Le equazioni di Maxwell, insegnate nelle università sono, realmente, equazioni “epurate” da Heaviside e costituiscono soltanto una versione semplificata di ciò che Maxwell originalmente aveva scritto.

 

La teoria di Maxwell-Heaviside di elettrodinamica ha più di cento anni ed è, in realtà, un troncamento della teoria di Maxwell del 1865 fatta di 20 equazioni in 20 incognite (quelle specificamente  elencate negli scritti originali del 1865). Poiché  è stata alterata, persino Maxwell avrebbe voluto rivederla dopo la pubblicazione della prima edizione del suo famoso trattato nel 1873.

Di conseguenza, Maxwell la stava rivisitando e, praticamente la stava riscrivendo, quando sopraggiunse la sua morte nel 1879.

La seconda  e la terza edizione, quindi, non sono la teoria originale di Maxwell, ma una sua rielaborazione.

Ulteriore grande semplificazione è stata proposta da parecchi scienziati dopo la morte di Maxwell, nel 1880 e principalmente da Heaviside, da Hertz e da Gibbs.

Le equazioni insegnate oggi nelle università come “teoria di Maxwell” sono ombre pallide di quelle formule.

Esse stesse sono in realtà le equazioni e le notazioni di Heaviside, ulteriormente rivisitate da Lorentz (il quale ha cancellato sistematicamente  tutti i sistemi di E.M. con COP>1 che prendono la loro energia eccedente dal vuoto).

Quando queste equazioni, alterate, di Maxwell sono state adottate generalmente, si è presentato in un breve dibattito  (principalmente sui giornali) dove i “vettoriali” hanno scartato semplicemente il lavoro degli “scalari”.

Non è stato fatto “per amore della scienza” ma solo da dogma puro e dalla particolare predilezione per la semplificazione. [T.E.Bearden]

 

 

Si tratta un semplice cilindro d'acciaio all'interno del quale vi è un altro elemento cilindrico perforato, caricato negativamente, poi collegato ad un cilindro esterno, caricato positivamente con una batteria di 12V: la reazione elettrica data dai due cilindri porta l'acqua ad ebollizione. Il primo cilindro ha la forma di un tubo d'acciaio, dalle dimensioni 870mm x 100mm; una parte del tubo ha un coperchio di vetro da cui si può osservare la reazione dell'acqua al suo interno. Dalla parte opposta ha un coperchio di plexiglass con un buco dal quale di collegava il cilindro interno collegato ad polo negativo della batteria. Quest'ultimo aveva dimensioni di 600mm x 87mm, con dei buchi dalla forma romboidi e dalle dimensioni 12mm x 8mm.
Volendo installare la cella d'energia all'interno di un motore a scoppio, all'altezza dell'ultima terza sezione del tubo esterno va collegato un t

 

 

Tubo di plastica con diametro di 12mm, che va poi immesso in quella parte del carburatore che serve a pre-riscaldare il combustibile. Riempiendo la cella con l'acqua, dopo averla collegata ad una batteria di 12V, potrete notare, dai buchi della parte opposta del cilindro, che la cella si riempie di bolle bianche e che anche sulla superficie dell'acqua si forma del vapore bianco.

Ad un primo impatto potreste pensare che si tratti di vapore acqueo, o che comunque la cella è in grado di fornire combustibile al carburatore. Una volta accesa l'auto, e mantenendo il motore senza velocità, potete scollegare il tubo che forniva la benzina: potrete notare che il motore rimarrà comunque acceso, anche senza avere combustibile, mutando solo i giri a cui funziona. Tenendo il motore accesso per un po' di tempo, potreste pensare che va a vapore, e provando a spegnerlo scollegando la cella dalla batteria, con vostra sorpresa, il motore resterà ancora acceso, come se non fosse successo nulla! Il motore può spegnersi solo con la chiave d'accensione dell'auto.

Potrete utlilizzare la vostra auto senza benzina, senza il collegamento della batteria e della cella. Cosa accadde nel motore, quali forze agiscono dunque sui cilindri, implosione, esplosione oppure combinazione di tutt'e due?
L'unico gas che entra nel motore e lo mantiene acceso è l'ARIA, e ciò che lo alimenta è un combustibile, una fonte segreta di energia alternativa, oppure qualcosa che forse si può controllare con la propria mente. Una terza alternativa non esiste: questa è un'energia nuova, che la scienza che tutti noi conosciamo ignora.

Dopo questo esperimento, è stata progettata la prima cella di Orgon-Mark I. E' stato osservato che quanto più piccola è la cella, tanto più è efficace il meccanismo, almeno come una di maggiori dimensioni, oltre al fatto che è così possibile installarla più facilmente sul motore dell'auto. È stata accorciata la lunghe