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Questo breve studio mira a stimolare un approccio investigativo sul tema dell'etere, lontano sia dall'ottusità della “scienza” accademica sia dal fanatismo settario e dogmatico di alcuni credenti nell'orgone. La domanda del titolo è retorica: l'etere, o comunque lo si voglia definire, esiste. Auspico che ricercatori seri studino sempre nuovi modi atti ad usufruire di questa energia per scopi, ad esempio, quali la riduzione degli effetti nocivi delle scie chimiche.

Gli antichi greci definivano etere un elemento che,
secondo Aristotele, si sommava agli altri quattro già noti: il fuoco,
l'acqua, la terra, l'aria. Questo elemento era l'essenza del mondo celeste,
differente dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il
mondo terrestre: terra, aria, fuoco e acqua. Lo Stagirita credeva che l'etere
fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l'eternità e
l'immutabilità dell'etere, il cosmo era un luogo perfetto, in
contrapposizione alla Terra, luogo di cambiamento e di caducità.
Lo stesso concetto fu espresso alcuni secoli più tardi da Luca Pacioli,
pensatore neoplatonico del XVI secolo, le cui idee coinvolgono anche le
strutture matematiche e geometriche: secondo il Pacioli, infatti, il cielo,
il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, solido perfetto.
Nel XVIII secolo, quando l'ipotesi più accreditata sulla natura della luce
era quella corpuscolare di Newton, l’etere fu concepito come un mezzo
elastico e trasparente, ipotizzato come supporto per la propagazione delle
onde luminose e per la trasmissione a distanza di forze come quella
gravitazionale. Nel secolo successivo, con l'affermarsi della teoria
ondulatoria della luce, formulata da Young e Fresnel, l'esigenza di postulare
un mezzo materiale per la loro diffusione diventò ancora più stringente.
L'ipotesi dell'etere cosmico fu abbandonata dopo l’esperienza di Michelson
e Morley e soprattutto con l'elaborazione della teoria della relatività per
opera di Albert Einstein.
Nonostante ciò, la nozione di etere continua ad essere considerata valida da
studiosi, non solo eterodossi, sia perché assimilabile o, in qualche modo,
correlata a concezioni tradizionali ed esoteriche (si pensi al prana ed al qi
della cultura cinese), sia perché il concetto di vuoto assoluto è stato
superato, grazie agli sviluppi della fisica quantistica. Infatti il vuoto non
è vuoto. Questo fatto, estraneo ai paradigmi concettuali della fisica
classica, è, invece, un dato incontrovertibile per la fisica quantistica.
Infatti, se all'interno di un sistema, togliamo ogni particella ed ogni
campo, rimane sempre un'energia di fondo, la cosiddetta energia (o
fluttuazione) del “vuoto”, definita anche energia del punto zero. Questa
energia, rilevata attraverso l'esperimento ideato dallo scienziato olandese
Casimir, ancora non è ben conosciuta, ma sembra che rivesta un ruolo
fondamentale sul piano cosmico e non solo. L'energia della fluttuazione del
“vuoto” è quantizzata, ovvero non è distribuita in maniera continua, ma
in quanti, pacchetti discreti. I quanti di energia hanno la possibilità di
creare coppie di elettroni e positroni (le antiparticelle degli elettroni,
quindi di carica positiva) che, dopo aver vissuto un' “esistenza” per
tempi brevissimi, si annichiliscono a vicenda, riformando il quanto di
energia che li aveva generati.
Sono numerosi i ricercatori che hanno introdotto nel loro sistema questo
medium, sebbene a tale substantia abbiano assegnato nomi diversi: Mesmer lo
chiamò fluido vitale; Reich lo definì orgone; Tesla e Todeschini
etere; Kozyrev flusso temporale o campo di torsione.
Recentemente il fisico, cosmologo e scienziato dei sistemi, lo statunitense
Paul La Violette, ha delineato un sistema denominato cinetica di subquantum.
Secondo La Violette, per comprendere i rudimenti della fisica della
creazione, basata sull'etere, l'invisibile substrato primordiale che riempie
lo spazio e matrice delle particelle elementari, bisogna concepire l'universo
come una realtà che emerge da un etere attivo e vitale, i cui componenti
entrano ed escono continuamente dal nostro piano fisico, mentre si
trasformano lungo la quarta dimensione. Tale flusso energetico è sintropico,
in quanto generazione spontanea di ordine, con particelle che affiorano nello
spazio “vuoto” da un onnipresente rumore subquantistico di energia.
Lo psicologo e studioso della scienza russa, David Wilcock, postula
l'esistenza di un fluido iperdimensionale: la materia, infatti, possiede un
campo di energia quantica nascosto. Altrimenti, l'idea che gli elettroni
girino perpetuamente attorno al nucleo senza perdere energia è un paradosso.
Come possono questi elettroni continuare a roteare senza dissipare energia?
La risposta è la seguente: gli elettroni sono come una fiamma di candela.
Essi prendono energia da una sorgente per restare "accesi". Nel
caso della fiamma di candela, l'energia è costituita dalla cera e
dall'ossigeno, mentre gli elettroni (come altre particelle) estraggono
energia da un campo di energia quantica, che usiamo chiamare etere. Pochi
concordano su come denominarlo, ma quasi tutti gli scienziati, anche quelli
che seguono la linea ufficiale, stanno comprendendo che deve esistere.
Nel 1977 l'ingegnere Rho Sigma (pseudonimo) pubblicò il
libro Ether technology, in cui analizzava le basi teoriche e gli esperimenti
sull’antigravità e sulla levitazione, ribadendo l’esistenza
dell’etere. La prefazione fu curata da Edgar J. Mitchell, ex astronauta.
Pure la fisica delle particelle sempre più si sta orientando verso
l’ipotesi di un’energia soggiacente alle quattro interazioni
fondamentali: si ritiene, infatti che esista un’energia, definita campo di
Higgs, che pervade ogni punto dello spazio e che induce la presenza di una
massa per la particella portatrice, quando la simmetria viene spezzata.
Alcune simmetrie di gauge (letteralmente calibro), quella del campo
elettromagnetico e del campo gravitazionale, non sono spezzate e le
particelle “messaggere” restano prive di massa; la simmetria di gauge,
invece, della forza nucleare debole può essere infranta sicché le
particelle portatrici, i bosoni W e Z, acquistano una massa.

Ricapitolando, si può ritenere l'etere un'energia che
soggiace alle quattro forze fondamentali (elettromagnetica, gravitazionale,
nucleare debole, nucleare forte); il suo moto dovrebbe essere spiraliforme;
tale energia si può forse misurare, sebbene i suoi effetti siano minimi.
L'ingegnere Carlo Splendore ha ideato uno strumento, il rotorgon, che
dovrebbe consentire di rilevare questa energia. “Il rotorgon è un semplice
dispositivo che permette di rivelare l'esistenza di un campo di energia
vitale, sia quella emessa dal corpo umano, sia quella presente
nell’ambiente in cui viviamo, proveniente dagli spazi cosmici e circolante
intorno al pianeta. … Non possiamo entrare nel merito della vera natura di
questa energia, d’altra parte per certi aspetti ancora controversa, ma ci
sembra di poter affermare fin d'ora che il rotorgon non sia altro che un
mezzo attraverso il quale la suddetta energia vitale subisca dapprima una
degradazione ad energia di tipo elettrostatico e che questa venga
successivamente convertita in energia cinetica". (C. Splendore)
L'inarcamento della luce, che Einstein attribuisce allo spazio-tempo vuoto
(sic) che si curva, potrebbe essere correlato al movimento rotatorio
dell’etere. L'etere potrebbe anche spiegare l'effetto a distanza di masse
tra cui esiste un'attrazione gravitazionale. Tra le forze di cui sopra,
infatti, quella gravitazionale è la più misteriosa, poiché non si
comprende come un corpo possa interagire con un altro, senza alcun tramite
sicché alcuni fisici hanno congetturato l'esistenza dei gravitoni,
particelle mediatrici della forza gravitazionale, ma tali particelle non sono
state rilevate sperimentalmente. Potrebbe, invece, essere l'etere a
trasmettere tale influsso.
La rotazione, presunta caratteristica dell'etere, potrebbe spiegare per quale
motivo nell'universo i vari fenomeni tendono ad assumere la forma di spirale:
dalle galassie alle conchiglie, dall'orecchio alle colture di batteri. Tali
forme, a loro volta, sono associate al numero aureo, il phi. La rotazione,
inoltre accomuna macrocosmo e microcosmo: ruotano le galassie attorno ad un
centro, a somiglianza degli elettroni, come spinti da una forza primigenia.
È possibile imbrigliare l'etere e ricavarne energia ? La si può usare per
favorire un riequilibrio delle condizioni ambientali e climatiche e della
salute degli organismi viventi (ad esempio, contro le conseguenze nocive
delle scie chimiche e delle emissioni elettromagnetiche) ? Questo, in parte,
già avviene, ma non si è superato l'approccio empirico e gli studi
rigorosi, come quelli di Kozyrev, sono scarsamente divulgati, anzi oggetto di
ostracismo per opera della “scienza” accademica, arroccata su posizioni
ottocentesche ed aduggiate da vieti paradigmi positivisti.
Fonti:
J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Milano, 1991
M.C. Feole, Dalla fisica dei quanti alla realtà, Macerata, 2007
T. Montalk, The etheric origins of gravity, electricity and magnetism, 2007
P. La Violette, Il codice dell’Apocalisse, 2005
M. Tenan, La scienza del nostro pianeta, 2008
M. Teodorani, Tesla, lampo di genio, 2005
D. Wilcock, Divine cosmos, 2006
Id., Le conquiste del Dottor Kozyrev, 2006
R. Zamperini, La cellula madre e l’energia del tempo, 2005