatore, e lo candida a spingere la mente nel complesso
meccanismo dell’IO, per assorbire il cosmo, anzi lo nobilita ancora di più:
da osservatore lo candida a 'educatore',
colui che tira fuori da Sé il disegno
nascosto del regno, che volge lo sguardo dentro e coglie la finalistica dell' uni-verso. E ammonisce.
"È molto
difficile comprendere i concetti spirituali, ma vanno inseguiti con grande
determinazio. È più facile comprendere la natura della mente e del corpo che
quella dell'Atma. L'Atma non ha forma,
è pura consapevolezza. I più sanno arrivare allo stadio del conscio, altri
sanno raggiungere lo stadio successivo della coscienza. L'uomo, una volta capito
il conscio, potrà capire la coscienza,
e successivamente raggiungere la consapevolezza….
Provate a capire la natura del corpo fisico, consiste di vari organi. In
tutti questi organi voi troverete immanente il Principio dell’«Io».
Ecco perché dite questo è il mio corpo, la mia mano, il mio dito, ecc. Se
continuate ad indagare circa la natura del corpo, capirete che lo stesso
Principio dell’«Io» è presente in tutte le membra. ne. È inutile
rincorrere gli oggetti apparenti; comprendere il Principio dell’Atma,
equivale a comprendere la realtà immanente. Se continuate nella ricerca
su “Chi sono Io”, alla fine comprenderete la Verità; il Principio dell’Io
non è altro che il Principio dell’Atma. Molte persone danno nomi
diversi al Principio dell’Atma, ma esso non ha alcun nome né forma; è
al di là di tutti nomi e di tutte le forme, è trascendentale. Molti danno nomi
diversi ai sentimenti, ma anche questi hanno un valore trascendente. Che cos’è
Prema (Amore)? Senza il principio Atmico non lo sapete. Che cos’è
l’oscurità? C’è qualcuno che l’abbia vista? Uno può dire: basta
chiudere gli occhi. Che cosa vedete? La risposta corretta è: vedo il buio. Ma
non è l’oscurità! Ciò
significa che si è in grado di conoscere l’oscurità; altrimenti, come
potremmo affermare che è oscurità? Pertanto, in questo mondo è accertato che
per tutto esiste una base.
Se presento una rosa, voi la riconoscete; ma il fiore con questo nome non è la
rosa. Voi semplicemente ripetete un nome attribuito ad un fiore che chiamate
rosa. Continuate a ripetere delle parole senza comprendere la Verità che sta
alla loro base”.
Dobbiamo aprire la nostra visione
interiore alla ‘rosa’ e meditare sul Principio dell’Atma per il
quale la ‘rosa è rosa, una e sempre’.
Una rosa è un oggetto. Un conto è
vedere il seme e aspettare il suo sviluppo, un conto è vedere, nel seme, la
rosa, senza dover aspettare le fasi fisiche del suo ciclo di manifestazione. La
rosa che ora vedo nei suoi
colori, sento nel suo profumo, percepisco nelle sue spine, non è la rosa nella
sua realtà, è una rosa che, come tante, sfiorisce. La vera, che non appassisce
e non si degrada, è in me, una cosa sola con me, ora e sempre. Vederla in me è
possederla, essere rosa con lei. Così è di tutto. Sono tutto ciò che vedo.
Ecco il concetto espresso da un poeta che
sente l’aspetto unitario e olistico dell’universo, che è passato dalle
innocenti novità rumorose alla conquista di una saggia compostezza nel
linguaggio essenziale in
un’intensa riflessione sull’universo:
"Dal centro del mio essere, una voce infinita disse queste cose (queste cose, non queste parole) che sono la mia povera traduzione temporale di una sola parola" (Jorge Luis Borges, L'altro, lo stesso; Adelphi).
“Voi sapete indicare i nomi di vari oggetti esistenti nel mondo, ma non fate alcun sforzo per capire la vera natura di questi oggetti. L’intero mondo è pieno di oggetti materiali. Questo è un mondo materiale, l’intelletto afferra ciò che è al di là dei sensi, al di fuori della loro portata. È il Quello che trascende e riassume la realtà del Principio Fondamentale presente in ogni essere umano, in ogni essere vivente, “Tu sei Quello”. Tu sei in ogni ‘io’ che le cose, gli astri, gli animali, le piante, i fiori… userebbero per dire ‘sé’ se avessero il nostro linguaggio. Se continuate nella ricerca “Chi sono Io”, alla fine comprenderete la Verità che il Principio dell’Io non è altro che il Principio dell’Atma. Molte persone danno nomi diversi al Principio dell’Atma, ma esso non ha alcun nome né forma, è al di là di tutti nomi e forme, è trascendente. Il potere della Consapevolezza immanente nell’uomo non può essere trovato da nessun’altra parte… Consapevolezza è riconoscere il Principio atmico, radice della conoscenza, origine interiore dei poteri che fanno funzionare il nostro corpo, e il cosmo. Se un uomo capisce il senso della parola 'io', allora è in grado di capire tutto il resto”.
4.0
ESSERE
È nota a tutti l’esperienza di Mosè sul monte Oreb, quando portò il gregge dello suocero Ietro oltre il deserto e arrivò al monte di Dio dove incontrò il roveto ardente. Sono note anche le parole: “Togli i calzari, perché questo è un luogo santo”. Ed è nota pure la rivelazione del nome di Dio nel tetragramma IHVH : “IO SONO COLUI CHE SONO”, un Essere; anzi “ Èhiè asher èhiè ”, ‘IO SARÒ COLUI CHE SARÒ’, un Divenire. Se leggiamo il fatto, descritto con più particolari nel libro dell’Esodo, al capitolo terzo, troviamo materia di riflessione su quel fuoco. “Fenomeno stupendo”, scrive Mosè, “Il roveto brucia, ma il roveto non è divorato dal fuoco… Perché mai il roveto non brucia?”. È la stessa domanda che ci suggerisce la nostra curiosità quando siamo davanti a ciò che è oscuro e incomprensibile.
La prima frase: ‘Fenomeno stupendo’. Il
termine ‘fenomeno’, secondo l’etimo greco, significa ‘apparenza’,
ossia ciò che i sensi ci trasmettono quando osserviamo i fatti: portano
messaggi di facciata. La seconda è: ‘stupendo!’,
cioè la voce dello stato emotivo di meraviglia e stupore di chi coglie, in ciò
che vede, aspetti arcani, fuori dall’usuale. La terza
aggiunge: ‘Il roveto brucia, ma il
roveto non è divorato dal fuoco’, e questo è l’arcano secondo la
logica razionale. L’episodio dunque abbina tre messaggi: ciò che gli occhi
percepiscono e trasferiscono alla mente (il
fuoco, il roveto); ciò che l’esperienza pesca nella memoria e mette sul
tavolo della mente (il fuoco brucia,
consuma, divora) e ciò che il
cuore sente e di cui vibra (stupendo, il
fuoco non brucia). Infine c’è la quarta frase:
‘Perché il roveto non brucia?’In maniera sintetica, ma
icastica, attraverso l’elemento ‘fuoco’ci dà una lezione, legata al mondo
fisico dei sensi, al mondo mentale
del ricordo, al mondo emotivo del
vissuto.
Mosè
manifesta l’intenzione di andare oltre al messaggio dei sensi, di entrare con
la capacità dell’intelletto sotto le apparenze del fenomeno, di entrare nel
razionale e cercare il perché quel fuoco non bruci. Lezione completa; utile al
comportamento dell’uomo quando giudica i fatti del mondo. Deve distinguere ciò
che i sensi dicono da ciò che la mente pretende di spiegare; separare ciò che
l’intelletto e la ragione suggeriscono, per trascendere il fatto fisico, da ciò
che lo spirito soffia quando passa
nelle caratteristiche delle cose, penetrando l’arcano di ciò che le cose ‘sono’.
Quando arriva
su quella soglia l’uomo bussa alla porta dell’ESSERE. La misteriosa sostanza
delle cose, evanescente, impalpabile, immutabile, irraggiungibile; l’insieme
di particelle irriconoscibili che costituiscono il tessuto del mondo
‘fenomenico’. È la soglia
dell’ESSERE, il punto dove, tra curiosità (?) e
stupore (!), la domanda non
si queta, dove la saggezza si arrende attraverso i passaggi della vita interiore
che portano ad una condizione di libertà. Dove invece la curiosità, che vuole
ancora esplorare e mettere alla prova i sensi di cui l’uomo è dotato, invita
a cercare, ripetere la fatica del conoscere le cose, in un mondo, dove io sono uno che ha occhi,
orecchie, naso, gusto e tatto per esplorare e stupire.
Se sto al di qua della soglia resto nel mondo fenomenico,
nella fisicità delle cose, assillante di domande, avara di risposte. Sono uno
dei tanti che si arrendono delusi o che ancora avanzano curiosi, ansiosi di
incrociare il sentiero della verità.
Se guardo al di là, come se la porta fosse aperta, c’è lo
stupore e ciò che si presenta, fosse il mondo nuovo, l’inatteso,
l’insperato, il non sperimentato che ti viene incontro. Una via nuova, un
cammino che non conduce necessariamente alla costruzione di castelli di
pensiero, ma alla purificazione del cuore, alla sublimazione dei sentimenti.
Giungere alla capacità di accettare l’oscuro, il non saputo. Andare,
spostarsi mutando luogo e orizzonte. Entra
in gioco la
fede. L’abbandono. La fiducia.
Al di là è il luogo dove abita l’IO
SONO COLUI CHE SONO. Lì il fuoco brucia, ma non brucia se stesso; la fame
tormenta, ma non sfama se stessa; il pane toglie la fame, ma non mangia se
stesso; l’acqua toglie la sete ma non disseta se stessa. Là si è.
Immutabilmente si è, eternamente si è, senza
limiti, amplificati nell’altro,
immersi nel tutto. Là non c’è più l’io che vuole, ma l’IO che accetta,
non più l’io che mette i calzari ma l‘IO che li toglie, non più l’io che
subisce ma l’IO che accetta con accettazione creativa, non più l’io che
esiste ma l’IO che vive.
Ti
porta a varcare la soglia e ti butta nel regno dell’Essere dove tu non
sei colui che ha gli occhi ma
colui che vede, non colui che ha orecchie ma colui che ode, non colui che tocca
ma colui che sente. Non sei nel mondo di
colui che ha, ma nel mondo di colui
che è. Non nel mondo sensibile, o del divenire e dell’apparire, ma nel
mondo sostanziale dell’Essere,
dove io e l’altro siamo una cosa
sola, dove io e il pane, io e l’acqua, io e il fuoco siamo una cosa sola, come
lo è la fame, la sete, il calore nel corpo.
Una situazione olistica di non dualità, di fusione, di uni-verso.
6.0 LA PACE
La
materia, presa come inizio, nel suo
stato elementare, è stoffa delle cose tangibili, nel suo
fine è cosmo sostanzialmente legato e prodigiosamente attivo. Per stare al
nostro principio che la classificazione è un insieme particolare di fenomeni,
pur credendo che la realtà è l’essere,
possiamo avanzare nella conoscenza della
materia classificandola sotto tre profili: pluralità, unità, energia. Da qui l’insegnamento da estrarre per
vivere la pace, costruendo il regno
dei valori umani: Verità, Retta azione, Amore, Pace, Non violenza.
a) vivere la pluralità
Gli atomi di Epicuro erano inerti e
‘non-tagliabili’, per definizione. I mondi piccoli e infimi di Pascal
erano ancora divisibili. Noi abbiamo superato, in certezza e precisione, questo
stadio di divinazione istintiva e geniale, spinta in modo illimitato nella
frammentazione. In ogni passo verso la discesa, incontriamo dimensioni sempre più
ridotte in cui tutto il mondo ancora si rinnova e stempera. Una pluralità
armonica che vive unita: in pace. La scienza è
servita solo ad acuire il nostro intelletto. Se abbiamo immagazzinato solo delle
nozioni (osservatori secondo il principio
antropico), se non abbiamo imparato da sss Baba a ‘educare’,
a tirar fuori questa lezione di pluralità armoniosa e pacifica,
il regno non può avvenire. La
pace non è la descrizione del
mondo, la pace è ‘polifonia’,
armonia di molti voci. La pace non è ammirare, fuori dal coro, è stare nel coro, parlare il
linguaggio musicale del coro, accettare la pluralità; è trovare, scendendo nel
piccolo, la crescente uguaglianza, andando verso quella struttura in cui ogni
essere è privo di colore e forma, quale invece si presenta nel piano
fenomenico, è costruito come un’ellisse, successione perfetta di punti
coniugati su due fuochi: uno, l’organizzazione materiale; l’altro, la
centralità psichica.
b) vivere
l’unità
Quanto
più polverizziamo la materia, tanto più lei si lascia vedere fondamentalmente unita.
Sotto la sua forma sbriciolata, la più imperfetta dal punto vista fenomenico,
ma la più semplice da osservare, l’insieme si traduce in una sorprendente
unità di elementi. Molecole, atomi, elettroni, qualunque sia il loro ordine di
grandezza e il loro nome, manifestano una perfetta identità di massa e di
comportamento. Come se la stoffa di tutte le stoffe divenisse forma di sostanza,
la veste inconsutile del Nazareno. Unità di omogeneità. Unità collettiva.
Unità nella diversità. Per quanto circoscritto il cuore di un atomo è
coestensivo a qualunque altro atomo, almeno virtualmente. È il secondo
volto della pace: non esiste una separazione tra materia e spirito, sono una
cosa sola come lo sono i poli di una calamita. Non esiste una zona che li
divida, come fosse giusto mettere da una parte il positivo, dall’altra il
negativo. È una convenzione definirli, è arbitrario classificare ruoli
disgiunti; la loro attività è manifestarsi uniti. La mano non ha cinque dita, ma è
cinque dita, che, unite, hanno la proprietà comune di ‘prendere’. Noi siamo
esseri che manifestano consapevolezza quando siamo uniti gli uni con gli altri
per manifestare il Regno di Dio. Il
regno non è un dono che altri possano darci. Il regno siamo noi, e lo siamo
quando tiriamo fuori (educhiamo) dalla
nostra complessità ciò che dentro unisce. È
l’impegno individuale quando recitiamo la preghiera che santifica il suo nome,
promette di fare la sua volontà, fa ‘nostro’ il mio pane, perdona le offese
e si fa uno con Dio, chiamandolo padre; il
Padre nostro, la preghiera che ogni cristiano, dall’altare al portale, dal
pubblicano al fariseo, in pubblico e nel secreto, dal principio
in poi, ripete consultando la sua coscienza.
c ) vivere la
spiritualità
Per
facilitare la comprensione di questa unità nella diversità, è sufficiente
mettere la forza di avvio sotto la parola Energia,
nome empirico che la Scienza le dà. È
la terza faccia della materia. Democrito, precisando le idee del maestro
Anassagora, afferma che gli atomi non possono essere descritti fisicamente, ma
solo matematicamente. Hanno solo la caratteristica di occupare lo spazio vuoto
entro il quale si muovono. Sono privi di colore, sapore… Solo lo spazio alto
ha colore, sapore, odore. In pratica esistono atomi e spazio vuoti. Nella fisica
moderna parliamo di neutroni, protoni, elettroni et
similia ma non possiamo precisare alcuna caratteristica. Affermiamo soltanto
che queste particelle non hanno nessuna caratteristica macroscopica
riconoscibile nel mondo fenomenico, quali appunto il colore, l’odore, ecc.
Anzi le particelle sono più astratte di quelle di Democrito dato che di esse
non si può nemmeno definire l’esistenza in un ‘punto’, ma solo una
funzione di probabilità che una particella esista in un determinato punto.
Un’idea fondamentale da acquisire
ancora, e proveniente dal mondo greco, è che la nozione centrale di ogni
mutamento del mondo è quella di energia,
che sostituisce quella del fuoco presente
nella concezione di Eraclito. L’energia è la sostanza di cui son fatte tutte
le cose; energia è ciò che tutto muove. Energia è una sostanza poiché la sua
somma totale non cambia e, poiché tutte le particelle elementari possono
effettivamente essere costituite da quella sostanza, l’energia è la causa
fondamentale di ogni cambiamento nel mondo. Nella filosofia di Democrito tutti
gli atomi consistono della stessa sostanza, qualora la parola ‘sostanza’ si
possa applicare in questo caso. Le particelle elementari della fisica moderna
sono dotate di una massa nello stesso senso limitato in cui possiedono le altre
proprietà. Poiché massa ed energia
sono, secondo la teoria della relatività, concetti essenzialmente identici,
possiamo dire che tutte le particelle elementari consistono di energia
Quindi ciò potrebbe essere interpretato come una definizione
dell’energia quale sostanza prima del mondo; ha infatti la proprietà
essenziale implicita nel termine ‘sostanza’, quella di conservarsi sotto
ogni manifestazione.
Perciò le concezioni della fisica
moderna, sotto questo aspetto, coincidono con quelle di Eraclito, se il suo
‘fuoco’ lo si interpreta come ‘energia’. Energia, ‘ciò che muove’,
può quindi essere chiamata la causa primaria di ogni mutamento, e può
trasformarsi in materia, in calore, in luce. Anche la lotta fra gli opposti può
avere riscontro, in Eraclito, nella lotta fra due diverse forme di energia
(Positiva/Negativa, Polifonia/Polemica). Noi le sentiamo combinarsi
perfettamente nelle nostre azioni concrete. Il motore funziona con queste due
forze e non siamo in grado di scoprire il gioco, che ci sembra contradditorio.
La punta che legge il solco musicale della nostra vita è il senso acuto che
portiamo dentro di noi della dipendenza e, contemporaneamente, della
indipendenza della nostra attività in rapporto alle potenze della materia.
‘Dipendenza’:
‘per pensare, noi dobbiamo
mangiare’. Quest’idea così seducente, e lapalissiana, che dimostra
una trasformazione diretta tra le due energie, una dall’altra , deve
essere abbandonata. Altrettanto chiaramente del loro legame, si manifesta la
loro ‘indipendenza’. Dalle stesse
lettere dell’alfabeto (amor, ramo, orma,
roma, mora) possono uscire incoerenza e poesia. Le stesse calorie possono
alimentare indifferentemente valori spirituali e materiali.
Questa sproporzione è sufficiente per far rifiutare l’idea troppo
semplice di ‘cambiamento di
forma’, o di trasformazione diretta, e di trovare
caso mai l’equivalente della volontà o del pensiero.
Tra dentro
e fuori le dipendenze energetiche
sono incontestabili., ma non possono essere confuse con simbolismo complessi in
cui figurano termini di ordine diverso. Come nella calamita, dobbiamo
riconoscere una unità di base in cui l’energia si divide in due componenti
distinte: una energia centripeta tangenziale
che rende l’elemento solidale, nell’universo, con tutti gli elementi
dello stesso ordine, della stessa complessità, della stessa centralità,
(massima per i piccolissimi valori radiali come l’atomo) ; una energia
centrifuga radiale che spinge l’elemento nella direzione di uno stato
sempre più complesso e centrato (massima per i grandi valori radiali come nel
caso dei viventi, dell’uomo ad esempio, o degli organismi sociali).
Contrariamente all’apparenza,
la pace non è atarassia, l’equivalente di lasciatemi
in pace, come tanti la pensano e la vogliono. La pace è in gioco con
l’energia tangenziale che aumenta per la tensione fra gli elementi in
conflitto con la loro centralità. La pace è in gioco con l’energia radiale
che per un valore anche grande di aggiustamento nella complessità richiede un
valore piccolissimo di lavoro per attuarlo. Non c’è chi non veda in questo
parallelismo il conflitto delle parti sociali nel contendersi i fuochi
dell’elisse per pilotare l’orbita del conservatorismo,
o per dare impulso all’innovazione con apparenza
di complessità. Nell’uno
e nell’altro caso la pace è
l’orbita di un’ellisse.
Riportata su un foglio di carta, per intitolarla
figurativamente ‘La pace’, è
perfetta e senza equivoci. Ma limitandoci a osservare quel foglio come
osservatori esterni, (equivalente di
atarassia), non la comprenderemo mai nella sua essenza. Dobbiamo penetrare quel foglio e quell’immagine, penetrare in loro: dobbiamo essere
la nuvola, essere la luce del sole, essere
il taglialegna, essere cartiera,
cartoleria, cartella, libro, editore. Penetrandolo
ed essendo tutte le cose che lo compongono, la nostra comprensione del foglio di
carta e della figura riportata, sarà perfetta. Questa è la pace: essere
pace, inter-essere operatori e facitori di pace, energia necessaria
all’umanità.
Giovanni Tartara