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gravitazionali e energie libere e diari raccontati da Rami@antigravity.it
ecco gli anelli della nuova vita spirituale ..
secondo pezzo del 1 capitole del 20-3-2004
L’universo visto come “Rhysmonic Cosmology”,
ha come caratteristiche principali il fatto che è limitato in una geometria
euclidea sferica, ed il suo bordo esterno risulta essere un riflettore perfetto
di energia, dentro il quale la materia si forma soltanto nella parte centrale più
densa. In “Rhysmonic Cosmology”, la massa, l'inerzia e l'energia sono
trattate come nella fisica meccanica classica, e la massa si presenta solo
quando le particelle “rhysmonic” risentono del cambiamento della densità
della struttura rhysmonic; la quale in certe condizioni auto-produce una
perturbazione d’onda con una componente torsionale in un mare calmo di “rhysmons”.
(vedi spin e galassie a spirale).
Secondo la teoria Rhysmonic, in una zona
"densa" dell'universo, quale può essere il nucleo di una particella,
un certo numero di rhysmons sono lì dentro compressi; questo sta a significare
che ogni particella ha una sua anti-particella di correlazione, o meglio una
zona corrispondente di bassa densità. Inoltre una particella possiede un
eccesso di vettori diretti verso l’esterno di energia, ed invece una
anti-particella ha un eccesso di vettori diretti verso l'interno di energia;
tali vettori rappresentano per la fisica classica l’essenza solitamente
denominata come carica elettrica.
La forza di gravità, in Rhysmonic, non è da
vedere come una forza di attrazione fra oggetti dotati di massa; ma piuttosto va
vista come vettori di energia che interagiscono e collegano tra di loro in tempo
reale, tutti gli oggetti dotati di massa presenti in questo universo. Da questo
concetto possiamo dedurre che una eventuale tecnologia di comunicazione basata
su onde gravitazionali (avendo questi segnali una velocità di propagazione
istantanea), presenterebbe enormi vantaggi rispetto ai nostri attuali sistemi di
comunicazione funzionanti ad onde elettromagnetiche, che viaggiano alla velocità
elevatissima, ma pur sempre limitata della luce.
Tabella di alcune risonanze “Rhysmonic”
naturali, riferite alla frequenza base: 1,85 Hz
1,855
x 1, 3,71 x 2, 5,565 x 3, 7,42
x 4, 9,275 x 5,
11,13 x 6, 12,985 x 7,
14,84 x 8, 16,695 x 9, 18,55
x 10, 20,405 x 11,
22,26 x 12, 24,115 x 13, 25,97 x 14, 27,825
x 15, 29,68 x 16, 31,535 x 17,
33,39 x 18, 35,245 x 19,
37,1 x 20, 38,955 x 21, 40,81 x 22, 42,665 x 23,
44,52 x 24, 46,375 x 25,
48,23 x 26, 50,85 x 27,
51,94 x 28, 53,795 x 29,
55,65 x 30, 57,505 x 31, 59,36 x 32, 61,215
x 33, 63,07 x 34,
64,925 x 35, 66,78 x 36, 68,635 x 37,
70,49 x 38, 72,345 x 39,
74,2 x 40, 76,55 x 41,
77,91 x 42, 79,55 x 43,
81,62 x 44, 83,475 x 45, 85,33 x 46, 87,185
x 47, 89,04 x 48,
90,895 x 49, 92,75 x 50…..
sino
a 1,855 x 1043 Hz
Ancora un altro aspetto
scientifico, interessante per Noi da osservare, questa volta rivolto al campo
della salute degli esseri viventi: è la “Radionica”, la quale si basa sul
fatto che Tutta la natura è immersa in
un grande campo di vibrazioni energetiche; onde per cui essendo Noi Tutti
interconnessi l’uno all'altro, si è resa possibile la realizzazione di
un metodo di diagnosi e terapia a distanza di disturbi e/o malattie del nostro
albero della vita, basandosi sull’esame delle frequenze energetiche
appartenenti ad un semplice "testimone" del nostro essere, tipo: un
capello, un frammento di unghia, una goccia di sangue ecc. ecc.
I principi della “Radionica” furono scoperti dal medico americano
Albert Abrams, nato a S. Francisco nel 1863, si laureò giovanissimo, con lode e
medaglia d'oro all'Università di Heidelberg, in Germania. Tornato in America,
divenne in breve tempo un rinomato specialista nel campo neurologico, direttore
di Clinica Medica all’Università di Leland Stanford e autore di almeno una
dozzina di libri scientifici. Una scoperta casuale durante la visita di un
paziente affetto da cancro, lo portò ad esplorare nuove e affascinanti ipotesi
assai lontane dai rigidi confini segnati dalla medicina e dal pensiero
scientifico dei suoi, e purtroppo ancora nostri tempi. Tale scoperta lo portò a
postulare che tutta la materia emette radiazioni rilevabili mediante un semplice
apparecchio elettronico. Stabilì poi che ogni organo dei sistemi viventi in
buona salute possedeva una sua specifica frequenza, che risultava alterata in
caso di malattia. Ideò così un metodo diagnostico completamente nuovo,
identificando le frequenze delle differenti malattie e progettò anche gli
strumenti idonei per curarle. Ottenne risultati spettacolari, sembrava che si
fosse alle soglie di una nuova era per la medicina, ma non fu così: le scoperte
del Dottor Abrams furono osteggiate in tutti i modi dai rappresentanti della
scienza ufficiale, che lo espulsero dall'Ordine e coprirono di ridicolo le sue
ricerche. Alla sua morte, il suo lavoro venne portato avanti dalla Chiropratica
Americana Ruth Drown, la quale anche Lei venne perseguitata, imprigionata sotto
l'accusa di truffa ed esercizio abusivo della medicina; i suoi strumenti furono
sequestrati e distrutti, morì pochi anni dopo in seguito ad un attacco
cardiaco. Ma ormai il messaggio era stato lanciato, e molti ricercatori in
diverse parti del mondo, cominciarono ad indagare sull'affascinante campo della
nascente “Radionica”. Uomini come Curtis Upton, Howard Armstrong e William
Knuth sperimentarono la “Radionica” anche per diagnosticare e curare le
malattie nell’agricoltura; Thomas Galen Hieronymus brevettò un nuovo
"rilevatore di emanazioni"; e Malcom Rae fu il primo ad introdurre
concetti matematici nella “Radionica”. Tra i pionieri di questo particolare
campo della scienza, merita una menzione particolare anche l'Inglese George de
la Warr, fondatore con la moglie dei “Delawarr Laboratories di Oxford”, la
cui mente fertile e geniale perfezionò ed elaborò diversi nuovi strumenti.per
diagnosi e terapia. A supporto della tecnica “Radionica”, nel 1930 il
Professore Americano Saxton Burr propose quella che è conosciuta come la teoria
elettrodinamica della vita, la quale tende a dimostrare tra le altre cose, che
l’operatore radionico può operare anche a distanza proprio attraverso questo
comune campo energetico.
Un buon aiuto per capire le
tesi sopra citate; ci arriverà anche dalla osservazione ed esame della scienza
che studia il “Caos”.Sino al 1980 circa, la Scienza era convinta che un
sistema semplice si comportasse in modo semplice, e che quindi la previsione del
suo comportamento fosse alquanto semplice; e che invece un sistema complesso si
comportasse in un modo complesso e che quindi la previsione sul suo
comportamento fosse alquanto complessa.Oggi tutto questo è cambiato, in questi ultimi
venti anni matematici, fisici, biologi, chimici, astronomi ecc. stanno sempre di
più prendendo consapevolezza che sistemi semplici danno origine a comportamenti
complessi; e fatto ancora più importante, è che le Leggi della complessità
hanno una validità universale, sulla quale non incidono minimamente la
struttura degli Atomi che compongono un sistema qualsiasi. Le varie Scienze che
studiavano e cercavano di ingabbiare in regole matematiche i comportamenti e
quindi le predizioni dei vari sistemi, usavano definire come “fluttuazioni”
del sistema le variabili che sempre si presentavano ai loro vecchi schemi di
lavoro; era chiaramente un modo spicciolo per dare un termine ed una spiegazione
a dei fenomeni che in realtà rappresentavano la vera parte importante di come
si regola il sistema del Tutto.Solo ultimamente le varie discipline scientifiche
hanno imparato a lavorare insieme su questo importante aspetto comportamentale
dell’Universo; scoprendo che in realtà ogni sistema ordinato tende al Caos, e
ogni sistema caotico ha un suo ordine intrinseco delle cose; tale riflessione ci
porta a pensare che quando ragioniamo entro una dimensione univoca lineare del
tempo, inteso come misura della durata dei fenomeni osservati da un osservatore
esterno, tutto l’ universo appare essere caotico, in quanto che organizzato
come un sistema disperso in un mare di entità materiali differenti, tenute
assieme dal sistema gravitazionale; il quale oltretutto risulta ancora mancante
di una "massa oscura" invisibile.Se invece aggiungiamo come variabile
cognitiva, “il sistema di informazione interattiva”, l’ Universo ci appare
come un sistema perfettamente ordinato nelle sue componenti di materia, energia
ed informazione. Verrebbe allora da pensare e quindi dedurre, che all’interno
di questo immenso e bellissimo gioco di vibrazioni armoniche che è l’universo
a noi conosciuto e sconosciuto: l’evoluzione è Caos più retroazione, e
l’Universo è caos più dissipazione; ed ancora che il Caos ha una freccia che
lo porta a produrre complessità di una bellezza ed un’armonia stupefacenti; e
quindi giungere a definire che la dissipazione dell’Energia o Entropia, nella
realtà è un agente di un ordine, che non può matematicamente arrivare solo
dalla legge del “caso”, come tenta di definire il grande biologo Monod nel
suo celebre libro “ Il caso e la necessità”.Il calcolo delle probabilità
matematiche a suffragio della tesi che l’universo sia stato generato dal caso
è praticamente nulla; tale calcolo invece depone decisamente a favore di un
universo governato da un perfetto progetto e quindi ordine intrinseco e profondo
di grado infinitamente elevato , che è quello che ha definito sin dai primi
micro secondi di vita le costanti cosmologiche che regolano da sempre
l’evoluzione dell’universo, tipo la costante gravitazionale, la velocità
della luce, lo zero assoluto, la costante di Planck ecc. Se una sola di dette
costanti fosse stata modificata anche
di pochissimo, l’universo non avrebbe potuto esistere; invece la scienza
moderna ci insegna che a 10-35 secondi dopo il “Big Bang”
l’universo aveva già trovato il suo equilibrio intrinseco, che poi nella sua
espansione ha permesso sempre con precisione infinitesimale alla nascita della
vita che noi conosciamo.Caso mai…….., invece il “caso”, insieme alle
costanti cosmologiche può essere complice della nascita ed evoluzione della
vita, come noi la conosciamo.
La scienza per meglio addentrarsi in questi
enormi meandri, lasciandosi aiutare anche alla filosofia, dovrebbe indagare più
a fondo sui perché, e sulle cause che hanno generato gli effetti nei quali:
come insegna la fisica quantistica, “probabilmente” siamo tutti immersi.
Dal
giorno in cui noi nasciamo ci insegnano che dobbiamo avere un senso comune nel
percepire le cose del mondo in cui siamo immersi; nella realtà ciò che
vediamo, udiamo, tocchiamo, gustiamo ecc. non sono niente altro che dei segnali
elettrici trasdotti che arrivano al nostro cervello dai nostri sensori. Ancora
una volta la realtà oggettiva ci sfugge, e torniamo al concetto che ci dice che
“probabilmente” noi siamo immersi in campi energetici composti da onde di
tutti i tipi, le quali interagendo tra di loro a vari livelli, ci portano la
“sensazione” di massa, informazione e coscienza. Potremo anche tentare di
asserire che noi non siamo altro che dei “lampi eterni” di energia che vanno
ad alimentare “il paradosso dell’eterna ghirlanda brillante” enunciata da
: Godel, Escher e Bach, il quale nella sua “Fuga” dopo aver cambiato 6
tonalità, torna al punto di partenza un’ottava sopra, senza che
l’ascoltatore abbia potuto avvertire il cambio di tonalità.
In tutta questa avvincente passeggiata fatta sino a qui insieme nei
meandri del creato, troppo poco ci siamo occupati a capire quello che noi usiamo
a chiamare con il termine di “tempo”; per la nostra realtà nulla ci è di
più misterioso e sfuggente del tempo; esso ci appare come la forza più grande
ed inarrestabile dell'universo, che ci accompagna inesorabilmente dalla culla
alla tomba. Per Sant'Agostino il problema “tempo” era già chiaro: «Se
nessuno me lo chiede, so cos'è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non
so cosa dire». Tutti lo associano ai fenomeni di cambiamento e/o evoluzione, ma
sotto c'è forse dell'altro, che nella nostra fretta di vivere ci sfugge!!!!! Le
domande non mancano. Il tempo si muove in una sola direzione, dando vita a un
presente in costante cambiamento? Il passato esiste ancora? e se si, dov'è
finito? Il futuro è già determinato, e ci aspetta, anche se non lo conosciamo?
Cercheremo insieme di capire qualcosa di più, anche se la questione più grossa
rimane sempre quella che già turbava Sant'Agostino: cos'è il tempo?????
Può sembrare strano, ma la fisica ha sempre cercato di evitare
questa domanda, lasciando piuttosto l’arduo compito ai filosofi. Il motivo è
probabilmente dato dalla schiacciante autorevolezza di Newton e Einstein per il
modo con cui hanno plasmato lo spazio, il tempo ed il moto. Entrambi hanno
costruito modelli dell'universo di straordinaria chiarezza, ma poi, una volta
fatta la struttura, non si sono preoccupati eccessivamente delle fondamenta. E
questo lascia spazio a potenziali confusioni. Senza alcun dubbio, le loro teorie
sono piene di grandi verità, ma tutt'e due danno il tempo come qualcosa di
scontato: è un mattone al pari dello spazio, un elemento primario. Einstein lo
ha addirittura fuso con lo spazio per creare uno “spazio-tempo” a quattro
dimensioni; infatti una delle grandi rivoluzioni della fisica moderna:“la
relatività” è completamente imperniata sul “Tempo”. Nella “relatività”
Einstein aveva eliminato il concetto più Newtoniano di spazio e tempo assoluti,
infatti gran parte della difficoltà nostra a comprendere la teoria della
“relatività”, proviene dalla riluttanza umana a riconoscere che il senso
del tempo, come ad esempio quello del colore, è solo una nostra forma di
percepire alcune cose che ci succedono attorno. Come non esiste in realtà ciò
che noi definiamo “colore” senza il nostro occhio per recepirlo, così un
istante, un’ora un giorno, sono indistinguibili senza gli avvenimenti che li
caratterizzano; e quindi come lo spazio possiamo identificarlo come un possibile
ordine di oggetti materiali, così il tempo è identificabile come un possibile
ordine di avvenimenti. Eistein spiegava la soggettività del tempo con queste
parole: “le esperienze di un individuo ci appaiono ordinate in una serie di
singoli avvenimenti, che Noi ricordiamo apparire ordinati secondo il criterio di
anteriore e posteriore. Esiste quindi per l’individuo un tempo suo proprio
soggettivo che in se stesso non è misurabile. Noi possiamo associare numeri ed
eventi in modo tale che un numero maggiore sia associato ad un avvenimento
posteriore, piuttosto che anteriore, e questa continuità possiamo quantificarla
per mezzo di un orologio, che è uno strumento nostro utilizzato per contare lo
scorrere di una serie di avvenimenti”.
Sin
dai tempi più antichi due concezioni diverse del “tempo” si sono scontrate,
per esempio tra i Filosofi Greci, Eraclito sosteneva la necessità dell’eterno
scorrere di tutto, e Parmenide sosteneva invece che il tempo ed il moto non
esistessero; ben pochi pensatori nelle epoche successive presero sul serio le
idee di Parmenide; per trovarne uno bisogna arrivare sino ai tempi nostri,
l’Inglese Julian Barbour teorico di astrofisica e del tempo, il quale sostiene
nella Sua tesi, che l’eterno fluire di Eraclito non è che una Nostra radicata
illusione. La sua teoria è che l’universo “quantico” sia statico,
esistente come una serie di stati indipendenti dal tempo, governati solo dalla
loro probabilità di esistere. Dice Barbour: “la nostra nozione di tempo
deriva dall’osservazione di questi stati, il tempo è una nostra pura
illusione, in quanto che i fenomeni dai quali deduciamo la sua esistenza sono
reali, ma Noi li interpretiamo in modo sbagliato per il motivo che le radici del
Nostro sapere affondano essenzialmente ad oggi in due teorie di fisica definite come: meccanica
classica, e meccanica quantistica, che danno una visione non olistica del Tutto,
e quindi a volte possono anche risultare fuorvianti”. Comunque la teoria più
vicina al concetto del tempo di Barbour sicuramente è la meccanica quantistica, in quanto che essa presume che non ci sia una
singola successione di stati, ma ogni possibile successione di stati, e che
quindi tutti i possibili avvenimenti siano presenti nello stesso tempo, siamo
Noi con la nostra mente che decidiamo che stato seguire e/o vivere; mentre per
la meccanica
classica il tempo è qualcosa come un invisibile filo sul quale vengono appesi
in successione gli avvenimenti.
Molti affermano che la
teoria dei quanti, che attribuisce alla mente un ruolo così importante, può
costituire la chiave per capire più a fondo la questione del libero arbitrio.
In effetti il fattore quantico ha spazzato via la vecchia concezione
deterministica dell'Universo, secondo cui tutto ciò che facciamo è stato
prestabilito dai meccanismi universali prima ancora della nostra nascita.
Questo modo diverso di
concepire il tempo dal nostro comune senso del sentire, messo in relazione con
il “libero arbitrio”, ci porta diritto al concetto di Dio,
Divinità, Coscienza collettiva ecc. sollevando a divulgatori scientifici come
l’Inglese Paul Davies, una serie di interrogativi come quelli qui di seguito
riportati:
Se
Dio ha un piano riguardo l'universo, che realizza in quanto manifestazione della
Sua volontà, perché non si è limitato a creare un universo perfettamente
determinato in cui i fini che Egli si propone siano automaticamente raggiunti? O
meglio ancora, perché non ha creato un universo in cui tali fini siano già
realizzati ?
Se
l'universo non è determinato, ciò non significa forse che il potere della
Divinità è limitato dal fatto che Essa non può prevedere o decidere quale sarà
l'esito delle Sue decisioni? Si potrebbe però dire che Dio è perfettamente
libero di rinunciare a una parte del Suo potere: di qui a controbattere che tale
rinuncia si manifesta nel conferimento all'uomo del libero arbitrio, il quale ci
permette di opporci a Lui se proprio lo desideriamo. Ne risulta che é
nell'attribuzione al mondo atomico del fattore quantico, che Dio trasforma la
Sua creazione in un gioco d'azzardo cosmico.
Rimane
però un problema logico: come può un agente onnipotente limitare il proprio
potere pur rimanendo onnipotente ? L'eventuale onnipotenza di Dio è ben diversa
dal libero arbitrio dell'uomo; quest'ultimo può scegliere tra due o più cose,
fare indubbiamente delle scelte, ma comunque esaudire solo una piccola parte dei
suoi desideri. Al contrario un Dio onnipotente non è sottoposto a questi
limiti: Egli può realizzare tutto ciò che desidera. Ma l'attributo
dell'onnipotenza solleva alcune ardue questioni Teologiche. Dio è libero di
impedire il male? Se è onnipotente, si. Perché dunque esiste il male nel
mondo? E' questo un interrogativo terribilmente insidioso, come dimostra
l'analisi che ne fa David Hume il quale si chiede: se il male esiste è perché
Dio ha così deciso, Dio quindi non è buono, e se il male esiste contrariamente
alle intenzioni Divine, Egli dunque non è onnipotente. In conclusione, Dio non
può essere contemporaneamente buono e onnipotente, come affermano la maggior
parte delle religioni.
Si
può controbattere l'argomento affermando che il male deriva solo dall'uomo:
poiché Dio ci ha creati liberi, siamo liberi anche di fare il male e di
frustrare quindi i suoi piani. Ma giacché Dio avrebbe potuto crearci diversi,
incapaci di fare il male, anche Lui quindi è parzialmente responsabile del male
che noi facciamo. La responsabilità dei danni provocati da un bambino, ricade
anche sui genitori. Si deve quindi concludere che il male (o almeno certi
limitati aspetti del male) rientrano nei piani di Dio per il mondo? Oppure che
Dio non è libero di far sì che non ci opponiamo ai suoi disegni?
I
problemi non finiscono qui; altri ne sorgono se riteniamo che la Divinità
trascenda il tempo. Infatti il concetto di libertà di scelta ha un carattere
essenzialmente temporale. Il concetto stesso di scelta implica il tempo: una
scelta a-temporale è un assurdo semantico. E se Dio conosce il futuro, ha senso
parlare di segni Divini e della nostra partecipazione ad essi? Un Dio infinito
ed onnisciente conosce ciò che avviene in ogni istante. Ma come si evince dalle
moderne conoscenze scientifiche , non esiste un presente universale: quindi la
conoscenza Divina, se si estende nello spazio, deve estendersi anche nel tempo.
Se ne deve concludere che un Dio eterno qual'è quello dei Cristiani non ha
libertà di scelta: ma è possibile che invece l'uomo sia dotato di un attributo
di cui il suo creatore sia privo? Si è costretti a concludere paradossalmente,
che la libertà di scelta non è un privilegio, ma una limitazione di cui noi
soffriamo: corrispondente alla nostra incapacità di conoscere il futuro. Dio
non è costretto nel carcere del presente, non ha bisogno del libero arbitrio.
Il problema appare irrisolvibile.
La
nuova fisica senza dubbio vivifica l'antico enigma del libero arbitrio e del
determinismo ma non lo risolve. La teoria dei quanti, confuta sì il
determinismo, ma in compenso minaccia il concetto di libertà moltiplicando la
realtà. La teoria della relatività, ci apre un universo esteso nel tempo oltre
che nello spazio ma non ci toglie una certa libertà d'azione.
L'idea
di un Dio creatore che con un atto di volontà ha fatto si che l'universo
esistesse, è profondamente radicata nella cultura Giudaico-Cristiana. Però
quando si va ad analizzare a fondo la questione dal punto di vista
scientifico-filosofico, si evince che questa convinzione pone più problemi di
quanti ne risolva. La difficoltà principale rimane la natura del tempo. Oggi
sappiamo che il tempo è inestricabilmente legato allo spazio e che lo
spazio-tempo fa parte dell'universo così come ne fa parte la materia.
Il
tempo ha le sue leggi che lo governano e fa parte della fisica. Ora se il tempo
appartiene all'universo fisico e obbedisce alle leggi della fisica, ne consegue
che il tempo stesso è compreso in quell'universo che Dio dovrebbe aver creato.
Ma ha senso dire che Dio è causa del tempo, quando l'esperienza ordinaria ci
insegna che la causa precede sempre l'effetto? La causalità è calata nel
tempo: Il tempo deve esistere prima che una cosa causi un'altra cosa. Se il
tempo non esiste, concepire un Dio che esiste prima dell'universo è assurdo
dato che non esiste né un prima né un dopo! Ma Dio potrebbe esistere al di
fuori dello Spazio e del Tempo, come teorizzò Boezio nel VI secolo, elaborando
un concetto di creazione molto più astratto e sofisticato di quello ordinario.
Dio
potrebbe esistere sopra la natura e non prima di essa. Questa idea non è
affatto facile da capire, in quanto che la Divinità fuori dal tempo crea
l'universo e lo mantiene in esistenza in ogni momento tramite un Dio che agisce
in ogni istante, ed il remoto Creatore cosmico viene ad assumere una
connotazione di maggiore immediatezza ma risulta in cambio più oscuro e
distante dal nostro “essere”. Ma se Dio è fuori dal tempo non può venire a
far parte della successione di cause in quanto egli non è tanto causa
dell'universo quanto spiegazione dell'universo stesso!
Chiediamoci
ora perché le cose sono come sono. Perché questo universo, queste leggi,
questa organizzazione della materia e dell'energia? Perché c'è qualcosa invece
del nulla? Ogni cosa e ogni evento dell'universo fisico richiedono, per
giustificare la propria esistenza, il ricorso a qualcosa d'altro. Al di fuori di
essi: spiegare un fenomeno significa collegarlo a qualcosa d'altro. Ma se
prendiamo l'universo nel suo insieme è ovvio che non vi può essere per
definizione nulla di fisico al di fuori dell'universo che lo possa spiegare.
Bisogna quindi ricorrere a qualcosa di non fisico e di soprannaturale, entità
che Noi chiamiamo con il termine di “Dio”.
L'universo
è così perché Dio ha deciso che fosse così, o ancora perché Lui è così.
Questo ragionamento si fonda sulla proposizione secondo cui tutto ciò che è
fisico è contingente, cioè sprovvisto di un esistenza di per se necessaria,
costituisce il cosiddetto argomento “ex contingentia mundi” che è una delle
prove cosmologiche della filosofia Cattolica relativa all'esistenza di Dio.
Anche questo argomento offre comunque il fianco a molte obiezioni già
applicabili all'argomento causale e in un certo senso, diventa vittima del
proprio successo. Alla domanda: Cosa può spiegare Dio? il Teologo risponde: Dio
è un essere necessario che non ha bisogno di spiegazioni ovvero Dio contiene in
se stesso la spiegazione della propria esistenza! Ma questa proposizione ha un
significato? E se lo ha, cosa vieta di impiegare lo stesso argomento per tentare
di spiegare l'universo? Basta dire: L'universo è necessario e contiene in se
stesso la giustificazione della propria esistenza! L'idea che un sistema fisico
contenga in sé la propria giustificazione potrà sembrare paradossale al
profano ma in fisica non è nuova. Ci troveremmo di fronte ad un sistema ad
andamento circolare di Energia che crea se stessa! Quindi un universo che
contiene in sé una sua giustificazione fondata esclusivamente su interazioni
naturali e fisiche. Il Teologo obietterà dicendo che è più semplice
attribuire il carattere di auto-giustificare la propria esistenza a Dio, in
quanto onnipotente e onnisciente è l'entità più semplice concepibile che non
all'universo, che nei suoi molti aspetti si mostra complesso e particolare:
Se
esiste un Dio c'è più di una probabilità che abbia creato una cosa finita e
complessa come l'universo. E' improbabile che l'universo esista senza causa. E'
più probabile che senza causa sia Dio. L'esistenza dell'universo diventa più
comprensibile se ipotizziamo che sia stato creato da Dio. Infatti questa ipotesi
richiede una spiegazione più semplice che non supporre che l'universo esista
senza causa alcuna. L'obiezione è molto convincente, è difficile convincersi
che l'universo con tutti i suoi molteplici aspetti sia così per caso. Lo
scienziato potrà però non accettare il presupposto che una mente infinita
“Dio”, sia più semplice dell'universo. A noi risulta infatti che la mente
esiste solo in sistemi fisici che abbiano superato un certo livello di
complessità: il cervello ad esempio è un sistema estremamente complesso. Se ne
conclude quindi che una mente infinita è infinitamente complessa e quindi meno
probabile dell'universo, molte manifestazioni del quale sono di gran lunga non
sufficientemente complesse per dar luogo a una mente. Forse dunque Dio non è
una mente ma qualcosa di più semplice. E in questo caso ha senso parlare di una
mente che esiste al di fuori del tempo?
Secondo
i cristiani Dio è eterno. Questo aggettivo però ha due accezioni diverse:
"che dura per sempre" e "senza tempo". La prima è più
semplice: eterno è ciò che esiste senza principio né fine per un periodo di
tempo infinito. Una siffatta eterna Divinità, però comporta serie obiezioni.
Un Dio nel tempo è sottoposto al cambiamento: che cosa provoca il cambiamento?
Se Dio è la causa di tutto ciò che esiste (come si deduce dall'argomento
cosmologico), è ragionevole affermare che la causa ultima cambia anch'essa? Il
tempo non gode di un'esistenza a sé ma fa parte dell'universo fisico. Sappiamo
grazie alle scoperte di Einstein sulla Relatività, che il tempo è elastico e
può dilatarsi o contrarsi nel rispetto di precise leggi matematiche che si
fondano sul comportamento della Materia. Inoltre il tempo è strettamente legato
allo spazio, ed allo spazio-tempo, insieme esprimono l'attività del campo
gravitazionale. Il tempo non è una qualità Divina: lo si può deformare
fisicamente anche mediante la manipolazione umana. Un Dio calato nel tempo,
dunque, è in un certo senso coinvolto e intrappolato nel funzionamento
dell'universo fisico. E' probabile del resto, che il tempo cessi addirittura di
esistere in un remoto futuro: in tal caso la posizione di Dio si rivelerebbe
oltremodo insicura. E' chiaro che Dio non può essere onnipotente se è
sottoposto alla fisica del tempo, né lo si può ritenere il creatore
dell'universo se non ha creato anche il tempo! Infatti poiché il tempo e lo
spazio sono inseparabili, un Dio che non crea il tempo non crea neppure lo
spazio. Da ciò si potrebbe concludere che il concetto di un Dio creatore è
superfluo tranne che per creare il tempo (o più rigorosamente lo spazio-tempo).
Resta l'altra accezione di eterno: "senza tempo". Il concetto di un
Dio al di là del tempo risale almeno a Sant’ Agostino il quale sostenne che
Dio ha creato il tempo. Anche molti altri Teologi Cristiani sostengono questa
posizione; Sant'Anselmo ad esempio così scriveva: "Tu Dio esisti non ieri,
oggi o domani, ma esisti del tutto al di fuori del tempo". Un Dio senza
tempo non presenta i problemi di cui sopra, ma come già visto è sottoposto a
delle limitazioni. Non può essere un Dio personale che pensa, dialoga, sente,
desidera ecc, poiché si tratta di attività temporali. E' difficile stabilire
come un Dio così fatto possa agire sul mondo! Un Dio senza tempo non può
dunque essere considerato persona o individuo nel senso che attribuiamo a questo
termine.
Sostiene
il teologo moderno Paul Tillich: "Se diciamo che Dio è un Dio vivente, ne
affermiamo con ciò la temporalità e con essa un rapporto con le manifestazioni
del tempo e senza la temporalità di Dio il messaggio Cristiano non ha forma
". La moderna concezione della fisica del tempo comporta quindi anche
alcune interessanti implicazioni filosofiche e logiche che si applicano
all'onniscienza Divina. Se Dio è senza tempo, non può pensare, poiché il
pensiero è un'attività che avviene nel tempo. Inoltre come può
"conoscere", un Essere senza tempo? Se il conoscere è imprescindibile
dal tempo, la conoscenza può esserne svincolata, a patto però che ciò che si
conosce non cambi nel tempo. Se Dio ad esempio conosce la posizione di ogni
atomo oggi, è evidente che domani questa conoscenza sarà mutata. Affinché
egli conosca in modo a-temporale è necessaria quindi una conoscenza di tutti
gli eventi del tempo.
Diventa
così molto difficile conciliare i diversi e tradizionali attributi della
Divinità. La fisica moderna avendo scoperto e quindi stabilito la mutevolezza
del tempo, scinde l'onnipotenza Divina dall'esistenza della Sua personalità. A
quanto pare non è quindi facile dimostrare che Dio possiede entrambi questi
attributi!!!!!
Il
dibattito nel mondo su questi complicatissimi concetti è tuttora aperto a tutto
campo. Certo è che i due scienziati sopra citati Julian Barbour e Paul Davis
con i loro studi sul tempo, sul libero arbitrio e quindi su Dio; se si fossero
confrontati ed avessero trovato una tesi comune, forse ci avrebbero trasmesso
dei messaggi un po’ di meno ostici per Noi “comuni mortali” da
interiorizzare. Comunque da questi discorsi, che volutamente ho voluto riportare
in modo ravvicinato, si evince il fatto che quando Noi uomini complichiamo le
cose che nella realtà sono molto più semplici, poi alla fine difficilmente
riusciamo ad arrivare ad utili conclusioni!!!! Evidentemente non abbiamo ancora
imparato la lezione!!!!!! Questi, e tanti altri scienziati, come mai non si
chiedono il perché che un canto di allodola è così bello e sempre intonato
con il canto di una balena????Penso che alla fine a percepire “Dio” sia
molto più vicino il contadino della Patagonia…. Dio in tutti i modi ci
insegna con la Sua creazione sotto gli occhi di Tutti, che ama gli umili ed i
semplici, basta osservare che tutto questo universo, che Noi continuiamo a
considerare “complesso” tramite la nostra fisica e matematica; nella realtà
è cominciato da semplici “tre note”: quark, elettroni, fotoni….