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Su Sette Le discipline che favoriscono il controllo del corpo e i gruppi che si occupano di stili di vita
I fengshuisti e gli antigravity, ecco le nuove religioni
Quelli del no cost che tutto barattano - dal pc ai pannolini - e nulla acquistano (e in questo modo evitano il contatto col denaro). E quelli che s' organizzano, magari mensilmente, per nutrirsi bio a impatto zero. Gli ultras dello yoga e i puristi del pilates. I massimalisti del fotovoltaico e i fan dell' arredo ergonomico. I fengshuisti e i veganiani. Gli entusiasti della meditazione e i convertiti all' agopuntura. Quelli che s' appendono al soffitto (della palestra) per combattere lo stress con l' antigravity e i seguaci del tango illegal, quella sessione danzante convocata (on line) in spazi pubblici e possibilmente monumentali, trascinante e sregolata. Italiani neomistici: crescono le piccole religioni che favoriscono il controllo sul proprio corpo e subordinano il tornaconto estetico al dazio, talvolta pesante, dell' autodisciplina. Pu essere il credo vegetariano portato all' estremo (chic) del cuoco arruolato per allestire ovunque un men vegetale (Bryan Adams un esempio). Oppure la pratica del Dainami, la tecnica che mescola i principi terapeutici dell' hatha yoga all' impiego della pi contemporanea attrezzatura di pilates e horvath. Voglia d' autocontrollo: secondo gli esperti questione di crisi (anche economica). Desiderio di punti fermi, possibilmente tonici. In tempi difficili e imprevedibili il corpo rimasto l' ultimo territorio sicuro in cui rifugiarsi, la pratica del prendersi cura di s stessi diventata un rito rassicurante che d ritmo e distoglie dallo spaesamento. Sul magazine Sette (domani in edicola) guru e adepti delle nuove tecniche spirituali. Le nuove strategie di resistenza e pratiche di difesa dallo stress coinvolgono un numero sempre maggiore di persone. Dai sedicimila barattatori della comunit virtuale di zerorelativo.it che, da Cinisello a Ragusa, offrono o cercano piccoli e grandi beni (ma anche servizi) fino ai 4 milioni di italiani che, secondo le statistiche, ormai frequentano con regolarit un centro benessere. Dal boom del biologico alla proliferazione dei maghi, perch anche esoterismo e new age beneficiano della nuova ondata di spiritualit. Duemilacinquecento veggenti solo in Lombardia, documenta il magazine, partecipano a un giro d' affari che s' aggira sui 90 milioni d' euro (esentasse verosimilmente). Non pi solo piccole comunit, magari autoreferenziali, ma grandi circuiti collegati in rete che, si legge su Sette, custodiscono con grandissima cura un momento di comunione collettiva in qualche forma di ritualit che non ha a che fare con l' adorazione di un dio. Culti venuti dall' Oriente (Cina, India, Giappone) o dall' occidente sudamericano (Argentina). Tutti ugualmente promossi dal nuovo appetito di spiritualit. Il.Sa. RIPRODUZIONE RISERVATA
Sacchettoni Ilaria
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Lo sconvolto Stroszek (Segni di vita - 1968), il rivoluzionario Hombre (Anche i nani hanno cominciato da piccoli - 1970), la comunicativa bench isolata Fini Straubinger (Paese del silenzio e dell’oscurit - 1971), il folle conquistatore Aguirre (Aguirre, furore di Dio - 1972), il solitario Steiner (La grande estasi dell’intagliatore Steiner - 1973), il puro Kaspar (L’enigma di Kaspar Hauser - 1974), il profetico Hias (Cuore di vetro - 1976), lo sconfitto Stroszek (La ballata di Stroszek - 1976), l’oscuro Nosferatu (Nosferatu - Il principe della notte - 1979), il delirante soldato Woyzeck (Woyzeck - 1979), il caparbio sognatore Fitzcarraldo (Fitzcarraldo - 1982), gli autentici indigeni australiani (Dove sognano le formiche verdi - 1984), l’incontaminato rastafariano Mark Anthony Yhap e l’antigravitazionale Graham Dorrington (Il diamante bianco - 2004), l’ingenuo Timothy Treadwell (Grizzly Man - 2005), il chiaroveggente alieno Brad di Andromeda (The Wild Blue Yonder - 2005) non sono solo i protagonisti di alcuni dei film o dei documentari di Herzog, bens innumerevoli sfaccettature della sua persona, nuove e inedite porte d’accesso alla comprensione del mondo che si offrono al regista in una scoperta estatica. Il ‘duca’ Werner irrimediabilmente attratto dall’approccio con cui ‘l’eroe diverso’ crea una relazione con la societ anestetizzata, autodistruttiva e in-formata: Bruno S. (Kaspar Hauser, Stroszeck), traviato da una vita difficile, recupera con Herzog lo slancio vitale proprio di colui che, considerato outsider da un’abietta societ, rompe la gabbia sociale per liberarsi dalle catene castranti il pensiero.
Bruno apre gli occhi, i suoi, puri e svincolati da ogni costrutto logico imposto, e guarda con la nudit del suo cuore una societ nuova e che prima non gli apparteneva. Quando Kaspar Hauser viene misteriosamente trovato, la sua percezione incontaminata urta il buon senso di una societ ottusa e perversa, inscatolata in una logica arida incapace di accettare una diversit pregna di energia sconosciuta. L’intreccio tra arte e vita tocca, con Bruno, vette altissime, allineandosi non casualmente con la prospettiva, tutta herzogiana, di vivace osmosi tra realt e cinema. La diversit caratterizzante i suoi personaggi un potenziale aggiunto all’immaginazione del fervido regista che si lascia trasportare affascinato dalle infinite possibilit d’accesso al reale escogitate (chi per necessit chi per scelta) dai protagonisti delle storie narrate. Cos, nello stilizzato documentario su Fini Straubinger, l’esigenza di rompere l’isolamento degli occhi e delle orecchie approdata nella comunicazione fisica e tattile diventa ancora una volta una rivoluzionaria riflessione sulle angolazioni cognitive. Il limite diventa un trampolino di lancio per una mente aperta all’accoglienza come quella di Herzog, mentre alcuni dei suoi ‘diversi’ si avviano alla disfatta: la folle ed emblematica rivoluzione dei nani, miniature dell’uomo, delle sue brutture e delizie, in cui si racchiude l’essenza dell’umanit stessa, destinata a concludersi senza aver ottenuto nient’altro se non una malata e autogestita giornata colma di nonsense. I sogni che in Fitzcarraldo muovono le montagne si frantumano sull’irto scoglio della normalit normalizzante per Bruno, Kaspar, Timothy, Hias. Gli amati da Herzog sono instancabilmente animati da una forza centrifuga, laddove il centro la (in)sana, (in)giusta e (il)logica societ addomesticata. La ragionevole follia di Stroszeck, rinsavito sulla stupidit della guerra dinanzi al movimento circolare dei mulini a vento, simbolica evocazione della futile e inconsistente lotta, appare pericolosa agli occhi di una umanit convinta del potere salvifico della distruzione.
Paesaggi interiori: visioni di un (non) sognatore
Herzog si rammarica di non sognare abbastanza. A occhi chiusi, aggiungerei. I paesaggi ripresi nei suoi film sono intrisi di energia pulsante, sono protagonisti attivi almeno quanto i personaggi che su di essi si muovono. I “paesaggi da sogno” di Herzog non sono altro che “i nostri sogni collettivi”, come li ha definiti lo stesso regista. Herzog ha sempre girato i suoi film nelle reali ambientazioni della storia, preservando l’autenticit dei luoghi ed evitando accuratamente i teatri di posa. Che si tratti di deserti di sabbia o di ghiaccio, di natura selvaggia o di citt desolate, gli scenari herzogiani appaiono come luoghi dell’anima, proiezioni di visioni interiori sviscerate da un uomo innamorato del mondo. Herzog lascia vagare i pensieri a briglie sciolte in un flusso ininterrotto di immagini (utopiche), accarezzando i suoi sogni a occhi aperti con lunghe carrellate, a cui si alternano movimenti di macchina impegnati ora a dettagliare ora ad allargare il campo visivo.
Ogni luogo, per quanto veritiero sia, scivola prima o poi nell’allucinazione delirante, passando attraverso una rappresentazione antropomorfa della natura (la montagna dal profilo umano nella scena iniziale di Aguirre, furore di Dio, le femminili forme sinuose delle sabbie desertiche in Fata Morgana, per citare alcuni esempi) fino ad approdare nei magici e surreali posti della mente (lo scoglio isolato di Cuori di vetro, la foresta ostile e labirintica di Aguirre, furore di Dio o in eterna lotta di Fitzcarraldo). Immagini provenienti dal lontano spazio della memoria herzogiana sono investite di fluttuanti fascinazioni, ora lugubri come la mortifera processione sul monte nel sogno premonitore di Kaspar, ora abbaglianti e febbrili come i mulini a vento inseriti nel paesaggio greco quale innesco alla folle presa di coscienza.
Quando le riprese sembrano essere aderenti al reale e tipicamente documentaristiche, ecco che lo sguardo di Herzog - una presenza quasi fisica nei film - influisce sulla nostra percezione imponendole una netta sterzata verso l’irreale. Accade anche con le riprese subacquee effettuate sotto i ghiacciai dell’Antartide in Incontri ai confini del mondo dove gli esotici abissi e la caratteristica fauna stimolano supposizioni fantastiche e reverenziali. In particolare, nel precedente L’ignoto spazio profondo che gli scorci subacquei assumono per Herzog la forma di un possibile mondo alieno, confermando ancora una volta la vibrante potenza immaginifica dello sguardo esploratore e sognatore del monacense regista. Dai paesaggi herzogiani si schiude sempre una suggestione, a volte suggerita dallo stridente contrasto tra la pacatezza dell’immagine e l’inquietante sviluppo narrativo (come in Nosferatu quando il ritorno a Wismar dell’infettato Jonathan avviene passando attraverso luoghi sereni), altre volte evocata dall’allineamento tra storia e mostrato (in Anche i nani hanno cominciato da piccoli le desolate e aride ambientazioni di Lanzarote presagiscono la vacuit della rivoluzione e, ancor prima, della vita nel riformatorio).
Ci che affascina maggiormente della trattazione paesaggistica di Herzog l’attribuzione di due facce, una spirituale e l’altra fisica, alla natura non sempre gentile protesa piuttosto al conflitto, all’assassinio e all’oscenit. A tal proposito, sbalorditiva l’attrazione esercitata da essa sul regista, il quale si inoltra e la esplora con rispetto nonostante le riconosca un animo tenebroso e di lamentosa sofferenza inflitta ai suoi abitanti, tentando un faticoso e delicato incontro.
La poetica stilizzazione delle visioni paesaggistiche (ir)reali di Herzog stimola nuove considerazioni sul mondo, risveglia assopite sensazioni collettive, materializza di fronte all’occhio di una macchina da presa portata quasi sempre a spalla utopie e distopie raccolte nell’immaginario comune e incredibilmente dislocate sul nostro pianeta.
La sottile linea di confine tra visibile e invisibile: una questione etica
Sebbene Herzog si esponga in prima persona nei suoi lavori, sgusciando pericolosamente fuori dall’oggettivit antropologica mostrata in partenza, il suo entrare in contatto con la natura o con le persone delle sue storie si arresta sempre dinanzi a una linea invalicabile rivestita di inviolabile sacralit. La delicatezza con cui Herzog interagisce con i protagonisti dei suoi film - siano essi persone, luoghi o oggetti - il suo stile ben identificabile sotteso a ogni opera ed esplicitato in maniera palpabile in Dove sognano le formiche verdi, Il diamante bianco, Grizzly man. Quando gli aborigeni australiani sono portati in tribunale per affrontare la fallace causa, seguono il loro universo di valori e si attengono all’equilibrio stabilito con la loro terra, mostrando al giudice qualcosa di estremamente sacro che non pu essere visto da nessun essere umano. In quel momento, la macchina da presa di Herzog decide di non violare il segreto nel rispetto della verit che non deve essere svelata per conservare la sua purezza. Ne Il diamante bianco Herzog spinge le sue riprese oltre la cascata, azzardando di superare il varco mai calpestato da piede umano, addentrandosi in un luogo inesplorato dal cui mistero si dipanano leggende e dove il genius loci si preserva intatto. Dopo aver parlato con un abitante del posto e aver appreso dello spirito collettivo racchiuso nella grotta da sempre tutelato e intorno a cui si costruita una cultura, Herzog retrocede privando la sua pellicola di quel frammento.
Nel 2005 decide di raccontare la storia di Timothy Treadwell, l’uomo-orso che per tredici anni ha trascorso periodicamente alcuni mesi nella natura selvaggia dell’Alaska e che l’ultima volta stato sbranato da un orso insieme alla sua compagna Amy Huguenard dopo essersi trattenuto pi del dovuto. L’idea armoniosa di natura erroneamente maturata da Timothy entra in collisione con il pensiero di Herzog e il suo modo di approcciarsi a essa. Un fatale errore di calcolo e una sconsiderata invasione del regno animale si fanno strada nel documentario senza mai accollarsi il peso di un giudizio morale. Tuttavia Grizzly man non il riscatto della figura di Timothy n la giustificazione delle sue gesta, solo il tentativo di dialogare con un interlocutore attratto come lui dalla natura ma per ragioni e secondo principi diversi. Nel documentario Herzog mette spesso in luce i momenti di crisi vissuti da Timothy e gli attriti con quel mondo selvaggio ritenuto pacifico ed equilibrato contrariamente alla realt dei fatti, fermandosi con rispettoso silenzio delle immagini davanti all’atroce aggressione mortale dell’orso. Anche in questo caso, la visione si arresta un attimo prima di incappare nell’indecorosa, sensazionalistica e offensiva esibizione del non mostrabile, insistendo piuttosto sul momento e sulle motivazioni per cui Herzog decide di escludere alcune scene. L’indagine di Herzog non travalica mai confini della dignit umana.
Come afferma lo stesso regista, in greco antico “verit” si dice aletheia e deriva da un verbo che significa “nascondere”, “oscurare”. Aletheia ha quindi una connotazione negativa, significa sottrarre qualcosa e nasconderla, sottrarla al visibile, al palpabile. E’ un concetto molto cinematografico perch quando vedi qualcosa davanti alla tua macchina da presa, la registri sulla pellicola, eppure l, sulla pellicola, non c’ niente, a parte un’immagine latente. Tracce di invisibile si annidano nel mostrato, laddove i rimandi a un fuori campo esplicitamente menzionato e deliberatamente escluso dalla proiezione rinvigoriscono il visibile di una forza nascosta e potente perch solo immaginata. E allo stesso tempo, il mondo eluso da Herzog amplifica la sua luminescente aura proprio in virt della chiara evocazione di un’essenza verso la quale si ha sempre l’accortezza di non sollevare i veli.
Guardare un film di Herzog significa entrare nel suo universo, accettare le sue regole per muoversi in un terreno di confine dove la netta divisione tra documentario e fiction abolita (i suoi lavori potrebbero essere in qualche modo definiti docu-fiction in cui i due elementi assumono di volta in volta percentuali diverse nel composto filmico), dove lo sguardo di Herzog spesso abbandona la via principale della narrazione per addentrarsi in vicoli stretti attratto dalla straordinariet emanata dalla natura o da alcuni volti, dove l’integrit dei suoi ‘eroi diversi’ e dei vitalistici o decadenti paesaggi non verr mai violata.
Un Ufo Stato Abbattuto In Israele
-La notizia appena giunta in Italia, diramata dalla celebre agenzia giornalistica ANSA: nella giornata di oggi un aereo militare israeliano ha abbattuto un oggetto volante non identificato che sorvolava il deserto del Neghev, in prossimit della centrale nucleare top secret di Dimona.
Stando alle scarne informazioni fornite dalle fonti militari, l'oggetto sarebbe stato abbattuto "a scopo precauzionale", in ottemperanza delle rigidissime procedure di sicurezza che circondano l'area nucleare. Un portavoce ha poi riferito che, a quanto pare, il velivolo sarebbe stato sospinto da un congegno automatico ed stato abbattuto da un aereo militare F-16, levatosi immediatamente in volo al momento dell'avvistamento.
Un Ufo Stato Abbattuto In Israele
-"Al momento stiamo ancora cercando di determinare di cosa si trattasse, in ogni modo la questione di competenza militare", ha proseguito il portavoce, il quale non ha rilasciato dichiarazioni circa l'ufo abbattuto, limitandosi a definire il bersaglio "un oggetto sospetto, probabilmente un pallone".
Sebbene la radio militare non abbia escluso che l'oggetto abbattuto potesse essere un "velivolo ostile", si stanno vagliando anche altre ipotesi: non si esclude, ad esempio, che ci che l'F-16 abbia colpito ed abbattuto fosse un pallone sonda per rilevazioni meteorologiche o scientifiche finito accidentalmente fuori rotta e capitato nei cieli di Dimona.
Mentre il nostro astronauta italiano Paolo Nespoli ha appena iniziato la sua missione spaziale, ecco che un nuovo mistero infittisce la curiosit verso l'infinito che circonda la nostra Terra.
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non voglio avere ne uan moglie ne un figlio ne una associazione ne una lavoro ne un capo ne uno stipendio ne un padrone voglio solo essere felice .
essere felice significa essere me stesso . scappare fuggire e solo semplicmente evitare d dover essere recluso tutti i gironi nell ufficio in india e poi in nepal fuori da tutto questo inutile consumismo mi sembra l unica via di riuscita per la mia vita .. chiss se riusciro a fare questo se avro il coraggio di fare questo .





Dalla fantascienza alla realt! Quello che fino a poco tempo fa sembrava impossibile, ora si comincia a teorizzarlo, e probabilmente tra non molto tempo, diventer una realt!
Ogni teoria fatta per essere superata! D’altronde, la terra non era piatta?!
Pensate al progresso esponenziale dell’ultimo secolo! Provate a pensare a un progresso di migliaia di anni dove pu spingersi ed arrivare?! Andrebbe probabilmente oltre l’immaginabile!
Gli UFO, non sembrano poi cos improbabili a questo punto, visto che nell’universo infinito di miliardi di stelle e altrettanti miliardi di galassie, ci possono essere svariate civilt di migliaia, o addirittura, milioni di anni pi evolute!
Detto ci, vi propongo una carellata di bellissimi video, dove scienziati avanguardisti, propongono teorie, che fino a pochi anni fa, si vedevano solo nei film di fantascienza!
Buona visione! E che la forza sia con voi!
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Anti-Gravit –
tecnologia UFO
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Anti gravit
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Trek – Velocit
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viaggiare piu
veloci della
luce


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