http://ieeexplore.ieee.org/book/0780310853.excerpt.pdf
ti ricordi che l'ultimo dell'anno ti
chiesi cosa stai facendo adesso, tu mi rispondeti ! sto cercando di
contattare gli ufo! centri qualcosa tu con questo articolo? Ciao Frank
UFO
di Capodanno a Roma è ENRICO ANDEREA ERANO LI A VEDERLI ALTRI OSSERVATORI ..
CERCHIAMO..
Due oggetti, di colore giallo-arancione, si muovevano velocemente
sopra il cielo di Roma
31 Dicembre 2008, Roma, ore 23:07: durante il concerto
svoltosi al Colosseo, vengono ripresi con un telefonino due oggetti
luminosi, uno dei quali in veloce movimento, ecco il racconto di N. B.,
testimone dell’evento: “…mi trovavo al Colosseo, a ballare assieme ad
alcuni amici, proprio alle ore 23:07, ho intravisto nel cielo due oggetti,
di colore giallo-arancione, che si muovevano velocemente. Erano molto
luminosi, e non davano l’idea che si potesse trattare di aerei.
L’ avvistamento
è durato qualche secondo, circa 13 secondi… durante i quali ho anche
potuto registrarli con il mio cellulare…”. Di seguito sono state
inserite le immagini estrapolate dal video del testimone, nel quale si
evincono i seguenti dettagli:
1) gli oggetti sono luminosi e possiedono una luminosità variabile 2)
questi spariscono improvvisamente, o almeno così sembra essere.
Specialmente per l’oggetto 1°, che si dissolve nel cielo. 3) L’oggetto
visibile nelle foto n.2a, 3a, 4a, 5a, 6a, presenta la presenza di una scia.
Questa scia non sembra avere le caratteristiche delle scia di condensazione
degli aerei di linea.
La scia ci mostra il movimento di questo oggetto, velocissimo, rispetto ad
un normale velivolo da trasporto, ed in costante variazione di rotta. Tra la
5a e la 6a, si distingue bene questo particolare, nel quale la scia da
discendente, diviene orizzontale rispetto all’osservatore. 4)
nell’ultimo fotogramma n.6, l’oggetto esegue una accelerazione,
perfettamente visibile nel video, scomparendo immediatamente. Purtroppo
l’immagine è piccola e rappresenta un video in formato mp4, a 15 fps,
160x120 che non ha permesso ulteriori analisi girato con un Samsung
SGH-E250V. L’immagine è molto disturbata, presenta vistosi riflessi
luminosi dovuti a fonti luminose presenti nell’ambiente circostante
(illuminazione pubblica).
Nella foto n.1 è visibile sulla nostra destra la superficie di una
struttura muraria d’epoca romana presenta nell’aerea
dell’osservazione, che ha occultato parte del fenomeno. Moltissime erano
le persone presenti al concerto quindi è doveroso presupporre che possano
esserci sicuramente altri testimoni. E’ da escludere che possa trattarsi
di fuochi d’artificio.
e
ECCO LE FOTO DI CAPODANNO DI ENRICO 03012009





Scoperte fatte a partire dagli anni ‘80
indicherebbero che il famigerato Decimo Pianeta non solo sarebbe stato
scoperto ma verrebbe monitorato nel più stretto riserbo. L'esistenza ed
avvicinamento del misterioso corpo celeste rientrerebbe nei massimi livelli
di segretezza dell'Intelligence USA, di gruppi occulti di potere e dallo
stesso Vaticano.
Come è noto, grazie alle informazioni fornite da alcuni quotidiani
statunitensi, nel 1983 il telescopio orbitale denominato IRAS – (Infrared
Astronomical Satellite - Satellite Astronomico ad Infrarosso) (1) avrebbe
scoperto un planetoide delle dimensioni di Giove nella direzione di Orione
ben oltre il nostro sistema solare. Il misterioso corpo celeste provocò
perplessità tra gli astronomi che non furono in grado di stabilire se fosse
effettivamente un pianeta, una cometa gigante, o una vicina protostella che
non s'era riscaldata abbastanza da diventare una stella, o una galassia
distante così giovane da essere ancora in fase di formazione.
“Tutto ciò che posso dirvi è che noi non sappiamo cosa sia”, disse
Gerry Neugebauer, lo scienziato del programma IRAS per il Jet Propulsion
Laboratory della California e direttore dell'Osservatorio Palomar presso il
California Institute of Technology. Quella dell'IRAS, secondo diversi
studiosi in primis Zecharia Sitchin, fu una scoperta determinante nell'ambito
della ricerca di Nibiru (Pianeta dell'Attraversamento) perché sancì
l'ennesimo ed effettivo interessamento (anche se mai avallato con
dichiarazioni ufficiali) dell'establishment scientifico al famigerato Decimo
Pianeta allora noto principalmente grazie agli studi e i testi del noto
sumerologo.
Ennesimo interessamento perché in realtà già in precedenza l'ente spaziale
americano aveva chiaramente lasciato intendere di essere sulle tracce di
Nibiru. In effetti il 17 giugno 1982, la NASA in un comunicato stampa dell'Ames
Research Center riconobbe ufficialmente la possibilità dell’esistenza di
“qualche genere di oggetto misterioso” oltre i pianeti estremi del nostro
sistema solare. Diversi articoli rilasciati dalla stampa dell’epoca
confermarono che gli scienziati stavano cercando davvero il Decimo Pianeta o
Pianeta X. Una conferma in tal senso giunse con l'articolo pubblicato il 19
giugno dal New York Times intitolato “Spacecraft May Detect Mystery Body in
Space” dove si accennava alle sonde Pioneer 10 e 11 e a delle persistenti
anomalie nelle orbite di Urano e Nettuno che suggerivano la presenza di un
qualche corpo misterioso che si ipotizzava potesse essere ubicato oltre i
pianeti estremi del nostro Sistema Solare. Sempre nel 1982, precisamente il
28 giugno la rivista Newsweek si occupò del Pianeta X in un articolo
intitolato “Does the Sun Have a Dark Companion?” (Il Sole ha un Compagno
Oscuro?).
L'articolo riportava che il Decimo Pianeta davvero orbiterebbe (come in un
sistema binario) intorno a due Soli (uno è il nostro Sole), ma noi non
saremmo in grado di vedere l'altro astro perché sarebbe una “stella
oscura”. L'articolo riportava che: “Un compagno oscuro potrebbe produrre
la forza non visibile che sembra trascinare Urano e Nettuno, accelerandoli
fino ad un certo punto nelle loro orbite e trattenendoli mentre passano... la
migliore scommessa è una stella oscura che orbiti ad almeno 50 miliardi di
miglia oltre Plutone... È molto probabilmente o una Nana Bruna(2), o una
stella di neutroni. Altri suggeriscono sia un decimo pianeta... siccome una
stella compagna trascinerebbe gli altri pianeti, non soltanto Urano e
Nettuno”. Ma il 1983, come accennato inizialmente, è stato l'anno in cui
si è avuta una vera è propria svolta soprattutto grazie alla divulgazione
di sensibili informazioni nell'ambito del programma IRAS che alcuni media
portarono a conoscenza dell’opinione pubblica.
Il 30 dicembre venne pubblicato un interessante articolo sulle pagine del
quotidiano americano Washington Post che si occupò del Decimo Pianeta
(dedicando all’argomento uno spazio già nella prima pagina) in un pezzo di
Thomas O’Toole intitolato “Mystery Heavenly Body Discovered “ (Scoperto
Misterioso Corpo Celeste). L'articolo riportava che: “Un corpo celeste
probabilmente grosso come il gigantesco pianeta Giove e forse così vicino
alla Terra da poter far parte di questo sistema solare è stato trovato in
direzione della costellazione di Orione da un telescopio orbitante denominato
IRAS”. Posso solo dire – dichiarò Gerry Neugebauer a capo dell'IRAS –
che non sappiamo di che cosa si tratti”. “Quando gli scienziati dell'IRAS
– continua l'articolo – hanno visto per la prima volta questo corpo
misterioso, e hanno calcolato che potrebbe distare solo 80 miliardi di
chilometri, si è ipotizzato che potrebbe essere in fase di avvicinamento
rispetto alla Terra,...
Il corpo misterioso è stato captato due volte dall'IRAS. Il secondo
rilevamento è avvenuto sei mesi dopo il primo, è suggerisce che il corpo
non si fosse quasi mosso dalla sua posizione nel cielo. Questo dato – disse
James Houck membro del team scientifico dell'IRAS – suggerisce che non si
tratta di una cometa, perché una cometa non sarebbe così grossa come
risulta dalle nostre osservazioni, e si sarebbe probabilmente spostata di più”.
“È possibile – come sottolineato dal quotidiano americano – che si
tratti del decimo pianeta che gli astronomi hanno invano cercato”.
L'articolo del Washington Post proseguiva nello spiegare che questo oggetto
misterioso non è era stato mai visto da telescopi ottici sulla Terra o nello
spazio, ma la sua firma di calore infrarossa fu individuata due volte dall'IRAS
quando questi analizzò il cielo settentrionale tra gennaio e novembre del
1983. La seconda osservazione infrarossa del corpo, che è così freddo che
non emana luce, evidenziò che il corpo sembrò non essersi spostato in sei
mesi. Questo suggerì che l'oggetto non era una cometa, dal momento che
probabilmente si sarebbe mosso. L'articolo spiegava anche che il telescopio
infrarosso dell'IRAS, capace di scoprire oggetti molto freddi, calcolò che
il corpo celeste era così freddo che la sua temperatura era di circa 273° C
sotto zero.
Gli astronomi suggerirono che fosse un “pianeta gassoso gigante, grande
quanto Giove”, e così vicino che “sarebbe il corpo celeste più vicino
alla Terra al di là del pianeta Plutone”. Questo lo farebbe divenire parte
del nostro sistema solare. L'articolo spiegò che c'erano state delle
speculazioni che l’oggetto “si stesse muovendo verso la Terra”.
Comunque, Neugebauer fu attento a spegnere quell’idea gettando acqua sul
fuoco come meglio poteva, pronunciando con certezza che questo oggetto “non
è posta in arrivo”. In realtà tale possibilità era più che una mera
speculazione e Neugebauer cercò di ridimensionare rapidamente la cosa
bollandola subito come infondata. Tuttavia successivi indizi ed ulteriori
informazioni nonché testimonianze emerse in questi anni hanno confermato
l'effettivo avvicinamento del misterioso corpo celeste.
Le testimonianze di John Maynard e Edgar Fouché
Una testimonianza in particolare degna di attenzione e pressoché sconosciuta
anche da buona parte degli addetti ai lavori è quella fornita da John
Maynard un ex membro dell'intelligence USA allo studioso americano Marshall
Masters. Masters, che in passato ha lavorato alla produzione di programmi
scientifici per la CNN, è editore ed autore di diversi testi nel campo
UFO-paranormale tra cui uno sul Decimo Pianeta ed insieme a Jacco van Der Wor,
Steve Russell and Janice Manning nel 1999 hanno avviato il sito yowusa.com.
Masters nell'aprile 2006 realizza un articolo intitolato “South Pole
Telescope (SPT) - America's New Planet X Tracker” in cui sostiene, grazie a
ricerche personali fino ad allora condotte, che l'allora telescopio antartico
in fase di realizzazione (ndr. la struttura è stata avviata nel febbraio
2007) sarebbe stato progettato dagli USA per rilevare il Decimo Pianeta. Lo
studioso sarebbe giunto a tale conclusione in seguito ai dati raccolti, e
solo in parte divulgati dalla stampa sull'avvistamento del corpo celeste
fatto dall'IRAS nel 1983, dalle successive scoperte fatte dal prof. Robert
Harrington dell'Osservatorio Navale degli Stati Unti ma soprattutto dalle
informazioni avute da Maynard su oscuri retroscena legati alla missione
spaziale. Partendo proprio dalla testimonianza di Maynard è possibile
comprendere meglio non solo quanto sostenuto da Masters ma giungere in un
certo senso alla medesima conclusione. John Maynard è stato un’analista
dei servizi segreti militari americani inizialmente con l’Army Security
Agency (l'Intelligence dell’Esercito) in seguito in seno alla DIA (Defense
Intelligence Agency).
Nel corso dei suoi 21 anni di carriera ha visto prove dell'interesse dei
militari nella questione UFO in diversi modi: comunicazioni elettroniche che
non provenivano dalla Terra; fotografie di UFO fatte dai militari, visionò
foto scattate da aerei spia in cui erano chiaramente visibile UFO. Diverse di
queste immagini erano state scattate durante missioni fotografiche
classificate da satelliti segreti come il Talent Keyhole (TK11) ed OMNI.
Quando era in carico alla DIA acquisì familiarità col processo di
compartimentalizzazione finalizzato al mantenimento della segretezza.
Parte del lavoro di Maynard quando era nella DIA riguardava il progetto
D.O.C.L Direct Orbital Code Link (a volte ribattezzato Docile) un sistema che
annovera circa 5 miliardi di dollari di satelliti progettati per comunicare
con velivoli classificati dell'Aeronautica Militare degli Stati Uniti e
possibilmente anche per esaminare lo spazio profondo. Difatti, stando alle
dichiarazioni di Maynard uno degli scopi reconditi del progetto D.O.C.L della
DIA sarebbe il monitoraggio dell'attività extraterrestre in entrata ed
uscita dalla nostra atmosfera.
Una conferma diretta alle affermazioni di Maynard sul classificato progetto
D.O.C.L la possiamo trovare nelle sorprendenti rivelazioni fatte negli anni
’90 dall’americano Edgar Rothschild Fouché in merito ai programmi
speciali segreti dell’USAF e della National Security Agency (v. “Dentro
l'Area 51” UFO Network gennaio 2000). Fouché, un ex membro
dell’Intelligence dell’Air Force americana che ha prestato servizio a
Groom Lake nell’Area 51, ha lavorato con diverse strutture aerospaziali
militari e produttori di elettronica negli Stati Uniti. Ha partecipato alla
progettazione, sviluppo, produzione e valutazione di volo operativo nei
programmi classificati di sviluppo aereo, incluse contromisure elettroniche,
comunicazioni satellitari, equipaggiamento di cripto-logica e di supporto.
Durante la sua carriera militare, è stato selezionato nei quadri e in molti
programmi di sviluppo dei più recenti cacciabombardieri dell'Air Force.
Altri programmi di ricerca e sviluppo per i quali lavorò dagli anni ’70
sono ancora classificati Top Secret. Fouché ha ricevuto una formazione
tecnica per oltre 4.000 ore dall'Esercito e dal Governo, di cui circa la metà
in addestramento classificato. Per venti anni ha lavorato con l'Aeronautica
Militare e con le Agenzie del Dipartimento della Difesa, seguiti da altri
otto anni come Dirigente a contratto della Difesa.“Ero uno dei pochi
impiegati a Nellis - afferma Fouché - munito di un nullaosta di segretezza
Top Secret, con accesso alle decodificazioni criptate.
Avevo il certificato di accesso al Modello 4 IFF (un sistema aereo che
rispondeva ai codici classificati criptati). Avevo anche il permesso di
lavorare su altri dispositivi criptati di cui non posso parlare. Per una
serie di combinazioni e data la mia perizia tecnica mi fu richiesto di
prestare servizio in un luogo non identificato………………..Al mio
terzo giorno di lavoro a Groom, dovetti rimuovere un modulo da un pezzo di
equipaggiamento per la comunicazione satellitare a più comparti, usato per
sostenere alcuni velivoli nelle missioni speciali. Notai, mentre ero
all’interno del comparto a controllare i cavi elettrici, che conteneva
un’unità sigillata grande più o meno come una grande borsa, ed aveva una
targa d’identità di copertura della National Security Agency.
La nomenclatura sulla targa recitava Direct Orbital Code Link. Pensai che era
strano, visto che l'unità era parte di un collegamento di comunicazione
digitale, usato unicamente per comunicare con veicoli dell'Aeronautica
classificati. Non ero a conoscenza allora di missioni militari orbitali non
affiliate alla NASA. Ricordatevi che erano gli ultimi anni Settanta. Lo
Shuttle non volò fino al 1981. Disinserii l'unità e, per curiosità,
rimossi la calotta dell'accesso posteriore. Con mio stupore vidi che al suo
interno c’erano circa una mezza dozzina di grossi chip ibridi a circuito
integrato. Il più grosso chip era collegato ad oltre 500 moduli dello
spessore di un capello, ed era grande più o meno come un accendino Zippo. Il
timbro d’ispezione sul chip datava 1975.
Nel 1975 le velocità più elevate di lavorazione, sui progetti più
classificati, equivaleva a quella di un computer IBM 8088 che girava alla
velocità di 4 milioni di cicli al secondo. Questa unità aveva una velocità
di lavorazione di 1 miliardo di cicli al secondo. Fu solo dopo circa dodici
anni che vidi una tecnologia paragonabile a questo chip a circuito integrato.
Più tardi vidi alla ITT un progetto top secret di sviluppo di avionica.
Nella mensa a Groom, sentii termini come Lorents Forces, detonazione a
impulsi, radiazioni al ciclotrone, generatori di campo a trasduzione di
flusso quantico, lenti energetiche simili al cristallo e accumulatori
quantistici EPR (Electron Paramagnetic Resonance). Tutti i giorni scrissi sul
mio “diario di bordo” tutto ciò che vidi, ascoltai e toccai. Rientrato
alla base, la mia routine proseguì come sempre.
Il mio amico alla NSA, Jerald, indagò e osservò le persone impiegate in
lavori molto classificati al Nevada Test Site e al Nellis Range. Stava
controllando un tizio alcolizzato, che lavorava al Nevada Test Site, dove
facevano esplodere bombe atomiche sotterranee. Accennò per caso ad un aereo
che poteva essere lanciato in orbita e ritornare ed atterrare nel deserto del
Nevada. Era un veicolo di ricognizione radiocomandato che decollava da un
bombardiere B-52 ed usava dei razzi a impulso, da collocare temporaneamente
in una orbita terrestre bassa per scattare foto ricognitive. Pensai che mi
stesse prendendo in giro. Poi aggiunse: “Questo aereo è pilotato a
distanza tramite il sistema D.O.C.L. di Groom”. In genere non sono così
lento di comprendonio, ma non feci i giusti collegamenti fino a quando disse
di nuovo: “sai, il D.O.C.L... sta per Direct Orbital Communications Link.”
Bingo, avevo visto un pezzo del sistema DOCL a Groom: era l'unità della NSA
con grossi chips”.
La testimonianza di Fouché oltre a confermare le dichiarazioni di Maynard
rivelano l'esistenza passata e presente di attività spaziali classificate
disgiunte dall'ufficiale programma civile della NASA un argomento, tra
l’altro, già affrontato in questo sito (v. art. “Il programma spaziale
segreto del Pentagono”). Del resto anche la stessa NASA è stata accusata
più volte di poca trasparenza nelle proprie attività di ricerca e di essere
comunque partecipe di censure ed insabbiamenti su scoperte e informazioni
ottenute in questi anni. Basti pensare alle varie testimonianze fornite da
alcuni ex-astronauti o tecnici dell'ente spaziale come Clark Mclelland,
ricercatori come Richard Hoagland e Van Flandern ed altri ancora.
Lo stesso Marshall Masters nel 2000 ha raccolto da Maynard (Il quale ha
testimoniato nell'ambito del Disclosure Project di Steven Greer)
dichiarazioni che riguardano proprio la NASA e l'insabbiamento delle scoperte
fatte dall'IRAS sul Decimo Pianeta. Tali informazioni sono riportate proprio
nell'articolo di Masters accennato in precedenza pubblicato nel 2006. Verso
la fine del 2000 Masters ebbe alcune conversazioni con Maynard riguardo al
Pianeta X trovandolo, tra l'altro, alquanto ostico a parlare: “Avendo
lavorato - dichiara l'ex analista - per la Lockheed Martin sul progetto
satellitare Space Imaging situato a Denver (nda. Nell'aprile del 2000 la
Space Imaging su commissione della FAS - Federation of American Scientists
rilasciò delle nuove foto satellitari ad alta definizione dell’Area 51
fatte dal satellite Ikonos lanciato dalla base Vanderberg nel settembre del
1999 e progettato dalle compagnie Lockheed Martin, Raytheon e Kodak, tutte
partecipanti ai programmi Keyhole), sapevo se un grande oggetto in entrata
era in arrivo, l'Hubble o altre sonde spaziali probabilmente l'avrebbero
ripreso”.
Tuttavia Maynard si lasciò poi andare e rivelò alcune indiscrezioni
relative all'IRAS ed al rilevamento del Decimo Pianeta da questi fatta nel
1983. “John - scrive Masters - finalmente mi disse che era stato inquadrato
dal satellite a infrarossi IRAS della NASA nel 1983 e che la storia
dell'avaria meccanica venne usata come una storia di copertura.(3) Come lui
mi spiegò, i dati dell’IRAS iniziarono a giungere, e fu allora che
scoprirono il Pianeta X. Durante una spazzata (ndr. il termine indica lo
stesso tipo di spazzata usato nel linguaggio tecnico aeronautico con gli
schermi radar, ossia l'intervallo di tempo tra un impulso trasmesso e il
successivo), spiccò fuori come un pollice dolente; e ancora peggio, si stava
avvicinando da Sud.
Questa specialmente era una cattiva notizia perché la maggior parte dei più
grandi ed avanzati telescopi al mondo sono a Nord dell'Equatore, e fu presa
la decisione di dedicare la restante autonomia operativa dell'IRAS
all'osservazione di questo singolo oggetto. Dopo avere rilasciato la storia
di copertura sull'avaria meccanica gli addetti al controllo usarono il
restante carburante per mantenere un costante tracciamento sull'oggetto finché
infine persero il completo controllo del satellite.
La ragione del perché era necessario impiegare il combustibile rimanente
dell'IRAS è che il tracciamento di un oggetto per determinarne la sua
velocità e traiettoria richiede osservazioni multiple. Questo perché più
osservazioni tu fai, più aumenti l'accuratezza dei tuoi calcoli di
tracciamento”. In seguito alla sua partecipazione al Disclosure project di
Greer nel 2001 e dopo aver rilasciato un paio d'interviste Maynard nella
primavera del 2003 è stato arrestato ed accusato di violazione del suo
giuramento di segretezza a salvaguardia della Sicurezza Nazionale come
risulta da asserzioni fatte in connessione alla sua attività quale testimone
sulla realtà UFO in seno al Disclosure Project.
L'ex-analista DIA venne custodito in una ignota struttura Federale solamente
per poco tempo ma una volta rilasciato è di fatto divenuto irraggiungibile o
semplicemente avrebbe preferito “sparire” volutamente. In effetti, è
probabile, stando a chi lo conosce, che quanto accaduto sia stato un duro
avvertimento per indurlo al silenzio e ad astenersi dal fare dichiarazioni in
pubblico.
Il Cover-up della NASA
A riprova delle importanti rivelazioni fatte da Maynard e dell'effettiva
fondatezza di alcune di esse nel 2003 l'astrofisico James McCanney rilasciò
alcune sbalorditive dichiarazioni nel corso di un'intervista rilasciata a
Rick Martin della rivista americana ‘The Spectrum’ che in seguito venne
ripresa dalla rivista australiana Nexus la cui omologa versione italiana sarà
pubblicato nel 2004 (v. “Quello che nasconde la NASA” - Nexus n°51).
McCanney fondamentalmente ribadisce che esisterebbe un vasto programma di
copertura che coinvolgerebbe enti quali la NASA, la CIA, l'NSA e lo stesso
Vaticano in merito all'esistenza e al prossimo avvento del Decimo Pianeta.
“La NASA - afferma McCanney - è costituita da un gruppo di scienziati.
Questo è il modo in cui la intendiamo: ingegneri che costruiscono velivoli
spaziali e cose del genere. La NASA è di proprietà ed è gestita dalla NSA
(National Security Agency). Al di sopra della NASA vi è un livello che la
controlla. Daniel Goldin, che entrò a far parte della NASA negli anni ’90,
proveniva dalla CIA ed il suo lavoro fu quello di secretare o mettere il
coperchio sulla NASA; una volta arrivato la prima cosa che fece fu di firmare
a tutti coloro che – a tutti i livelli – lavoravano per l'ente un accordo
NSA per la non divulgazione di notizie. La NSA è parte integrante del
governo di sorveglianza già attivo. Il Governo Mondiale Unico è già in
carica ed è intorno ad esso che ruota tutto quello che accade
attualmente”. Tra l'altro proprio in merito a quest'ultimo aspetto Martin
pone il quesito sull'eventualità se nel caso anche i Gesuiti siano dietro a
tale disegno: ”Gesuiti? [Ride]. Il Vaticano - replica l'astrofisico - ha un
ruolo di primo piano nel governo mondiale e ne fa parte, ma non rappresenta
l'intero quadro. Si tratta piuttosto di una situazione planetaria, nella
quale sono implicate centinaia di famiglie, famiglie assai facoltose,
presenti in ogni paese del mondo; esse controllano la politica, l'economia e
la finanza. Quindi si tratta di una vasta rete di personaggi di questo
tipo”.
Per quanto riguarda le rivelazioni sulla NASA e soprattutto sul Vaticano
fatte da McCanney (così come Maynard) supportano chiaramente alcune delle
informazioni fornite dal Gesuita al sottoscritto un paio d'anni prima (v.
L'intervista al Gesuita). Per quanto riguarda la affermazioni dell'astrofisico
sul coinvolgimento della Chiesa riporto proprio un breve stralcio
dell'intervista:
Martin: Quali preoccupazioni desta alla NASA il “Decimo Pianeta”? Ha a
che fare con la civiltà sumera e gli Anunnaki? Oppure si tratta di
qualcos'altro?
McCanney: Non direi, ma la nozione che esiste questo “Grande Oggetto” che
si presenta con regolarità è antica. Ciò rientra nei massimi livelli di
segretezza in molti di questi gruppi, fra cui il Vaticano. Intendo dire che
la prima cosa che ha fatto il Vaticano quando si è manifestata Hale-Bopp è
stata quella di costruire in Arizona un osservatorio di classe mondiale e di
riempirlo di astronomi. Perbacco, chissà perché? Poi ne hanno un secondo.
Ma quello che è interessante è accaduto dopo che Hale-Bopp è passata –
perché pensavano che fosse quella il “Pezzo Grosso”.
Torniamo al 1991. Hale-Bopp fu scoperta ufficialmente nel 1995 da Alan Hale
in New Messico e da Bopp, il giapponese; vi si imbatterono entrambi la stessa
notte e quindi la cometa prese il nome dall'uno e dall'altro…..….Nel 1991
Harrington vide due cose: Hale-Bopp e, dietro di essa, qualcosa di molto più
grande. Era il Decimo Pianeta. Questa è la mia convinzione allo stato
attuale delle cose. Nel 1991 Hale-Bopp seguiva una traiettoria di collisione
quasi diretta con la Terra; con un paio di fotografie fu possibile tracciare
l'orbita, che era appunto di quasi-collisione col nostro pianeta.
Martin: Non Stupisce che ci sia stato un tale parapiglia.
McCanney: Un enorme parapiglia. Quando venne scoperta, io contattai il
Goddard Space Center – di cui conoscevo la segretaria – e dissi: “Cosa
sta succedendo? Sono venuto a sapere che c’è questa cometa…”. In
sottofondo si riusciva ad udire gente che urlava. E lei replicò: “Oh mio
Dio, questa cometa è enorme!”. Tuttavia pensai che lei intendesse dire che
si trattava di una grande notizia. No, era enorme nel senso che quello che
avevano rilevato era un corpo di dimensioni planetarie. Vede, è a questo
punto che nasce la divisione, perché fino ad allora anche molti scienziati
del Goddard non avevano scoperto nulla al proposito. Tuttavia la seguivano
sin dal 1991, forse ancora da prima. Harrington la scoprì e dagli appunti
del 1991 si può capire che egli sapeva perfettamente dove andare a cercarla.
Ciò che accadde molto tempo fa è…è che si trattava di una delle compagne
di Nibiru che devastò la Terra.
Martin: Una compagna?
McCanney: Una compagna. Quella che diventò Venere. Velikovsky aveva
perfettamente ragione sul fatto che Venere fosse un’enorme cometa che
attraversava il sistema solare e, dal momento in cui fu catturata da Giove
sino a quello in cui trovò la Terra sulla sua strada, impiegò circa 600
anni, per poi diventare il pianeta che tutti noi conosciamo. Quindi in
origine quello che accadde fu che Hale-Bopp si trovava circa 4200 anni fa, lo
stesso periodo in cui Venere fu catturata da Giove; erano letteralmente delle
compagne più piccole di Nibiru. Questo è il motivo per cui non volevano che
nessuno venisse a conoscenza della compagna, perché sapeva che era in rotta
di collisione con la Terra e che fu la compagna di quella più grande a
causare il problema. Quello che tuttavia non compresero fu che Hale-Bopp era,
letteralmente, essa stessa una delle compagne. Ora, quando il distruttore, il
Pezzo Grosso, Nibiru, arriva, porta con sé un intero sciame di questi corpi.
Martin: Presumo che la cometa NEAT, sia uno di questi?
McCanney: Questo è il punto; quando, alcune settimane fa, siamo stati
tempestati da tutte queste comete e loro non hanno mai annunciato la Cometa
NEAT, C-2002/VI. Chiaramente tutta questa roba sta arrivando dall'emisfero
Sud. Poi naturalmente, per i motivi chi ho citato, Harrington sapeva molto
bene dove si trovava; stava “tirando giù” i pianeti Urano e Nettuno. È
interessante notare che quando la vicenda di Harrington venne a galla, il
governo cercò di rilasciare una dichiarazione servendosi di alcuni di quegli
astronomi che parlano alla radio, i ragazzi della disinformazione, che se ne
vennero fuori con una storiella: “Oh, bé, abbiamo corretto le masse di
questi pianeti in virtù di nuove informazioni, risolvendo così il
problema”.
Eh no, quando si vedono i pianeti “tirati giù” non si corregge un
accidente; questo correggerebbe le cose solo sul piano dei pianeti. Nel 1991
quest'oggetto era abbastanza grande da trascinare Urano e Nettuno fuori dalle
loro orbite. Questo è l'ordine di grandezza di questo corpo! Quindi, capirà
le preoccupazioni riguardanti la compagna, dal momento che loro sanno, così
come lo sa il Vaticano, che l'ultima volta fu proprio quest'ultima a
provocare danni; l’unico problema è che la compagna è poi diventata il
pianeta Venere….
Martin: La Cometa NEAT è stata una sorpresa? È sbucata fuori dal nulla o se
l'aspettavano?
McCanney: No. La Cometa NEAT è un altro nucleo assai grande; di dimensioni
planetarie – probabilmente pari a quelle della nostra Luna, probabilmente
maggiori. La NASA sapeva che stava arrivando, con tutta probabilità la
notarono anni fa, come elemento dello stuolo di oggetti in arrivo – a cui
penso come oggetti che giungono come parte dello sciame del Decimo Pianeta.
Volevano che nessuno ne sapesse alcunché, per il semplice motivo che stava
giungendo proprio nei paraggi del Sole e che era di grandi dimensioni.
Probabilmente non si aspettavano che diventasse così luminosa come in
effetti divenne tuttavia, mentre passava, fu letteralmente visibile nel cielo
diurno, proprio vicino al Sole – per un periodo di 12 ore circa”.
L'intervista ad ampio spettro tocca vari aspetti salvo ritornare più avanti
sul tema del Decimo Pianeta e sugli effetti del suo passaggio:
Martin: Torniamo ancora un momento al “Decimo Pianeta”. So che lei non
ama parlare di cornici temporali, ma ne ha una qualche percezione? Siamo
fuori di un anno? Di cento anni?
McCanney: Non lo so, ed è quello che voglio scoprire con la Harrington
Expedition.
Martin: Allora a questo punto lei non ne ha idea?
McCanney: A titolo personale sì. Sono sempre restio a parlare di date, perché
la gente tende a vincolarti ad esse.
Martin: Può parlarne in termini generali?
McCanney: D'accordo.………..Gli Hopi erano convinti che Hale-Bopp (1995)
fosse la Katchina Blu, che doveva procedere di circa 10 anni il Decimo
Pianeta; ovviamente in quel contesto 10 anni sono un termine assai relativo.
Il punto è se Hale-Bopp sia stata una compagna del Pezzo Grosso, 4.200 anni
fa – e questo è il ciclo: per Nibiru non parliamo di 3.600 anni, ma di
4.200 anni – quindi il suo arrivo è previsto entro il prossimo decennio.
L'altro aspetto è che la gente sta focalizzando la propria attenzione sul
Decimo Pianeta o Nibiru. Vorrei sottolineare che io studio i corpi del
sistema extrasolare. NEAT, ad esempio, non corrisponde a nulla di quanto
abbiamo mai visto in precedenza; era una cometa nuova di zecca. Quindi è
impossibile stabilire se fosse collegata o meno all’arrivo di Nibiru”.
Harrington indicò dove cercare il Pianeta X
Come già emerso in precedenza dalle affermazioni di Maynard quando l'IRAS
rilevò Nibiru (Pianeta X) nel 1983 la NASA stabilì che si stava avvicinando
da Sud e ciò arrecò apprensione in quanto i più avanzati telescopi
terrestri erano collocati nell'emisfero Nord. Una conclusione quella fatta
dall’ente spaziale americano a cui inevitabilmente giunse il prof. Robert
Harrington (citato da McCanney) nel 1988.
In effetti, nell'estate di quell'anno, come giustamente evidenziato da
Sitchin, vennero pubblicati una serie di articoli su pubblicazioni
scientifiche in cui veniva condivisa da diversi scienziati non solo
l'esistenza del Pianeta X (sulla scorta dei calcoli delle perturbazioni
planetarie ecc) ma l'ipotesi del Dott. Harrington secondo la quale sarebbe
inclinato di 30° sull'eclittica ed avrebbe un semiasse maggiore di circa 101
UA, o un asse maggiore di oltre 200 UA. Avrebbe una massa pari ad almeno
quattro volte quella della Terra e con un'orbita simile a quella della cometa
di Halley per cui trascorrerebbe parte del suo tempo sopra l'eclittica (nei
cieli settentrionali) e la maggior parte sotto di essa (nei cieli
meridionali).
Non a caso il team di ricerca dell'Osservatorio Navale (ndr. che è una
sezione della Marina Militare USA) giunse all'inevitabile conclusione che la
ricerca si sarebbe dovuta condurre principalmente nell'emisfero sud ad una
distanza di circa 2,5 volte oltre Nettuno e Plutone. Nell'ottobre 1988
Harrington divulgò le sue scoperte in un documento intitolato “La
posizione del Pianeta X” pubblicato sull'Astronomical Journal e nel quale
era presente uno schizzo dei cieli con indicazioni di dove si sarebbe potuto
trovare (al momento) il Decimo Pianeta sia nei cieli settentrionali sia in
quelli meridionali.
In seguito alla pubblicazione del documento Harrington in base ai dati che
nel frattempo erano stati raccolti dal Voyager 2 - che aveva raggiunto Urano
e Nettuno rilevando perturbazioni costanti, piccole ma ben evidenti, nelle
loro orbite – concluse che il Decimo Pianeta doveva trovarsi nei cieli
meridionali. Tra l’altro il 16 gennaio del 1990 Harrington riferì
all'American Astronomical Society di Arlington in Virginia che l'Osservatorio
Navale aveva ristretto le ricerche del Pianeta X ai cieli meridionali ed
annunciò l’invio di un team di astronomi in Nuova Zelanda presso
l'Osservatorio Astronomico di Black Birch.
Inoltre affermò che in seguito ai dati ottenuti dalla Voyager 2 era convinto
che il Decimo pianeta fosse cinque volte più grande della Terra e circa tre
volte più distante dal Sole rispetto a Nettuno e Plutone. Sfortunatamente
Harrington morì prematuramente nel gennaio 1993 non prima però di fornire
allo stesso Sitchin importanti conferme di persona in un incontro avuto con
lui nel agosto del 1990 all'Osservatorio Navale di Washington e confermato in
un'intervista fatta al noto studioso dal giornalista Luca Scantamburlo e
pubblicata sul numero di Ago/Sett 2006 della rivista “UFO Notiziario”.
“Primo, - afferma Sitchin - egli mi disse che il mio libro, Il Dodicesimo
Pianeta, era giusto sul lato della sua scrivania per tutto il tempo, ed egli
lo consultava ogni qualvolta aveva bisogno di una risposta alle domande sulla
ricerca del “Pianeta X”. Secondo, egli disse e mostrò attraverso degli
schizzi orbitali comparabili che il “Pianeta X” ed il “mio” pianeta,
che i Sumeri chiamavano Nibiru ed i Babilonesi Marduk, sono unici e lo
stesso. E terzo, egli descrisse il pianeta – le sue dimensioni, il suo
essere abitabile con un'atmosfera etc”. Tra l'altro alla successiva domanda
in cui si citava proprio il documento di Harrington sul Pianeta X del 1991
dove egli stesso suggeriva che poteva essere visibile nei Cieli Meridionali
nella regione del Centauro e dell'Idra, Sitchin rispose: “Sì.
Egli mi mandò uno schizzo, segnando con la sua calligrafia dove dovrebbe
concentrarsi la ricerca; l'ho pubblicata nel libro Genesis Revisited (L'Altra
Genesi, Piemme 2004). Ciò che disse concordava con le predizioni bibliche
che riguardano il ritorno del pianeta.”. Ora, quanto finora esposto risulta
rilevante e chiarificatore per gli argomenti che verranno riportati d'ora in
avanti e che potrebbero essere utili alla comprensione dell'affaire Decimo
Pianeta. In seguito alla missione IRAS del 1983, in particolar modo dalla
seconda metà degli anni '80, in vari parti del mondo sono stati costruiti
nuovi e avanzati telescopi nell'emisfero settentrionale ma molti, guarda
caso, concentrati in varie aree geografiche nell'emisfero meridionale.
Lo stesso Vaticano in quegli anni avviò, grazie ad un'apposita legge varata
dal Congresso degli Stati Uniti, la costruzione del VATT (Vatican Advanced
Technology Telescope) sul Monte Graham in Arizona. Il complesso astronomico
sul Monte Graham vide la costruzione di tre telescopi uno di questi, il VATT,
opera distaccatamente dal Mount Graham International Observatory che gestisce
l'avanzatissimo Large Binocular Telescope – LBT frutto della collaborazione
tra Stati Uniti, Italia e Germania. L'ideazione e costruzione dell'LBT ha
richiesto una ventina d'anni, coinvolgendo industrie e comunità scientifiche
dei tre paesi partecipanti ed è il più grande telescopio ottico su singola
montatura (cioè che ha due lenti montate sulla stessa struttura meccanica,
come un binocolo) mai realizzato è il più potente di tutto l'emisfero nord
con una definizione addirittura superiore al telescopio orbitante Hubble. Il
super telescopio è dotato di un sofisticato apparato denominato Large
Binocular Camera, un sistema di supermacchine fotografiche digitali in grado
di effettuare osservazioni dall'ultravioletto all'infrarosso, con una
sensibilità un miliardo di volte più alta di quella dell'occhio umano.
Negli anni '90, soprattutto a partire dalla seconda metà, e nel nuovo
millennio hanno visto la nascita importanti strutture quali il Very Large
Telescope (VLT), l'Osservatorio Gemini, il South African Large Telescope (SALT),
il South Pole Telescope, l'IRAIT e il PLATO (Plateau Observatory). Costruito
in varie fasi a partire dal 1998 il Very Large Telescope Project (VLT -
Telescopio Molto Grande) è un sistema di quattro telescopi ottici separati,
affiancati da vari strumenti minori. Ognuno dei quattro strumenti principali
è un telescopio riflettore con uno specchio primario di 8,2 metri.
Il progetto VLT, costato circa 500 milioni di dollari, fa parte dell'European
Southern Observatory - ESO (Osservatorio Europeo Meridionale)
un'organizzazione astronomica internazionale, creata nel 1962, di cui fanno
parte, al momento, paesi dell'Unione Europea quali: Belgio, Danimarca,
Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera,
Regno Unito. La maggior parte degli suoi osservatori dell'ESO si trovano in
Cile (da qui il nome meridionale) dove gestisce due grandi osservatori
astronomici nel deserto di Atacama, l'Osservatorio di La Silla e
l'Osservatorio del Paranal, che comprende il Very Large Telescope ed il VLT
Survey Telescope.
Il VLT si trova sul Cerro Paranal, una montagna alta 2.640 metri sul desolato
deserto di Atacama, nel Cile settentrionale. L'ubicazione del VLT in tale
area è stata voluta dagli astronomi europei dell'ESO in virtù della
bassissima umidità e della eccezionale trasparenza riscontrate grazie anche
lontananza da fonti di inquinamento luminoso. Il VLT è dotato di un vasto
apparato di strumentazioni in grado di lavorare sia nella luce visibile (FORS
per l'immagine e la spettroscopia a bassa risoluzione, UVES per la
spettroscopia ad alta risoluzione), che nell'infrarosso grazie alla
camera-spettografo infrarossa ISAAC (Infrared Spectrometer And Array Camera)
uno strumento multifunzionale in grado non solo di ottenere ottime immagini
in infrarosso ma anche spettri di alta qualità di oggetti deboli.
Inoltre nel 2007 il VLT è stato dotato di un nuovo ed avanzato strumento
denominato HAWK-I (High Acuity, Wide field K-band Imaging) finalizzato allo
studio di corpi indistinti quali galassie lontane o pianeti e stelle di
piccole dimensioni a lunghezze d'onda a infrarosso vicino. L'HAWK-I, che è
stato progettato, costruito e commissionato dall’ESO, dovrebbe inoltre
essere adeguato per la ricerca delle stelle a massa più grande e dei corpi a
massa minore nella galassia e un utile dispositivo per lo studio di corpi
extrasolari, quali i lontani asteroidi ghiacciati e le comete. Tra l'altro
sempre il complesso dell'Osservatorio di La Silla ospita dal ’99 il
telescopio svizzero Eulero, di proprietà dell'Università di Ginevra,
progettato per la scoperta di Pianeti Extrasolari. Il telescopio, che ha
appena 1,2 m di diametro, è equipaggiato con un sofisticatissimo
spettrografo che consente di effettuare misurazioni di alta precisione della
velocità di una stella. Sempre l'ESO con la cooperazione italiana dell'OAC
(Osservatorio Astronomico di Capodimonte) ha realizzato il VST ossia VLT
Survey Telescope installato a Cerro Paranal in Cile ed operativo dal 2007.
Il VST è un telescopio alt-azimutale di survey a grande campo, con
un'apertura di 2.6 metri e com un FOV (Field Of View) di un grado quadrato.
Il suo scopo scientifico primario sarà di fare una mappa profonda
dell’emisfero Sud permettendo l’identificazione di oggetti interessanti
da osservare, poi, più dettagliatamente, con i vari strumenti del VLT. Il
telescopio inoltre è dotato di una camera di imaging a grande campo,
denominata OmegaCAM, frutto di un consorzio internazionale fra Olanda,
Germania, Italia ed ESO. Grazie a questo strumento di piano focale, a
dispetto delle dimensioni del campo di vista, il VST è in grado di garantire
un'ottima risoluzione angolare (scala di 0.216 arcsec/pixel), mediante la
quale potrà condurre osservazioni in modalità stand-alone in tutta la banda
spettrale che va dall'ultravioletto all'infrarosso vicino. Sempre sulle
montagne del deserto di Atacama nel 2003 è stato avviato il progetto
internazionale ALMA (Atacama Large Millimeter Array), pensato e realizzato da
Europa, Nord America e Giappone, in cooperazione col Cile.
ALMA è un progetto congiunto tra l'Europa e il Nord America. In Europa,
l'ESO guida i 10 paesi membri più la Spagna. In Nord America, l'NSF
rappresenta anche il Consiglio di Ricerche Nazionali del Canada e esegue il
progetto grazie al National Radio Astronomy Observatory (NRAO) gestito dall'Associated
Universities, Inc (AUI). L'ALMA sarà il più grande radiotelescopio mai
costruito e prevede l'installazione di 25 grandi antenne paraboliche di 12m
di diametro che costituirebbero però solo la metà del complesso. È infatti
prevista anche un’opzione per la costruzione eventuale di altre 7 antenne,
per un totale di 32 come previsto nei piani originali di costruzione del
radiotelescopio. Il contratto prevede il disegno, la costruzione, il
trasporto fin nella postazione a 5 mila metri sulle Ande Cilene e
l'integrazione sul posto delle antenne con le altre 25, o forse 32 in un
prossimo futuro fornite da Stati Uniti e Canada.
Sarà quindi di 50 o 64 il numero totale delle antenne paraboliche che
formeranno il grande radiotelescopio. Il Compito principale dell'ALMA sarà
quello di osservare e ottenere immagini con una chiarezza senza precedenti,
delle enigmatiche regioni fredde dell'Universo che sono non visibile
nell'ottico che si mostrano invece brillanti nella regione millimetrica dello
spettro elettromagnetico compreso fra le onde radio e la radiazione
infrarossa.
Il complesso radiotelescopico dovrebbe divenire parzialmente operativo
intorno al 2010-2011. Come accennato in precedenza un'altra struttura di
rilievo costruita a partire dal 1999 è quella dell'Osservatorio Gemini che
consiste in due telescopi gemelli ottici/infrarossi di 8 metri. I Telescopi
Gemini sono stati costruiti e vengono gestiti da un consorzio formato da
Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Cile, Brasile, Argentina, e Australia.
Questa cooperazione è gestita dall'Association of Universities for Research
in Astronomy (AURA). Il centro operativo per l'osservatorio boreale è presso
Hilo nelle Hawaii presso il parco universitario dell'University of Hawaii,
per l'osservatorio australe è presso La Serena, nel Cile.
Il primo telescopio Gemini North, si trova sul vulcano dormiente Mauna Kea
nelle Hawaii ad un altitudine oltre i 4200 m dove le condizioni visuali per
le osservazioni astronomiche sono ideali. Il telescopio ha visto la prima
luce nel 1999 e ha iniziato l'attività d'osservazione nel 2000. IL secondo
telescopio (costruito nel 2000 ed operativo dal 2001) è il Gemini South che
si trova ad oltre 2700 m di altitudine sul Cerro Pachón sulle Ande in Cile.
La combinazione dei due telescopi gemelli fornisce una copertura completa di
entrambi gli emisferi celesti.
Attualmente questi sono tra i più avanzati telescopi nelle bande ottica e
infrarossa, e utilizzano le più avanzate tecnologie di osservazione, tra cui
la guida laser, l'ottica adattiva e la spettroscopia multi-oggetto. Inoltre
un sofisticato sistema di ventilazione, e la speciale copertura dello
specchio in argento consentono di ottenere ottime osservazioni
nell'infrarosso. Grazie all'elevata automazione i due telescopi possono
essere adoperati remotamente, riducendo la necessità di viaggiare degli
astronomi. Nel novembre 2005 in Sudafrica, con tanto di cerimonia ufficiale
di battesimo alla presenza del presidente Thabo Mbeki, venne avviato il
Southern African Large Telescope (SALT) un telescopio ottico del diametro di
circa 10 metri, situato in cima ad una collina all'interno di una riserva
naturale a 370 km a nord-est di Città del Capo, vicino alla cittadina di
Sutherland.
Il telescopio, concepito principalmente dal Sudafrica che ha contribuito
maggiormente al finanziamento, è frutto della collaborazione di altri paesi
che hanno collaborato al progetto tra i quali: Germania, Polonia, Stati
Uniti, Regno Unito e Nuova Zelanda. Il SALT è il più grande telescopio
ottico dell’emisfero australe, ed è in grado di riprendere immagini ed
eseguire analisi di spettroscopia e di polarimetria di oggetti celesti che
non sono visibili dall'emisfero boreale. Inoltre, raccoglie oltre 25 volte più
luce di ogni altro telescopio africano esistente e può individuare oggetti
deboli come una fiamma di candela sulla Luna.
Le scoperte di Murray e Matese
Nonostante la scomparsa di Harrington nel 1993 dopo pochi anni precisamente
nel 1999, mentre come abbiamo visto sorgevano o divenivano operativi nuovi
osservatori, il Pianeta X tornò a far discutere la comunità scientifica. Il
28 settembre la BBC news pubblicò una notizia dal titolo “La Pioneer 10
scopre un nuovo corpo oltre Plutone” che in un certo senso confermò quanto
dichiarato precedentemente da Sitchin nei suoi volumi. La sonda statunitense
Pioneer 10 smise “ufficialmente” di trasmettere nel 1997, quando, dopo
aver percorso 8.4 miliardi di km. in oltre 25 anni di permanenza nello
spazio, si trovava ben oltre l'orbita di Plutone e quindi al di fuori del
sistema solare. “Gli scienziati - riportava il testo - hanno scoperto un
nuovo oggetto che orbita attorno al Sole dopo che una sonda spaziale è stata
misteriosamente deviata dal suo tragitto.
I ricercatori non hanno ancora identificato l'oggetto, ma confidano nella sua
esistenza per il fatto che sembra aver deviato la piccola sonda Pioneer
10……Se le osservazioni venissero confermate da altri astronomi, sarà
solo la seconda volta nella storia che un oggetto del Sistema Solare è stato
individuato per via del suo effetto gravitazionale. Il primo fu il pianeta
Nettuno scoperto nel 1846…… Il nuovo corpo è stato localizzato da un
team del Queen Mary and Westfield College a Londra e dal JPL di Pasadena in
California. Gli astronomi hanno osservato i dati del tracciato della Pioneer
10 ottenuti tramite il NASA Deep Space Network, uno spiegamento di grandi
telescopi progettati per comunicare con le sonde in orbita nello spazio
profondo (4).
L'8 Dicembre 1992, quando la Pioneer 10 si trovava a 5,2 miliardi di km di
lontananza dalla Terra, videro che era stata deviata dal suo corso per circa
25 giorni. Gli scienziati hanno indagato su tale effetto per anni e stanno
tuttora studiando i dati attraverso differenti metodi di analisi, per
confermare le loro scoperte. In poche settimane, credono di essere in grado
di stabilire un limite massimo alla massa dell'oggetto e compiere previsioni
sulla posizione. Prime indicazioni suggeriscono possa trattarsi di un oggetto
lanciato dal nostro Sistema Solare dopo l'incontro con un pianeta più
grande.
La sonda spaziale Pioneer 10, lanciata nel Marzo del 1972, si è dimostrata
all’altezza del suo nome e al momento si trova a 1,1 miliardi di Km e
ancora trasmette, anche se la NASA ha cessato di monitorarne i segnali nel
1997 dopo che aveva trascorso venticinque anni nello spazio. Agli inizi di
quest’anno, gli scienziati erano confusi da quella che era descritta come
una misteriosa forza gravitazionale che agiva sulla sonda stessa, che
inaspettatamente si è spinta in una direzione particolare”.
Tra l'altro il mese successivo altre due notizie alimentarono ulteriormente
il dibattito; il 7 Ottobre, infatti la BBC News pubblicò l’articolo: “Un
pianeta oltre Plutone” in cui si venivano citate le scoperte fatte
dall’astronomo John Murray : “Un astronomo britannico - scrive la BBC -
potrebbe aver scoperto un nuovo pianeta che orbita intorno al Sole….Il
nuovo corpo, però, sarebbe distante dal Sole 30.000 volte più della Terra.
Sembra che il nuovo pianeta non possa considerarsi un membro reale della
nostra famiglia solare. Forse un pianeta nato altrove, che ha vagabondato
nella galassia per poi essere catturato alla periferia del nostro sistema
planetario oppure un gemello della nostra stella mai accesosi. La
controversia ipotesi è del Dr. John Murray, della Open University della Gran
Bretagna. Per diversi anni ha esaminato i peculiari movimenti delle comete di
lungo periodo.
Le comete si ritiene provengano dai freddi e bui confini estremi del Sistema
Solare, molto oltre i pianeti, in una regione chiamata Nube di Oort….
Analizzando le orbite di 13 di tali comete, il Dr. Murray ha individuato il
segno rivelatore di un unico oggetto gigante che le ha deviate tutte quante
nelle loro attuali orbite. 'Sebbene abbia analizzato solamente 13 comete in
dettaglio – ha dichiarato Murray alla BBC News – il risultato è quasi
definitivo. Ho calcolato che esiste soltanto una probabilità su 1.700 che
questo sia dovuto a un caso’. In uno studio di ricerca che sarà pubblicato
la settimana prossima nel Monthly Notices della Royal Astronomical Society,
suggerisce che il remoto pianeta invisibile è diverse volte più grande di
Giove.
Così distante dal Sole (4800 miliardi di km) impiegherebbe quasi sei milioni
di anni per orbitargli attorno. Questo chiarirebbe - dichiarò Murray - il
motivo per cui non è ancora stato individuato. È appena percettibile e con
un movimento molto lento…. Ma il pianeta orbita attorno al Sole nella
direzione “contraria” rispetto agli altri pianeti conosciuti. Questo ha
portato alla sorprendente ipotesi che non si sia formato in questa regione
spaziale e sia invece “fuggito” da un'altra stella”. Sempre il 7
ottobre il network statunitense MSNBC pubblicò sul suo portale l'articolo
“A mystery revolves around the sun” dove veniva riportata non solo la
scoperta fatte da Murray ma anche i risultati di una analoga ricerca condotta
negli USA dall'astronomo John Matese dell’Università della Louisiana.
“Due gruppi di ricercatori - recita l'articolo - hanno ipotizzato
l’esistenza di un pianeta non visibile o stella abortita orbitante attorno
al sole alla distanza di oltre 4 mila miliardi di chilometri, molto lontana
dall’orbita dei 9 pianeti conosciuti. La teoria, che potrebbe spiegare la
traiettoria di alcune comete, è stata inserita in uno studio approvato per
la pubblicazione su due diverse riviste……..Nessun telescopio ha
individuato finora quest'oggetto. Ma sulla base del suo effetto
gravitazionale, John B. Murray, uno scienziato planetario della Britain Open
University, ipotizza che l'oggetto potrebbe essere più grande di Giove, il
più grande dei pianeti conosciuti del sistema solare.
Murray stima l'orbita dell'oggetto intorno alle 32,000 AU, o 2.98 bilioni
miglia dal sole. La sua proposta è apparsa nel numero di ottobre del Monthly
Notices of the Royal Astronomical Society. Nel frattempo, ricercatori
dell'Università della Louisiana a Lafayette dichiarano che l'oggetto
potrebbe essere un pianeta o una Nana Bruna, grande all'incirca tre volte
Giove ed orbitante a 25.000 AU. I ricercatori, condotti dal fisico John
Matese, dicono che il loro studio sarà pubblicato dalla rivista Icarus…. I
ricercatori della Louisiana affermano che la presenza di questo pianeta
potrebbe spiegare la configurazioni delle comete. Matese ha dichiarato che
l'oggetto in questione avrebbe un’orbita attorno al Sole ogni 4 o 5 milioni
di anni circa.
Murray invece ipotizza che l'oggetto abbia un periodo di rivoluzione di
almeno 6 milioni di anni e che ruoti intorno al Sole nel verso opposto a
quello seguito dai 9 pianeti conosciuti. I due ricercatori hanno detto che
avevano ognuno familiarità col lavoro dell'altro ma non gli avevano dato uno
sguardo approfondito. Hanno ammesso che le loro stime per la massa ed orbita
di un corpo misterioso erano simili, ma non potevano dire se stessero
parlando dello stesso oggetto. Come mai un oggetto di tali dimensioni ruota
così lontano dal Sole? I ricercatori dicono che un pianeta o una stella
oscura potrebbe essersi formata durante la composizione del Sistema Solare
miliardi di anni fa, ma è più probabile possa essere un corpo celeste
“vagante” catturato dalla forza gravitazionale del Sole.
Altra domanda: Perché tale oggetto non è stato visto prima? Murray afferma
che perfino un pianeta come Giove non sarebbe stato osservato a tali immense
distanze. Matese e i suoi colleghi hanno dichiarato che la loro ipotetica
Nana Bruna non sarebbe stata scoperta neanche dall'IRAS Infrared Astronomical
Satellite lanciato nel 1983, ma potrebbe essere individuato dallo Space
Infrared Telescope Facility SIRTF (ndr. il nome precedente del telescopio
spaziale infrarosso Spitzer lanciato nel 2003) che sta per essere lanciato.
Tutto questo potrebbe sembrare fantascienza, ma un esperto del settore
osserva che tale ipotesi è stata oggetto di speculazioni per anni.
“Tutti noi ci siamo chiesti se c'era qualcosa lì fuori”, ha dichiarato
Brian Marsden, che è a capo dell'International Astronomical Union’s
Central Bureau for Astronomical Telegrams e del Minor Planet Center dello
Smithsonian Astrophysical Observatory. Tuttavia, Marsden ha anche espresso un
certo scetticismo sulle prove di queste ultime ricerche…. Se le ricerche
subissero un intoppo, potrebbero ingenerare nuove speculazioni e domande
ancora più sinistre: Alcuni teorici hanno proposto che l'effetto
gravitazionale di un oggetto massiccio non visibile in un'orbita distante -
soprannominato “Nemesis” or the “Death Star” - potrebbe dar luogo a
tempeste di comete, che aumenterebbe le possibilità di un impatto
catastrofico con la Terra.
Effettivamente, il fisico Daniel Whitmire, un collega di Matese e co-autore
della nuova ricerca, tracciò uno scenario simile nel 1985 per spiegare
estinzioni di massa sulla Terra, come quella della scomparsa dei
dinosauri.Matese ha asserito che tale oggetto non sembra si adatti come
evento da Giorno del Giudizo. ‘Questo oggetto non è una Nemesi - ha
dichiarato alla MSNBC - non crea tempeste di comete’. Egli ha affermato che
tale oggetto sembrava avere un'influenza su circa il 25% delle comete con
lungo-periodo provenienti dalla Nube di Oort”.
Nel 1999 Matese suggerì la possibilità di rivelare il misterioso corpo
celeste con l'eventuale impiego dello Space Infrared Telescope Facility
(alias Spitzer), che all'epoca però era in fase di realizzazione, in quanto
i precedenti telescopi spaziali non erano più operativi a parte l'Hubble
(messo in orbita nell'aprile 1990 ed usato per osservazioni nell'infrarosso e
nell'ultravioletto). In effetti, dopo l'IRAS bisognerà attendere il 1995
quando l'Agenzia Spaziale Europea lanciò l'ISO (Infrared Space Observatory)
che operò fino a quando esaurì elio liquido nel maggio del 1998. Cinque
anni dopo nell’agosto 2003 fu lanciato il Telescopio Spaziale Spitzer (Spitzer
Space Telescope o SST, chiamato precedentemente Space Infrared Telescope
Facility o SIRTF) ed è tuttora operativo.
Lo Spitzer, Costruito dalla NASA, Jet Propulsion Laboratory e il California
Institute of Technology, è un osservatorio spaziale che osserva
nell'infrarosso. Il telescopio ha uno specchio primario di 85 cm di diametro
ed è dotato di tre strumenti l'IRAC, l'IRS e il MIPS che consentono la
raccolta e misurazione della radiazione infrarossa. L'IRAC (InfraRed Array
Camera) è una camera infrarossa per ottenere immagini (256X256 pixel) e
misure fotometriche in 4 bande nel vicino e medio infrarosso; L'IRS (InfraRed
Spectrograph) è uno spettrografo che può osservare a media o bassa
risoluzione spettrale mentre il MIPS (Multiband Imaging Photometer for
Spitzer) è un fotometro che permette di ottenere immagini e misure
fotometriche in 3 bande del medio e lontano infrarosso.
Tra l'altro proprio in merito al progetto Spitzer nel 2007 è emerso che
anche il Vaticano collabora con la NASA ad un programma sullo studio delle
stelle doppie e la formazione dei pianeti fuori dal Sistema Solare. La
notizia venne diffusa dalla stessa Radio Vaticana il 30 marzo così come dal
sito dell'Espresso e riportava quanto segue: “Quando si parla di stelle
doppie ci si riferisce ad un sistema in cui due stelle rivoluzionano una
intorno all'altra e sono ‘legate’ tra loro dalla mutua forza
gravitazionale. Tra le stelle doppie, risalta Sirio l'astro più luminoso del
cielo notturno. Sirio, che si trova ad una distanza di 8,6 anni luce dal
nostro pianeta, è una delle stelle più vicine alla Terra.
Questo è il motivo principale della sua luminosità. Utilizzando il
telescopio Spitzer Space, si legge in un comunicato della NASA, gli astronomi
hanno scoperto che ci sono almeno tanti sistemi con stelle doppie quanti ce
ne sono con una sola stella, come il nostro. È quindi possibile che
nell'universo esistano numerosi pianeti legati a due o più stelle. I dati
elaborati dalla NASA mostrano, inoltre, che i sistemi stellari binari, cioè
con stelle doppie, sono luoghi adatti alla formazione di pianeti. Fino ad
oggi questi sistemi erano stati largamente ignorati per le notevoli difficoltà
incontrate nello studiarli. Il progetto della NASA, portato avanti con la
Specola Vaticana (ndr. la Specola di Castelgandolfo è stata fondata ed è
diretta dai Gesuiti) ed altre istituzioni scientifiche, può dunque aprire
scenari inesplorati sulla formazione dei pianeti e la natura delle stelle”.
Il South Pole Telescope (SPT)
Un’altra area che proprio negli ultimi anni ha visto concentrarsi lo
sviluppo di nuovi progetti ed installazioni per la ricerca astronomica è
l’Antartide. A questo punto è inevitabile riallacciarsi a quanto in
precedenza accennato da Masters ed al progetto del South Pole Telescope (SPT)
sito presso la base permanente USA Amundsen-Scott. La Amundsen-Scott South
Pole Station, intitolata ai due conquistatori del Polo Sud geografico, venne
realizzata dagli USA in seguito all'operazione Deep Freeze I in occasione
dell'Anno geofisico internazionale, cominciò a operare il 9 gennaio 1957.
Nel corso degli anni l'installazione ha registrato diversi ampliamenti e
modernizzazioni strutturali culminati a partire dal 1999 con una
riedificazione della base in edifici rialzati rispetto alla superficie
glaciale.
Lo scorso gennaio infatti è stata ufficialmente inaugurata la nuova e
supermoderna stazione Admunsen-Scott al Polo Sud geografico. La nuova base,
costata 152 milioni di dollari ed allestita negli ultimi anni, ha richiesto
un impiego massiccio di velivoli da trasporto Hercules LC-130 (più di 900
voli) decollati da McMurdo e atterrati a South Pole col materiale necessario
al montaggio. La stazione Amundsen-Scott è la più moderna base scientifica
dell'Antartide; è finanziata e gestita dalla National Science Foundation NSF.
A partire dal novembre 2006 ha avuto inizio la costruzione del South Pole
Telescope i cui pezzi ed apparati sono stati assemblati negli Stati Uniti e
con un lungo ponte aereo (impiegando sempre velivoli da trasporto C-130)
dislocati presso la stazione di ricerca della National Science Foundation
dove è stato ufficialmente avviato nel febbraio 2007. Molto più sofisticato
e longevo dell'IRAS o del Telescopio Spaziale Hubble messi insieme il South
Pole Telescope, che ha un diametro di 10m, è frutto della collaborazione
dell'Università di Chicago, di quella di Berkley, della Case Western Reserve
University, dell'Università dell'Illinois, dello Smithsonian Astrophysical
Observatory, e dal principale finanziatore del progetto ovvero la National
Science Foundation Office of Polar Programs - NSF OPP, dall'U.S Antarctic
Program, dalla General Dynamics/VertexRSI e dalla Raytheon Polar Services
Company che è parte del gigante Raytheon Company, un importante partner
della difesa americana oltre che la più grande industria di apparati
elettronici per la difesa nel mondo.
Tra l'altro la Raytheon insieme alla British Aerospace Systems nella prima
metà degli anni ’90 si è occupata della costruzione e sviluppo del
sistema di antenne HAARP di Gakona, in Alaska e sarebbe coinvolta in altre
ricerche militari sul controllo climatico. La compagnia americana ha
assorbito E-Systems una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai
servizi segreti di molte potenze mondiali e si da il caso che nel febbraio
2000 in seguito ad uno studio-ricerca dell’Unione europea commissionato a
Duncan Campbell (un esperto del Comitato scientifico del parlamento europeo)
è emerso che la Raytheon provvede alla manutenzione e aggiornamento del
sistema di spionaggio Echelon.
La Raytheon insieme a Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e TRW formano i
“Grandi Quattro” del complesso militare-industriale che si spartiscono
una fetta gigantesca delle spese del Pentagono per l'acquisizione dei
materiali, la ricerca e la tecnologia. Infine, come già esaminato in
precedenza, la Raytheon insieme alla Kodak ed alla Lockheed Martin hanno
progettato non il satellite Ikonos ma hanno partecipato al programma dei
satelliti segreti Keyholes. E guarda caso tutte insieme fanno parte del
consorzio che gestisce il programma – Space Imaging Inc in Colorado dove ha
lavorato anche Maynard.
Avviato nel febbraio 2007 il South Pole Telescope è stato progettato per
operare su una lunghezza d'onda millimetrica e submillimetrica, in campi
dello spettro elettromagnetico tra l'infrarosso e le microonde grazie ai
sistemi FIRST (Far-infrared Submillimetre Telescope) e SIRTF (Space Infrared
Telescope Facility) di cui il telescopio è dotato. Generalmente si è
propensi a ritenere l'Antartide un luogo inadatto a studi e ricerche di tipo
astronomico invece per gli esperti è un luogo ideale per osservare per
osservare il cosmo nel millimetrico, submillimetrico e nel medio infrarosso
con condizioni ambientali che in nessun altro luogo sulla Terra è possibile
trovare.
Del resto non solo gli americani sono presenti nell'area da anni con missioni
astronomiche oltre che scientifiche in altri settori anche diversi paese
europei tra cui l'Italia partecipano a programmi astronomici come quello
statunitense. Nel 1959 venne stabilito il cosiddetto Trattato Antartico
(entrato in vigore nel 1961) stipulato tra 12 paesi che aderirono fin
dall'inizio e che sospendeva qualsiasi rivendicazione territoriale,
sfruttamento di risorse esistenti e favorendo un uso pacifico del continente.
Nel 1981 l'Italia ha sottoscritto questo trattato e dopo quattro anni ha
istituito il PNRA Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, mentre nel
1991 è stata approvata una legge che organizza le attività di ricerca del
nostro paese in Antartide su base quinquennale. In seguito è stata
realizzata una base permanente a Baia Terra Nova con annesso osservatorio
astrofisico per ricerche nel submillimetrico e di cosmologia, OASI, lungo la
costa del Mare di Ross.
La costruzione della base, l'implementazione di vari campi remoti e l'avvio
delle operazioni, hanno permesso all'Italia di essere ammessa al Trattato
Antartico. Nel 1993 il PNRA in collaborazione con la Francia ha costruito una
seconda base denominata Dome C in un punto sopra l'esteso altopiano di
ghiaccio che ricopre l'interno dell'Antartide (plateau Antartico).
L'Altopiano Antartico è in linea di principio il luogo migliore per
osservare e studiare dalla terra il cosmo nelle lunghezze d'onda
dell'infrarosso in quanto i telescopi spaziali infrarossi (che sono superiori
grazie alle osservazioni al di fuori dell'atmosfera) risultano in primis
costosi.
Inoltre il liquido criogenico in cui è racchiusa la loro strumentazione di
piano focale e che mantiene il rivelatore a pochi gradi sopra lo zero
assoluto una volta esaurito non può essere sostituito. Un esempi lampante
sono stati l'IRAS e l'ISO che durarono rispettivamente meno di un anno il
primo e meno di due e mezzo il secondo. Pertanto era fondamentale disporre di
un area dove installare telescopi per l'infrarosso medio, con possibilità di
essere impiegati per molto tempo e che possano approfittare di alcune
finestre infrarosse di trasparenza e di stabilità dell'atmosfera (5), come
sembrano permettere le condizioni sull'Altopiano Antartico.
Su questultimo nel 1993 è stata costruita a ben 3200 metri sopra il livello
del mare la base Italo-Francese Dome C (o Dome Concordia) (6) nell’ambito
del progetto Concordia con la partecipazione del PNRA italiano e
dell’istituto polare francese (IPEV). La base si trova a circa 1200
chilometri dalla base costiera italiana di Baia Terra Nova e a circa 1800
chilometri dal polo sud geografico dove si trova la base americana
Amundsen-Scott detta anche South Pole. A Dome C si trova il Telescopio
Infrarosso Antartico Italiano IRAIT (Italian Robotic Antarctic Infrared
Telescope) frutto della collaborazione del Dipartimento di Fisica
dell'Università di Perugia e della Spagna con l'Università di Granada e
l'Istituto di studi avanzati di Barcellona.
L'IRAIT è un telescopio infrarosso da 80 cm di diametro, progettato e
ottimizzato per osservazioni nel medio infrarosso, finanziato dal PNRA a
partire dal 1996 e installato presso la base Dome-C dove è divenuto
operativo nel 2007. La peculiarità tecnologica dell'IRAIT consiste nell'aver
realizzato un criostato completamente robotizzato, in grado di lavorare alle
estreme condizioni di Dome C (3200 m, pressione 600 mBar, temperature tra -90
e -30 C). I rivelatori lavorano a temperature di 5 e 30 K (rispettivamente
per il medio e il vicino Infrarosso).
Lo strumento principale del telescopio è AMICA (Antarctic Multiband Infrared
CAmera) una camera con due canali attrezzati per osservazioni nel vicino (1-5
micron) e medio (7-25 micron) Infrarosso. Il sistema IRAIT-AMICA ha come
obbiettivo principale lo studio del sito antartico per le osservazioni
Infrarosse, la ricerca di stelle fredde (Nane Brume e L-type) e alcune
sorgenti extragalattiche come le luminous IR galaxies a gli AGN (Active
Galactic Nuclei - Nuclei Galattici Attivi)(7). Il progetto della camera AMICA
è stato ideato presso l'Osservatorio Astronomico di Teramo e nel dicembre
2004 si è concretizzato tramite la collaborazione dell'Osservatorio di
Torino, dell'Osservatorio di Padova e dell’Osservatorio di Milano.
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del sito http://www.antigravity.it/2007.html
il giro del mondo
esperinze teoria
dell esistenza dell' antigravità basata su osservazioni di
stallattiti eccentriche .avvenute in due grotte : http://www.antigravity.it/24112008.htm http://www.antigravity.it/27112008.htm http://www.antigravity.it/29112008.htm
http://www.antigravity.it/30112008.htm http://www.antigravity.it/01122008.htm dati sperimentali sull acqua del convento PER il gruppo 33
http://www.antigravity.it/04122008.htm http://www.antigravity.it/05122008.htm http://www.antigravity.it/11122008.htm
il programma del corso e le lezioni individuali program eglish le program en francaise programma espagnolo russian program
soplao
e le grotte
castellana :ho
scoperto che le stallatiti eccentriche seguono le correnti magnetiche e
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antigravitation, force physique présentée comme une hypothèse qui frésiste à la force de gravité (Physique) antigravitación (en física - fuerza hipotética contraria a la fuerza de la gravitación) antigravitatie (in fysica-hypothetische kracht tegengesteld aan aantrekkingskracht) anti-gravidade, força hipotética contrária à força da gravidade Antigravität (in der Physik der Anziehungskraft entgegenwirkende Kraft)
Με την έννοια της αντιβαρύτητας (antigravity) εννοούμε μία υποθετική δράση η οποία αντιτίθεται στην επίδραση της βαρύτητας. Η αντιβαρύτητα μέχρι σήμερα δεν αποτελεί επίσημο και αυστηρά καθορισμένο επιστημονικό όρο. Χρησιμοποιείται γενικά για να υποδηλώσει την κατανίκηση της βαρύτητας με τη βοήθεια κάποιων τεχνητών μεσων, αλλά επίσης χρησιμοποιείται και στην προσπάθεια εξήγησης της επιταχυνόμενης διαστολής του σύμπαντος. Μέχρι σήμερα η επιστήμη δεν έχει καταφέρει να αποδείξει την ύπαρξη μίας τέτοιας δύναμης, όπως επίσης και οι υφιστάμενοι φυσικοί νόμοι δεν προβλέπουν την ύπαρξή της (ούτε όμως την απαγορεύουν). Παρ΄όλα αυτά, υπάρχουν αρκετές θεωρίες, μελέτες και πειράματα που ασχολούνται με τους τρόπους με τους οποίους θα ήταν δυνατό να επιτευχθούν φαινόμενα αντιβαρύτητας, αλλά και να εξηγήσουν επίσης την επιταχυνόμενη διαστολή του σύμπαντος. Μεταξύ αυτών, ορισμένα υπονοούν και την ανάγκη ύπαρξης της επίσης υποθετικής, εξωτικής αρνητικής μάζας (πχ μοντέλο σκουληκότρυπας, Alcubierre ή warp drive). ÇEKİM KESME ETKİSİ:Mahiyeti henüz keşfedilmemiş bir enerji sahasının, roket araçları ve insan vücudu gibi kütleler üzerinde yer çekim kuvvetini kaldırdığı veya azalttığı sanılan etki
(ש"ע) אנטיגרביטציה (בפיסיקה-כוח היפותטי המנוגד לכוח המשיכה)