Antigravity.it
Prima scuola di esperienze di levitazione in Europa
Antigravity.it
is a experience of levitation in Europe.
dona
per natale ..
http://www.antigravity.it/corso.html
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traslator in any language
antigravitation, force physique présentée comme une hypothèse qui
frésiste à la force de gravité (Physique) antigravitación (en física -
fuerza hipotética contraria a la fuerza de la gravitación) antigravitatie
(in fysica-hypothetische kracht tegengesteld aan aantrekkingskracht)
anti-gravidade, força hipotética contrária à força da gravidade
Antigravität (in der Physik der Anziehungskraft entgegenwirkende Kraft)
Антигравитация
Антигравитация
—
недоказанное
явление
гравитационного
отталкивания
или
подавления
притяжения,
якобы
существующее
или имеющее
возможность
на
существование
наряду с
обычным
гравитационным
притяжением.Как
литературный
приём, была
неоднократно
использована,
например,
Алексеем
Толстым в
Аэлите,
Николаем
Носовым в
Незнайке
на Луне,
Уэллсом в
романе
Первые люди
на луне.
Με την έννοια
της
αντιβαρύτητας
(antigravity) εννοούμε μία
υποθετική
δράση η οποία
αντιτίθεται
στην επίδραση
της βαρύτητας.
Η
αντιβαρύτητα
μέχρι σήμερα
δεν αποτελεί
επίσημο και
αυστηρά
καθορισμένο
επιστημονικό
όρο.
Χρησιμοποιείται
γενικά για να
υποδηλώσει
την
κατανίκηση
της βαρύτητας με
τη βοήθεια
κάποιων
τεχνητών
μεσων, αλλά
επίσης
χρησιμοποιείται
και στην
προσπάθεια
εξήγησης της
επιταχυνόμενης
διαστολής του
σύμπαντος.
Μέχρι σήμερα η
επιστήμη δεν
έχει
καταφέρει να
αποδείξει την
ύπαρξη μίας
τέτοιας
δύναμης, όπως
επίσης και οι
υφιστάμενοι
φυσικοί νόμοι
δεν
προβλέπουν
την ύπαρξή της (ούτε
όμως την
απαγορεύουν).
Παρ΄όλα αυτά,
υπάρχουν
αρκετές
θεωρίες,
μελέτες και
πειράματα που
ασχολούνται
με τους
τρόπους με
τους οποίους
θα ήταν δυνατό
να
επιτευχθούν
φαινόμενα
αντιβαρύτητας,
αλλά και να
εξηγήσουν
επίσης την
επιταχυνόμενη
διαστολή του
σύμπαντος.
Μεταξύ αυτών,
ορισμένα
υπονοούν και
την ανάγκη
ύπαρξης της
επίσης
υποθετικής,
εξωτικής αρνητικής
μάζας (πχ
μοντέλο
σκουληκότρυπας,
Alcubierre ή warp drive). ÇEKİM KESME ETKİSİ:Mahiyeti
henüz keşfedilmemiş bir enerji sahasının, roket araçları
ve insan vücudu gibi kütleler üzerinde yer çekim kuvvetini kaldırdığı
veya azalttığı sanılan etki
(ש"ע)
אנטיגרביטציה
(בפיסיקה-כוח
היפותטי
המנוגד לכוח
המשיכה)
ثقالة مضادة
الثقالة
المضادة (Anti-gravity)
هي قوى كونية
تعتبر
معاكسة لقوى
ال
جاذبية.
يعتقد بعض
العلماء
أنها القوى
الغامضة
التي تؤثر
على
المركبات
الفضائية.
رغم الجهود
المبذولة،
لم يستطع أحد
إلى يومنا
هذا إثبات
وجود هذه
القوى. تعتبر
هذه القوى من
المواضيع
الرائجة في
الروايات
والأفلام
العلمية
الخيالية.من
خلال صورة
لأبعد مستعر
أعظم بال
فضاء التقطها
تلسكوب (هبل)
الفضائي وجد
العلماء قوة
مضادة
للجاذبية
غامضة تجعل
ال
كون يتمدد
بمعدل
تسارعي
منتظم. وهذا
الاكتشاف
يدعم مفهوما
سبق
لأينشتين
اقتراحه من
خلال مقولته
عن الثابت
الكوني (cosmological constant)
ثم استبعده
قائلا: هذه
أكبر غلطة في
عمري، فلقد
كان لاكتشاف
هذا المستعر
مثارا
للدهشة
لفريق البحث
ومن بينه
الفلكي آدم
ريس من جامعة
بريكلي
بكاليفورنيا.
ولقد حاول
الفريق
المكون من 15
عالما البحث
عن أخطاء ما
في هذا الكشف
الغريب فلم
يجدوها.لأنه
لو صح فإنه
سيتحدى
الأفكار
السائدة عن
تاريخ
الفضاء
والزمن.
لأنهم
اكتشفوا
القوة
مستعينين
بتلسكوب هبل
الفضائي
والتلسكوبات
الأرضية في
هاواي
وأستراليا
وتشيلي.
وعندما
حللوا الضوء
الوافد من 14
مستعر أعظم (نجوم
متفجرة) تبعد
عن الأرض
بحوالي 7– 10
بليون
سنة
ضوئية (السنة
الضوئية
تعادل 6تريليون
ميل) . وكان
العلماء
يتوقعون أن
تمدد الكون
متباطئ
قليلا
بتأثير
الجاذبية.لكنه
في الواقع
يتسارع وسوف
يستمر لدرجة
أن كثيرا من
الhjhjhjhنجوم
التي نراها
سوف تختفي
بعد بلايين
السنين ولن
نراها
وسيكون
الكون مكانا
مختلفا عما
ألفنا عليه
في رؤيتنا
وسيكون
فريدا. فلو
كان تمدد
الكون
متسارعا فإن
هذا معناه حل
مسألة قياس
عمر الكون
لعشرة
بلايين سنة .
وهذا يعتبر
عمرا أصغر
وأقصر من عمر
بعض النجوم .
وهذا
التضارب
كانت متاهة
واجهت
الفلكيين .
لكن لو كان
معدل
التسارع
لتمدد الكون
قدر .. فإن عمر
الكون يناهز
علي 14 بليون
سنة . وهذا
معناه أنه
أقدم من أقدم
النجوم
ببليوني سنة.
antityngdkraft (fysik-motstånd till tyngdkraften)
Anti-gravity
Anti-gravity is the hypothetical idea of creating a place or object that
is free from the force of gravity . It does not refer to
countering the gravitational force by an opposing force of a different
nature, as a helium ballon does; instead, anti-gravity requires that
the fundamental causes of the force of gravity be made either not present
or not applicable to the place or object through some kind of
technological intervention. Anti-gravity is a recurring theme in science
function , particularly in the context of spacecraft propulsion . The
concept was first introduced formally as "Carvorite" and
has been a favorite deus is macchina since that day.
Premessa:
Da una attenta osservazione di ciò che ci sta attorno si potrebbe dedurre che l'universo funziona a criticità, il fuoco delle stelle a fusione nucleare calda funziona a criticità, che significa spostare dei sistemi equilibrati di onde energetiche da uno stato di loro equilibrio ad un altro, in sostanza trasformiamo delle frequenze compresse ad esempio: da massa in campi magnetici; in tale operazione noi spostiamo solamente il loro modo di stare nell'universo; nessuno in questo Universo può creare o distruggere qualcosa, possiamo solo trasformare.
Tutto l'universo che noi erroneamente ( e più avanti vedremo sommariamente il perché) definiamo come vuoto e pieno potrebbe essere visto come un’ enorme ragnatela di base informatica dove sussistono zone “senza tensione” e zone “in tensione”; spiegare poi cosa si intende con questi due termini bisognerebbe capire prima cos'è il mattone di base con cui è costruito tutto l’universo, e qui vi sono diversi filoni di pensiero, tra cui i due principali sono: 1) ipotesi del “big-bang” da cui sono poi nate le così dette “particelle”, 2) ipotesi dell’etere informatico fuori dal tempo.
In questa nota prenderemo in esame la seconda ipotesi che enuncia: tutto l’universo da noi conosciuto e sconosciuto è trasformazione di stato di essere di frequenze il cui mattone base è l’ etere o aether che in greco significa “splendore”, o meglio fluida sorgente di energia universale da sempre citata nelle opere dei grandi filosofi Greci Pitagora e Platone, come nelle scritture dei Veda dell’antica India dove l’etere viene chiamato in molti modi, tra cui “Prana” o “Akasha”.
A sostegno di questa ipotesi scientifica sulla natura intima dell’Universo, qui sotto andremo ad esporre tutta una lunga serie di studi scientifici che vanno a suffragio di tale ipotesi.
Nota scientifica:
L’esistenza dell’etere è stata accettata in alcuni circoli scientifici a partire dai primi anni del XX secolo, dopo che l’esperimento Michelson-Morley del 1887 era stato voluto per provare che una simile forma di energia nascosta non esisteva; inoltre dalle scoperte più recenti sulla “materia e l’energia oscura”, le “particelle virtuali”, il “vacuum flux”, e l’”energia del punto-zero”, hanno portato gli scienziati “ufficiali” a dover riconoscere che per giustificare tali fenomeni doveva esistere un “quantum energetico” nascosto nell’Universo.
Uno dei primi esempi della prova dell’esistenza dell’etere proviene dal dott. Hal Puthoff, un rispettabile scienziato della Cambridge University, infatti Puthoff menziona di frequente gli esperimenti compiuti all’inizio del XX secolo, prima dell’avvento della teoria meccanica dei quanti, che cercavano di definire se ci fosse una forma di energia nello spazio vuoto.
Per verificare tale idea in laboratorio, era necessario creare uno spazio completamente privo di aria, il vacuum, schermato e protetto da tutti i tipi di radiazione elettromagnetica, usando ciò che è noto con il nome di gabbia di Faraday. Questo vacuum veniva portato alla temperatura di meno 273 gradi, lo zero assoluto, alla quale tutta la materia dovrebbe smettere di vibrare e di produrre calore. Questi esperimenti provarono che, anziché assenza di energia nel vacuum, si verificava un tremendo aumento di essa, per giunta di natura non elettromagnetica.
Il Dott. Puthoff ha spesso definito questo processo come “un calderone in ebollizione” di energia alla più elevata magnitudine, e dato che questa energia era stata trovata allo zero assoluto, tale energia è stata battezzata con il termine di: “energia del punto zero” o ZPE (Zero Point Energy).
Recentemente, gli affermati fisici John Wheeler e Richard Feynman hanno calcolato che: la quantità di Zero Point Energy nel volume spaziale di un singolo bulbo luminoso è potente abbastanza da portare tutti gli oceani del mondo al punto di ebollizione, chiaramente, non abbiamo a che fare con una forza tenue e invisibile, ma con una fonte di potenza incredibilmente elevata, che potrebbe avere capacità necessaria per sostenere l’esistenza di tutta la materia fisica.
In questa nuova visuale scientifica che emerge dalla teoria dell’etere, l’atomo visto come insieme di “particelle” risulta essere seriamente errato, ed invece trovano una spiegazione unificata tutti e quattro i campi di forza, il campo gravitazionale, il nucleare forte e quello debole, il campo elettromagnetico, che risultano essere in sostanza differenti manifestazioni dell’etere/ZPE.
Come suggerisce anche la teoria della relatività di Einstein, tutta la materia fisica, in ultima analisi, è composta da pura energia, e non vi sono “particelle pesanti” da rinvenire nel regno quantico. Sempre più spesso la comunità scientifica viene forzata ad accettare il fatto che gli atomi e le molecole siano come la fiamma di una candela, in cui l’energia che essa rilascia (come il calore e la luce della fiamma) deve essere bilanciata dall’energia che assorbe (come la cera della candela e l’ossigeno dell’aria). Quest’”analogia della candela” è un tratto distintivo del modello del dott. Hal Puthoff, con cui egli cerca di spiegare per quale motivo l’elettrone ipotetico non irradia intorno tutta la sua energia e precipita dentro il nucleo. Questo apparente “moto perpetuo” (assorbire ed espellere) dentro l’atomo viene spiegato semplicemente dalla comunità scientifica “illuminata” come “la magia della meccanica quantistica”.
Per entrare in questo nuovo mondo della fisica molta importanza riveste capire il grande lavoro pionieristico compiuto dall’ astrofisico Russo Prof. Kozyrev; dove ci viene richiesto di visualizzare tutti gli oggetti fisici della materia dell’Universo come se essi fossero ad esempio spugne immerse nell’acqua per il tempo necessario al fine di essere sature; tenendo presente che ci sono due cose che possiamo fare con dette spugne imbevute: possiamo decrementare o incrementare il volume dell’acqua che esse contengono, per mezzo di alcune procedure meccaniche molto semplici.
1) decrementare: se una spugna imbevuta viene strizzata, raffreddata o ruotata, parte dell'acqua che essa contiene verrà rilasciata nelle vicinanze, diminuendo la sua massa. lasciando riposare la spugna subito dopo, la pressione dei milioni di piccoli pori viene alleggerita, portandola a poter nuovamente assorbire altra acqua e ad espandersi nuovamente entro la sua normale massa a riposo.
2) incrementare: possiamo anche pompare più acqua nella spugna in posizione di riposo, scaldandola e/o facendola vibrare, portando così i pori ad espandersi più della loro normale capacità ricettiva. In questo caso, dopo aver rilevato la pressione aggiunta, la spugna rilascerà naturalmente l'acqua in eccesso e si ritrarrà di nuovo alla sua massa a riposo.
Anche se potrebbe apparire impossibile alla maggior parte delle persone, Kozyrev ha dimostrato che scuotendo, facendo girare, riscaldando, raffreddando, facendo vibrare o rompendo oggetti fisici, il loro peso può essere incrementato o decrementato di piccole ma significative unità, e questo è solo uno degli aspetti del suo eccezionale lavoro.
Kozyrev sapeva anche che a metà dell’ottocento, Louis Pasteur aveva scoperto che il blocco di vita in formazione noto come “protoplasma” era intrinsecamente non simmetrico, e che le colonie di microbi crescevano in una struttura a spirale nota come numeri di Fibonacci, Sezione Aurea, o spirale “phi”; inoltre aveva notato che queste proporzioni in espansione corrispondevano anche alla struttura presente in natura su piante, insetti, animali, uomini ecc. da tali osservazioni Kozyrev dedusse che in aggiunta alle loro normali proprietà di ottenere energia per mezzo di cibo, liquidi, respirazione e fotosintesi, tutte le forme di vita dovevano essere composte da una forma di energia invisibile a spirale; e teorizzò pure che cose come: la crescita della spirale del guscio delle conchiglie e la scelta su quale lato del corpo umano dovesse contenere ad esempio il cuore, sono in realtà determinate dalla direzione di questo flusso; e da qui a dedurre che da qualche parte nello spazio-tempo doveva esistere un’area in cui il flusso di energia producesse spirali in direzione opposta.
Tali modelli di energia a spirale si svelarono agli occhi dell’illuminato Prof. Kozyrev mentre si trovava in un campo di concentramento mandato da Stalin; in queste meditazioni scientifiche egli pensò anche che la nostra nozione di “tempo”doveva essere qualcosa di più che un semplice calcolo di durata, per cui Kozyrev ci spinge a tentare di trovare una causa tangibile ed identificabile nell’Universo che noi potessimo associare al nostro concetto di tempo, portandolo a concludere che il tempo non è nient’altro che un movimento pulsato a spirale.
Tutto ciò potrebbe a prima vista apparire strano: un albero che cade sul terreno potrebbe essere visto causato da un forte vento, piuttosto che dal “flusso del tempo”, ma qui bisognerebbe invece chiedersi che cos’è che ha causato il soffio del vento: il movimento della Terra intorno al proprio asse, la rotazione dei pianeti intorno al sole, la rotazione della galassia ed in ultimo la rotazione dell’universo; da qui a dedurre che tutti i cambiamenti sono causati da qualche forma di movimento, senza movimento non può esistere il tempo e la vita che conosciamo; inoltre è bene ricordare che la connessione dei fenomeni psichici alla fisica è ben conosciuta e frequentemente discussa nella letteratura Russa, dove risulta importante la funzione di apripista esercitata dal lavoro di Kozyrev.
Uno dei pochi ricercatori occidentali a rilevare le opere del prof. Kozyrev fu il dott. Albert Wilson dei Douglas Research Laboratories in California, che affermò: “Trovo che qualcosa di molto simile a ciò che ha teorizzato il Prof. Kozyrev sarà istituzionalizzato nella teoria fisica entro dieci o vent’anni. Le implicazioni di ciò saranno rivoluzionarie. Sarà necessario lavorare per una generazione per integrare i salti in avanti che egli ha prodotto e incorporarli nella nuova conoscenza scientifica”.
La previsione di Wilson si è rivelata ottimistica, in effetti solo adesso, all’alba del 21° secolo siamo in grado di mettere insieme tutti i pezzi del “puzzle” tracciato da Kozyrev; necessita comunque anche notare che in questa visione della scienza prima che Kozyrev iniziasse a condurre i suoi studi ed esperimenti, già esisteva una buona e solida fondazione teoretica che aveva già dato i suoi primi risultati, partendo dalla teoria della relatività di Einstein, seguita poi dalle aggiunte del prof. Eli Cartan il quale per primo stabilì l’esistenza dei campi torsionali.
Il 29 maggio 1919 Albert Einstein apparentemente provò che noi viviamo in uno spazio-tempo curvato quadridimensionale, in cui spazio e tempo sono due entità unite insieme come fossero una “fabbrica”, egli riteneva che un oggetto come la Terra ruotante nello spazio dovrebbe trascinare insieme ad essa spazio e tempo; ed ancora riteneva che questa fabbrica di spazio-tempo curvasse interiormente attorno a un corpo planetario, e quindi affermava: la gravità non è affatto una forza misteriosa che agisce a distanza, bensì piuttosto si tratta del risultato di un oggetto che cerca di camminare in linea retta attraverso una spazio che risulta curvato dalla presenza di corpi materiali.
Ma se la scienza classica afferma che lo spazio è vuoto, come è possibile curvare qualcosa che è vuoto? Come possiamo vedere, il problema fondamentale nel visualizzare il modello di gravità di Einstein risiede tutto nel termine “curvo”, poiché si tratta di qualcosa che una superficie piana ed elastica dovrebbe riuscire a fare; invece, quasi tutti i tentativi di visualizzare i risultati di Einstein raffigurano i pianeti come se fossero dei pesi che abbassano un immaginario strato piano di gomma esteso per tutto lo spazio inteso come “fabbrica” dello spazio-tempo.
In realtà, il verbo fluttuare, al posto di curvare, potrebbe meglio rappresentare questo concetto, e potrebbe meglio rappresentare il fatto che la gravità è una forma di energia eterica che fluttua costantemente in un oggetto.
Dopo aver stabilito che tutti i campi come la forza gravitazionale e quella elettromagnetica sono semplicemente differenti forme di etere ZPE in movimento, abbiamo trovato una sorgente attiva per spiegare il concetto di gravità, ed una semplice e chiara ragione per la quale essa dovrebbe esistere.
Per cui possiamo osservare che ogni molecola di un intero corpo planetario deve essere sostenuta da un continuo flusso interno di energia eterica, che è la stessa energia che interviene nella creazione della Terra e che fluttua dentro di noi, ed ecco che allora noi restiamo impigliati nella corrente gigante del fiume di energia che scorre all’interno della Terra e di tutto l’Universo esattamente come le zanzare restano incastrate in una zanzariera mentre l’aria continua a fluire attraverso la retina.
Mentre i nostri corpi non possono spostarsi attraverso ciò che noi definiamo come materia solida, ciò è certamente possibile ad una corrente di energia eterica, e questa è una delle molteplici cose che Keely, Tesla, Kozyrev ed altri hanno dimostrato con i loro importantissimi studi.
Quasi tutti gli scienziati “tradizionali” ritengono che le teorie della relatività di Einstein, eliminino alla base la necessità di fare riferimento all’etere; ed invece Einstein sosteneva il rifiuto dell’etere nel 1910, che corrisponde all’anno in cui la scienza ufficiale ritiene conclusa la riflessione di Einstein sull’argomento, ma nel 1920 lo stesso Einstein invece affermava che in realtà l’ipotesi dell’esistenza dell’etere non contraddice la teoria sulla relatività, e nel 1924 ancora scrive: nella fisica teoretica non andiamo da nessuna parte senza l’etere, cioè un continuum di proprietà fisiche definite, in quanto la teoria generale della relatività esclude un’azione diretta a lungo raggio, e ogni teoria a breve raggio assume la presenza di campi continui, e quindi conseguentemente l’esistenza dell’etere.
Nel 1913, il fisico Eli Cartan dimostrò per primo che la “fabbrica” o flusso di spazio e tempo nella teoria della relatività generale di Einstein non solo curvava, ma possedeva in sé stessa anche un movimento di rotazione spiraliforme conosciuto come torsione.
Questa parte della fisica viene collegata esplicitamente alla teoria Einstein-Cartan, o ECT; da notare che la teoria di Cartan da principio non venne presa troppo sul serio, poiché venne fuori prima dell’epoca della fisica quantistica, durante un periodo in cui si credeva che particelle elementari come gli elettroni girassero intorno al nucleo; ed ancora oggi molti ambienti dove si studia la “fisica classica” non fanno loro il principio che oggi viene generalmente accettato il quale dice che lo spazio che circonda la Terra, l’intera Galassia, e probabilmente l’intero Universo possiede una rotazione destrorsa, il che significa che l’energia sarà influenzata a girare in senso orario viaggiando attraverso il vacuum fisico.
Nei modelli di “fisica classica”, i campi torsionali non venivano mai considerati come una forza universale allo stesso livello del campo gravitazionale o elettromagnetico, soprattutto perché possedevano solo una esistenza teorica; Cartan con la sua teoria originale del 1913 congetturò che i campi torsionali fossero quantificabili in 30 gradi di magnitudine più deboli della gravità, la quale a sua volta ne possiede 40 in meno del campo elettromagnetico, per cui con un livello di influenza tanto minuscolo i campi torsionali rotanti naturali costituivano in sostanza un insignificante granello di polvere non in grado di dare alcun contributo ai fenomeni osservabili nell’universo.
Le opere di Trautman, Kopczyynski, F. Hehl, T. Kibble, D. Sciama ed altri nei primi anni ’70 crearono un grande interesse verso la conoscenza più dettagliata dei campi torsionali, in quanto con concreti fatti scientifici confutarono la teoria di Cartan ormai vecchia di 60 anni.
Sciama ed altri con i loro esperimenti dimostrarono che in effetti questi campi torsionali di base previsti nella ECT esistevano realmente, e ci si riferiva ad essi come a “campi torsionali statici”, la differenza della loro ricerca consisteva nella dimostrazione dell’esistenza di “campi torsionali dinamici”, i quali possedevano proprietà più importanti di quelli statici teorizzati dalla ECT.
Secondo Sciama ed altri i campi torsionali statici sono causati da sorgenti ruotanti che non irradiano alcuna energia, e perciò se si ha una qualsiasi fonte ruotante in grado di rilasciare energia sotto qualunque forma, come il Sole o il centro della Galassia, e/o una fonte energetica ruotante qualsiasi che possiede più forme di movimento che agiscono contemporaneamente, come un pianeta che sta ruotando intorno al proprio asse e nello stesso tempo intorno al Sole, è allora che viene prodotta una torsione dinamica.
Tale fenomeno permette alle onde di torsione di propagarsi nello spazio anziché permanere in un singolo punto statico, ed è così che i campi torsionali, come la gravità e l’elettromagnetismo, sono capaci di muoversi da un punto all’altro dell’Universo, e Kozyrev dimostrò anche che questi campi viaggiano a velocità superluminali in quanto utilizzano un impulso che si muove direttamente dalla “fabbrica dello spazio-tempo”.
Per capire esattamente che cosa sia la materia, le scoperte di Kozyrev ci portano a pensare che non abbiamo ancora un modello adeguato per rispondere a questa domanda, ma per fortuna, molti pensatori esperti stanno affrontando i problemi relativi alla fisica quantica, e sono riusciti ad illustrare modelli basati sull’etere che rispondono a queste assillanti questioni, ma questi risultati sembrano essere stati completamente ignorati nella comunità scientifica ufficiale occidentale.
Fra questi pionieri possiamo includere i professori Milo Wolff, Vladimir Ginzburg, Volodymyr Krasnoholovets, Charles Cagle, “Smart 1234”, John Nordberg, Henry Myers, Harold Aspden, R.B. Duncan, Buckminster Fuller, Oliver Crane, il Ten. Col. Tom Bearden e molti altri.
Ognuna di queste fonti contiene differenti pezzi del puzzle, come ad esempio risulta essere l’opera del Dott. Vladimir Ginzburg nato a Mosca e trasferitosi negli USA con la famiglia nel 1974, che si trovava certamente nella migliore posizione per conoscere ed approfondire il lavoro di Kozyrev.
Da notare che nell’ex-Unione Sovietica esisteva un forte desiderio del regime di stendere un velo di segretezza sugli argomenti tipici del lavoro di Kozyrev, infatti Ginzburg stesso non menziona mai questo eminente uomo di scienza nelle sue opere.
Nelle sue ricerche Ginzburg scoprì che potevano essere effettuate poche semplici modifiche alle comuni equazioni facenti parte della teoria della relatività di Einstein, senza con questo creare discordanze con le osservazioni scientifiche già note, e per di più riuscendo a spiegare le anomalie di modificazione del peso della materia che già Kozyrev aveva notato.
La teoria della relatività afferma che un oggetto aumenta gradualmente la sua massa una volta che è stato sottoposto ad accelerazione, e secondo il pensiero scientifico convenzionale nessun oggetto può superare la velocità della luce perché appena esso raggiunge tale velocità l’oggetto diventerebbe infinitamente grande come massa.
Ginzburg invece ipotizzò che era possibile invertire completamente queste equazioni senza violare alcuna regola scientifica, il che stava a significare che l’oggetto in movimento invece di diventare più grande avrebbe addirittura rilasciato energia verso l’etere, provocando così la perdita graduale di tutte le sue caratteristiche profonde di massa gravitazionale, massa inerziale e polarità elettrica, qualora avesse raggiunto la velocità della luce.
Ginzburg presenta questi nuovi concetti nei seguenti termini in cui le caratteristiche principali di queste nuove equazioni sono:
1) Sia la massa gravitazionale che quella inerziale di una particella decrescono quando la sua velocità aumenta.
2) La polarità elettrica di una particella decresce allo stesso modo quando la sua velocità aumenta.
Da tali affermazioni si evince il fatto che la massa complessiva di un oggetto è rappresentata sia dalla massa gravitazionale che da quella inerziale, le quali sono semplicemente misure del comportamento della gravità e dell’inerzia su di un oggetto.
Curiosamente qui possiamo notare che sia la gravità che l’inerzia manifestano essenzialmente effetti identici sulla materia. Tale principio è noto anche come il “Principio di Equivalenza” di Einstein che ci mostra che la gravità e l’inerzia sono due forme di stessa intensità inerenti la stessa forma di energia, con una gravità che si muove verso in giù, e l’inerzia che provoca la resistenza al movimento nello spazio.
Continuando sulla strada tracciata dagli studi di Ginzburg si arriva ad enunciare il fenomeno fisico che dice: solo quando una particella è a riposo può essere considerata come materia pura, appena la particella comincia a muoversi nello spazio, la sua massa gravitazionale e la polarità elettrica inizieranno a decrescere in accordo con le nuove equazioni relativistiche, così che una parte della sua materia sarà convertita in un campo, e quindi quando la velocità della particella diventerà uguale all’ultima velocità di campo a spirale “C”, la sua massa gravitazionale e polarità elettrica diventeranno uguali allo zero, ed a quel punto la materia sarà completamente convertita in un “campo puro”.
Da notare che l’ultima velocità di campo a spirale “C” menzionata da Ginzburg è leggermente più alta della normale velocità della luce, a causa del percorso a spirale che egli ritiene ogni energia debba seguire.
Questo semplice cambio nelle equazioni della relatività base porta quindi ad una nuova visione della fisica quantica della trasmutazione, contenente il concetto che un oggetto può sparire completamente dalla nostra realtà fisica conosciuta; tale fatto ci conduce direttamente verso un nuovo e grande interrogativo: sparisce si, ma per andare dove?
Ginzburg asserisce che un oggetto diviene “campo puro” quando la sua velocità si avvicina a quella della luce, ed in ogni caso risulta piuttosto evidente che ci possono essere diversi livelli vibratori dell’etere, da qui a dedurre che quando un oggetto viene accelerato verso la velocità della luce, sia per mezzo di moto lineare, che per vibrazione interna o per azione energetica correlata, l’energia mancante e la massa vengono semplicemente spostate in un livello vibratorio di etere più elevato che potremmo anche definire come diversa densità.
Veniamo a conoscenza che alcuni scienziati come Mishin, Aspden, Tesla e Keely avevano già scoperto in modo indipendente che l’etere può presentarsi suddiviso in differenti livelli di densità, per cui la materia e l’energia assumono modalità diverse di presentazione a seconda del loro grado di densità eterica.
A tal proposito il Dott. A.M. Miskin aveva condotto misurazioni molto approfondite nel suo laboratorio, ed aveva dimostrato che l’etere esiste simultaneamente in diversi stati, e che lo stato che si rileverà dipende dal tipo di turbolenza disturbante che si crea, da notare che tali scoperte sono state fatte con misurazioni prese per mezzo di sistemi elettromeccanici auto-oscillanti simili ad alcuni schizzi di Kozyrev, con in più un celato componente nascosto più adatto a rilevare onde di torsione da sistemi biologici che da sistemi inorganici.
Con questo tipo di misurazioni Mishin ha potuto rilevare quanto segue:
1) La temperatura dell’etere, ossia la quantità di disturbo vibratorio contenuto in esso.
2) La direzione e la polarizzazione dell’etere.
3) I movimenti fluenti, ovvero i flussi dell’etere.
Mishin ha poi numerato le differenti densità dell’etere come segue:
Ether-1 che funziona come un corpo solido
Ether-2 che funziona come un denso liquido superfluido
Ether-3 che funziona come un corpo gassoso, connesso con il moto molecolare
Ether-4 che è lo stato osservabile a livello di energia del plasma stellare
Ether-5 che corrisponde ai processi galattici
Come possiamo vedere, ogni livello di etere scoperto da Mishin possiede un differente livello di densità rispetto agli altri, più chiaramente visibile nei primi tre, che sono ovviamente in ordine decrescente di densità, dobbiamo qui anche ricordare che Mishin non è l’unico scienziato ad avere scoperto le diverse densità dell’etere.
Tutte queste ricerche ci permettono di introdurre il concetto che questi differenti livelli di densità di energia eterica corrispondono a differenti dimensioni o piani di esistenza che potrebbero corrispondere al fatto che esista un ottava di sette maggiori densità che potrebbe corrispondere anche ai sette colori dell’arcobaleno, ed anche alle sette note della scala diatonica musicale.
Il dott. Ginzburg suggerisce anche che queste nuove equazioni sulla relatività rivelano l’esistenza di onde spiraliformi, le quali vanno a creare un campo di energia a spirale che si muove in un etere fluido e semi-sferico che egli definisce con il termine di “dynosfera”, che potrebbe essere visto come un assemblaggio delle bolle di campo che occupano l’intero spazio nell’universo.
Possiamo a questo punto notare il fatto che la teoria di Ginzburg è in esatta armonia con le scoperte di Kozyrev, che enunciano il fatto che l’etere può essere visualizzato al livello più sottile come un’essenza composta da bolle sferiche di energia eterica che esistono nell’intero Universo. Per cui le onde di torsione si muovono attraverso questo etere provocando “bolle di campo” che si incontrano le une con le altre, dove in realtà nessuna bolla si muove molto lontano rispetto alla sua posizione, come accade ad un gruppo di oggetti galleggianti che rimangono essenzialmente nella loro posizione quando le onde attraversano l’acqua; per cui ogni volta che un impulso di quantità di moto raggiunge una bolla di campo, la bolla successivamente va a collidere nei paraggi trasferendo il moto, e quindi l’impulso continuerà ad essere trasferito attorno anche se tutte le bolle andranno a posizionarsi nelle stesso modo in cui si trovavano all’inizio.
Il nuovo modello di Ginzburg ci porta a considerare l’idea che gli atomi e le molecole sono in realtà semplicemente formazioni di vortici, come anelli di fumo o mulinelli, i quali vanno a formare all’interno di questo etere fluido ciò che egli chiama “dynosfera”, anche se Ginzburg e molti altri hanno fornito molte evidenti prove dei loro asserti, la maggior parte degli scienziati ufficiali continuano ad ignorare questi concetti restando fermi all’interno di confortevoli edifici di pensiero basati sul concetto che gli atomi sono costituiti da “particelle”, dove Niels Bohr per primo portò avanti il modello dell’atomo detto “magnetron”, basato sulle particelle che orbitano le une con le altre come un piccolo sistema solare, e molti non sanno che questo modello non può essere vero ed è in realtà fuorviante poiché una grande quantità di esperimenti scientifici conferma che le cosiddette “particelle” si comportano in realtà come se fossero onde.
Tale controverso fatto porta a indurre uno stato di confusione scientifica, come lo dimostra ad esempio il paradosso del gatto di Schroedinger, ed il principio di indeterminazione di Heisenberg, entrambi i quali cercano di dirci che gli atomi non sono reali, ma risultano essere solo una probabilità a livello quantico; per cui avere dei concetti base fondati sul non reale come fondamento di una scienza della materia che affonda le sue radici sulla concretezza materiale della massa, sembra un assurdo inconcigliabile, eppure regge ormai da parecchi decenni.
La nozione scientifica affermante che gli elettroni sono particelle che orbitano attorno al nucleo è ormai fortemente messa in crisi da una grande moltitudine di calcoli ed esperimenti scientifici che dimostrano che non esiste nessun moto orbitale tipo satellite in qualsiasi atomo dell’Universo, dove esistono invece strutture di onde in equilibrio energetico.
Dalle ricerche condotte dal Dott. Wolff veniamo a sapere che le forme dell’elettrone a lacrima sono esattamente ciò che ci aspetteremmo di vedere studiando un’onda vibratoria in equilibrio, ed allora ricordiamo che la nube dell’elettrone dell’atomo di idrogeno deve possedere una forma sferica, il che costituisce anche un indizio diretto che gli atomi sono formazioni a vortice energetico, con un protone ipotetico nel nucleo ed un elettrone ipotetico rappresentato da una nube sferica.
La nostra scienza classica stabilisce che le nubi di elettroni possiedono carica negativa, mentre i protoni nella molto più piccola area del nucleo ne possiedono una positiva, questo concetto è noto come la polarità della carica, e dato che ci sono due cariche che vengono polarizzate una opposta all’altra, scoprire che cosa significhi tale definizione è stato sempre un profondo mistero.
Nel nuovo modello di atomo del dott. Crane e altri, tali cariche opposte vengono viste come una differenza di pressione di due flussi eterici, in cui le nubi di elettroni negativi possiedono una maggior pressione, mentre il nucleo positivo ne possiede una minore; detto in parole povere, le cariche negative nell’elettrone scorrono nell’area positivamente caricata al centro dell’atomo.
Tale ipotesi scientifica ci suggerisce anche che sia possibile unificare maggiormente l’elettromagnetismo e la gravità, poiché sia la gravità che la polarità della carica rappresentano la pressione orientata verso l’interno dell’energia eterica, che si dirige al centro del campo sferico o dell’oggetto.
Tale fenomeno potrebbe anche essere visto come la lotta della materia e/o dell’energia che tende a ritornare nella condizione senza tensioni insita nell’Uno primordiale.
In tale visione scientifica l’unica vera differenza tra il concetto di gravità e carica elettrica, risiede nell’intensità effettiva della pressione eterica misurata nel grado di simmetria in cui il flusso di energia si manifesta lungo la superficie della sfera.
Analizzare la condizione di simmetria in questa visione della fisica si ritiene che sia importante in quanto si è constatato che mentre i flussi gravitazionali sulla Terra sono assai costanti da un luogo all’altro; negli atomi si riscontrano invece aree fra le così dette nubi di elettroni dove non vi è un flusso di energia diretto verso il centro.
Tramite il concetto del dott. Crane di pressione eterica relativa alla carica elettrica, il mistero della polarità della carica potrebbe essere finalmente svelato, e gli arriva in appoggio il così detto effetto Biefeld-Brown proposto per primo dal dott. Paul Biefeld allievo di Albert Einstein a Zurigo.
Biefeld ha proposto un concetto eterico della carica come flusso di etere, in cui la carica negativa è da considerare un’area di alta pressione in un mare di energia eterica, che tende poi a confluire in aree a bassa pressione di ciò che chiamiamo carica positiva nello stesso mare.
Se questo modello proposto da Biefeld dovesse essere vero, allora con un livello di intensità elettromagnetica sufficientemente elevato dovrebbe essere possibile creare una forza propulsiva anti-gravitazionale.
Gli esperimenti sulle particelle della fisica quantica ci hanno mostrato che esiste una tendenza verso l’identificazione di una struttura sferica dei campi di energia, tali strutture sferiche possono e devono anche essere viste come rotazioni, in modo che quando le particelle si muovono nell’etere il loro asse centrale di spin è allineato al suo asse di rotazione fra i poli nord e sud della sfera, per cui su un polo della sfera il fluido confluirà verso l’interno ed il vortice che diventerà progressivamente più ristretto man mano che si avvicinerà al centro porterà a far si che il continuo moto del fluido confluirà verso l’esterno al polo opposto, e quando il vortice diventerà progressivamente più largo man mano che si avvicina al bordo esterno il fluido scorrerà internamente in una direzione ed esternamente nell’altra in quanto che non avrà altri posti in cui andare.
Questo lavoro di identificazione del modello di atomo sarebbe relativamente semplice se si fermasse al fatto di considerare gli atomi come vortici di etere sferici con un asse centrale, ma esistono invece anomalie geometriche specifiche che ci riportano alle osservazioni sui quanti e generano la necessità di una spiegazione più dettagliata per completare l’analisi di questo modello, ed ecco allora qui esposti due basilari problemi da capire:
1) necessita spiegare perché le nubi di elettroni si dispongano nell’atomo con spazi apparentemente vuoti attorno, la qual cosa è opposta alle semplici formazioni sferiche.
2) necessita capire come e perché queste formazioni di energia sferico toroidali si addensino in strutture di cristalli, come il cloruro di sodio o sale, formando un cubo, dove una delle proprietà più interessanti è quella di frazionarsi naturalmente in versioni di miniatura di sé stesso, nelle quali viene sempre preservata la stessa relazione angolare fra le sfaccettature.
Entrambe queste questioni possono essere risolte nel momento in cui si inizia a capire l’importanza di ciò che sono definiti “I Solidi Platonici”, un gruppo di cinque diverse figure geometriche che rivestono grande importanza sin dall’antico sapere.
Detto in breve: le forme geometriche dei Solidi Platonici appaiono naturalmente in un vortice sferico di fluido vibrante o pulsante, e similmente ai casi bidimensionali riguardanti il triangolo, il quadrato, il pentagono e l’esagono inscritti nel cerchio, i Solidi Platonici sono semplicemente rappresentazioni di formazioni d’onda in tre dimensioni, in cui ogni punto di vertice tocca la superficie di una sfera nella zona dove le vibrazioni si fermano per formare un nodo, esattamente come in un’immagine geometrica tridimensionale di vibrazione/pulsazione.
Il mistero ed il significato dei Solidi Platonici non è ancora stato del tutto perduto dalla scienza moderna, dal momento che queste forme si adeguano a tutti i criteri necessari per creare simmetria in fisica in molti modi differenti. Per questa ragione si ritrovano spesso nelle teorie che trattano della multi-dimensionalità dove molti piani hanno necessità di intersecarsi simmetricamente in modo da poter essere ruotati in numerosi modi per rimanere sempre nelle stesse posizioni relative l’uno all’altro.
Queste stesse “funzioni modulari” sono considerate i più avanzati strumenti matematici disponibili per studiare e comprendere le “dimensioni superiori”, di cui la teoria delle “superstringhe” è interamente costruita su di esse; da notare quindi che i Solidi Platonici sono già stati riconosciuti come la chiave maestra per sbloccare il mondo delle così dette “dimensioni superiori”.
I Solidi Platonici manifestano la più grande simmetria geometrica tra tutte le forme esistenti, essi sono semplici forme geometriche di “musica cristallizzata” che si formano spontaneamente nell’etere quando questo pulsa, ed inoltre c’è da tener presente la proprietà per cui quando una gerarchia di Solidi Platonici evolve in un’altra, il moto avverrà sempre lungo un percorso a spirale secondo il classico rapporto “phi”.
Un altro tassello del nostro “puzzle” ci arriva dall’esame della fisica dei “microcluster”, che sono minuscole particelle che presentano chiare ed inequivocabili prove che gli atomi sono vortici dell’etere che si assemblano naturalmente in forma di Solidi Platonici tramite la loro vibrazione-pulsazione.
La storia dei “microcluster” irrompe per la prima volta nel mondo ufficiale nell’edizione del Dicembre del 1989 dello Scientific American, nell’articolo scritto da Michael A. Duncan e Dennis H. Rouvray, che sommariamente diceva: dividi e suddividi un solido e i tratti caratteristici della sua solidità scompariranno uno per uno, come i tratti somatici dello Stregatto, per essere rimpiazzati da caratteristiche che comunque non sono più quelle dei liquidi o dei gas, essi appartengono invece ad un nuovo stato della materia.
I microcluster pongono questioni che risiedono nel cuore della fisica e della chimica dello stato solido, e nel relativo campo della scienza dei materiali, in quanto pongono i seguenti quesiti:
1) Quanto piccolo deve diventare un aggregato di particelle prima che si perda il carattere della sostanza d’origine?
2) Come possono riconfigurarsi gli atomi se liberati dall’influenza della materia che li circonda? Se la sostanza è un metallo, quanto piccolo deve essere un gruppo (= cluster) di atomi per perdere la caratteristica condivisione di elettroni liberi che soggiace alla conduttività?
Meno di due anni dopo dell’irruzione di questa storia nel mondo ufficiale, la fisica dei microcluster è stata perfezionata in un apposito testo universitario scritto da Satoru Sugano e Hiroyasu Koizumi. “Microcluster Physics” che è stato pubblicato dalla rispettabile corporazione Sprinter-Verlag.
Nel testo di Sugano e Koizumi ci viene detto che con le nuove scoperte sui microcluster possiamo ora assemblare raggruppamenti di atomi in quattro categorie base di grandezza, ognuna delle quali con differenti proprietà:
1) Molecole: 1-10 atomi.
2) Microcluster: 10-1000 atomi
3) Particelle fini: 1000-100.000 atomi
4) Massa: più di 100.000 atomi.
Studiando questa lista ci aspetteremmo inizialmente che i microcluster posseggano tratti in comune sia con le molecole sia con le particelle fini, ma di fatto hanno proprietà che né le une né le altre mostrano, come Sugano e altri spiegano in questo passo che dice: I Microcluster composti dai 10 ai 103 atomi non esibiscono né le proprietà della massa corrispondente né quelle delle corrispondenti molecole di pochi atomi; si può dire che i microcluster formino un nuovo stato della materia che è una via di mezzo tra i solidi microscopici e le particelle microscopiche come atomi e molecole, e che essi mostrino sia le caratteristiche macroscopiche sia quelle microscopiche, e comunque le ricerche in direzione di questo nuovo stato della materia sono state lasciate intatte dallo sviluppo della teoria dei quanti della materia fino a pochi anni fa.
Nella prima parte del libro di Sugano e Koizumi vengono presentati dettagli specifici a proposito delle proprietà altamente anomale dei microcluster, sebbene in termini di quantità di atomi siano di poco più piccoli delle particelle fini, essi sono molto più stabili. In questo caso, la maggiore stabilità si riferisce al fatto che i microcluster bruciano a una temperatura molto maggiore delle molecole o delle particelle fini dello stesso elemento. Secondo David Hudson, gli scienziati Russi furono i primi a scoprire che i microcluster dovevano essere bruciati per più di 200 secondi per far apparire uno spettro di colori analizzabile, laddove tutte gli altri composti molecolari conosciuti si consumano in un massimo di 70 secondi.
Quando dall’ulteriore divisione delle particelle fini giungiamo ad avere un frammento chiamato microcluster con un raggio dell’ordine dei 10 angstrom, osserviamo che dobbiamo prendere in considerazione una fisica differente da quella delle particelle fini.
La differenza sostanziale deriva dal postulato teorico parzialmente supportato dagli esperimenti che in linea di principio dice che sia possibile estrarre microcluster di forma e grandezza volute e che le loro proprietà possano essere misurate, mentre questo genere di misurazioni sono impossibili per le particelle fini. Tale postulato potrebbe essere giustificato considerando il fatto che gruppi di microcluster di una data forma regolare sono molto stabili se comparati con quelli di altre forme, il numero dei quali è piuttosto esiguo.
In contrasto con questo fatto, le particelle fini di forme differenti e di grandezza fissa che formano un grande agglomerato da permettere un trattamento statistico sono energeticamente pressoché degenerate. Ciò rende impossibile l’estrazione di particelle fini della forma voluta.
Prova definitiva si è ottenuta dal fatto che microcluster di metalli alcalini e nobili in forma di striscia di cluster, quando sono della grandezza dei cosiddetti numeri magici hanno una forma pressoché sferica. Un numero magico è una specifica grandezza N (cioè il numero di atomi nel cluster) dove si verificano anomalie di abbondanza negli spettri della massa.
Tale fatto sta a significare che i microcluster di quelle dimensioni sono relativamente stabili se comparati con quelli di grandezze vicine.
In buona sostanza nel microcluster gli ipotetici “elettroni” non sono più confinati nei singoli atomi di appartenenza, ma piuttosto che si muovono indipendentemente attraverso l’intero cluster stesso, come sopra descritto nel nostro nuovo modello quantico dove non ci sono elettroni, ma solo nuvole di energia eterica che scorrono dentro, verso il nucleo in conseguenza dell’effetto Biefield-Brown.
Il microcluster agisce quindi come un singolo atomo, con il centro del cluster che diventa simile al nucleo atomico caricato positivamente, all’interno del quale scorre l’energia caricata negativamente come già descritto nei comportamenti similfluidi dell’etere.
La simmetria dei microcluster dei metalli sembra rivelare che appartengano al mondo microscopico come gli atomi e le molecole, laddove invece le particelle fini appartengono al mondo macroscopico. Tale fatto risulta essere vero per certi aspetti, ma invece a temperature interne finite i microcluster possono apparire allo stato liquido quando vengono osservati nel mondo macroscopico.
I cluster risultano quindi interessanti da studiare dal momento che per piccoli cluster c’è la possibilità di creare effetti che riconducono a proprietà elettriche, magnetiche o altro, che sono piuttosto differenti da quelle delle molecole o della materia condensata.
Recentemente, si è discusso del fatto che le forme stabili dei microcluster siano date dai 5 poliedri di Platone: tetraedro, cubo, ottaedro, dodecaedro a pentagoni, icosaedro; e da due poliedri di Keplero a facce romboidali; il dodecaedro e il triacontaedro romboidali.
E’ molto importante notare che i tetraedri non riempiono completamente lo spazio, e che gli icosaedri, i decaedri trigonali e i dodecaedri pentagonali con simmetria rotazionale a cinque assi non sono strutture cristalline: essi non crescono secondo la struttura periodica della massa, per cui se il poliedro è una struttura non-cristallina, allora il microcluster sulla via per diventare massa, deve sottostare a una fase di transizione verso una struttura cristallina, per cui risulta sorprendente considerare che ad un livello decisamente troppo piccolo per l’occhio nudo gli atomi si raggruppano insieme in formazioni di Solidi Platonici perfetti.
Sfogliando rapidamente il testo di Sugano e altri, è notevole come emergano una gran quantità di diagrammi di atomi raggruppati in Solidi Platonici, la qual cosa ci dice che il raggrupparsi di un “numero magico” di atomi crea sempre una delle strutture geometriche sopra menzionate.
Certamente, l’idea di “supergusci” di elettroni suggerisce una fusione fluida di atomi a livello quantico, inoltre emerge che l’idea stessa di elettroni sia fallace come si evince dallo studio sui microcluster di Besley & C, dove si afferma che il modello “gelatinoso” nel quale elettroni “materiali” riempiono “gusci geometrici”, non funziona per quelli che sono conosciuti come metalli di transizione, e quindi dal momento che a questo punto non possono esistere elettroni individuali, Besley & C. ipotizzano l’esistenza di “esplicite forze multi-corpo angolo-dipendenti”, detto in breve: un modello quantico di “cristallo fluido” etereo.
Se ripensiamo ai risultati di questi studi sui microcluster, non dobbiamo dimenticare che i Solidi Platonici si formano molto facilmente facendo vibrare un regione sferica di un fluido, ed è piuttosto sorprendente che gli studiosi dei microcluster non sembrano aver notato questo collegamento.
Ora che abbiamo trattato dell’anomala situazione dei microcluster possiamo passare ad affrontare i problemi più convenzionalmente riconosciuti della formazione dei cristalli.
Il comune sale da tavola è l’esempio perfetto di come due elementi diversi, sodio e cloro, possano fondersi insieme e generare un Solido Platonico, in questo caso il cubo. Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno si uniscono in forma di tetraedro per creare la molecola dell’acqua, (che non è un cristallo allo stato liquido ma ha una molecola tetraedrica). I cristalli di fluoro formano un ottaedro.
Da notare che i cristalli che si formano con queste proprietà manterranno dappertutto al loro interno lo stesso modello, e sono simmetrici.
Una descrizione più tecnica è che i cristalli sono solidi che hanno superfici o facce piatte che si intersecano secondo angoli specifici, e sono ordinati a livello microscopico, per cui la nostra domanda chiave da ricordare qui dovrebbe essere:
perché i vortici di energia che sono sferici finiscono per unirsi insieme con questi angoli e schemi così geometricamente precisi?
La risposta naturalmente dovrebbe essere trovata nella comprensione dei Solidi Platonici come strutture di energia armonica dell’etere.
La definizione classica di Glusker e Trueblood di come si formino i cristalli è che essi sono prodotti da un assembramento di atomi che si ripete regolarmente, per cui ogni cristallo può essere visto come costituito dalla continua e ripetuta traslazione tridimensionale di un qualsiasi schema strutturale di base.
Il termine “traslazione” significa ruotare un oggetto specifico di un preciso numero di gradi, come ad esempio 180°, il che formerebbe un cristallo “a due direzioni” dal momento che ci sono due traslazioni di questo tipo in un angolo giro di 360°, così che “una traslazione ripetuta” significa che l’elemento strutturale di base (atomo o gruppi molecolari di atomi) che forma un cristallo può essere ruotato allo stesso modo più e più volte per formare lo schema ripetuto.
Il termine tecnico per un accomodamento così regolare è “periodicità”, che significa che un cristallo è fatto di una qualsiasi unità strutturale di base che si ripete infinitamente in tutte le direzioni, e che riempie tutto lo spazio al proprio interno.
Nella teoria classica della formazione “periodica” del cristallo, ogni atomo conserva la propria forma e dimensione originale e non influenza gli altri atomi a parte quelli ai quali è direttamente collegato.
E’ importante comprendere che il modello della periodicità ha funzionato molto bene in cristallografia, per cui ogni tipo di cristallo scoperto potrebbe essere analizzato e catalogato con questo metodo, gli angoli tra le sue facce potrebbero essere predetti in base a semplici principi geometrici, ed inoltre nel 1912 Max Von Laue scoprì un modo per utilizzare i raggi X per illuminare la struttura interna dei cristalli, creando quello che viene chiamato come “diagramma di diffrazione” in cui il diagramma appare come un assembramento di singoli punti di luce su uno sfondo scuro.
Questo fatto portò ad una intera scienza di “cristallografia a raggi X” che fu formalizzata da William H. e William L. Bragg, dove i punti di luce vengono analizzati geometricamente in relazione l’uno all’altro al fine di determinare cosa realmente sia la struttura di un vero cristallo.
Nei settant’anni successivi a questa scoperta, ogni diagramma di diffrazione che è stato analizzato dagli scienziati della scienza ufficiale si adattava perfettamente al modello della periodicità, cosa che portò all’inevitabile ed apparentemente semplice conclusione che i cristalli fossero un assembramento di singoli atomi in unità strutturali.
Una delle regole più puramente matematiche del modello della periodicità è che un cristallo può avere solo rotazioni (traslazioni) in 2, 3, 4 e 6 direzioni. In questo modello, se si ha un cristallo che è effettivamente fatto di singoli atomi o molecole in una struttura periodica ripetitiva, il cristallo non può avere una rotazione a 5 sensi o una rotazione in più di 6 direzioni, in quanto si presume che gli atomi mantengano le loro proprie identità puntiformi e che non si uniscano con altri atomi in un intero più grande.
Tuttavia, in termini puramente geometrici, il dodecaedro ha cinque assi di simmetria e l’icosaedro ha 5 e 10 assi di simmetria, tali Solidi Platonici soddisfano tutti i requisiti per la simmetria; per cui come sottolineato dal dr. Wolff non si può semplicemente impacchettare singoli atomi per creare una di queste forme, da qui a dedurre che il dodecaedro e l’icosaedro hanno la simmetria ma ancora non hanno la periodicità delle formazioni cristalline, perciò non c’era nessun indizio scientifico di allora che facesse credere che entrambe queste forme potessero comparire come strutture molecolari cristalline.
Ora riferendoci al famoso incidente di Roswell, secondo l’ex impiegato di Groom Lake / Area 51 Edgar Fouche, sui resti rinvenuti sono state trovate delle strutture molecolari che non soddisfano il modello convenzionale della periodicità cristallina.
Questi vennero riconosciuti e definiti come “quasi-cristalli”, dove in tali leghe uniche e molto strane per noi, apparvero le forme sia dell’icosaedro che del dodecaedro, simili a microcluster ad un più elevato ordine di grandezza.
Questi “quasi-cristalli” manifestavano molte strane proprietà come: estrema durezza, estrema resistenza al calore e non-conduttività elettrica, anche se normalmente i metalli presenti in queste formazioni sono dei buon conduttori! Diversamente dai microcluster, che pare si possano formare individualmente solo da “strisce di cluster”, i “quasi-cristalli” possono essere invece raggruppati insieme per formare delle leghe.
Fouche in alcune sue dichiarazioni afferma: “ho udito in alcuni dipartimenti segreti USA parole come Forze di Lorentz, detonazioni pulsanti, radiazioni ciclotroniche, generatori di campo a trasduzione di flusso quantico, lenti di energia di quasi-cristalli e ricevitori quantici EPR; dove i quasi-cristalli erano la chiave d’accesso ad un intero nuovo ramo di tecnologie per la propulsione e le comunicazioni. A tutt’oggi sono oggetto di forti pressioni affinché spieghi le eccezionali proprietà elettriche, ottiche e fisiche dei quasi-cristalli, ed il perché tali ricerche vengono tenute segrete”.
Quattordici anni di ricerche sui quasi-cristalli hanno permesso di stabilire l’esistenza di una ricca varietà di quasi-cristalli stabili e meta-stabili con cinque, otto, dieci e dodici assi di simmetria, con strane strutture (come il dodecaedro e l’icosaedro). Sembra che alcune leghe di quasi-cristalli ad alta resistenza siano già sul mercato su alcuni strumenti chirurgici, e sembra anche che il Teflon e il Kevlar siano entrambi frutto di retro-ingegneria in arrivo da questo particolare settore.
Fouche afferma ancora: “una delle storie che mi sono state raccontate più di una volta era che una delle coppie di cristalli usate nella propulsione dell’incidente di Roswell fosse un Cristallo di Idrogeno”. Sino a poco tempo fa creare un cristallo di idrogeno andava oltre le nostre conoscenze scientifiche, ora la situazione è cambiata, in un Programma Black Top Secret, sotto la DOE, è stato scoperto un metodo per produrre cristalli di idrogeno, e sembra che la produzione sia iniziata nel 1994.
Sembra che il lattice di quasi-critalli di idrogeno ed un altro materiale non nominato formavano le basi per la propulsione a scudo plasmatico del velivolo di Roswell, che era una parte integrante del sistema di spostamento di tipo bio-chimico del veicolo spaziale.
Dopo 35 anni di segrete ricerche sui materiali di Roswell, coloro che avevano recuperato queste tecnologie sembra abbiano ancora molti enigmi irrisolti su quanto hanno trovato, ed è stato giudicato prudente introdurre i quasi-cristalli nel mondo non scientifico con una certa gradualità.
Dan Schechtman è stato insignito dell’onere/onore di aver scoperto (o di aver avuto la possibilità di ri-scoprire) i quasi-cristalli l’8 Aprile 1982 con una lega Alluminio-Manganese (Al6Mn) che all’inizio era allo stato di liquido fuso e che se poi veniva raffreddata molto velocemente si verificava la produzione di cristalli in forma di icosaedro.
Come abbiamo detto, con l’avvento dei quasi-cristalli, sono apparsi sia il dodecaedro che l’icosaedro, insieme ad altre inusuali forme geometriche, che in qualche modo completano la comparsa di tutti e cinque i Solidi Platonici nel mondo molecolare.
Il problema qui è che non si possono creare tali cristalli usando singoli atomi uniti, secondo A.L. Mackay, uno dei modi per includere la simmetria a cinque assi nella definizione cristallografica è “l’abbandono dell’atomicità”, proprio come nei “microcluster”.
Strutture frattali con cinque assi ovunque richiedono che vengano abbandonati gli atomi di grandezza finita, questo non è un assunto realistico per i cristallografi del mondo, ma i matematici sono liberi di esplorarlo.
Ciò che questo suggerisce è che, similmente ai microcluster, pare che i quasi-cristalli non abbiano più atomi individuali, ma piuttosto che gli atomi si siano fusi insieme in una unità attraverso l’intero cristallo, cosa impossibile da credere per i cristallografi, in realtà è tra le quattro più semplici potenziali soluzioni al problema di A. L. Mackay, poiché include la semplice geometria tridimensionale e si correla con le nostre osservazioni sui microcluster; ed ancora dal momento che i cristalli sono molto reali, l’unico grande ostacolo da superare è la nostra fissazione sulla credenza che gli atomi siano costituiti dalle così dette “particelle”.
Un altro esempio in tal senso si ha nel Condensato di Bose-Einstein del 1925, dove viene dimostrato per la prima volta che in un gas un grande gruppo di atomi si comporta come se fosse una particella singola, con ogni atomo che lo compone che sembra occupi simultaneamente tutto lo spazio e tutto il tempo attraverso l’intera struttura. Le varie parti del sistema agiscono rigorosamente come un intero unificato, perdendo ogni segno di individualità. Questa è la vera proprietà richiesta a un superconduttore per esistere. (Un superconduttore è una sostanza che conduce elettricità senza perdita di corrente).
Tipicamente un condensato di Bose-Einstein può essere formato solo a temperature estremamente basse, e possiamo anche osservare che è un processo simile a quello che avviene nei microcluster e nei quasi-cristalli, dove non esiste più un senso di identità atomica individuale.
Un altro processo simile avviene anche nella luce laser, conosciuta come luce “coerente”, dove l’intero fascio di luce si comporta come se fosse un unico “fotone” nello spazio e nel tempo; in un fascio laser non c’è nessun modo per separare fotoni individuali.
Riassumendo sinteticamente dalle soprastanti descrizioni scientifiche si evince il fatto che:
1) L’atomo è un vortice eterico con simmetria sferica con un asse centrale che va a formare un toroide sferico.
2) L’effetto Biefield-Brown prova che la soluzione al mistero della “polarità di carica” è data dal fatto che l’energia eterica sta fluendo attraverso le nuvole di elettroni verso l’interno del nucleo.
3) Il dott. Ginzburg con i suoi aggiustamenti alle equazioni della relatività produsse un modello che spiega perfettamente i comportamenti della materia osservati in laboratorio da Kozyrev, cioè perdita di massa ed energia quando viene accelerata vicino alla velocità della luce.
Tenendo conto di queste tre affermazioni, e di tutto quanto sopra descritto, vedi: microcluster, quasi-cristalli ecc. possiamo arrivare a comprendere molto più profondamente l’importanza ed il ruolo strategico dei Solidi Platonici nel reame quantico.
Nella continuazione per il completamento del nostro “puzzle scientifico”, possiamo ora introdurre il lavoro di Rod Johnson con la sua “fisica sequenziale”che fondamentalmente dice:
1) Non esistono particelle “solide”, ma solo raggruppamenti di energia.
2) Ogni misurazione quantica può essere spiegata geometricamente, come una forma di campi energetici strutturati e intersecanti.
3) Gli atomi in realtà sono forme di energia torsionale in forma di Solidi Platonici, direzionati specificatamente nel verso di torsione dell’ottaedro e del tetraedro, con ogni forma di vibrazione/pulsazione che corrisponde a una differente densità principale dell’etere.
4) Tutti i livelli di densità o dimensioni nell’intero Universo sono strutturati da questi due livelli principali (ottaedro e tetraedro) di etere, che sono in continua interazione fra loro.
Significativamente un sempre maggior numero di teorici “illuminati” stanno già sforzandosi verso un modello della fisica a “rete di particelle”, basata sulla teoria delle Superstringhe, dove tutta la materia dell’Universo è in qualche modo un elemento di una matrice geometrica interconnessa. Tuttavia gli scienziati convenzionali, poiché non hanno ancora visualizzato i Solidi Platonici che sono annidati uno dentro l’altro, che condividono un asse comune e che sono capaci di contro-rotazione e/o torsione, hanno un po’ perso il quadro reale e completo del reame quantico.
Ancora una volta proveremo a rendere le cose semplici facendo inizialmente una presentazione generale del modello di Johnson su quanto avviene a livello quantico, discutendo poi la prova scientifica che lo avvalora.
Cominciamo il nostro excursus sui principi fondamentali del modello con un’illustrazione del tetraedro intrecciato, disegnato per mostrare molto chiaramente come si presenta tridimensionalmente.
Risulta di vitale importanza avere una immagine ben chiara di questa struttura prima di cominciare ad immaginare un ottaedro che vi si adatta all’interno.
Possiamo chiaramente vedere che ci sono due tetraedri nell’immagine, uno con la punta rivolta in alto e l’altro con la punta verso il basso, e ricordiamo anche che esso è perfettamente inscritto in una sfera.
Figura: Il tetraedro intrecciato
Tenendo in mente questa struttura, consideriamo i seguenti punti del modello:
1) Il tetraedro e l’ottaedro sono torsionali l’uno nell’altro (cioè ruotano l’uno nel senso inverso all’altro) a livello quantico.
2) Entrambi hanno una simmetria sferica intorno ad un centro comune.
3) Il tetraedro e l’ottaedro rappresentano due livelli primari della densità dell’etere esistente nell’Universo, i quali potrebbero essere chiamati come A1 ed A2.
4) Il campo dell’ottaedro sta perfettamente nel centro del campo del tetraedro, e pertanto è più piccolo di diametro come si può vedere nella seguente figura:
Figura: L’ottaedro (des.) e la sua inscrizione nel tetraedro intrecciato (sin.)
La figura ci mostra l’ottaedro dentro al tetraedro intrecciato, che a sua volta è dentro a un cubo. Inizialmente è piuttosto difficoltoso cercare di immaginare l’ottaedro come un oggetto libero che può contro-ruotare dentro al tetraedro intrecciato.
Effettivamente in questa forma le due geometrie sono completamente bilanciate e integrate, ma comunque la parte più importante della fisica di Johnson sta nel capire che l’ottaedro è staccato ed agisce quindi separatamente dal campo del tetraedro ruotando nella direzione opposta, per cui ci possono essere solo otto possibili posizioni in “fase” che le due geometrie posso assumere prima di tornare nuovamente nell’armonia primaria che possiamo notare ossevando la figura soprastante.
Al fine di avere una posizione in fase, le due geometrie devono avere un certo grado di diretto contatto l’una con l’altra, cioè linea su linea o punto su punto, ed il seguente diagramma di “fase” illustra graficamente quanto detto:
Figura: Le otto “posizioni di fase” create dalla contro-rotazione dell’ottaedro e del tetraedro.
Ciò che vediamo in questo diagramma sono due onde semplici: l’onda più piccola che si adatta ad ognuno dei quattro cerchi principali e che rappresenta la rotazione dell’ottaedro, e l’onda più grande, esterna ai confini del cerchio principale, che rappresenta la contro-rotazione del tetraedro. Questo diagramma è di gran lunga il modo più facile di rappresentare come e dove il tetraedro e l’ottaedro si ricongiungeranno, ed è basato sulla “fisica delle fasi”, che fu esplorata per primo da Kenneth Geddes Wilson come metodo per mappare relazioni geometriche a larga scala con i movimenti d’onda dove ognuna delle otto differenti “posizioni di fase” rappresenta un diverso elemento, come viene mostrato nella figura seguente:
Figura: Come si relazionano le otto “posizioni di fase” con le strutture di base dei cristalli.
Quindi, per continuare:
1) Il tetraedro e l’ottaedro sono entrambi sotto alta pressione, il tetraedro preme verso l’ottaedro, molto similmente a come le nuvole di elettroni negativi premono verso il nucleo positivo
2) Questa pressione può essere rilasciata solamente quando un nodo o una linea di un solido attraversa un nodo o una linea dell’altro solido, aprendo una porta per far fluire l’energia.
Il modo più semplice per visualizzare tale “porta” che si apre potrebbe arrivarci dal semplice esperimento di ritagliare un buco in un pezzo di cartone, accendere un asciugacapelli e tenerne il suo becco contro il cartone facendolo scivolare verso il buco, potremmo qui constatare che finché il becco non avrà raggiunto il buco l’aria non avrà nessun posto dove andare facendo surriscaldare il motorino, ma una volta che il becco avrà raggiunto il buco e quindi l’aria troverà un posto dove andare, la pressione subito si allenterà ed il motorino si rilasserà.
Anche nell’atomo per via dell’effetto di Biefield-Brown, la pressione nelle nuvole degli elettroni cerca sempre di scorrere verso il nucleo, e sino a quando le geometrie non collimano tale pressione rimane intrappolata; in tal senso le linee e i nodi delle forme geometriche posso essere viste come i “buchi” che si materializzano nei campi sferici annidati, che permetteranno alla pressione che scorre all’interno di fuoriuscire.
Dunque queste sono le geometrie che si formano nelle “bolle di campo” di quelli che ora chiameremo rispettivamente etere 1 (A1), ed etere 2 (A2), che nelle antiche tradizioni spesso venivano visti come la “forza positiva” e la “forza negativa”.
Questo fatto ci risolve il problema di pressione che deriva dalla combinazione di geometrie, ma non ci risolve il problema della pressione che si crea dalle forze di contro-rotazione tra il tetraedro e l’ottaedro.
Possiamo quindi dedurre che sino a quando il maggior numero possibile di “buchi” non si saranno allineati tra le due geometrie al punto di ottava del bilancio geometrico, l’intera pressione esterna non potrà fluire verso il centro; per cui quando le due forme si agganceranno insieme in periodi di valenza che non sono al punto di ottava, la contro-rotazione di A1 e A2 non sarà pienamente bilanciata, causando un ulteriore pressione e mancanza di simmetria; per cui A1 ed A2 rimarranno “ingessati” in tale posizione sbilanciata, sino a quando non interverranno altre forme di energie esterne a portare un altro stato di equilibrio.
La maggior parte degli elementi sulla Tavola Periodica degli Elementi di Mendeleyev risultano essere “ingessati” in questa maniera, e quindi instabili.
In questa situazione, che si verifica in modo del tutto naturale, gli elementi non radioattivi sono organizzati da sinistra a destra della tavola in gruppi di otto, essi si muovono da una posizione di instabilità e di mancanza di simmetria a sinistra verso una posizione di estrema simmetria cristallina e di bilancio geometrico a destra.
Nel modello di Johnson, è solo quando ci muoviamo verso l’Ottava posizione di fase della contro-rotazione che le geometrie riguadagnano nuovamente il loro bilanciamento perfetto.
La prima forma di legame che può avvenire è conosciuta come legame covalente, tale nome è usato da quando si credeva che i “legami di valenza” delle nuvole di elettroni fossero condivise dagli atomi in questione, ma come abbiamo potuto constatare non esistono elettroni visti come singole “particelle”, ma bensì esiste il completamento della simmetria geometrica tra gli eteri A1 ed A2, intesi anche come i tetraedri e ottaedri annidati che formano questo legame.
Nel modello di Johnson tutti gli elementi sono semplicemente mescole diverse di A1 ed A2, rappresentate dai tetraedri ed ottaedri annidati e bloccati in differenti posizioni.
L’esempio più semplice per vedere tale realtà universale, è analizzare l’atomo di ossigeno che è naturalmente attratto da due singoli atomi di idrogeno i quali vanno a formare una molecola d’acqua (H20) che è a forma di tetraedro.
L’altra possibilità di legame semplice in chimica è conosciuta come “legame ionico” che si crea per una differenza di carica polare, dove un negativo attrae un positivo. Quando un elemento ha una carica non bilanciata è noto come ione, da cui il termine di legame ionico.
L’esempio migliore potrebbe essere il cloruro di sodio o sale (Na+Cl-) che forma un cubo o un ottaedro, in questo caso è la differenza di pressione tra ioni positivi e negativi ciò che li fa attrarre insieme.
Il legame ionico può avvenire anche quando singoli atomi di un particolare elemento sono attratti l’uno all’altro e si legano insieme a due a due, creando così simmetria, l’esempio più semplice di questo caso è la molecola di ossigeno gassoso ( O2).
Quindi secondo la fisica di Johnson, abbiamo visto che per descrivere la struttura atomica ci ritroviamo con otto posizioni di base o fasi, nelle quali il tetraedro e l’ottaedro possono trovare le loro varie combinazioni, tuttavia sappiamo che otto condizioni geometriche di base non sono sufficienti per formulare l’intera Tavola Periodica; per cui ci devono essere altre proprietà addizionali al fine di produrre la completa tavola degli elementi che ci ritroviamo in natura.
Figura: Contrazione di frequenza del tetraedro (sin.) nell’ottaedro (des.)
Ecco la chiave:
1) Entrambe le geometrie sono anche in grado di espandersi e contrarsi sui loro centri.
2) Tale fatto viene interpretato come un cambio nella loro frequenza.
3) Quando cambiano frequenza, formano diversi tipi di solidi geometrici.
Questi solidi non sono solo quelli Platonici, bensì possono avere anche altre forme, come i solidi di Archimede, e sono tutti correlazionati da formazioni imparentate al tetraedro e all’ottaedro.
Come si può dedurre dalla figura soprastante contrarre una forma geometrica è semplice come dividere ognuna delle sue linee in due o più parti di uguale lunghezza e poi unire i punti insieme. Sezionare ogni linea in due parti si chiama divisione di “seconda frequenza”, così come sezionarle in tre parti si chiamerebbe divisione di “terza frequenza”.
Cominciando dal tetraedro Buckminster Fuller dimostrò che con questo processo di espansione e contrazione di frequenza si potevano creare fino a dieci frequenze e/o forme geometriche differenti, tale fatto risulta essere un aspetto centrale delle scoperte di Johnson.
Per esempio, è risaputo che la potente forza nel nucleo dell’atomo è esattamente dieci volte più potente della debole forza delle nuvole elettroniche, dove il nucleo rappresenta il più grande livello di geometria ripiegata e quindi al più alto livello di frequenza di contrazione.
Quello che dobbiamo fare è combinare le otto fasi della geometria contro-rotazionale con le varie frequenze della geometria che possono emergere dalla contrazione e dall’espansione, con tale principio l’intera Tavola Periodica può essere ridisegnata, e si può anche predire se l’elemento sarà un solido, un liquido o un gas, e quali saranno i suoi punti congelamento, fusione ed evaporazione.
Johnson rimanda gli interessati al lavoro di James Carter, che fu capace di restituire l’intera Tavola Periodica per mezzo di diagrammi a movimento spirale che chiamò “cicloni”, sorprendentemente i “cicloni” di Carter sono formazioni toroidi sferiche.
Non pare che Carter sapesse cosa fossero le “rotazioni nelle rotazioni” spiraliformi, cicliche e arricciate quando li stava disegnando tra i cicloni per mostrare i vari elementi, semplicemente essi dovevano esistere per “moto assoluto”.
La costante di Plank e la natura quantizzata della luce ci insegnano che la radiazione di calore e la luce siano causate sempre dal passaggio di scoppi di energia elettromagnetica conosciuti come “fotoni”, tuttavia prima del 1900 non si pensava che luce ed il calore si muovessero in unità separate di fotoni, ma piuttosto in fasci piccoli, fluenti ed ininterrotti.
Il fisico Max Planck fu il primo a scoprire che luce e calore in effetti si muovono in “pulsazioni” o “pacchetti” di energia al livello più minuscolo che si calcola essere circa 10-32 centimetri, per visualizzare tale grandezza di oscillazione come esempio il nucleo di un atomo a confronto è grande come un pianeta!
Planck scoprì che questa relazione tra la velocità di oscillazione e la grandezza del pacchetto rimane sempre costante indipendentemente dalla misura, per cui se si ha una oscillazione più veloce si avranno pacchetti più grandi, e se si hanno oscillazioni più piccole si avranno pacchetti più piccoli.
Questa relazione costante tra velocità di oscillazione e grandezza del pacchetto è conosciuta come Legge dello Spostamento di Wien, e Planck scoprì che questa relazione era espressa da un unico numero, che è conosciuto come la “Costante di Planck”.
Un articolo di Caroline Hartmann nell’edizione del Dicembre 2001 del 21st Century Science and Technology trattava specificatamente le scoperte di Max Planck, e rivelava che il puzzle creato dalle sue scoperte rimane per ora a suo avviso irrisolto, e dice: “oggi siamo indaffarati nel continuare le ricerche di scienziati come Curies, Lise Meitner e Otto Hahn per una visione più approfondita nella struttura atomica, ma le domande fondamentali continuano ad essere: quale è la causa del moto degli elettroni? Tale moto è causato da qualche legge geometrica? Perché certi elementi sono più stabili di altri?”
Proveremo qui sotto a dare delle risposte alla Hertmann, tenendo presente che le scoperte di Planck giunsero dagli studi sulla radiazione di calore ed il paragrafo introduttivo del suo articolo è una descrizione perfetta di quanto lui avesse compiuto.
Cent’anni fa, il 14 Dicembre 1900, il fisico Max Planck (1858-1947) annunciò in un discorso davanti alla Kaiser Wilhelm Society di Berlino la sua scoperta di una nuova formula di radiazione, che avrebbe potuto descrivere tutte le regolarità osservate quando la materia veniva scaldata e cominciava a irradiare calore di vari colori. La sua nuova formula comunque poggiava sull’assunto importante che afferma che l’energia di questa radiazione non è continua, ma avviene solo tramite l’emanazione di pacchetti di una certa dimensione.
La difficoltà stava in come rendere intelligibile l’assunto che stava dietro a tale formula, e cioè: cosa si intende con “pacchetti di energia”, che non sono neanche costanti ma variano proporzionalmente con la frequenza dell’oscillazione (Legge dello Spostamento di Wien).
La Hartmann continua poco dopo: “Planck sapeva che in Natura ogni volta che si giunge ad un problema apparentemente insolubile, dietro ci deve essere un più alto e complesso insieme di leggi; in altre parole, ci deve essere una “differente geometria dell’universo” rispetto a quella assunta prima”.
Planck insisteva sul fatto che la validità delle equazioni di Maxwell dovesse essere riveduta, perché la fisica aveva raggiunto un punto in cui le cosiddette leggi “fisiche” non erano più universalmente valide.
Il fulcro del lavoro di Planck può essere affermato in una semplice equazione, che descrive come la materia radiante rilasci energia in “pacchetti” o esplosioni: E=hv, dove E equivale all’energia che si ricava dalla misurazione, v è la frequenza di vibrazione della radiazione che rilascia l’energia, e h è la “Costante d Planck” che regola il flusso tra v ed E.
La costante di Planck vale 6,626, ed è una costante adimensionale, cioè esprime semplicemente un puro rapporto tra due valori, e non serve assegnargli una ulteriore categoria di misurazione specifica. Planck non ha trovato questa costante per magia, ma piuttosto l’ ha laboriosamente ricavata studiando radiazioni derivate da molte diverse sorgenti di calore.
Questo è il primo grande mistero che Johnson ha chiarito con la sua ricerca; egli ci ricorda che per misurare la costante di Planck è stato utilizzato il sistema di coordinate Cartesiane che prende il nome dal suo fondatore Rene Descartes (Cartesio), il quale afferma che per misurare lo spazio tridimensionale si usano i cubi, il che significa di avvalersi semplicemente di misure come la lunghezza, la larghezza e l’ altezza.
Negli esperimenti di Planck per misurare l’energia che passava attraverso una certa zona di spazio veniva impiegato un piccolo cubo, al quale veniva assegnato un valore del volume pari a uno (1) per banale semplicità. Tuttavia, quando Planck scrisse la sua costante non volle che fosse un numero decimale, così trasformò il valore del volume del cubo in 10, che rese la costante 6,626 anziché 0,6626.
Possiamo quindi notare che a seconda della grandezza del pacchetto che viene rilasciato, sarà necessario misurarlo con un cubo di grandezza diversa, ed ancora qualsiasi cosa si trovi all’interno del cubo avrà sempre un rapporto pari a 6,626 unità rispetto ad un cubo del volume di 10 unità, indipendentemente dalle grandezze considerate.
A questo punto dovremmo notare che il valore di 6,626 è molto vicino a 6,666, che è esattamente 2/3 di 10, e quindi dovremo allora chiederci: “Cosa c’è in fisica atomica di tanto importante nel rapporto matematico di 2/3?”
Basandoci su semplici principi geometrici spiegati da Fuller ed altri, sappiamo che quando si inscrive perfettamente un tetraedro in una sfera esso riempirà esattamente un terzo del suo volume totale.
Il fotone in realtà è composto da due tetraedri uniti insieme, come vediamo nella figura sottostante, i quali passano insieme attraverso un cubo la cui grandezza è sufficiente a misurarne solo uno alla volta; per cui risulterà che il volume totale (energia) che passa attraverso il cubo sarà due terzi (6,666) del volume totale del cubo, al quale Planck aveva assegnato il valore 10.
Figura: Due tetraedri uniti con una faccia in comune a formare un fotone misurato dalla costante di Planck.
Buckminster Fuller fu il primo a scoprire che il fotone in realtà era composto da due tetraedri uniti in questo modo, e lo annunciò al mondo al Planet Planning del 1969, dopodiché fu ovviamente dimenticato.
La sottile differenza di 0,040 tra il “puro” 6,666 o 2/3 ed il 6,626 della costante di Planck è causato dalla permettività dello spazio vuoto, che assorbe una parte dell’energia coinvolta.
Questa “permettività del vuoto” può essere calcolata precisamente da quella che è conosciuta come equazione di Coulomb; per metterla in termini semplici: l’energia eterica del “vuoto fisico” assorbirà una piccola parte di qualunque energia lo attraversi.
Ciò significa che esso permetterà il passaggio di un po’ meno energia di quella che è stata originariamente rilasciata, e quindi una volta che ci caliamo nell’equazione di Coulomb i numeri funzionano perfettamente, inoltre se misuriamo lo spazio usando coordinate tetraedriche anziché cubiche, allora la necessità dell’equazione di Planck E=hv decade, perché ora si misurerà che l’energia è la stessa in entrambi i lati dell’equazione, così E (energia) equivarrà a v (frequenza) senza bisogno di “costanti” nel mezzo.
Le “pulsazioni” di energia che sono state dimostrate dalla costante di Planck sono conosciute ai fisici quantici come “fotoni”; normalmente noi siamo portati a pensare ai fotoni come “trasportatori” di luce, ma nella realtà quella è solo una delle loro funzioni di maggior importanza quando gli atomi assorbono o rilasciano energia.
Ricerche come quelle del dott. Milo Wolff ci ricordano che l’unica cosa che sappiamo per certo a proposito del termine “fotone” è che si tratta di un impulso che viaggia attraverso il campo di energia dell’etere/punto-zero.
Ora possiamo comprendere che questa informazione possiede una componente geometrica, che suggerisce che anche gli atomi debbano possedere tale geometria.
Un’altra anomalia recentemente scoperta ci mostra che esiste geometria a livello quantico è il Teorema di Ineguaglianza di Bell, il quale enuncia che due fotoni che vengono rilasciati in direzioni opposte emessi da uno gruppo di atomi separato che viene eccitato, dove entrambi i gruppi atomici sono composti da atomi identici, e quindi entrambi decadono alla stessa velocità. Tale coppia di fotoni emessa con le stesse qualità energetiche, rilasciati contemporaneamente in due direzioni opposte, entrambi passati attraverso filtri di polarizzazione che dovrebbero cambiare la loro direzione di movimento, in realtà compie esattamente la stessa deviazione angolare nello stesso istante, e questo fenomeno avviene indipendentemente dalle differenze di angolazione degli specchi.
Sul Teorema di Ineguaglianza di Bell il più recente esperimento di Aspect, Dalibard e Roger ha utilizzato interruttori ottico-acustici alla frequenza di 50Mhz che variavano l’assetto dei polarizzatori durante il volo dei fotoni, per eliminare completamente ogni possibilità di effetti locali di un rivelatore sull’altro.
I risultati sperimentali ottenuti sul Teorema di Bell, implicano che parti dell’universo siano connesse in modo intimo e/o superiore al nostro modo di sentire e vivere nella massa; tali connessioni risultano essere di importanza fondamentale per capire nell’intimo la teoria dei quanti.
Tale problema è stato analizzato a fondo da: Wheeler & Zurek 1983, d’Espagnat 1983, Herbert 1985, Stapp 1982, Bohm & Hiley 1984, Pagels 1982, e altri per ora senza soluzione, e comunque questi autorevoli uomini di scienza tendono ad essere d’accordo sulla seguente ipotesi descrittiva sulle connessioni non-locali: collegano eventi in luoghi separati in assenza di campi o materia conosciuti, non diminuiscono con la distanza; un milione di miglia vale quanto un centimetro, agiscono a velocità superiori di quella della luce. Tale assunto, all’interno della struttura della fisica tradizionale delle “particelle”, risulta essere un fenomeno come minimo sconcertante.
Ciò che ci mostra il Teorema di Bell è che i “fotoni” energeticamente appaiati in realtà sono uniti insieme da una singola forza a forma geometrica come il tetraedro, che continua ad espandersi ad una grandezza maggiore non appena i fotoni si separano, per cui tali fotoni continueranno a mantenere la stessa posizione di fase angolare relativamente l’uno all’altro mentre la geometria che c’è tra loro si espande.
Il nostro prossimo campo di investigazione è l’onda elettromagnetica che possiede due componenti: l’onda elettrostatica e l’onda magnetica, che si muovono insieme in modo che le due onde sono sempre perpendicolari l’una all’altra. Per visualizzare quello che avviene qui, Johnson ci chiede di prendere due matite di lunghezza uguale e tenerle perpendicolari l’una all’altra, utilizzando anche la lunghezza stessa della matita per stabilire la distanza che le deve separare:
Figura: Due matite poste relativamente a 90°, tenute a distanza equidistante
Ora possiamo connettere ogni punta della matita superiore con ogni punta della matita inferiore creando un oggetto a quattro facce composto di triangoli equilateri tra le due matite, ottenendo quindi un tetraedro. Potremmo seguire lo stesso procedimento con l’onda elettromagnetica, tenendo l’altezza totale dell’onda elettrostatica o magnetica (che hanno entrambe la stessa altezza o ampiezza) come nostra lunghezza di base, come mostrato nella figura soprastante con le matite, nella figura sottostante possiamo invece vedere come l’onda elettromagnetica in realtà stia tracciando su se stessa un tetraedro “nascosto” (potenziale), e quando andremo ad unire insieme le linee utilizzeremo ancora lo stesso procedimento:
Figura: La relazione tetraedrica nascosta nell’onda elettromagnetica.
Figura: Il tetraedro osservato nell’organizzazione “Eightfold Way” dei “quark” di Gell-Mann
L’enigma successivo ci viene quando studiamo le “particelle” subatomiche chiamate “quark” che emergono quando una struttura atomica viene frantumata creando brevi piste che volano via dal normale schema di “particella” a spirale in una camera a bolla; essi dovrebbero scomparire molto rapidamente dopo essere stati rilasciati la prima volta, la geometria dei loro movimenti fu analizzata attentamente dal momento che l’unica cosa che si può realmente rilevare in un’analisi a traccia di vapore sono differenti forme geometriche di movimento. Furono quindi scoperte molte differenti forme di “quark”, ognuna con proprietà geometriche diverse, ingannevolmente chiamate come “color”, “charm” e “strangeness”. Murray Gell-Mann fu il primo a scoprire un modello unificato che mostrasse come tutte queste proprietà geometriche differenti fossero correlate, e lo chiamò “Eightfold Way” (letteralmente “sistema a otto pieghe”, N.d.T.).
La struttura geometrica unificata che vediamo nella figura sopra esposta è sorprendentemente un tetraedro, il che sta a significare che ogni punto è ovviamente un “quark” differente; Johnson ci dice che i “quark” vengono rilasciati quando il flusso di energia eterica del tetraedro all’interno dell’atomo viene improvvisamente frantumato; succede che per un breve istante, i frammenti di energia frantumata che vengono rilasciati continueranno a fluire con le stesse proprietà geometriche/rotatorie che avevano quando erano fuse nell’atomo, ma in seguito si dissolveranno molto velocemente nell’etere.
Quando si frantuma un atomo non si vedono necessariamente tutti i diversi tipi di “quark”, dal momento che l’angolo col quale l’atomo viene frantumato determina quanta parte della sua unità geometrica interna verrà rilasciata, ed ecco perché i quark devono essere diligentemente studiati in modo separato.
In modo ancor più interessante, nel modello di Gell-Mann esistono anche altre frequenze geometriche “ripiegate” come il cubottaedro; questo tetraedro è solo una delle tre differenti gerarchie che egli ha scoperto; ed ancora, la corrente scientifica principale vede la Eightfold Way di Gell-Mann nient’altro come una organizzazione geometrica conveniente, ma senza altro significato che quello.
Il dott. Milo Wolff allude al fatto che la geometria potrebbe essere la soluzione per comprendere la struttura delle “risonanze dello spazio nucleare” nel reame quantico: “Un interessante indagine sarebbe di vedere se si può trovare un modo per accordare le risonanze dello spazio nucleare con la spiegazione della teoria del gruppo dello zoo della particella nucleare. Uno dei nomi di quella teoria è la Eightfold Way scoperta da Gell-Mann e Neeman nel 1960. Essa usa i raggruppamenti geometrici delle varie particelle per determinare i loro parametri: rotazione, parità, numeri isotopi e numeri di stranezza. La teoria del gruppo non ha ancora rivelato una struttura fisica come del tipo della risonanza di spazio. Se c’è una relazione è logico aspettarsi che le soluzioni della equazione d’onda SR abbia proprietà ortogonali che concordino con la Eight-fold Way”.
Figura: Angoli di rotazione di 180° degli elettroni causati da impulsi che si muovono sulle forme di energia ottaedriche
A tal proposito Il dott. R.B. Duncan ha pubblicato un lavoro on-line molto dettagliato e meticoloso che spiega che la struttura dell’atomo è basata sulla teoria della geometria di gruppo che Wolff stava menzionando qui sopra. Duncan aveva lavorato su questo problema per trent’anni della sua vita prima di pubblicare una soluzione che vediamo schematizzata nella figura soprastante.
La prossima prova che dobbiamo prendere in considerazione è la rotazione. I fisici hanno riconosciuto per molti anni fino ad oggi che le particelle d’energia quando viaggiano “ruotano”, per esempio, sembra che “gli elettroni” continuino a fare giri rapidi di 180° o “mezze rotazioni” quando si muovono nell’atomo. Si sono visti spesso i “Quark” fare “un terzo” o “due terzi” di rotazione quando viaggiano, cosa che ha permesso a Gell-Mann di organizzare i loro movimenti nel tetraedro e in altre geometrie. Nessuno nella scienza ufficiale ha proposto una spiegazione veramente adeguata del perché questo avvenga.
Il modello di Johnson mostra che la rotazione di 180° delle nuvole di elettroni è causata dal movimento dell’ottaedro, come si vede nella figura sopra esposta.
Risulta importante comprendere che il movimento di 180° proviene in realtà da due giri di 90° per ogni ottaedro. L’ottaerdro deve “slittare all’indietro” di 180° per rimanere nella stessa posizione nella matrice della geometria che lo circonda. Il tetraedro deve fare giri o 120° (1/3 di rotazione) o 240° (2/3 di rotazione) al fine di conservare la stessa posizione.
Questo concetto sarà spiegato in modo più semplice più sotto. (Altri teorici dell’etere come Wolff, Crane, Ginzburg e Krasnoholovets hanno la loro personale spiegazione basata sul flusso fluido per il fenomeno del mezzo-giro).
Anche l’enigma del movimento a spirale delle onde torsionali si spiega con il medesimo processo, in qualsiasi punto si trovi nell’Universo, in quanto che anche nello “spazio vuoto” l’etere starà sempre pulsando in queste forme geometriche, formando di fatto una matrice.
Perciò ogni impulso di movimento che viaggia attraverso quell’etere dovrà tracciare un percorso attraverso le facce di questi “cristalli fluidi” geometrici nell’etere; ed è così che viene spiegato perché il movimento a spirale delle onde torsionali è causato dalla semplice geometria attraverso cui deve passare forzatamente durante il suo spostamento.
Sebbene si sia fatto tutto il possibile per rendere la descrizione soprastante semplice, la costante della struttura fine è un problema più difficile da visualizzare in quanto che tale costante è un altro aspetto della fisica quantica di cui poche persone della corrente scientifica ufficiale hanno mai neanche sentito parlare, dal momento che tratta un argomento imbarazzante e totalmente inspiegabile per la scienza ufficiale che aderisce ai modelli basati ancora sulle “particelle”.
Immaginiamo che una nuvola elettronica sia come una palla di gomma flessibile, e ogni qual volta che un “fotone” di energia viene assorbito o rilasciato (noto come accoppiamento), la nuvola si stiri e si fletta come se avesse rimbalzato. La nuvola elettronica sarà sempre “colpita” con una relazione fissa, esatta e proporzionale alla grandezza del fotone, il che significa che se si hanno fotoni più grandi si otterranno “urti” più grandi nella nuvola elettronica, e se si hanno fotoni più piccoli si otterranno “urti” più piccoli nella nuvola elettronica. Tale relazione rimane costante indipendentemente dalla grandezza, il che significa che la costante della struttura fine è un altro numero adimensionale tipo la costante di Planck.
Questa costante è stata continuamente studiata con analisi spettroscopiche, ed il grande fisico Richard P. Feynman ha spiegato il mistero nel suo libro “The Strange Theory of Light and Matter”, ricordando che la parola “accoppiamento” significa semplicemente l’unione o la separazione di un fotone ed un elettrone.
C’è una questione più profonda e bella associata con la costante di accoppiamento sopra osservata, che dice che l’ampiezza di un elettrone reale per emettere o assorbire un reale fotone è rappresentata da un semplice numero che è stato determinato in modo sperimentale ed approssimativo in 0,08542455.
I fisici classici non riconosceranno questo numero, perché a loro piace ricordarlo come l’inverso del suo quadrato: circa 137,03597 con un’approssimazione di circa due nell’ultima cifra decimale. Questo numero è stato sempre un mistero sin da quando è stato scoperto più di cinquanta anni fa, e tutti i buoni fisici teorici mettono questo numero in cima alla loro bacheca e se ne occupano.
Immediatamente vorreste sapere da dove proviene questo numero di accoppiamento: è in relazione a pi o forse la base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa, è uno dei più grandi maledetti misteri della fisica: un numero magico che ci arriva senza ancora comprensione per l’uomo.
Si potrebbe dire che la mano di Dio ha scritto quel numero, e noi non sappiamo come Egli abbia mosso la Sua matita; sappiamo che tipo di balletto sperimentale fare per misurare questo numero molto accuratamente, ma non sappiamo che tipo di balletto fare su un computer per farlo saltar fuori: senza inserircelo segretamente.
Nel modello di Johnson il problema della costante della struttura fine ha una soluzione molto semplice ed accademica. Come abbiamo detto, il fotone viaggia come due tetraedri che sono appaiati, e la forza elettrostatica interna all’atomo è mantenuta dall’ottaedro. Comparando semplicemente i volumi del tetraedro e dell’ottaedro quando si scontrano otteniamo la costante della struttura fine. Tutto quello che facciamo è dividere il volume del tetraedro che è circondato da una sfera nel volume dell’ottaedro che è circondato da una sfera, e otteniamo la costante della struttura fine come differenza tra essi, ma al fine di mostrare come si procede sono necessarie alcune spiegazioni addizionali.
I diagrammi di fase d’onda che abbiamo visto prima ci hanno mostrato la relazione angolare tra l’ottaedro e il tetraedro. Dal momento che il tetraedro è interamente triangolare non importa quanto sia ruotato, i tre vertici su ognuna delle sue facce dividerà il cerchio in tre parti uguali di 120° ognuna. Pertanto sarà necessario ruotare il tetraedro solamente di 120° per riportarlo in equilibrio con la matrice geometrica che lo circonda, così che sia sempre nella stessa posizione in cui era prima.
Questo è facile da vedere se immaginate un’automobile con ruote triangolari, se volessimo dimostrare che le ruote sono uguali dobbiamo solamente muoverla in avanti in modo che ognuna delle ruote triangolari ruoti di 120°.
Ora nel caso dell’ottaedro, esso deve sempre essere girato “sottosopra” o di 180° per riacquistare il suo equilibrio. Se lo si vuol rivedere nell’analogia dell’automobile, le ruote dovrebbero avere la classica forma a “diamante” che si vede su un ponte di carte, al fine di ottenere che il diamante sembri esattamente come all’inizio necessita girarlo sottosopra di 180°.
Il prossimo passo tratto da Johnson spiega la costante della struttura fine basata su questa informazione: quando si vede il campo elettrostatico come l’ottaedro e il campo magnetodinamico come il tetraedro, la relazione geometrica tra loro è di 180 a 120.
Se li si vede come sfere definite da volumi di raggio, allora dividendoli l’uno con l’altro si otterrà la costante della struttura fine. “Volume di raggio” significa semplicemente che si calcola il volume di un oggetto dal suo raggio, che è la metà della larghezza dell’oggetto. (Per coloro che volessero verificare il procedimento matematico, si prenda semplicemente il seno di 180° e lo si divida per il seno di 120°, poi si inserisca questo numero nell’equazione di Coulomb per ottenere la piccola perdita di energia che avviene quando una pulsazione si muove attraverso l’etere). Quando si esegue questo semplice processo di dividere due “volumi di raggio” l’uno con l’altro, il risultato sarà la costante della struttura fine.
E’ interessante notare che, mentre Johnson ha mostrato che la costante della struttura fine può essere vista come relazione tra ottaedro e tetraedro quando l’energia si muove da uno all’altro, Jerry Iuliano ha scoperto che la si può anche vedere nell’energia “residua” che si produce quando si fa collassare una sfera in un cubo, o si espande un cubo in una sfera.
Questi cambiamenti di collasso o espansione tra due oggetti sono noti come “pacchettizzazione”. I calcoli di Iuliano non erano difficili da eseguire, era così semplice che nessuno aveva mai pensato di provarci prima.
Nei calcoli di Iuliano, il volume dei due oggetti non cambia; sia il cubo sia la sfera hanno un volume che lui ha fissato in 8πxπ2 (cioè 23π3). Quando li si pacchettizza l’uno con l’altro, la unica differenza tra cubo e sfera è nel totale dell’area di superficie, da qui a dedurre che la superficie in avanzo tra i due equivale esattamente alla costante della struttura fine.
Ma a questo punto viene da chiederci: “Come può la costante della struttura fine, essere un rapporto tra ottaedro e tetraedro ed essere contemporaneamente anche un rapporto tra il cubo e la sfera?”
Questo è un altro aspetto della magia della “simmetria” in azione, dove si vede che forme geometriche differenti possono avere proprietà simili, dal momento che sono tutti inglobati l’uno nell’altro con rapporti perfettamente armonici; e quindi sia la prospettiva di Johnson che quella di Iuliano ci mostrano che abbiamo a che fare con energie eteriche geometricamente strutturate all’opera nell’atomo.
La scoperta di Iuliano ci mostra è la classica geometria della “quadratura del cerchio”, che è stata a lungo un elemento centrale nelle tradizioni esoteriche di “geometria sacra”, dato che si riteneva che mostrasse l’equilibrio tra il mondo fisico, rappresentato dal quadrato o dal cubo, ed il mondo spirituale rappresentato dal cerchio o dalla sfera.
Ora possiamo comprendere che questo era ancora un altro esempio di “conoscenza occulta” che era codificata in una metafora, così che la gente del nostro tempo potesse infine riguadagnare la vera comprensione della scienza segreta nascosta in essa.
Essi sapevano che una volta che avessimo scoperto la costante della struttura fine, probabilmente non avremmo compreso quello che stavamo osservando, così ci è stata tramandata questa antica conoscenza per mostrarci la chiave di lettura.
Ora, con i dati che abbiamo visto dalla fisica di Johnson e dalla sua comprensione della scienza dei microcluster, quasi-cristalli e condensati di Bose-Einstein, possiamo affermare di avere a disposizione veramente un modello quantico unificato.
La presentazione della fisica di Johnson sopra descritta in modo molto stringato, dimostra che la geometria sacra è sempre esistita nel regno quantico. In questo nuovo modello non dobbiamo più restringere gli atomi ad una determinata dimensione, essi sono in grado di espandersi e mantenere le stesse proprietà.
Una volta che abbiamo compreso appieno quello che accade nel regno quantico, possiamo anche procedere a progettare materiali che siano estremamente duri ed estremamente leggeri, dal momento che ora siamo consapevoli dell’esatto arrangiamento geometrico che fa in modo che leghino nel modo più efficace.
A tal proposito possiamo ricordare che si diceva che i pezzi dei frammenti recuperati dal famoso incidente di Roswell, erano incredibilmente leggeri, e così forti tanto da non poter essere tagliati, bruciati, o danneggiati in alcun modo; riportandoci direttamente l’attenzione sulle citazioni sopra esposte inerenti la nuova fisica quantica.
Tali materiali sono stati battezzati con il termine di “quasi-cristalli”. Essi sono ottimi serbatoi di calore, spesso non conducono elettricità nonostante che i metalli coinvolti siano dei buoni conduttori, similmente ai “microcluster” che non permettono ai campi magnetici di penetrare dentro i cluster stessi.
Quello che la fisica di Johnson ci insegna, è che una struttura tanto geometricamente perfetta ha un perfetto legame in tutta la sua struttura, il che comporta il fatto che nessuna energia termica o elettromagnetica può passarci attraverso, per il motivo che la sua geometria all’interno è così compatta e precisa che non c’è letteralmente nessun “buco” per far muovere il flusso della corrente attraverso le sue molecole.
Ora che abbiamo un modello eterico di fisica quantica relativamente completo, siamo pronti ad andare avanti e mostrare come tali forze geometriche continuino ad avere la loro influenza su ordini di grandezza superiori, specificatamente nelle formazioni note come la Griglia Globale.
Molto di questo materiale è una rivisitazione delle descrizioni precedenti, ma non per questo è importante che lo si riprenda ancora in considerazione.
Una volta che abbiamo stabilito questo legame cruciale tra la geometria del regno quantico e la macro-geometria, che prova effettivamente l’esistenza e l’importanza di queste nuove teorie, andremo avanti a delineare un intero nuovo modello dell’Universo basato su tutti i principi sopra descritti.
A questo punto della nostra passeggiata scientifica potremmo anche cominciare a tirare qualche breve ipotesi sintetica di carattere più generale come quella che dice: che all’inizio fuori dal tempo vi era una Sfera Universale cosciente con un unica tensione, che consapevolmente una sua parte si è divisa dando vita a due correnti di eteri che chiamiamo A1 ed A2, con una densità e velocità di vibrazione diverse, che hanno poi dato origine alla parte di Universo che noi conosciamo e che fa parte del Tutto.
Su tale scia di ragionamento, come brevemente già esposto prima, possiamo osservare che i corpi universali di etere A1 ed etere A2, dovrebbero ruotare in senso contrario l'uno rispetto all'altro, senza causarsi interferenze a vicenda, in genere A1 dovrebbe ruotare in senso orario, mentre A2 dovrebbe ruotare in senso antiorario nello stesso tempo all’interno della loro sfera, e poiché A1 dovrebbe vibrare più in fretta di A2, A1 dovrebbe ruotare anche più in fretta di A2 nella sfera.
I corpi di A1 e A2 sono simili a fluidi, nel senso che hanno "campi bolla" sferici che hanno la capacità di fluire, tuttavia questi "campi bolla" hanno anche una geometria interna dei Solidi Platonici che li fa rimanere legati in una struttura matrice relativamente stabile con i loro vicini, per cui A1 si lega a se stesso come un'unica entità sferica e A2 si lega a se stesso come un'entità sferica separata, perciò questa caratteristica geometrica di cristallo fluido di A1 e A2, impedisce loro di fondersi l'uno con l'altro e di perdere la loro energia di rotazione contraria, e mentre essi ruotano in senso opposto, i loro "campi bolla" riescono a scivolarsi oltre a vicenda, come un super-fluido, anche se si trovano esposti ad un'altissima compressione.
Le caratteristiche della matrice fluido-cristallina di A1 ed A2 fa sì che essi conservino il loro ordine geometrico intrinseco, molto simile ad un’elaborata forma di “mandala Vedico”, mentre ruotano in senso opposto.
Tale fatto si potrebbe anche vedere come una forma di attrazione magnetica interiore, ma tuttavia se cominciamo effettivamente a inviare ondulazioni pulsanti attraverso questa sfera universale, vedremo che i campi bolla di A1 e A2 cominceranno a scontrarsi fra di loro, conducendo le vibrazioni pulsanti come un solo fluido omogeneo. Tali pulsazioni sono la vera ed effettiva definizione delle onde di torsione.
Questo concetto di A1 e A2 come fluido unificato è estremamente importante per capire come funziona in realtà l'Universo, poiché esso spiega che tutti i livelli di etere indipendentemente dalla loro densità, sono costituiti da A1 e A2, e pertanto A1 ed A2 potrebbero essere visti come i precursori dell'ottava delle densità di energia eterica.
Dunque per gran parte del tempo A1 e A2 si scivolano accanto, e nel caso che le loro geometrie risultassero allineate adeguatamente, essi potrebbero anche fondersi insieme, dando origine a ciò che noi definiamo come energia elettromagnetica, da tale concetto possiamo anche dedurre che tale energia elettromagnetica potrebbe essere vista come il mattone base di tutta la materia fisica, da notare che tale modello ovviamente non risulta essere applicabile nei modelli della fisica delle così dette "particelle" convenzionali.
Da questa base concettuale sopra sommariamente descritta proviamo ad avanzare ora verso una serie di concetti che operano su di un modello di dinamica fluida:
1) I due eteri simili a fluido ruotano effettivamente in senso contrario all'interno di uno spazio sferico, continuamente e fluendo facilmente l'uno vicino all'altro, con le caratteristiche di un "super-fluido", con significato che a meno che le loro particelle non si urtino c'è resistenza zero al loro movimento.
2) Mentre i due eteri simili a fluido si oltrepassano, alcuni dei loro campi bolla si urteranno direttamente.
3) Quando le loro frequenze geometriche sono propriamente allineate, le due forme diverse di energia di A1 e A2 si fondono insieme.
4) Una volta che A1 e A2 si fondono, essi vengono immediatamente compressi dal materiale che li circonda da tutte le parti.
5) Similmente a come si forma una bolla d'aria nell'acqua, la compressione delle energie fuse di A1 e A2 forma una sfera in miniatura.
6) Questo crea un minuscolo duplicato della Sfera Universale, un perfetto microcosmo del macrocosmo.
7) All'interno di questa sferetta, le energie eteriche di A1 ed A2 continueranno a ruotare in senso opposto e a volteggiare l'una intorno all'altra proprio come fanno nella Sfera Universale.
8) Questo genera un vortice, che assume una forma di "gravità" attirando A1 ed A2 dentro di sé tramite l'effetto Biefield-Brown.
9) Mentre queste piccole sfere continuano ad attirare sempre più campi bolla da A1 e A2, esse aumenteranno gradualmente di dimensione. Ciò non è dissimile dall'aggiungere nuove gocce ad una bolla d'acqua e osservandola espandersi di volume.
10) Le "unità" che si formano in questo processo, formano la materia che noi conosciamo tramite il modello di Johnson; per cui senza la fusione di A1 ed A2, non può esistere materia osservabile.
Ora possiamo dire di avere almeno tentato di dare una visione ipotetica con le proprietà fondamentali e più importanti di questo modello di etere, il passo successivo potrebbe essere quello di rappresentare quali strutture appaiano all'interno di questa Sfera Universale dove potrebbe formarsi il maggior numero di piccole unità sferiche.
Parte della risposta la si potrebbe trovare chiedendoci cosa potrebbe succedere quando abbiamo un corpo di liquido dalla forma sferica che ruota, poi il resto della risposta lo potremmo trovare chiedendoci dove si avrà il maggior numero di collisioni fra i campi bolla.
Come già sappiamo il toroide sferico risulta essere una formazione naturale del mulinello che compare in un fluido a causa del suo movimento di rotazione, e quindi nella sfera rotante di fluido si osserverà un mulinello su entrambi i poli nord e sud, in cui su di un polo il vortice mulinerà all'interno verso il centro, e sull'altro polo mulinerà verso l'esterno allontanandosi dal centro, da cui deduciamo quanto segue:
1) Il primo etere (A1) ruota in movimento orario, e questo genera un mulinello che fluisce entrando attraverso il polo nord della Sfera ed esce attraverso il polo sud della Sfera.
2) Il secondo etere (A2) ruota in movimento antiorario, e questo genera un mulinello che fluisce entrando dal polo sud della Sfera ed esce attraverso il polo nord della Sfera.
Quindi quando prendiamo questa similitudine del mulinello e la usiamo con la nostra sfera, significa che l'asse del vortice centrale della sfera avrà la maggior velocità di movimento, e anche la maggior pressione, per cui A1 spinge verso il centro dal Nord e A2 spinge verso il centro dal Sud, essi dunque si scontrano nel centro esatto della Sfera Universale con la più altra velocità di movimento e con la più altra pressione.
Dopo che A1 e A2 si sono formati ed è iniziato il loro movimento di rotazione contraria, il momento in cui si verifica per la prima volta questa collisione di vortici nel centro, è quello che la maggioranza degli scienziati della fisica tradizionale chiamerebbe "Big Bang" in cui la pressione diretta verso sud di A1 entra in collisione con la pressione diretta a nord di A2 e moltissimi dei campi bolla di A1 e A2 cominciano a fondersi in questa zona più che in altre disponendosi in modo da formare una sfera nel centro, dato che c'è pressione che spinge da ogni parte. Si crea in tal modo dell'energia elettromagnetica generando luce e materia visibili, e tale sfera di energia crescerà man mano che assorbe in sé sempre più particelle di energia di tipo fluido di A1 e A2.
A questo punto possiamo anche definire il fatto che il plasma luminoso è la forma originale basilare che viene prodotta quando i due eteri si mescolano, con la nascita e la crescita dell’oscillatore centrale che funziona con un ritmo pulsante con le modalità sottoindicate:
1) Una volta che il plasma luminoso che si sta formando dentro la sfera centrale raggiunge una determinata dimensione, l'incredibile pressione circostante dei movimenti mulinanti di A1 e A2 fa sì che la sfera collassi su se stessa e imploda.
2) Questa implosione mischia il plasma tutto insieme in maniera strettissima.
3) Tuttavia, il plasma resiste alla compressione oltre un certo livello massimo di densità.
4) Quindi, proprio come farebbe una palla di gomma sotto compressione, l'intera sfera di plasma rimbalza indietro collettivamente contro la pressione circostante, facendo sì che essa riesploda tornando alla sua forma originale.
5) Poiché la sfera non può ancora sopportare di essere compressa così fortemente, esplode di nuovo, e così il ciclo continua, con la sfera che continua a diventare leggermente più grande ogni volta, a causa dell'aumento regolare della quantità di energia che fluisce in essa.
6) Questa sfera adesso è ciò che il Dr. Crane chiama un "oscillatore centrale".
In questo modello, i principali campi energetici di A1 e A2 nella Sfera Universale, manterranno costanti e regolari le velocità di rotazione rispetto a se stessi, con A1 leggermente più rapido di A2. Questo significa anche che il ciclo di implosione-esplosione della sfera centrale pulserà con un ritmo regolare e immutato, inspirando ed espirando, dentro e fuori, creando ciò che si può definire come il "Battito della vita Universale".
Prove evidenti indicano anche il fatto che ogni grande pulsazione dell’oscillatore centrale è in perfetta armonia con l'unità di tempo che noi chiamiamo il “secondo”.
Ricordiamoci anche che il secondo non è il solo intervallo di tempo a cui dobbiamo guardare, poiché quando abbiamo a che fare con le vibrazioni, avremo molte lunghezze d'onda diverse che si muovono tutte insieme, proprio come abbiamo molti toni diversi che risuonano quando pizzichiamo una corda musicale.
Il Dr. O. Crane ritiene che ci sia un'altra sfera diversa, annidata dentro un oscillatore centrale, per ognuna delle frequenze a pulsazione maggiore che esso produce, perciò egli crede che qualsiasi stella si scoprirà avere una struttura multistrato come una cipolla.
Come esempio ipotetico, la sfera esterna potrebbe pulsare una volta al secondo, la successiva sfera interna potrebbe pulsare due volte al secondo, la successiva tre volte al secondo, la successiva cinque, la successiva otto, e così via, secondo la proporzione "phi", ed altre proporzioni come le radici quadrate di 2,3 e 5, così come "e" e Pi Greco, sono fattori altrettanto probabili, e quindi basandoci su questa asserzione, vedremo svariate armoniche di pulsazione che sono molto più piccole o molto più grandi del secondo, ma saranno sempre ad esso correlate ad intervalli esatti.
Se volessimo provare che un simile modello è effettivamente accurato allora avremmo bisogno di trovare una unificazione armonica valida per tutto l’Universo, per cui se ogni oggetto di materia-energia viene formata con etere fluido da un grande oscillatore centrale, allora ci deve essere un singolo rapporto armonico che forma un unico grande legame costante valido per l’intero Universo.
Il fisico Ray Tomes ci ha dato un modello che effettivamente unisce tutto questo puzzle con la scienza delle armoniche, che enuncia il fatto che il grande oscillatore centrale nel suo movimento ritmico va a creare onde-pulsazioni intersecanti che seguono le leggi della musica e della vibrazione.
Tomes ha scoperto che le distanze medie tra tutte le formazioni di energia sferica ad ogni scala di grandezza nell’Universo sono precisamente interconnesse da un singolo rapporto musicale: 34560; da cui ne deriva il sottostante elenco base:
1) Se prendiamo la distanza media tra le lune e la moltiplichiamo per un fattore di 34560, otteniamo la distanza media tra i pianeti.
2) Prendiamo la distanza media tra i pianeti, moltiplichiamola per un fattore 34560 e otteniamo la distanza media fra le stelle.
3) Moltiplichiamo la distanza media fra le stelle e otterremo un fattore 34560 e otteniamo la distanza media tra le galassie.
4) Prendiamo la distanza media tra le galassie e moltiplichiamola per un fattore 34560 e otteniamo la grandezza dell’Universo conosciuto.
Tale fatto ci suggerisce che deve esistere una organizzazione frattale nel Cosmo, che vuol dire che abbiamo quella che si dice “auto-somiglianza a tutti i livelli” ( vedi anche le caratteristiche dell’ologramma), per cui le formazioni geometriche create da frattali matematici possono essere ingrandite esponenzialmente, ed indifferentemente da quanto profondamente potremmo spingere lo zoom dentro la formazione, noi otterremo sempre e soltanto le stesse strutture geometriche.
A tal proposito molti teorici del “Caos” hanno già compreso che l’Universo stesso sembra operare in accordo a questa logica in molti e per ora misteriosi modi.
Sorprendentemente questo stesso esatto rapporto armonico di 34560 per il Cosmo così come espanso può anche essere compresso:
1) Comprimiamo la distanza media tra le lune di un doppio fattore 34560 e otterremo la distanza media tra cellule, o piante o animali.
2) Comprimiamo la distanza media tra le cellule di un fattore 34560 e otterremo la distanza media tra gli atomi.
3) Comprimiamo la distanza media tra gli atomi di un fattore 34560 e otterremo la distanza media tra i nucleoni, che sono le più piccole “particelle” naturali nell’Universo.
Il figura sottostante mostra il sommario completo di tutte queste connessioni, dimostrando con forza che l’intero Universo è interconnesso in accordo con un vasto ed unificato progetto:
E’ letteralmente e praticamente impossibile che un simile sistema possa operare così bene dal livello quantico a quello della cellula vivente fino a quello delle super-galassie senza richiedere nessun elaborata costante.
L’utilità del rapporto 34560 non finisce con il rimarchevole fatto che abbiamo appena definito, per esempio altre forme di vibrazioni dell’etere, come la differenza tra velocità della luce e altre velocità di base di vibrazione-pulsazione, mostrano altresì questa armonica suprema di 34560.
Questa prova proviene dal lavoro di Dan Winter, che andò a fondo nell’esplorare le connessioni scoperte da Tomes. Come esempio del lavoro di Winter risulta che la velocità della luce nell’acqua è pressoché esattamente ¾ della velocità della luce nel vuoto, e ¾ è una relazione musicale standard tra due frequenze vibratorie, ed ancora più interessante:
1) Comprimiamo la velocità della luce di un fattore di 34560 e otterremo la velocità del suono
2) Comprimiamo la velocità del suono di un fattore 34560 e otterremo la velocità del calore.
Il prossimo passo della nostra indagine scientifica, potrebbe essere quello di andare verso un semplice concetto: la velocità della luce non è affatto la velocità più alta nell’Universo, per cui come abbiamo già sopra citato essa rappresenta semplicemente la più alta velocità a cui l’energia può viaggiare attraverso l’etere nella nostra area di densità; altre aree di densità superiore consentono velocità della luce maggiori, come ha osservato Kozyrev nei suoi studi sui campi di onde torsionali.
Anche nel lavoro di Bruce Cathie si evince il fatto che la velocità della luce è un perfetto valore armonico, dapprima Cathie ha usato ciò che lui chiama il “grid-secondo” per il tempo, una unità che è più piccola del secondo ma strettamente correlata, basata su un sistema di 9 anziché un sistema di 8 (cioè: 8x3=24 ore, 9x3=27 “grid-ore”).
Cathie ha con questo dimostrato come le misurazioni armoniche della Terra, come il miglio nautico, un minuto di grado all’Equatore, rappresentano un criterio perfetto per comprendere e misurare l’energia universale.
Quando Cathie ha calcolato la velocità della luce come il numero di miglia nautiche che percorre nel vuoto in un grid-secondo, ha trovato esattamente 144.000, e 144 è il quadrato di 12 nonché un numero essenziale nella scienza delle vibrazioni musicali.
Inoltre su questa strada troviamo che il lavoro di Lambert Dolphin e Barry Setterfield prova che la velocità della luce si è ridotta di un piccola frazione rispetto alla sua prima misurazione, tale scoperta proviene da una mega analisi su tutti gli studi sulla velocità della luce che sono stati fatti nella storia prima del 1980. Crediamo che questo misurabile ribasso nella velocità della luce sia dovuto ad una forza energetica perimetrale che stiamo incontrando attualmente, dal momento che ci prepariamo a spostarci in un’area di densità eterea più alta nella galassia.
Per ora, dobbiamo semplicemente ricordare che la velocità della luce è direttamente correlata a quella del suono e del calore tramite lo stesso rapporto armonico universale di 34560.
Se vogliamo esplorare la possibilità di trovare il rapporto 34560 quando discutiamo della densità della materia, allora abbiamo bisogno di guardare alle armoniche cubiche, cioè armoniche di 34560 al terza potenza (345603, N.d.T.), dal momento che stiamo trattando di strutture tridimensionali invece che distanze bidimensionali tra strutture.
Tenendo presente questo fatto, quando consideriamo le densità della materia nell’Universo emerge la seguente relazione:
1) Comprimiamo la densità della materia ordinaria di un fattore 345603 e troveremo la densità di una stella a neutroni, considerata l’oggetto più denso dell’Universo.
2) Diluiamo la densità della materia ordinaria di un fattore (345603) 2 e arriviamo alla densità dell’Universo conosciuto, che è in modo predominante quello che viene ora chiamato “spazio vuoto”.
3) Tutte queste osservazioni provenienti da Tomes e Winter rinforzano solamente l’idea che un oscillatore centrale crea pulsazioni attraverso tutto l’etere nella sfera dell’Universo, e tutte queste pulsazioni sono precisi multipli armonici dell’ intervallo di tempo di un secondo, in intervalli di tempo più grandi o più piccoli, e le loro lunghezze d’onda armoniche primarie sono tutti fattori del rapporto 34560.
Tomes ha dimostrato che altri rapporti armonici oltre a 34560 possono determinare le distanze tra stelle e pianeti, ma il rapporto 34560 è sicuramente quello di gran lunga predominante, i suoi studi includono la determinazione completa che tutte le stelle nostre vicine stanno in relazioni armoniche precise l’una con l’altra nei termini delle loro distanze relative.
Il concetto dell’oscillatore centrale ci dà anche una spiegazione del perché osserviamo onde eteriche a spirale, come negli esperimenti di Kozyrev. Non importa dove ci troviamo nella Sfera dell’Universo, l’energia eterica starà costantemente subendo più di un tipo di movimento: le pulsazioni in uscita ed in entrata dell’oscillatore centrale e la rotazione della sfera stessa.
Questi movimenti sono replicati a tutti i differenti livelli di grandezza attraverso tutto l’Universo, onde fare in modo che ogni volta che si crea un’onda che passa attraverso un mezzo eterico essa viaggerà sempre a spirale in accordo con la geometria di come i veri movimenti si intersecano.
Alla fine della nostra carrellata di indagini conoscitive scientifiche, a suffragio del nostro modo innovativo di vedere la natura intima dell’Universo potremmo ancora prendere in considerazione due aspetti dove la nostra scienza ufficiale non avendo per ora congrue risposte da dare, conia con dei termini come: “materia oscura” ed “energia oscura”.
Il concetto di materia oscura deriva dall’osservazione del macro universo dove dalle nuove osservazioni effettuate con il telescopio orbitante giapponese a raggi X, ASCA, pare che la densità della materia sia di due tipi: 1) materia che rappresenta circa solo il 4% che noi possiamo vedere in quanto emette una qualche forma di radiazione tipo quella elettromagnetica. 2) materia che riempie circa il 96 % dell'universo dentro e nei contorni delle galassie che fa sentire la propria presenza solo grazie alla sua forza di attrazione gravitazionale, in quanto fa in modo che le Galassie mantengano la forma che noi vediamo, senza disperdersi nell’Universo a causa della loro forza centrifuga rotativa.
Da tener presente inoltre che la parte che la scienza definisce come materia oscura e che calcola che esista solo dentro e come alone esterno delle galassie per tenerle insieme, potrebbe invece anche rappresentare tutto il vuoto che riempie l’universo, a questo punto se venisse dimostrata vera tale ipotesi, significherebbe che l’universo a noi conosciuto come massa rappresenterebbe veramente solo una infinitesima parte del “materiale” sopra definito come “etere” che compone in realtà invece tutto l’universo.
L´energia oscura rappresenta il secondo grande enigma aperto nel cuore della scienza ufficiale, nel senso che sempre dall’osservazione del macro universo sappiamo che esso è in espansione, sappiamo anche che la densità di materia inclusa quella definita come “oscura”, non è sufficiente a frenare l´espansione così tanto da arrivare ad una successiva fase di contrazione; si supponeva però che la stessa materia presente nell'universo esercitasse una autogravità che avrebbe comunque rallentato l'espansione, invece più accurate misure della distanza di lontane galassie hanno mostrato che in realtà l´espansione andava rallentando fino a quando l´età dell' universo era di 4 o 5 miliardi di anni, poi ha cominciato ad accelerare, come se ci fosse una forza che si oppone alla gravità.
Tale effetto porta a ritenere che in quello che noi erroneamente definiamo come vuoto risiede una forma di energia opposta a quello che la scienza ufficiale definisce come forza gravitazionale, in cui questa ultima avrebbe prevalso sull' energia del vuoto nei primi 4 o 5 miliardi di età dell' universo, e poi col diminuire della densità, l´energia del vuoto avrebbe prevalso sulla gravitazione. Tale fatto che la scienza ufficiale definisce come “energia oscura” trova invece una spiegazione molto più plausibile nella ipotesi di universo pieno di un plasma senza tensioni che riempie tutto e che come un pallone gonfiato crea una pressione.
Conclusione:
Avremmo qui concluso la nostra carrellata sui principi base che governano l’universo, che per interiorizzare i quali necessita far proprio il concetto di base che enuncia che nell'universo il vuoto non esiste, esiste un plasma cristallino senza tensioni con memoria cosciente che è l’UNO, il quale coscientemente ha fatto in modo che in una sua parte si creasse una tensione che ha poi generato l’universo in cui noi ci riconosciamo come “esseri viventi”.
Siccome il mattone di base che forma tutto l’Universo non può che essere che di carattere "informatico cosciente", tutto quello che viene dopo non può che possedere le proprietà del Padre da cui deriva, il quale ha un linguaggio di forma "armonica" che noi possiamo sentire con i nostri sensi osservando le bellezze della natura ed ascoltando le armonie della musica.
Riferimenti:
“The Divine Cosmos” di David Wilcock