Return-Path: <valbones@mail.uniroma3.it>
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	Wed, 2 Apr 2003 09:30:14 +0200 (MET DST)
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Sender: enrico@mail.uniroma3.it
Message-ID: <3E89BF3C.847048A@uniroma3.it>
Date: Tue, 01 Apr 2003 08:33:01 -0800
From: Enrico <valbones@mail.uniroma3.it>
Organization: uniroma
X-Mailer: Mozilla 4.7C-SGI [en] (X11; I; IRIX64 6.2 IP25)
X-Accept-Language: it, en
MIME-Version: 1.0
To: info@antigravity.it, e.valbonesi@libero.it
Subject: altre prove di antigrravita' 
Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1
Content-Transfer-Encoding: 8bit
X-UIDL: $/l"!De-"!&J?!!JQS"!

 buchi neri sono ben noti per la loro capacità di inghiottire la
materia. Ora, tuttavia, un gruppo
   di astronomi degli Stati Uniti ha scoperto che essi possono anche
risputarne fuori in quantità
   sostanziali.
   George Chartas e colleghi, della Penn State University, hanno
osservato alcune quasar -
   oggetti quasi stellari che si ritiene alimentati da buchi neri
supermassivi - che espellono nello
   spazio quantità significative di gas, compresi elementi come
carbonio, ossigeno e ferro. I
   teorici hanno previsto che la luce emessa dalle quasar si possa
comportare come una specie
   di vento, soffiando nello spazio intergalattico parte del gas che
forma il disco che circonda un
   buco nero di una quasar. Questo si verifica perché gli ioni nel gas
assorbono i fotoni e ne
   acquisiscono la quantità di moto.
   Chartas e colleghi hanno osservato questo fenomeno studiando
l'assorbimento di raggi-X da
   parte di due quasar, APM 08279+5255 e PG1115+080, usando la "lente
gravitazionale"
   delle galassie frapposte per ingrandire la radiazione non assorbita.
Gli astronomi avevano già
   scoperto questo effetto nella regione ultravioletta dello spettro, ma
i nuovi dati suggeriscono
   che i raggi-X possono espellere materia nello spazio a un tasso circa
dieci volte superiore
   della radiazione a lunghezza d'onda maggiore.
   "I venti che abbiamo misurato - sostiene Chartas - implicano che, nel
corso della vita di una
   quasar, venga soffiata via una quantità di materia pari a un miliardo
di soli".
   Misurando lo spostamento Doppler relativistico delle linee di
assorbimento, i ricercatori hanno
   calcolato che il gas espulso viaggia al 40 per cento della velocità
della luce, molto più
   rapidamente di quanto previsto dalla teoria. I risultati sono stati
presentati il 25 marzo a un
   convegno dell'American Astronomical Society nel Quebec.



Enrico wrote:

> Ricordando le parole che abbiamo detto a San Marino al pranzo del
29/03
> 2003 ore 14,00
>
> Partendo dal presuppostoi che la via piu' semplice e quella piu
efficace
> e logica noi stiamo sbagliandoa utilizzare le radiofrequenze ..per
> mandare messaggi nello spazio interstellare.
> poiche una civilta sicuramente piu' evoluta utilizzerebbe le lunghezze

> d'onda piu' lunghe possibile perche piu' penetranti e piu' durature di

> bande d'onda piu' piccole .
> Un analogia e con le sesse onde lunghe negli oceani esse sono piu'
> Quindi le onde gravitazionali sono senza dubbio le piu' lunghe e le
piu'
>
> Convenienti per trasportare messaggi in spazi interplanetari.
> Il mio progetto e' molto semplice utilizzare in italia il progetto
virgo
> che ogni giorno ascolta se ci sono passagi di onde gravitazionali.
> mettere un commutatore e se possibile un rivelatore di monopolo di
onda
> gravitazionale perche una onda naturale e senza dubbio bipolo e quindi

> se riceviamo una onda monoplo potremmo presumere che e' satta fatta
>  artificialmente
>
> dott. Enrico Valbonesi tel 0039 3294167403
>
> traslation by systransoft.com
>
> remenber lunch  a San Marino  29/03 2003 ore 14,00  by Claudio Balella

> (my best friend )e Enrico Valbonesi ( proget leader of dectection by
> whave gravity )
> Leaving from presuppost  that the simple way more  and that one that
> effective and logical we are sbagliandoa to use the radio
> frequencies..per to send the messages in the interstellar space bicose

> a civiltu extraterreste  sure more  evolution that wous  it would use
> long-lasting penetrating the
> space  wavelengths more  long bicose  more and more penetring in the
> space  of small bands of
> wave dont enter in the space easy '. An analogy and with  "Sesse" the
> long-wave in the oceans they
> are piu' Therefore the gravitational waves are without doubt piu' long

> and the more  Convenient in order to transport messages in
> interplanetary spaces. My plan is  much simple one to use in Italy the

> plan Virgo Close to Pisa Italy  that every day listens if there are
> passage of
> gravitational waves to put a commutator and if possible a detector of
> monopole of gravitational wave becouse a natural wave and without
double
>
> bipole and therefore if we receive a wave monoplo we could presume
> that e' correct made artificially made  by  civilation extraworld .
>
> best regard Enrico Valbonesi tel 0039 3294167403

OLTRE LA FISICA DI STAR TREK
[LIpotesi di Super Spin] {Maggio 1996}
(Corrado Malanga del Gruppo StarGate ed Alfredo Magenta del Comitato
Scientifico del CIFAS)
Revised by Luciano Pederzoli
(Tredicesima Revisione  Aprile 2001)
ANTEFATTO
Al di là dello spazio non rimane che il tempo (S. Mannucci)
Il problema dellesistenza del fenomeno degli Oggetti Volanti Non
Identificati
(OVNI) è intimamente legato al fatto che molte testimonianze, raccolte
in millenni di
storia dellumanità, ed in maniera particolare dal 1947 in poi,
riportano che gli oggetti
in questione sono capaci di prestazioni eccezionali, che sembrano non
rispondere ai
canoni fissati dalla fisica attualmente accreditata. Dal seguente
ragionamento:
ammesso che non siano terrestri, che provengano da altri sistemi solari

e che non
siano pure immaginazioni o illusioni ottiche umane, per poter superare
in tempi brevi
grandi distanze tra i luoghi di provenienza e il pianeta Terra, questi
oggetti volanti
non identificati devono in qualche modo, con qualche trucco, viaggiare a

velocità
transluminali; nasce spontanea la domanda: comè possibile superare la

velocità
della luce?
Noi, come quasi tutti coloro che si interessano di fisica, pensiamo che:

<la velocità
della luce è un limite invalicabile per gli oggetti fisici che operano
nelluniverso da
noi definito>, ma siamo anche convinti che: <gli OVNI, siccome sono qui
sul nostro
pianeta, in qualche modo ci debbano pur essere arrivati!>
Il filo conduttore di questo ragionamento parte da un presupposto
innegabile, che
rappresenta la fondamentale condizione al contorno del suddetto problema

fisico.
Al contrario di alcuni scientisti, (per scientisti intendiamo gli
operatori del mondo
della scienza, che non vanno confusi con gli scienziati veri creatori
della scienza -nda.)
i quali negano lesistenza del fenomeno fisico OVNI e sostengono che:
il
fenomeno non esiste, perché la velocità della luce non si può superare e

pertanto
nessun alieno potrebbe, per una durata utile, svolgere attività sul
nostro pianeta,
essendo impossibilitato ad arrivarci in tempi ragionevoli, noi
crediamo, invece, che:
siccome ci sono arrivati, in qualche modo avranno pur fatto!
Sostenere, infatti, che: gli alieni non sono qui perché non ci possono
arrivare, è
come dire che: pur esistendo il fenomeno, siccome non riusciamo a
spiegarlo,
allora diciamo che non esiste.
Tale visione del fenomeno fisico risulta errata, perché non tiene conto
delle più banali
condizioni al contorno del problema, costituite, invece, dallevidenza
stessa
dellinnegabile esistenza del fenomeno.
Linaccettabile idea di trasformare la fisica in una religione fatta di
dogmi ci trova in
contrapposizione netta con quelle persone che non vogliono far
progredire il genere
umano, il quale, essendo intelligente, desidera sempre mettere in
discussione le
certezze, sia per verificarne la veridicità sia per migliorare la
visione dellUniverso in
cui vive. La fisica moderna non è forse figlia del dubbio? Diceva Albert

Einstein:
Smantellate un luogo comune ed avrete una teoria.
2 L IRREVERSIBILITÀ DEL FENOMENO PERCETTIVO Da Galileo in poi il punto
cruciale per la comprensione dell Universo che ci circonda è
rappresentato dall osservazione del fenomeno fisico. Non dobbiamo, però,

dimenticare che la comprensione dei fenomeni fisici dipende innanzitutto

dalla descrizione che ne fa il testimone. Se ne deve dedurre, quindi,
che il testimone di un evento OVNI è e rimane il punto chiave di tutta l

indagine sugli OVNI stessi. Quando uno o più testimoni dicono di essere
stati in presenza di un fenomeno di probabile natura OVNI, dichiarano di

aver visto qualcosa che potrebbe, in linea di principio, essere di
estrema utilità allo studioso del fenomeno per tentare di carpirne l
intima essenza. E  a questo punto che scatta, purtroppo, la visione
dello scettico o di chi non crede che si debba perdere tempo nell
analisi di tali questioni. Chi afferma di aver visto un OVNI viene,
nella migliore delle ipotesi, deriso. Il testimone avrebbe visto un
fenomeno che non ha saputo identificare o, ancora peggio, avrebbe
assistito ad un fenomeno, percependolo in modo diverso dalla sua
intrinseca natura, ed essendo, di conseguenza, fuorviato dalle
conclusioni corrette sull accaduto. In altre parole, il testimone
sarebbe stato ingannato dai suoi sensi. Nella problematica OVNI esiste,
quindi, una caratteristica, detta  percezione , che finora ha
rappresentato un grosso ostacolo all interpretazione oggettiva del
fenomeno stesso. L interpretazione di qualsiasi fenomeno fisico da parte

di un testimone umano è, in effetti, soggettiva, e dipende dal suo grado

culturale, dal momento in cui viene effettuata l interpretazione, dal
suo stato di salute e dalla presenza di eventuali stimoli esterni in
grado di alterarne la percezione. Tutte le volte che attraversiamo una
strada il nostro cervello calcola alla perfezione il tempo che
impiegheremo per passare dall altra parte, programmando anche cosa fare
per evitare di essere investiti: un operazione che un computer
eseguirebbe molto lentamente, mentre il nostro cervello l attua in una
frazione di secondo. In questo caso si dice che il cervello umano
funziona bene ed è in grado di recepire gli stimoli esterni, visivi ed
uditivi, che gli permettono di fare i suoi calcoli in tempo reale. La
cosa è ben diversa quando il nostro ipotetico testimone ha la disgrazia
di vedere un OVNI. Allora gli si dirà che non ha visto bene, che non ha
valutato bene la forma, la distanza, il colore ed il rumore; gli si dirà

che quello che ha visto, tutt al più, è un pallone sonda, un elicottero
od un  Ufo Solar  (pallone giocattolo di moda dieci anni fa, ma sempre
utile per dare versioni contrastanti o dubitative). L idea, abbastanza
frustrante e priva di fondamento scientifico, è che il testimone può
vedere qualsiasi cosa, ma non bisogna in ogni caso tenerne conto. Questo

è sicuramente il punto dolente di tutta  l ovnilogia , oltre che di
tutta la scienza tradizionale, la quale, secondo tale metodo, dovrebbe
rinnegare, insieme al fenomeno OVNI, anche l esistenza degli elettroni,
mai visti da nessuno, dei fulmini globulari, mai ottenuti in
laboratorio, e di tante altre cose. La scienza ufficiale risponde, però,

che, mentre per gli elettroni e per i fulmini globulari ci sono delle
formule che ne descrivono la possibilità di esistenza, per gli OVNI
tutto questo non esiste.



