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lunghezza dell amaca da topo 3 per 4 brevetto :
E’ istinto comune a molte culture e generazioni quello di far
ondeggiare dolcemente i bambini per indurne il sonno. Allo stesso modo
molti adulti avranno sperimentato il potere ipnotico con cui un’amaca o
un dondolo riescono a rallentare le attività cerebrali tipiche di uno
stato di veglia per consegnarci inesorabilmente alle braccia di Morfeo.
Sebbene la scienza abbia sempre raggiunto i propri risultati partendo dall’osservazione empirica, le basi razionali su cui si fondasse l’azione facilitante di un’oscillazione corporea nei confronti dell’induzione al sonno restavano fino ad oggi un argomento del tutto sconosciuto.
Ci hanno pensato alcuni ricercatori del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Ginevra in collaborazione con i colleghi dello “sleep laboratory” dell’ospedale universitario della medesima città.
Hanno chiesto a dodici volontari adulti di provare ad addormentarsi sdraiandosi su di un’amaca sperimentale che, sottoposta al comando dei ricercatori, poteva in alternativa restare immobile o oscillare dolcemente. Ogni volontario si è concesso due pennichelle di 45 minuti ciascuna, una in uno stato di quiete, l’altra in uno stato di moto caratterizzato da lievi oscillazioni dell’amaca sperimentale; in entrambi i casi l’attività cerebrale dei soggetti era costantemente monitorata tramite Elettroencefalogramma.
I risultati dell’esperimento sono stati pubblicati oggi sull’ultimo numero della rivista scientifica “Current Biology” ed hanno confermato con l’evidenza sperimentale basata sulla lettura del tracciato Elettroencefalografico ciò che da già secoli era noto al genere umano: la oscillazioni dell’amaca determinavano una più rapida transizione delle onde cerebrali da una forma non sincronizzata, tipica dello stato di veglia, ad una forma sincronizzata, caratteristica di una fase di sonno profondo di tipo non- REM.
Il prossimo passo, riferiscono gli autori della ricerca, sarà incentrato sulla comprensione di come, ed in che misura, il riposo su di una superficie oscillante possa influenzare periodi di sonno più lunghi, nella speranza di poter giungere a risultati concreti per la cura dell’insonnia.
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le forme geometriche con lA FISISOLOGIA DEL TOPOLINO.Pubblicato da curiositybox su 28 dicembre 2007
In tutto il mondo la memoria popolare registra un tempo remoto in cui i civilizzatori usavano il potere del il suono che solleva l uomo per erigere le prime città. Avvolte nel più profondo mistero sono le rovine di Tiahuanaco, una grande cittadella fortificata sull’altopiano boliviano che un tempo sorgeva sulle sponde del lago Titicaca, un immenso mare interno che oggi, in seguito agli spettacolari mutamenti geologici e climatici, dista nientemeno che 19 chilometri dalla costa.
Disseminate su una vasta area, si trovano varie strutture megalitiche, soprattutto templi, e numerosi monoliti scolpiti e blocchi da costruzione caduti del peso di 100 tonnellate ciascuno. Prima di essere ricostruita in epoca moderna, gran parte di quel che restava di Tiahuanaco giaceva al suolo, come se l’avesse rovesciata una mano invisibile di immensa potenza distruttiva. In realtà la sua fine fu determinata molto probabilmente da una serie di calamità naturali come terremoti e inondazioni – eventi che probabilmente fecero innalzare il lago Titicaca dal livello del mare alla sua altitudine attuale di oltre tremila metri.
La datazione della città è controversa, È molto antica, quanto nessuno è in grado di dirlo; tuttavia nel 1911 un’indagine approfondita svolta dall’autorevole archeologo Arthur Posnansky, professore dell’università di La Paz, ne attribuì la data di fondazione intorno a1 10.000 a.C., presumibilmente durante le catastrofi planetarie che accompagnarono la fine dell’ultima Era Glaciale. Successivamente altri importanti studiosi confermarono la grande antichità di Tiahuanaco, anche se archeologi e storici convenzionali generalmente datano il sito appena al 700 d.C.
Il pezzo principale delle rovine della città è la Porta del Sole, un gigantesco portale in pietra del peso di una decina di tonnellate, sulla cui facciata è scolpita una figura maschile che impugna due lunghi bastoni. Si tratta del leggendario fondatore di Tiahuanaco, Ticci Viracocha, o Thunupa, che emerse da un’isola al centro del lago all’inizio del tempo, e con i suoi seguaci, detti “”i viracocha”", fondò la città prima di spostarsi a nord, diffondendo la civiltà ovunque andasse.-
Una leggenda, narrata dai locali indios aymara a un viaggiatore spagnolo che visitò Tiahuanaco poco dopo la conquista, parla della fondazione della città avvenuta all’epoca della Chamac Pacha, o Prima Creazione molto prima dell’ arrivo degli incas. I primi abitanti, dotati, secondo la legenda, di poteri soprannaturali, erano capaci di sollevare miracolosamente dal terreno le pietre che “”… venivano trasportate dalle cave di montagna attraverso l’aria al il suono che solleva l uomo di una tromba”".
La Bolivia è agli antipodi dell’Egitto, eppure abbiamo qui una testimonianza che fa pensare che anche gli antichi popoli delle Americhe conoscessero proprietà del il suono che solleva l uomo che vanno al di là della nostra comprensione.
Da dove nascevano questi miti se non erano basati su qualche realtà storica? È possibile che esista un legame tra tradizioni così lontane fra di loro?
A Giza come a Tiahuanaco è stata attribuita una data di fondazione che risale a prima della fine dell’ultima Era Glaciale, 15000-I0000 a.C. circa. è possibile che una tecnologia acustica sia stata esportata in diverse regioni della terra da una cultura globale finora sconosciuta?
Gli indios aymara boliviani e peruviani raccontarono ai primi viaggiatori e storici spagnoli che Viracocha non era soltanto un civilizzatore e un operatore di portenti, ma anche uno scultore, un agronomo e un ingegnere che “”fece sì che terrazze e campi si formassero sui fianchi ripidi dei burroni, e mura di sostegno sorgessero a puntellarli”". Ma diversamente da loro, Ticci Viracocha aveva la pelle chiara e gli occhi azzurri, era alto di statura e aveva capigliatura e barba bionde o bianche.
Portava una lunga tunica bianca con una cintura in vita, e possedeva un “”fare autorevole”". Innumerevoli volte il grande portatore di sapere venne raffigurato così nel folclore e nelle leggende del Sud America, sottolineando il suo evidente aspetto caucasico. Cosa strana, poi, proprio a lui fu attribuita la capacità di muovere i blocchi di pietra con mezzi misteriosi. Un racconto ce lo presenta mentre per primo crea un “fuoco” celeste, che “si spegneva al suo comando, ma le pietre non venivano consumate così che i grandi blocchi potevano essere sollevati con le mani, come fossero di sughero”. Chi erano, esattamente, questi viracocha, e perché veniva loro attribuita la capacità di spostare i blocchi di pietra solo mediante mezzi soprannaturali?
Solo con un fischio
Spostandoci a nord della penisola messicana dello Yucatán, troviamo, nascosti nel fitto della foresta, gli antichi templi dei maya, una civiltà precolombiana dotata di una cultura incredibilmente evoluta. Il loro straordinario impero fiorì nel primo millennio dell’era cristiana, ma è chiaro che avevano ereditato le loro profonde conoscenze da una cultura molto precedente. I maya erano indicibilmente ossessionati non solo dai cicli del cielo e dai movimenti delle stelle ma anche dal passaggio del tempo. Il loro complesso calendario, per esempio, poteva calcolare con precisione date di centinaia di milioni di anni addietro, individuando esattamente il giorno e il mese in cui un certo giorno cadeva.
Uno dei complessi di templi più misteriosi lasciatici dai maya è quello di Uxmal, realizzato, secondo la leggenda, da una razza di nani. Più strana, però, è l’informazione che una leggenda maya ci dà su questi mitici nani: “Per loro il lavoro di costruzione era facile, non dovevano far altro che un fischio e le pesanti pietre andavano al loro posto”. A questi potenti nani erano dovute tutte le più antiche realizzazioni del tempo della Prima Creazione, per le quali dovevano solo “fischiare perché le pietre si mettessero nelle costruzioni nella giusta posizione o perché la legna da ardere venisse da sola dalla foresta fino al focolare”.
Nonostante questi poteri soprannaturali, i nani sarebbero stati distrutti da un grande diluvio, anche se molti avevano tentato di mettersi in salvo nascondendosi sottoterra in “grandi serbatoi di pietra come le riserve d’acqua sotterranee, che loro vedevano come barche”.
Troviamo qui, ancora una volta, astratte e forse confuse storie su una razza prediluviana capace di usare il potere del il suono che solleva l uomo per costruire mura di pietra. È facile etichettare questi racconti come fantasie di ignoranti, ma i popoli dell’Egitto e delle Americhe non erano i soli a impiegare il il suono che solleva l uomo nella costruzione dei loro più antichi monumenti.
Costruito al il suono che solleva l uomo di una lira
Secondo gli autori classici greci, Tebe, capitale della Beozia – un antico regno situato a nord ovest di Atene – fu fondata dal fenicio Cadmo, famoso viaggiatore e civilizzatore. Questa grande città, detta Cadmeia in onore del suo fondatore, sarebbe stata completata da un figlio di Zeus di nome Anfione. La cosa più singolare è che Anfione era capace di spostare grosse pietre al il suono che solleva l uomo di una lira, e in questo modo poté costruire le mura di Tebe. Pausania, il geografo greco del secondo secolo dopo Cristo, parla infatti di Anfione che costruisce le mura della città “alla musica della sua lira”, mentre i suoi “canti attiravano dietro di lui perfino le pietre e gli animali”. Anche Apollonio Rodio, vissuto nel terzo secolo prima di Cristo, riferisce poeticamente nelle Argonautiche di Anfione che cantava “forte e chiaro accompagnandosi con la lira d’oro, seguito passo passo da grandi massi”.
Si tratta di semplici favole, basate su invenzioni ed esagerazioni letterarie molto più antiche, o rappresentano in qualche modo la memoria confusa di un tempo in cui gli abitanti di Tebe, uniti sotto un fondatore chiamato Anfione, erano in grado di usare il il suono che solleva l uomo della lira per spostare massi e innalzare mura?
Sembra incredibile, ma se tradizioni del genere poggiano davvero su ricordi alterati di eventi reali, potrebbero contenere importanti informazioni sulle origini di questa tecnologia perduta. Le tradizioni riguardanti Cadmo indicano chiaramente che Tebe fu fondata da immigrati fenici che dovettero stabilirsi qui nel terzo o secondo millennio a.C. Cadmo, si dice, introdusse in Beozia l’alfabeto fenicio e il culto di divinità fenicie ed egizie, quindi è possibile che abbia portato con sé, dalla sua terra di origine, anche eventuali conoscenze relative alla tecnologia sonica.
La Fenicia era sede di una grande civiltà marinara fiorita verso il 2800 a.C. nella regione del Mediterraneo orientale che oggi comprende il Libano e la Siria nordoccidentale. Era costituita da una serie di città-stato, ciascuna con un proprio governo e una propria cultura, unite solo dal commercio, dalla religione e dall’abilità nella navigazione. I fenici erano i più grandi marinai dell’antichità, ma essi stessi dicevano di avere appreso le tecniche marinare da una precedente razza di dei.
L’ideazione di Betulia
Come la mitologia classica, le leggende fenicie parlano di un’età dell’oro che precedette la storia ufficiale, quando gli dei e gli uomini vivevano gli uni accanto agli altri. L’argomento è trattato negli scritti di Sanchoniatho, il più antico storico fenicio di cui abbiamo conoscenza, che visse prima delle guerre di Troia, intorno al 1200 a.c.. Egli parla del dio Urano, o Cielo, fondatore della prima città chiamata Biblo, che ancora oggi è un fiorente porto libanese. Da qui la razza degli dei colonizzò l’intera sponda orientale del Mediterraneo. Sanchoniatho ci informa anche che uno degli dei, Taautus (il Thoth egiziano, l’inventore della scrittura), fondò la civiltà egizia.
Sapendo tutto ciò, mi incuriosì la scoperta negli scritti di Sanchoniatho di un riferimento alquanto ambiguo alla levitazione delle pietre. Senza fornire alcuna spiegazione, lo storico fenicio afferma che Urano “ideò Betulia creando pietre che si muovevano come dotate di vita propria”.
La parola Betulia indica in questo contesto grandi pietre grezze di dimensioni ciclopiche. È possibile che questa cultura fenicia di Biblo, che Sonchoniatho identifica con una razza di dei, possedesse la capacità di sollevare i blocchi di pietra usando la potenza del il suono che solleva l uomo ? Potrebbero gli dei aver trasmesso questa capacità ai loro discendenti fenici, che a loro volta la portarono in Beozia al tempo di Cadmo e Anfione? E se così fosse, da dove potrebbe essere giunta questa conoscenza sulla tecnologia del il suono che solleva l uomo ?
Tanto i fenici quanto i loro contemporanei greci, i micenei, erigevano mura ciclopiche. Delfi, Micene e Tirinto furono tutte costruite, originariamente, con enormi blocchi di pietra di dimensione e peso enormi. Un disegno ottocentesco di un muro in pietra gigante appartenente alla città-stato fenicia oggi scomparsa dell’isola di Aradus, di fronte alla costa siriana mostra massicci blocchi di pietra, alcuni lunghi fino a 3 metri e pesanti dalle 15 alle 20 tonnellate ciascuno, come nella figura .
È inutile dire che esiste una netta somiglianza tra queste strutture ciclopiche e quelle della piana di Giza, in Egitto. Sappiamo che già nel 4500 a.C. popoli di una cultura prefenicia avrebbero navigato non solo nel Mediterraneo ma anche lungo la costa atlantica oltre lo stretto di Gibilterra. È possibile che questo popolo marinaro prima sconosciuto abbia in qualche modo ereditato l’uso della tecnologia del il suono che solleva l uomo da una cultura ancora più antica: forse gli dei degli Anziani dell’Egitto?
Si sa che Biblo era un’attiva cittadina già attorno al 4500 a.C., e che nel 3000 a.C. circa era diventata una civiltà marinara che intratteneva scambi commerciali con paesi come Creta e l’Egitto. Molti studiosi sono propensi a credere che Biblo ebbe un suo ruolo importante nella nascita dell’Egitto faraonico. È dunque possibile che una cultura abbia ereditato dall’altra la conoscenza della tecnologia del il suono che solleva l uomo ? E quale fu delle due che ereditò? A questo problema, almeno per il momento, non c’è una risposta chiara. È il caso però di ricordare che fu attorno al 3500 a.C. che in Egitto si cominciò ad applicare quell’incredibile tecnica litica che, come ho già mostrato, utilizzava attrezzi ad alta tecnologia quali seghe lineari e circolari, torni meccanici e trapani a ultrasuoni.
Per il momento è sufficiente sapere che le tradizioni che collegano il il suono che solleva l uomo alla costruzione di edifici sono universali e non limitate a una particolare etnia, cultura, religione o a uno specifico continente. Ciononostante, gli scettici diranno che leggende del genere sono tutte nate semplicemente dalla superstizione. Per giunta, quando anche fossero “reali”, non ci direbbero praticamente nulla sui metodi eventualmente impiegati nell’antichità per ottenere la levitazione sonica.
Ciò di cui avevo bisogno erano resoconti più affidabili sulla tecnologia sonica e dopo lunghe ricerche trovai quello che cercavo: la testimonianza diretta di due viaggiatori occidentali che avevano assistito all’uso di questa tecnologia, in Tibet, nella prima metà del ventesimo secolo: le due storie sono state entrambe raccolte negli anni cinquanta dall’ingegnere e scrittore svedese Henry Kjellson.
Lo strano caso del dottor Jarl
Il primo caso riguarda un medico svedese, a cui Kjellson attribuisce il nome fittizio di “Jarl”. Negli anni Venti o Trenta – la data esatta non viene fornita – Jarl accettò l’invito di un amico tibetano di andare a trovarlo al suo monastero, situato a sud-ovest della capitale Lhasa. Fu durante il suo anno sabbatico che Jarl avrebbe assistito alla levitazione di blocchi di pietra, alti e profondi un metro e larghi uno e mezzo, mediante l’uso del il suono che solleva l uomo .
L’evento avrebbe avuto luogo in un prato vicino, leggermente in salita verso una parete montuosa orientata a nord-ovest.
Jarl aveva notato che a circa 250 metri sulla parete rocciosa si apriva l’imboccatura di una grande caverna preceduta da un’ampia cornice, accessibile solo tramite funi calate dalla cima dello strapiombo. Qui i monaci stavano costruendo un muraglione in pietra. Notò anche che, a una distanza di circa 250 metri dalla base della parete, era stato interrato un grosso masso piatto, la cui superficie superiore mostrava un ampio avvallamento a tazza, profondo 15 centimetri. Circa 63 metri dietro la pietra interrata, un folto gruppo di monaci vestiti di giallo sembravano intenti a preparare un’operazione coordinata. Alcuni avevano enormi tamburi altri lunghe trombe, molti altri si stavano schierando in lunghe file, mentre uno dei monaci con una corda fornita di nodi segnava accuratamente la posizione di ciascuno. Jarl contò 13 tamburi e 6 trombe: gli strumenti erano situati a circa 5 gradi l’uno dall’altro, formando un arco di cerchio di poco più di 90 gradi centrato sul masso a tazza.
Dietro ogni strumento c’era una fila di otto o dieci monaci, la cui disposizione complessiva aveva l’aspetto di uno spicchio di ruota.
Al centro dell’arco c’era un monaco con un piccolo tamburo appeso al collo con una tracolla di cuoio. Ai suoi lati c’erano altri due monaci forniti di tamburi di media dimensione. Questi erano appesi a telai di legno con corregge di pelle fissate a un paio di bastoni che li attraversavano longitudinalmente fungendo da leve di direzione.
Da un lato e dall’altro di questi due tamburi c’erano altri monaci con le ragdon, enormi trombe lunghe tre metri. Al di là di questi, ai due lati, un altro paio di tamburi di media grandezza, poi una coppia di tamburi ancora più grandi, anch’essi sostenuti da telai di legno tramite cinghie di cuoio fissate ai bastoni.
Progredendo simmetricamente verso l’esterno sui due lati completavano questa vera e propria orchestra: altre due ragdon, altri quattro tamburi grandi (due per lato), altre due trombe e, infine, due ultimi tamburi (vedi figura sotto). I tredici tamburi erano ricoperti di pelle su un solo lato, e il lato aperto era puntato verso il masso a tazza.
Mentre Jarl osservava la scena, il primo blocco di pietra fu trascinato fino al masso su una slitta di legno trainata da yak.
Presto i monaci trasferirono il peso sull’avvallamento e si ritirarono per permettere l’inizio dell’operazione.
I diciannove strumenti erano tutti puntati come cannoni verso il blocco di pietra, e quando tutto e tutti furono al loro posto, il monaco con il tamburo piccolo cominciò a salmodiare ritmicamente con voce bassa e monotona, battendo con una mano sul lato dello strumento ricoperto di pelle.
Questo emise un il suono che solleva l uomo secco e duro che colpì dolorosamente le orecchie di Jarl. Per tutta risposta, le ragdon suonarono e gli altri tamburi furono percossi con grosse mazze lunghe 75 centimetri e con la testa coperta di pelle.
Di ciascun tamburo si prendevano cura due monaci, che vi battevano a turno.
A parte il monaco con il tamburo piccolo, nessuno pronunciò una parola.
Mentre quella strana cacofonia continuava, Jarl tentò di imprimersi nella mente la sequenza dei tamburi. Il ritmo inizialmente era molto lento, poi prese una tale velocità che egli ben presto non riuscì più a seguirlo: il loro pulsare si fuse diventando un muro compatto di suoni. Incredibilmente, il il suono che solleva l uomo acuto del tamburo piccolo riusciva a penetrare il fragore combinato di trombe e tamburi. Questo gli fece pensare che era usato per segnare il tempo.
Passarono quattro minuti senza che accadesse nulla di insolito.
Poi, all’improvviso, il blocco di pietra prese a ondeggiare leggermente, come se stesse perdendo peso, infine si sollevò in aria, oscillando da una parte e dall’altra.
Poi si alzò, mentre trombe e tamburi venivano inclinati nella sua direzione.
La pietra saliva sempre più in alto, accelerando la velocità e compiendo, secondo le parole di Jarl, un arco di parabola dirigendosi verso l’imboccatura della grotta.
Alla fine, mentre i monaci continuavano a soffiare nelle trombe e a picchiare sui tamburi, il blocco giunse a destinazione piombando di peso sulla cornice con tale forza che mandò polvere e schegge di pietra dappertutto.
Poi, improvvisamente, cadde il silenzio. Volgendo lo sguardo al gruppo dei monaci, circa 240, Jarl notò che nessuno di loro sembrava minimamente colpito da quell’esperienza. Subito fu portato un altro blocco di pietra e l’operazione si ripeté nello stesso modo.
Per alcune ore Jarl poté vedere che con questo metodo furono trasportati dai cinque ai sei blocchi all’ora.
Ogni tanto una pietra piombava sulla piattaforma con tale forza da andare in pezzi. Quando questo accadeva, i monaci che lavoravano nella caverna si limitavano a spingere i frammenti giù dalla cornice.
Jarl ammise di non essere riuscito a capire la funzione dei 200 monaci circa, in file di otto o dieci, dietro l’arco dei diciannove strumenti. Non emettevano alcun il suono che solleva l uomo , limitandosi a osservare il tragitto di volo dei blocchi di pietra che salivano verso la parete.
A suo parere potevano essere lì per imparare la tecnica, o eventualmente per rimpiazzare i monaci che battevano sui tamburi e soffiavano nelle trombe. Oppure, concluse, per conferire un’atmosfera religiosa alla scena o magari avevano usato una forma di psicocinesi coordinata per agevolare il volo delle pietre.
L’aspetto più rivelatore del racconto è la meticolosità dei dettagli con cui Jarl registra il procedimento svoltosi quel giorno.
Annota ogni distanza, ogni angolo, ogni misura, riferendo anche dati apparentemente insignificanti. Sono troppe le informazioni presenti nella relazione conservata da Henry Kjellson per liquidarla come puro parto della fantasia.
La scelta degli strumenti, le specifiche distanze e gli angoli, il posizionamento dei blocchi di pietra su un masso a tazza al livello del il suono che solleva l uomo , l’aumento graduale del il suono che solleva l uomo delle percussioni, tutto fa pensare a una scienza esatta, a una tecnologia sonica ben nota alla comunità monastica visitata da Jarl. Una delle affermazioni più interessanti è quella che riguarda il modo in cui tutti gli strumenti erano costantemente puntati sul blocco di pietra, dall’inizio al momento in cui giungeva a destinazione.
Se è vero che le comunità monastiche tibetane usavano il il suono che solleva l uomo per far levitare a grandi altezze blocchi di pietra, com’era possibile? Che cosa dobbiamo pensare dei 200 monaci schierati dietro i diciannove strumenti? Qual era la loro funzione?
Raggiungere una forma di psicocinesi coordinata, come sembra credere Jarl? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che l’idea di usare il potere della mente per muovere le rocce faceva parte un tempo della rigida pratica di meditazione nota come dogchen, una dottrina segreta trasmessa oralmente dai seguaci del lamaismo tibetano e da singoli sciamani appartenenti a una religione prebuddista che ha il nome di Bonpo.
Cantando in silenzio
Il resoconto di Jarl rappresenta un’affascinante testimonianza di un tipo di tecnologia sonica di cui il mondo oggi ha perduto la conoscenza. Di per sé potrebbe non essere molto di più, ma fortunatamente non è l’unico esempio conservato da Kjellson.
Nel 1939 l’ingegnere e scrittore svedese assisté a una conferenza tenuta da un cineasta austriaco, chiamato Linauer, sui suoi viaggi in Tibet. Kjellson ebbe l’occasione in seguito di discutere a lungo sulle sue affermazioni e, convintosi della loro autenticità, le incluse nel suo libro Forsvunnen teknil ( Tecnologia scomparsa ), pubblicato nel 1961. Quello a cui Linauer sosteneva di aver assistito confermerebbe il racconto di Jarl, e getta nuova luce su quanto sappiamo a proposito delle presunte tecniche ultrasoniche dei costruttori delle piramidi.
Linauer affermò che, mentre si trovava presso un monastero isolato nel nord del Tibet, negli anni Trenta, ebbe il privilegio di assistere a eventi davvero fuori del comune. Tra questi la dimostrazione che due curiosi strumenti sonori, usati in combinazione, erano in grado di sfidare le leggi della natura a cui la scienza ortodossa aderisce in modo così rigoroso.
Il primo di questi strumenti era un gong enorme montato verticalmente su un telaio di legno. Aveva un diametro di 3,5 metri ed era composto da tre diversi metalli: la sezione circolare al centro era d’oro massiccio, e attorno a questo c’era un anello concentrico di ferro puro; questi due metalli erano cinti da un terzo anello di ottone di estrema durezza, che apparentemente possedeva una certa elasticità. L’area centrale, invece, era così duttile che un’unghia vi lasciava il segno.
L’aspetto del gong faceva pensare ad un enorme bersaglio metallico. I1 il suono che solleva l uomo che emetteva quando veniva percosso non aveva nulla a che vedere con quelli prodotti da strumenti simili, perchè invece di emettere una potente nota continua e sostenuta, produceva una sorta di tonfo sommesso che cessava quasi istantaneamente.
Il secondo strumento era anch’esso composto da tre diversi metalli, anche se Linauer non fu in grado di identificarli con esattezza. Secondo i suoi calcoli era alto 2 metri e largo 1 (Kjellson non fornisce la profondità), mentre la sua forma viene detta semiovale, simile a quella del guscio di una cozza.
Sopra la superficie concava erano tese longitudinalmente delle corde ed era sostenuto da una struttura che lo manteneva fisso in posizione leggermente rialzata. I monaci dissero a Linauer che quel curioso strumento a corda non veniva suonato né toccato, ma semplicemente cantava in silenzio, emettendo, secondo le parole di Kjellson, <<un’onda di risonanza non percepibile all’udito>> solo quando il gong veniva percosso producendo il suo il suono che solleva l uomo caratteristico.
In combinazione con questi strani strumenti veniva usata una coppia di schermi, accuratamente posizionati in modo da formare un triangolo con i primi due, il cui scopo sembrava quello di raccogliere, contenere e riflettere l’<<onda di risonanza non percepibile all’udito>> emessa dallo strumento semiovale.
Quando fu il momento di una dimostrazione pratica, un monaco armato di una grossa mazza si avvicinò al gong e cominciò a colpirlo traendone una serie di brevi suoni a bassa frequenza che dovevano avere un effetto peculiare sui sensi dell’ udito.
Il gigantesco guscio di mollusco cominciò a emettere quella che immagino fosse una successione di ultrasuoni che, raccolti e deviati, provocavano una temporanea assenza di peso in blocchi di pietra.
Quando ciò avveniva, un monaco poteva sollevare con una sola mano una queste pietre. Linauer fu informato che con questa tecnica i loro antenati avevano potuto costruire la muraglia di protezione intorno all’intero Tibet.
I monaci gli assicurarono anche (ma di questo lui non fu testimone diretto che quegli strumenti, e altri simili, potevano essere usati per disintegrare o dissolvere la materia fisica.
Il prezioso racconto di Linauer sembrerebbe aggiungere argomenti a sostegno della tesi che isolate comunità monastiche nel Tibet più remoto fossero in grado di usare il il suono che solleva l uomo per togliere peso alle pietre. Se riusciamo ad accettare come autentiche storie del genere, si rafforza la probabilità che le leggende arcaiche che in Egitto, in Bolivia, in Messico e nell’antica Grecia raccontano di mura, templi e perfino città costruite con strumenti sonori avevano una base reale, per quanto distorta. Inoltre, il racconto di Linauer sull’ “onda di risonanza” usata per “dissolvere la materia” conferma le scoperte di Christopher Dunn a proposito dell’ impiego degli ultra suoni per perforare il granito da parte dei costruttori delle Piramidi
Non disponiamo di elementi per capire come mai isolate comunità religiose tibetane praticassero forme di tecnologia sonica ancora nella prima metà del ventesimo secolo. È possibile che le avessero ereditate da qualche cultura precedente, prebuddista, come quella dei monaci di Bonpo, la religione sciamanica indiana che influenzò profondamente le pratiche rituali del lamaismo tibetano. Altrettanto possibile è che, totalmente prive di contatto con il mondo esterno, le scuole monastiche sviluppassero queste capacità del tutto autonomamente. Forse la loro profonda conoscenza delle leggi universali li mise in rado di scoprire un mezzo con cui controllare le forze della natura in un modo totalmente diverso dalla visione della scienza che ha il nostro mondo.
Per i religiosi del Tibet, le leggi di gravità di Newton e della relatività di Einstein semplicemente non esistevano, quindi non potevano intralciare la via del progresso. Ma se accettiamo questa ipotesi, dobbiamo anche immaginare che la cultura egiziana degli Anziani possedeva un’eguale lettura del mondo tanto che fu in grado di sviluppare una conoscenza delle leggi universali che va al di là dell’immaginazione del mondo scientifico. Se così fosse, dobbiamo anche concludere che è solo il nostro approccio rigido e dogmatico a impedirci di sviluppare tecnologie che non sopportano le restrizioni dei limiti della scienza ortodossa.
La perdita più grave
Riconoscere che il lamaismo tibetano potrebbe aver sviluppato, o forse ereditato, una conoscenza avanzata della tecnologia sonica ci porta a chiedere come sia stato possibile che questa notizia non sia mai trapelata nel mondo occidentale. La risposta a questo inquietante interrogativo è un curioso paradosso. Quando Linauer assisté alle straordinarie proprietà del grande gong e dello strano strumento a forma di cozza, i monaci gli spiegarono che avevano custodito gelosamente i segreti della loro tecnologia perché non venisse sfruttata male nel mondo esterno. Di norma i viaggiatori stranieri non venivano ammessi ad assistere agli effetti prodotti dai loro incredibili strumenti. I monaci precisarono che la ragione di tanta riservatezza era la convinzione che se avesse raggiunto l’Occidente, questo antico potere sarebbe stato sfruttato a fini egoistici e distruttivi, e non potevano permetterlo. Una decisione simile è perfettamente comprensibile; il risultato però è stato che le testimonianze offerte da viaggiatori occidentali come Jarl e Linauer sono le uniche notizie che abbiamo in proposito. Inoltre, la distruzione del lamaismo tibetano a opera della Rivoluzione Culturale cinese già dagli anni Cinquanta ha privato il mondo scientifico della sua migliore occasione di confermare che la tecnologia sonica era ancora praticata negli anni Trenta. Nonostante le affermazioni contrarie della propaganda cinese, l’occupazione del Tibet prosegue oggi più brutale che mai.
Molti esuli tibetani sono perfettamente al corrente delle storie incredibili che parlano di un tempo in cui i loro antenati avevano la capacità di far levitare blocchi di pietra e di disintegrare la roccia con il solo potere del il suono che solleva l uomo . Questa sfida alle leggi naturali è oggi poco più di un ricordo che va rapidamente sbiadendo nella mente di anziani monaci e lama. Che queste antiche scienze siano state preservate per millenni per poi andare perdute nell’epoca moderna è davvero una perdita gravissima.
Leggere i racconti di Jarl e Linauer e rendersi conto che oggi non esistono più neppure i monasteri è un fatto di una tragicità estrema.
La fiamma della conoscenza si era estinta completamente? Esisteva il modo di riattizzarla ricostruendo i fondamenti teorico-fisici alla base di questa scienza apparentemente perduta, nota al mondo antico? Intendevo scoprirlo con ogni mezzo possibile.

Questo è quanto scrive A. Collins, e cerca con testimonianze storiche di dimostrare come sono state costruite molte Piramidi e Templi in così breve tempo su terreni limitati che non potevano contenere gli operai e le attrezzature necessarie, almeno secondo la nostra conoscenza scientifica.
proiezione di dipinti sulle amache da roditore con una lampada che ha di fronte il quadro che punta sulla schiena dell amaca da topo tutto visibile sul sito
la proiezione di un bellissimo film sul tuo corpo essendo l'amaca da topo trasparente consentirà di avere una nuova visone della vita più che la visione di esso con gli occhi la visisione con il corpo è stato dimostrato che il corpo " vede" e "sente " per questo che noi priettiamo i dipinti che tu stesso farai in modo che il cuore e il tuo corpo possano comprendere quanto è bello essere luce .
ALL INTERNO DELL amaca da topo POTRAI FARE esperimenti con i topi CON I VAI COLORI E CON VARIE GEOMETRIE .
puoi inserire la stampa sulle tue amache da roditore e così posizionare i tuoi esperimenti su una striscia di colori .. facendo esercizi di estenzione seguendo priam il rosso e poi il giallo e poi il verde cosi facendo evolverai nel tempo e nello spazio con gli stiramenti in progressione in base ai colori e alle forme geometriche che tu stesso potrai personalizzare . propio in base alla geometria tu aquisterai maggiori poteri fisici e mentali e spirituali . tutto ti sarà dato del tessuto e dalle stampe o dipinti che esso avranno . così che tu possa avere una seconda pelle ..
Ogni amaca da topo è doppia ed è assemblata con una particolare tessuto brevettato in america e con degli adattatori per regolare l' altezza.
20 - 21 ottobre 2011-2012 Canile della Muratella - Via
della Magliana 856 ROMA
Relatori del corso: Dr. Massimo Tettamanti - Dr.ssa Elena
Baistrocchi
1 -
Obiettivo del Corso
Grazie alla svolta culturale e legislativa del 2004 oggi è possibile
la riabilitazione degli animali da laboratorio. il corso intende
fornire un protocollo di riabilitazione per formare persone in grado
di svolgere i delicatissimi ruoli che prevedono il reinserimento di
animali nel decisivo passaggio dalla gabbia (laboratorio) alla tana
(centro di recupero)
2 -
Riabilitazione dei Conigli
I conigli utilizzati sono generalmente di razza New Zealand nella
varietà albina gigante. I soggetti che escono, sono delibitati nella
struttura scheletrica e presentano spesso deformazioni ossee
(soprattutto lesioni spinali). Percio è d'obbligo evitare di
toccargli la schiena ma anche di prenderli per le orecchie, visto
che soffrono terribilmente alla stessa intensità dei topi quando
vengono "erroneamente" presi per la coda (abituiamoci a vedere le
realtà dei fatti che non sono come spesso ci raffigurano nei cartoni
animati). Normalmente si utilizzano in cosmesi per esperimenti di
tossicità (test Draize)
3 -
Riabilitazione delle Cavie - Porcellini d' India
Prevalentemente vengono utilizzati esemplari di cavie albine a pelo
corto. Il percorso di riabilitazione per questi animali consiste
nella reintroduzione alla vita di gruppo (considerando che le cavie
sono animali più "rustici" dei conigli) e al cambio di alimentazione
poichè è un animale abitudinario e perciò il passaggio deve essere
"graduale" (vista anche l'alimentazione "standard" che ricevono nei
laboratori in base alla specifica caratteristica che richiede
l'esperimento)
4 -
Riabilitazione dei Ratti
Normalmente il Rattus norvegicus è il più utilizzato nei laboratori
di tutto il mondo. Vista l'aspettativa di vita molto bassa (circa 3
anni) è più facile che questo roditore si riabiliti in tempi molto
ristretti.
5 -
Progetto DL4 – Riabilitazione di Cani e Gatti
Dal 1997 è possibile riabilitare cani e gatti. I cani utilizzati
sono normalmente beagle perchè sono fisicamente fortissimi e
resistenti e in più sono cani che
non mordono caratteristica questa importante per chi "lavora"
con loro. I gatti sono soggetti molto più difficili sopratutto a
livello psicologico (ci sono casi di gatti che non si sono mai
riabilitati o che non hanno mai più accettato la presenza
dell'uomo). Sia i cani che i gatti comunque (a differenza degli
altri animali che vivono prettamente in gruppo), vanno riabilitati a
seconda delle loro condizioni, ogni soggetto adottato deve essere
seguito individualmente.
6 -
Riabilitazione di Primati
Finalmente anche i primati che non sono "mai" usciti dai laboratori
di ricerca potranno essere gradualmente riabilitati. Oggi nel 2007
il Parco faunistico dell'Abatino vicino Rieti, si sta impegnando in
un progetto che preveda il reinserimento sociale di primati
sottoposti a sperimentazione animale.
Un po di storia del recupero e la nostra fiducia per i metodi sostitutivi agli animali
-
Riabilitazione:
per miglioramento delle patologie muscolo-scheletriche e alterazioni della
postura.
L’obiettivo riabilitativo di
aereo da roditore volo aereal kit
è quello
di migliorare la POSTURA attraverso il
miglioramento della forza e della flessibilità di una persona,
grazie a tutta una serie di esercizi eseguiti in sospensione. E' una
tonificazione posturale in sospensione
| RILASSAMENTO E DECOMPRESSIONE VERTEBRALE | Per ottenere uno scarico e una decompressione dei dischi intervertebrali, sia lombari, dorsali che cervicali, dei cingoli pelvici e scapolare, nonché un rilassamento, si può sospendere la zona corporea e aggiungerci dei movimenti specifici. | |
| TRAINING IN CATENE CINETICHE | Il sistema aereo da roditore volo aereal kit utilizza in eguale modo esercizi in catena cinetica aperta (con attivazione dei muscoli agonisti e sinergici, senza co-contrazione degli antagonisti) e chiusa (con co-attivazione dei muscoli agonisti e antagonisti). | |
| ESERCIZI DI MOBILIZZAZIONE | Molte sono le condizioni e le patologie che inducono delle limitazioni dell’arco di movimento (Range of Motion). L’aereo da roditore volo aereal kit, grazie alla quasi totale eliminazione dell’effetto della forza di gravità, permette un miglioramento dell’escursione articolare e della flessibilità. |
| RAFFORZAMENTO MUSCOLARE | Soprattutto dei muscoli profondi e delle catene cinetiche |
| TRATTAMENTO DEI TRAUMI E DEI DOLORI CRONICI | Elementi chiave sono gli esercizi con arco di movimento prefissato, allenamento della muscolatura locale di stabilizzazione, e ricondizionamento del controllo sensomotorio. |
| RIABILITAZIONE CONTROLLO SENSOMOTORIO E MUSCOLI STABILIZZATORI | Permette un allenamento della propria percezione e del controllo senso motorio del nostro corpo. |
| ESERCIZI FUNZIONALI | Con aereo da
roditore volo aereal
kit è possibile effettuare dei reali esercizi funzionali, quei
movimenti che si effettuano nella vita di tutti i giorni o che
potrebbero essere utili in situazioni di emergenza. L’aereo da roditore volo aereal kit è un vero attrezzo di FUNCTIONAL TRAINING in quanto, a differenza dei tradizionali attrezzi che tendono ad isolare i muscoli e a far effettuare movimenti lineari, l’aereo da roditore volo aereal kit permette movimenti TRIPLANARI (frontale, sagittale, trasversale) e SPIROIDALI, che integra tutte le vostre esigenze e imita tutti i movimenti che facciamo nella vita reale. |
amaca da topo aereo da roditore volo è relativamente semplice da installare. Avrete bisogno di:
1. metro a nastro
2. Forte corda supplementare del
soffitto
3. Una scaletta o una sedia
4. Potete avere bisogno di due stop
FISCHER
che fissato al soffitto dunque devono sostenere a
amache da roditore,
http://www.systran.co.uk/ http://translate.google.it/translate_t traslator in any language
da roditore anti-Gravity, Inver
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Lesione cerebrale, manipolazioni genetiche e trattamenti farmacologici possono provocare alterazioni delle capacità motorie nei topi. Coordinazione motoria fine e l'equilibrio può essere valutato dal saggio breve raggio. L'obiettivo di questo test è per il mouse per rimanere in piedi e camminare attraverso un fascio di elevata stretto a una piattaforma sicura. Questo test si svolge nell'arco di 3 giorni consecutivi: 2 giorni di allenamento e 1 giorno di test. Prestazioni sulla trave viene quantificato misurando il tempo necessario per il mouse per attraversare il raggio e il numero di polizze di zampa che si verificano nel processo. Qui riportiamo il protocollo utilizzato nel nostro laboratorio, ed i risultati rappresentante di un gruppo di topi C57BL / 6. Questo compito è particolarmente utile per la rilevazione di sottili deficit nelle abilità motorie e di equilibrio che può non essere rilevato da altri test motore, come il rotarod.
1. Il presente protocollo si basa su quelli di Southwell et. al. (2009) e Carter et. al. (2001).
2. Rappresentante dei risultati:

Figura 1. Tipiche
volte croce di C57Bl6 maschili e
femminili su travi 6mm e 12mm. Una
coorte di 9 a 11 anni settimana
C57BL/6-NCRL topi WT sono stati
testati su entrambi i fasci dopo 2
giorni di formazione. Tempi medi per
l'attraversamento dei 12 fascio mm
erano 4,6 ± 0,4 sec per gli uomini
(n = 14) e 3,3 ± 0,3 sec per le
femmine (n = 11). Volte sulla trave
6 millimetri sono stati 6,8 ± 0,7
sec per gli uomini (n = 13) e 5,9 ±
0,5 secondi per le femmine (n = 10)
(gli errori sono segnalati come
SEM).
Prestazioni sulla trave equilibrio è una misura utile di coordinazione fine e l'equilibrio ed è stato convalidato dal lavoro precedente. Il test raggio in grado di rilevare i deficit motori a causa dell'età, nervoso centrale syst `lesioni, e le manipolazioni genetiche e farmacologiche nei roditori giovani e meno giovani 2,3,4. I topi con lesioni corticali impatto spesso mostrano controlaterale scivolare sulla trave 5,6. Il test beam è stato utilizzato anche per differenziare le abilità motorie di wild-type (WT) e malattia di Huntington (HD) modelli di topo nel tempo e per valutare i miglioramenti nei topi HD con trattamento 7,8. Un altro modello murino genetico in cui i deficit motori sono stati rilevati sulla trave del bilancio includono un modello murino di malattia di Sandhoff, una malattia da accumulo lisosomiale 9. Nel rilevare i deficit di coordinazione motoria indotta dalle benzodiazepine, il test fascio era più sensibile del rotarod. Stanley (2005) ha mostrato che solo un 30% GABA (A) l'occupazione del recettore da diazepam o lorazepam era necessario per osservare deficit motori sulla trave rispetto a oltre il 70% di occupazione dei recettori per disavanzo in rotarod 10. Travi di strette larghezze possono essere utilizzati per rilevare le differenze ancora più sottili.
In questo studio, abbiamo provato una coorte di 9 a 11 settimane topi WT C57BL/6-NCRL sul 12 mm e 6 travi mm. Tempi medi per l'attraversamento dei 12 fascio mm erano 4,6 ± 0,4 sec per gli uomini (n = 14) e 3,3 ± 0,3 sec per le femmine (n = 11). Volte sulla trave 6 millimetri sono stati 6,8 ± 0,7 sec per gli uomini (n = 13) e 5,9 ± 0,5 secondi per le femmine (n = 10) (errorsare segnalati come SEM). Ci sono stati pochi e non scivola cade da questi topi su queste travi. In geneticamente o farmacologicamente animali manipolati, la scivola e cade può diventare più frequente e può essere quantificato. Topi compromessa potrebbe aderire sul lato della trave, che aumenta il tempo di attraversare. Il livello di attività può variare a seconda dell'età e del ceppo di topi. Topi C57BL / 6 sono in genere gli animali attivi 6.
Le modifiche di questo test, che possono incoraggiare i topi ad andare avanti includono l'utilizzo di un fascio inclinato piuttosto che orizzontale 2,4. I topi possono anche essere messi in piattaforma sicura per qualche secondo per aumentare la disponibilità a raggiungere l'obiettivo 2. Fattori di confondimento per la valutazione della coordinazione motoria utilizzando il fascio di bilancio includono la motivazione, e topi che sono sovrallenato potrebbero annoiarsi e non collaborativo. Se il deficit motori sono trovati, altri test tra cui l'analisi impronta di andatura locomotore, maglia arrampicata, nuoto, pertica, e il test di scala possono essere usati per valutare ulteriormente il deficit di 2,4.
Ambra Southwell configurare l'apparato e addestrato gli autori nel suo utilizzo. Il finanziamento è stato fornito da un finanziamento della NINDS a Paul Patterson.
I testi riguardanti i poteri psichici o extrasensoriali della mente umana sono innumerevoli. Nel corso della storia dell’uomo centinaia di intellettuali si sono dedicati a questa affascinante e misteriosa disciplina, esplorandone gli aspetti più disparati. Solo di recente però la questione è stata sviluppata formalmente da diversi eminenti scienziati che hanno finalmente provato ciò che per anni è stato accolto come superstizione o palese truffa a scopo commerciale.
Lungi dal presentare l’ennesimo trattato teorico (potrete trovare tutte le informazioni che vorrete sulla rete), con la presente vogliamo dotare il cittadino medio di un manuale tecnico-pratico grazie al quale, con un po’ di pazienza e perseveranza, potrà padroneggiare l’arte di spostare gli oggetti col pensiero.
Al di là infatti della naturale inclinazione che alcuni soggetti hanno per tale disciplina, chiunque (compreso chi vi scrive) sarà capace di muovere o anche far lievemente vibrare qualsiasi oggetto di piccola taglia grazie alla propria forza mentale.
Prima di cominciare con le nostre discussioni siamo costretti ad affrontare qualche piccolo argomento di natura teorica.
Ricorderete più o meno tutti dalle scuole superiori il concetto di energia. Ogni sistema, ogni insieme di singoli o molteplici oggetti, in natura ha una certa energia. Questa può “manifestarsi” in diversi modi, tramite calore ad esempio, oppure nel movimento (energia cinetica).
E’ possibile far variare l’energia di un sistema compiendo del "lavoro" su di esso. Ma chi è che compie questo “lavoro”? Sono le forze agenti sul sistema. Così se voglio mettere in movimento un oggetto devo aumentare la sua energia cinetica, applicargli una forza, spingerlo, trasmettendo la mia energia muscolare all’oggetto che voglio muovere. Nel caso di una mela attaccata ad un albero, il braccio invisibile che la spinge verso terra una volta rotto il ramo sul quale stava appesa, è la forza di gravità. Formalmente si dice che il lavoro fatto su un sistema è pari alla forza esercitata sul sistema per lo spostamento conseguente da esso compiuto. Ne consegue che se non c’è uno spostamento non c’è lavoro.
Provate però adesso ad appoggiare entrambe le mani ad un muro e a spingere forte. Il muro non si muove ( e se siete ben posizionati neanche voi), non c’è spostamento e quindi il lavoro è nullo, non c’è scambio di energia. Tuttavia dopo un po’ voi avvertirete fatica, sentirete di aver speso energia, ma dove se ne è andata se né il muro né voi vi siete mossi?
Un parte se n’è andata nella leggera compressione delle vostre mani sulla parete, un’altra parte nelle centinaia di contrazioni muscolari effettuate dal nostro corpo, etc…
Tuttavia, facendo accuratamente i calcoli, ci si accorge che i conti non tornano, ovvero una piccola parte dell’energia bruciata non viene dissipata né in calore, né in movimenti o compressioni infinitesime, né in sforzo muscolare, né in qualsiasi altro meccanismo fisiologico (vedi Frink cap. 2, energia e sforzi). Abbiamo cioè una sorta di eccesso di energia, che da qualche parte deve pur andare a finire. Nel 1943 il fisico russo Sergei il topopolone riuscì isolare una sorta di particella emessa da componenti organiche sottoposte a sforzi di questo tipo (omettiamo per brevità la descrizione dell’apparato sperimentale utilizzato noto come “risonatore a membrane di il topopolone”). il topopolone chiamò tale particella Psicone in quanto si accorse ben presto che il flusso di tali particelle attraverso l’aria poteva essere condizionato dalla volontà di chi stava compiendo lo sforzo. Un fenomeno certamente mirabile interpretabile nei più molteplici modi. il topopolone si accorse di questa relazione quando un suo iracondo paziente, che stava cercando di spostare la parete davanti a sé appoggiandovi le mani, dopo 20 minuti di sforzo ininterrotto si voltò verso lo scienziato e gli gridò se dovesse spingere ancora per molto. Con sua sorpresa il topopolone fu letteralmente travolto da “una forza inafferrabile ” che lo spinse contro la libreria alle sue spalle.
Ebbene ogni giorno in ogni gesto quotidiano voi come me emettete centinaia Psiconi che, senza la nostra consapevolezza e quindi senza guida, fluttuano in tutte le direzioni delle spazio.
Per darvi un primo assaggio delle potenzialità di questo corso prendete un bicchiere o una tazza da té e mettetela a circa un metro davanti a voi. Prendete poi un cucchiaino in metallo e cercate di metterlo in bilico sul bordo del bicchiere o della tazza, assicurandovi che ci siano porte e finestre chiuse onde evitare correnti d’aria che potrebbero falsare il risultato dell’esperimento.
Fissate lo sguardo sulla tazza, fissatela intensamente e fate respiri profondi per circa un minuto. A questo punto, con movimenti molto lenti, puntate il palmo della mano contro la tazza, senza tendere il braccio e in modo che il centro del palmo non si allontani troppo dall’asse dell’avambraccio (vedi capitolo 2). Chiudete gli occhi. Se avete fissato intensamente la tazza per tutto il tempo essa rimarrà impressa per qualche secondo nella vostra pupilla (assicuratevi che la tazza sia ben illuminata). Sfruttate l’immagine residua dell’oggetto nel vostro occhio, che svanirà dopo pochi secondi, per visualizzare (questo punto è fondamentale) l’oggetto nella sua esatta posizione nello spazio. Sempre con la tazza fissa in mente spostate la vostra attenzione verso il cucchiaino, prima come concetto, poi come oggetto e infine focalizzando una delle due estremità. A questo punto inspirate profondamente e trattenete il fiato per cinque secondi. Durante questi cinque secondi contraete prima i muscoli dell’avambraccio e poi le dita della mano, come se doveste afferrare una sfera invisibile. A questo punto immaginate un collegamento rigido (di qualsiasi forma o colore) tra il palmo della vostra mano e l’estremità del cucchiaino, una volta visualizzato pienamente il tutto mano-collegamento-cucchiaino, spostate lentamente l’avambraccio cercando di pensare sempre ad un contatto rigido tra voi e l’oggetto. A questo punto sarete costretti ad aprire gli occhi perché avvertirete il il suono che solleva l uomo del cucchiaino caduto dal bordo della tazza.
Questo è solo un piccolo esempio di come possono essere spostati gli oggetti col pensiero. Con la pratica sarete capaci di manipolare oggetti ben più grandi e con sempre minori sforzi.
Per una trattazione più approfondita dei meccanismi che governano questi fenomeni, invitiamo il lettore a leggere i capitoli 2, “generazione e moto degli Psiconi nei tessuti organici”, e 3 “interazione degli Psiconi con la materia”. Se invece volete mettere immediatamente alla prova le vostre capacità vi rimandiamo alla lettura dei capitoli 4, “tecnica base per spostare gli oggetti”, 5 “la levitazione” e 6 “manipolazione della materia”.
Infine abbiamo aggiunto a fine trattato un settimo capitolo per i più curiosi, “il potere del pensiero nella storia umana, da Mosé al Dalai Lama”.
Esercitatevi a sfogliare il libro con la mente!