Teoria delle onde gravitazionali corso nuovo ottobre 2009 fino al marzo 2009 pratico su come costruire il sensore gravitazionale e come orientarlo e come vedere 

il flusso di onde nella propria vita e tarare i propi scopi ed azioni in base a questo. per info solo email a loveenricovalbonesi@gmail.com 

autore dei corsi il dott. Enrico Valbonesi 

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GRAVIT E ONDE GRAVITAZIONALI

L'esistenza delle Onde Gravitazionali fu postulata nel 1917 da A. Einstein nella sua Teoria della Relativit Generale. La Teoria della Relativit rappresenta gli eventi nello spazio quadri-dimensionale e descrive queste onde come increspature dello spazio-tempo ("ripples in space-time").

ben noto in Fisica che le onde (acustiche, elettromagnetiche, marine, etc...) hanno il compito di trasportare energia e le Onde Gravitazionali non fanno eccezione in questo. Onde Gravitazionali vengono emesse a seguito di collassi e/o esplosioni di corpi celesti che posseggono intensi campi gravitazionali. Durante tali eventi, poich il campo gravitazionale subisce un forte cambiamento, vengono emesse Onde Gravitazionali le quali trasportando energia (gravitazionale) consentono di ristabilire le condizioni di equilibrio intorno al corpo. Ad esempio, quando un corpo celeste collassa, la sua energia gravitazionale aumenta per cui si genera un'onda gravitazionale che preleva dall'ambiente circostante l'energia gravitazionale necessaria.

Sono evidenti le difficolt interpretative di quanto appena detto se, come avviene con la Fisica di oggi, l'ambiente circostante risulta completamente "vuoto" e, quindi, anche "vuoto-di-gravit".

Qui, cercheremo di descrivere come sono fatte e come si generano, secondo noi, le Onde Gravitazionali. Ovviamente, non si possono comprendere le Onde Gravitazionali (e.g. gravit dinamica) senza aver prima compreso cosa e come agisce la Forza di Gravit (e.g. gravit statica).

Cosa la Gravit? Con quale meccanismo la Forza di Gravit agisce sui corpi? Sappiamo che la Gravit qualcosa di statico che si trova concentrata intorno ai corpi, ossia intorno alla materia propriamente detta (protoni e neutroni) e che esercita una foza attrattiva sui corpi che si trovano nelle vicinanze. Sappiamo anche che pi un corpo grande, ossia pi materia lo costituisce, tanto pi la Forza di Gravit che in grado di esercitare sugli altri corpi risulta elevata. Inoltre, oggi sappiamo anche un'altra cosa molto importante: se lo stesso corpo, con la stessa quantit di materia, viene concentrato in un volume minore (e.g. a seguito di un collasso) la sua forza di gravit risulta maggiore.

Quest'ultimo fatto, oggi, mette in seria crisi la Legge della Gravitazione Universale di Newton in quanto nella ben nota formula che la rappresenta compare soltanto la quantit di materia (e.g. massa) e non come questa risulta concentrata nello spazio.

Per "salvare" la Legge di Newton i Fisici hanno "inventato" la materia "oscura". Ossia, una sostanza che non si sa bene cosa sia ma che dal punto di vista gravitazionale si comporterebbe come materia effettiva, mentre sia da un punto di vista meccanico che elettromagnetico equivarrebbe al "nulla" o poco pi. Inoltre, affinch la Legge di Newton possa continuare a funzionare per le strutture celesti di grandi dimensioni, questa materia "oscura" non si troverebbe concentrata verso il centro, come sarebbe pi logico supporre, ma bensi' sulla periferia di esse! Ad esempio, per poter spiegare la maggiore velocit di rotazione delle stelle pi esterne in una galassia, occorre che la materia "oscura" formi una specie di alone intorno alla galassia stessa.

Da non molto tempo sappiamo anche che strutture celesti di dimensioni molto pi piccole di una galassia come il Sistema Solare hanno bisogno della materia "oscura". Le sonde Pioneer 10 e 11 lanciate negli anni '70 e che oggi si trovano a parecchie decine di AU di distanza (1 AU=distanza Sole-Terra), nel loro moto di allontanamento stanno subendo una decelerazione maggiore di quella che in grado di prevedere la Legge di Newton. In altre parole, come se queste sonde stessero attraversando una zona ricca di materia "oscura"!

La Fisica di oggi non ammette l'esistenza di alcun mezzo di trasmissione per le forze fondamentali della Natura (elettrica e magnetica e gravitazionale), e la Forza di Gravit viene spiegata ricorrendo ad una misteriosa "azione-a-distanza" tra i corpi. La Teoria della Relativit, con la spiegazione in termini di "curvatura dello spazio-tempo", non ha contribuito a migliorare questa situazione.

A noi non piace l'idea della materia "oscura", cosi' come non piace l'azione-a-distanza. Pertanto, abbiamo cercato una spiegazione della Gravit che fosse non solo pi soddisfacente ma, anche, pi utile, disposti anche a rinunciare ad una legge esteticamente molto valida come quella della di Newton.

Siamo convinti che la Gravit e le Onde Gravitazionali, cosi' come molte altre questioni della Fisica, possano essere ben comprese se si ammette che lo spazio non sia "vuoto" ma abbia caratteristiche fisiche (elettriche, magnetiche e gravitazionali) ben precise che dipendono dalla sua densit δ.

In questo spazio "fisico" trovano luogo l'energia elettrica, magnetica e gravitazionale. Quest'ultima rappresentata mediante il suo stato di contrazione e l'energia gravitazionale contenuta in un metro cubo risulta direttamente proporzionale alla quantit di spazio in esso contenuta.

Per sua natura, la materia produce un addensamento dello spazio "fisico" intorno a se'. Tanta pi materia presente in una determinata regione tanto maggiore risulta questo effetto di addensamento, per cui la stessa quantit di materia concentrata in un volume pi piccolo produce un addensamento di spazio maggiore.

La Forza di Gravit viene rappresentata mediante il gradiente di densit dello spazio "fisico", ma possiamo fare qualcosa di pi: possiamo immaginarlo come un (super)fluido e associargli anche un gradiente di pressione (gravitazionale) in modo del tutto analogo a come si usa fare nella Meccanica dei Fluidi dove: d p = c2 *d δ, with c, con c velocit di propagazione delle onde gravitazionali. In questo modo, possiamo immaginare la Forza di Gravit come una sorta di spinta di Archimede esercitata dallo spazio "fisico" sui corpi ed affermare, semplicemente, che:

"... un corpo immerso in un campo gravitazionale (e.g. regione di spazio "fisico" in cui presente un gradiente di densit e, quindi, di pressione) riceve una spinta nella direzione e verso del gradiente stesso, in modo direttamente proporzionale all'entit di detto gradiente...".

e, poich la spinta di Archimede, F, direttamente proporzionale al volume di fluido "spostato" da corpo, ossia: F = - V * d p/d r = - V * c2 *d δ/d r. In questo modo la forza di gravit viene a dipendere dalla massa, V * δ, di spazio "fisico" spostato e non dalla quantit di materia di cui il corpo risulta costituito!

Tenendo conto della propriet fondamentale dello spazio "fisico": δ * c3 = costante si ottiene: F = V * δ * d c2/d r. Quindi, la differenza di potenziale (gravitazionale) tra il Punto 1 e il Punto 2 diventa: U1 - U2 = 3/2 * ( c12 - c22 ).

Dopo la densit dello spazio "fisico", la velocit della luce diventa il secondo parametro pi importante nel rappresentare la Gravit. Il terzo parametro, ossia la dimensione caratteristica, ξ, della particella di spazio (e.g. lunghezza del lato del cubo) deriva dalla costante di Planck, h, attraverso la relazione: h = 1/4 * δ * c * ξ. Ma, questa un'altra storia.

Un oggetto celeste collassato produce un campo gravitazionale pi intenso perch il gradiente di densit pi elevato dello stesso oggetto collassato. In questo modo, non sono pi necessari oggetti massicci per avere campi gravitazionali intensi. Ad esempio, un quasar che si trova al centro di una galassia ellittica gigante pu benissimo avere una massa (intesa come materia vera e propria!) che una frazione, anche piccola, di quella della galassia che lo ospita, purch questo occupi un volume molto piccolo. In altre parole, il quasar sia costituito da materia "collassata", ossia da materia priva o quasi di energia elettromagnetica. Non c'e' pi bisogno, dunque, di molta materia "oscura" ma di poca materia "collassata" per giustificare gli enormi campi gravitazionali che si ritrovano intorno talune strutture celesti quali, ad esempio, gli ammassi di galassie.

Detto ci sulla Gravit, possiamo ritornare alle Onde Gravitazionali.

Cosa accadrebbe al Sistema Solare se, per un qualunque motivo, il Sole dovesse iniziare a collassare e le sue dimensioni ridursi ad un valore tale che la densit dello spazio aumentasse di 1,000 volte ossia, con la velocit della luce 10 volte pi piccola? Innanzitutto, si produrrebbe un'onda gravitazionale (negativa) che si propaga dal Sole verso l'esterno e tale da drenare verso il Sole la quantit di spazio necessaria per incrementarne il campo gravitazionale. Questa onda investirebbe i pianeti e gli altri corpi celesti presenti trascinando anch'essi verso il Sole, i quali si andranno a posizionare su orbite 10 volte pi piccole congruenti con una velocit orbitale 10 volte inferiore.

Cosa percepiremmo, di tutto questo, noi che ci troviamo sulla Terra? Probabilmente, se il collasso avvenisse lentamente, molto poco o niente.

Infatti, poich la materia che si trova immersa nello spazio "fisico", si "adatta" ad esso variando le sue dimensioni in modo inversamente proporzionale alla radice cubica della densit, anche la Terra e tutto ci che si trova su di essa subiranno una contrazione simile a quella subita dal Sole. Anche noi subiremo una riduzione delle dimensioni della stessa entit, con il nostro metro campione che si sar accorciato anch'esso!

Come si comporteranno i nostri orologi? Gli orologi continueranno a marciare come prima in quanto questi strumenti non vengono influenzati dal campo gravitazionale. Pertanto, non verr da noi percepita alcuna variazione del periodo orbitale dei pianeti, le cui velocit orbitali si saranno, anch'esse, ridotte della stessa entit. Anche il conta-chilometri a bordo delle nostre automobili continuer a fornirci le stesse indicazioni di prima, poich il diametro delle ruote si sar anch'esso ridotto!

Tutti gli altri strumenti di misura a nostra disposizione subiranno un analogo cambiamento. Ad esempio, nei circuiti elettrici le tensioni e le correnti circolanti si saranno ridotte e poich anche i voltmetri e gli amperometri avranno subito una contrazione analoga, questi strumenti continueranno a registrare gli stessi valori di prima. I nostri computer e le centrali elettriche continueranno a funzionare come prima, con la frequenza della rete elettrica che sar ancora di 50 Hz!

Cosa accadrebbe se, dopo il collasso, il Sole dovesse "sparire", "sepolto" dentro lo spazio stesso? Lo spazio addensato che ha intorno (e.g. il suo campo gravitazionale) non potr mai "sparire" con esso. E venendo a mancare la materia del Sole che lo tratteneva, questo subir una espansione, per portarsi in equilibrio con lo spazio circostante. In altre parole, verr generata un'onda gravitazionale positiva (di contrazione) che provveder a disperdere nell'ambiente circostante il campo gravitazionale "rilasciato" dal Sole.

Quando questa l'onda gravitazionale attraversa il Sistema Solare, iI pianeti verranno allontanati l'uno dall'altro e dal punto dove si trovava il Sole. Una volta che l'onda gravitazionale si sar estinta e, tutt'intorno, lo spazio sar ritornato a riposo (e.g. gradiente di densit nullo), i pianeti non saranno pi soggetti alla forza di gravit del Sole e il loro moto subir un profondo cambiamento; si disporranno su nuove orbite che dipenderanno dal campo gravitazionale residuo prodotto da essi stessi per cui inizieranno a ruotare l'uno intorno all'altro come fanno le stelle di un ammasso globulare, con Giove e Saturno che, per la loro maggiore massa, tenderanno a posizionarsi prevalentemente al centro.

L'onda gravitazionale produrr, dunque, una espansione del Sistema Solare. Ossia, una sorta di micro-allargamento (locale) dell'Universo. Ora, provate a immaginare quanto spazio addensato possa esserci intorno a un quasar molto vecchio, che vive al centro di una galassia ellittica gigante, oppure all'interno di un ammasso di galassie. Se, improvvisamente, uno di questi oggetti super-massicci dovesse collassare e "sparire", la quantit di spazio che verrebbe rilasciata produrrebbe una espansione molto pi grande. Se, poi, a collassare e "sparire" fossero qualche centinaio di questi oggetti all'anno, sparsi qu e l nell'Universo, allora l'effetto di espansione sarebbe di grandi proporzioni e noi vedremmo gli oggetti celesti allontanarsi da noi, pi o meno, in modo direttamente proporzionale con la distanza, come viene rappresentato mediante la ben nota Legge di Hubble.

Dunque, con lo spazio "fisico" non ci sarebbe pi bisogno dell'energia "oscura" per spiegare l'espansione dell'Universo, la quale avverrebbe a spese della (enorme) energia gravitazionale che i quasar accumulano durante la loro lunga esistenza.

Vogliamo concludere rimarcando un concetto molto importante: al variare della densit dello spazio la velocit della luce varia in proporzione diretta con le dimensioni fisiche dei corpi. E poich anche le dimensioni degli interferometri variano della stessa entit, all'arrivo di un'onda gravitazionale questi strumenti non si accorgerebbero di nulla. Ora, sapete anche perch, nonostante gli enormi sforzi sostenuti per costruire interferometri sempre pi grandi e costosi, questi strumenti non potranno mai "vedere" le Onde Gravitazionali.

 

 

Il ruolo fondamentale della velocita della luce di 1

20 Giugno 2002

L'analisi dei collassi dei nuclei che costituiscono i Quasar a Nucleo Multi-

plo (QMN) nonche la ricerca di una soluzione semplice e soddisfacente per il

"rompicapo del rivelatore al solfuro di cadmio ci ha indotto a rivedere l'attuale

impostazione della Gravita e dell'Elettromagnetismo.

I punti alla base di questa nuova impostazione sono i seguenti:

1. esiste uno spazio " sico" le cui caratteristiche (elettriche magnetiche e grav-

itazionali) variano con la sua densita;

2. la velocita della luce varia in un campo gravitazionale;

3. le dimensioni siche dei corpi variano quando vengono immersi in un campo

gravitazionale.

Lo spazio diventa il "mediatore" (ossia, il mezzo di comunicazione) tra le tre

forze fondamentali della Natura (elettrica, magnetica e gravitazionale) per le quali

non e piu necessario ipotizzare alcuna "azione a distanza" 1.

Inoltre, l'esistenza di uno spazio " sico" ci consente di stabilire il legame tra

la Gravita e l'Elettromagnetismo. Vedremo come questo legame possa essere

realizzato in modo conveniente attraverso la variazione della velocita della luce.

Inizieremo con il riprendere il problema della Gravita, ossia lo studio di un Cam-

po Gravitazionale statico. Il problema delle Onde Gravitazionali, ossia lo studio

del Campo Gravitazionale dinamico, verra a
rontato successivamente.

1 Alcuni esperimenti

Gli esperimenti che vengono qui proposti hanno lo scopo di chiarire meglio il ruolo

fondamentale giocato dalla velocita della luce per un Campo Gravitazionale.

Esperimento 1. Si abbia un contenitore di forma cubica da 1 m di lato poggiato

su di un carrello che puo muoversi su dei binari (v. Figura 1).

1Mentre per l'Elettromagnetismo l'esistenza di uno spazio sico (etere) era gia stata

considerata da Faraday e Maxwell, per la Gravita ci risulta che nulla sia stato ancora fatto

1

  

Figura 1: Il volume V di 1 metro cubo

Consideriamo un corpo celeste di massa M molto grande e due super ci equipoten-

ziali: la super cie A stessa del corpo ed una super cie B al di sopra di A. Un piano

inclinato sul quale puo muoversi il carrello mette in comunicazione le due super ci

(v. Figura 2).

Riempiamo il contenitore con acqua per cui si ottiene un corpo di massa m

pari a 1,000 kg e allontaniamo il carrello dalla super cie A (e.g. tirandolo con una

fune da B) e portandolo sulla super cie B. Sia W il lavoro speso durante questa

operazione che supponiamo avvenga lentamente e senza attrito.

Sappiamo dall'esperienza che in B il corpo m ha aumentato il suo contenuto

di energia (potenziale) gravitazionale. Ossia, all'energia gravitazionale iniziale UA

posseduta dal corpo sulla super cie A si e aggiunto il lavoro W compiuto su di

esso durante lo spostamento:

U = UB ? UA = W (1)

Se consideriamo valida, per il momento, la seguente relazione tra energia, massa e

velocita della luce 2.

Energia  massa c2 (2)

da questo esperimento, possiamo a
ermare (soltanto) che, durante lo spostamento,

l'energia e variata (aumentata) perche puo essere variata la velocite della luce c,

la massa m del corpo, oppure entrambe.

Esperimento 2. Supponiamo di compiere sul corpo m lo stesso lavoro W prece-

dente mantenendolo, in questo caso, sulla super cie A. Sappiamo dall'esperienza

2L'espressione (2) non deve essere confusa con la relazione di Einstein E = m c2, nella

quale vi e insita l'ipotesi che la velocita della luce sia costante. Con la (2) si accetta la possibilita

che anche c possa variare

2

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Figura 2: l'allontanamento da M della massa da 1,000 kg

che il corpo accelera portandosi ad una ben determinata velocita vA, costante (v.

Figura 3).

Il corpo m, in questo caso, ha acquistato un'energia cinetica T pari al lavoro

W compiuto. Ossia:

T =

1

2

m vA

2 = W (3)

Dall'esperienza acquisita sugli acceleratori di particelle, sappiamo che un corpo

all'aumentare della sua velocita aumenta la sua massa e che tale aumento m

risulta essere pari a:

m =

T

c2



T

cA

2 (4)

Una volta raggiunta la velocita vA, allontaniamo il carrello dalla super cie A facen-

dolo salire (per inerzia) sullo stesso piano inclinato dell'Esperimento 1. Sappiamo

dall'esperienza che man mano che il carrello si allontana dalla super cie A rallenta

spendendo progressivamente la sua energia cinetica acquistata in precedenza.

Possiamo anche dire che la massa m acquistata durante l'accelerazione viene

consumata progressivamente dal corpo per allontanarsi dalla super cie A. Raggiun-

ta la super cie B il corpo m ha speso tutta la sua energia cinetica e si trova nelle

stesse condizioni nali dell'Esperimento 1.

3

Quindi, sembra piu logico sostenere che nell'Esperimento 1, molto presumi-

bilmente, la massa m "propria" del corpo non e variata nel passaggio da A a B.

Ossia, da A a B e variata (aumentata) soltanto la velocita della luce c (per e
etto

della diminuzione del campo gravitazionale prodotto da M).

Con questo esperimento, quindi, si ra
orza l'idea che, in un campo gravi-

tazionale, possa risultare 3.

U  UB ? UA  m ?cB

2

? cA

2 (5)

In altri termini, l'energia (gravitazionale) posseduta dal corpo m risulterebbe diret-

tamente proporzionale al quadrato della velocita della luce del luogo dove questo

si trova immerso. Piu precisamente, in presenza di un campo gravitazionale la

velocita della luce e tanto maggiore quanto piu bassa e la sua intensita.























 









 









Figura 3: L'accelerazione e allontanamento da M della massa da 1,000 kg

3Vedremo che nella (5) vi e un coeciente numerico pari a 3/2. Ossia:

U  UB ? UA =

3

2 ?cB

2

? cA

2

.

4

Esperimento 3. Poniamo sul carrello un un interferometro. Ossia, nella sostan-

za, un regolo (metro-campione) di lunghezza l e un'onda elettromagnetica stazionar-

ia la cui lunghezza d'onda  sia sempre uguale o multipla di l (v. Figura 4).

Anche in questo caso, allontaniamo l'interferometro dalla super cie A, portan-

dolo lentamente in B. Sappiamo dall'esperienza che durante lo spostamento non si

osservano variazioni (signi cative!) delle frange di interferenza.

Ora, se non si modi cano le frange di interferenza signi ca che, nello sposta-

mento da A a B, il numero di onde contenute nel regolo e rimasto invariato.

Ossia,



l

 costante (6)

e poiche nel passaggio da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce c, per

la relazione fondamentale delle onde:

  = c (7)

dove  e la frequenza della luce laser, dobbiamo sostenere che nello spostamento

da A a B la lunghezza l del regolo varia in modo direttamente proporzionale alla

velocita della luce c: mentre la frequenza della luce rimane costante:

B = A = costante (8)

La quale sarebbe in accordo anche con il fatto sperimentale che nello spostamento

da A a B non si notano variazioni della frequenza della luce emessa dalla sorgente

laser dell'interferometro.

Possiamo riassumere i risultati di questo importante esperimento nel modo

seguente:

 le dimensioni siche (lineari) dei corpi si modi cano in modo direttamente

proporzionale alla velocita della luce;

 la frequenza della luce non varia in un campo gravitazionale.

Abbiamo, in precedenza, chiamato tutto questo "accordo con la velocita della luce".

Continueremo ad usare questa dizione.

Esperimento 4. Nell'Esperimento 1 precedente sostituiamo il corpo di massa

m con un condensatore di capacita C. Sulla super cie A carichiamo il condensatore

con un generatore elettrico depositando sulle armature (che supponiamo essere

perfettamente conduttrici) una quantita di carica elettrica pari a QA (v. Figura

5).

Sappiamo dall'esperienza che al termine della carica la di
erenza di potenziale

tra le armature e pari a:

VA =

QA

C

(9)

5



















 

 









 





  

 

Figura 4: L'allontanamento da M dell'interferometro



 



















 



Figura 5: Il condensatore C

mentre l'energia fornita si trova con nata all'interno del dielettrico sotto forma di

energia elettrostatica, il cui valore risulta:

UA =

1

2

Q2

A

C



1

2

C V 2

A (10)

6

Allontaniamo, ora, il condensatore dalla super cie A portandolo lentamente in B

(v. Figura 6).

Ma poiche nel passare da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce,

risulta variata (diminuita) anche la costante dielettrica! Quindi, anche in questo

caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento dell'energia (elettrostatica)

nel condensatore e che tale aumento sia uguale al lavoro m compiuto durante lo

spostamento da A a B 4:

U = UB ? UA = W (11)

In B il condensatore avrebbe un'energia pari a:

UB =

1

2

Q2

B

C



1

2

C V 2

B (12)

ed una di
erenza di potenziale tra le armature di:

VB =

QB

C

(13)

Per cui, il lavoro speso per lo spostamento risulterebbe:

W  UB ? UA =

1

2 C ?QB

2

? QA

2 

1

2

C ?VB

2

? VA

2 (14)

Come e possibile che nel passaggio da A a B sia aumentata l'energia elettrostatica

del condensatore? Cosa ne e stato della carica elettrica Q e della di
erenza di

potenziale V ?

La risposta piu logica sarebbe, in questo caso, che nel passaggio da A a B

sono variate (aumentate) sia la carica elettrica che la di
erenza di potenziale sulle

armature!

La suddetta a
ermazione e, in parte, sostenuta dal fatto, ben noto in Elettro-

statica, che ogni qualvolta che varia la costante dielettrica del dielettrico di un

condensatore isolato varia la di
erenza di potenziale tra le armature
5.

Dal confronto della (5) con la (14) si ha un'indicazione molto forte che la

carica Q e la di
erenza di potenziale
V possano variare in modo direttamente

proporzionale alla velocita della luce c:

QB

cB

=

QA

cA

(15)

4Potrebbe essere variato anche il peso del condensatore ma non suciente a spiegare il tutto,

in quanto possiamo sceglierlo di massa piccola a piacere e caricarlo con una quantita di energia

arbitraria

5La cosa piu inquietante e che, contrariamente a quanto ci viene indicato dall'Elettrostati-

ca, dobbiamo sostenere che al diminuire della costante dielettrica aumentano sia la di
erenza

di potenziale che la carica e viceversa! Vedremo, in seguito, che questa contraddizione e solo

apparente e puo essere facilmente superata se si considera che variano (aumentano) le dimensioni

siche del condensatore

7



















 

 



 



 

 







Figura 6: L'allontanamento da M del condensatore C

VB

cB

=

VA

cA

(16)

Nella ipotesi di validita della (15) e (16) si avrebbe:

U  W =

UA

cA ?cB

2

? cA

2 =

UB

cB ?cB

2

? cA

2 (17)

ma, per ora, non lo si puo ancora a
ermare con certezza in quanto non sappiamo

se nel passaggio da A a B sia variata anche la capacita C del condensatore 6.

Per cui, possiamo de nire la massa "elettrica" del condensatore (ossia, la massa

associata all'energia elettrostatica) nel modo seguente:

m =

U

c2 =

UA

cA

2 =

UB

cB

2 = costante (18)

la quale, in modo del tutto analogo all'Esperimento 1, rimarrebbe invariata

durante lo spostamento da A a B.

In ne, poiche il numero di cariche elettriche sulle armature del condensatore

non ha subito variazioni (il condensatore e rimasto isolato durante lo spostamento),

ne deriva che passando da A a B deve essere, necessariamente, aumentata la carica

degli elettroni (e dei protoni)!

6Vedremo che la capacita rimane costante durante lo spostamento

8

Esperimento 5. Le conclusioni dell'Esperimento 3 ci consentono di estendere

con facilita i risultati ottenuti per il condensatore anche all'induttore.

Sostituiamo il condensatore dell'Esperimento 4 con un'induttore di induttan-

za L costituita da N spire di lo (perfettamente) conduttore.

Sulla super cie A carichiamo l'induttore facendogli circolare una corrente IA.

Sappiamo che la corrente IA, poiche non ci sono perdite, continua a circolare

all'interno dell'induttore (v. Figura 7).

 



  

























Figura 7: L'induttore L

L'energia fornita all'induttore si trova, ora, sotto forma di energia magnetica,

il cui valore risulta essere:

UA =

1

2

A

2

L



1

2

L IA

2 (19)

mentre, il usso magnetico e dato da:

A = L IA (20)

Allontaniamo, ora, l'induttore dalla super cie A portandolo lentamente in B (v.

Figura 8).

Poiche nel passaggio da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce,

deve essere variata (diminuita) anche la permeabilita magnetica! Quindi, anche in

questo caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento di energia (magnetica)

nell'induttore e che tale aumento sia uguale al lavoro W compiuto durante lo

spostamento da A a B. In B l'induttore avrebbe un'energia:

UB =

1

2

L IA

2 (21)

ed un usso magnetico di:

B = L IB (22)

9

La variazione di energia, nell'ipotesi che l'induttanza L rimanga costante sarebbe,

quindi:

W = UB ? UA =

1

2

L ?IB

2

? IA

2 

1

2 L ?B

2

? A

2 (23)

Ma dall'Esperimento 4 sappiamo che la carica elettrica aumenta proporzional-

mente alla velocita della luce c, mentre dall'Esperimento 3 abbiamo visto che

l'orologio non varia in un campo gravitazionale. Per cui, anche la corrente I che

attraversa l'induttore deve variare in modo direttamente proporzionale a c! In

questo caso, si ha 7:

IB

cB

=

IA

cA

(24)

B

cB

=

A

cA

(25)

In ne, in virtu della (2), anche per l'induttore possiamo de nire una massa "mag-

netica" nel modo seguente:

m =

U

c2 =

UA

cA

2 =

UB

cB

2 = costante (26)

la quale rimarrebbe invariata durante lo spostamento da A a B.

Esperimento 6. Nell'Esperimento 3 precedente, sostituiamo l'interferometro con

una scatola (a pareti perfettamente conduttrici) contenente della radiazione elet-

tromagnetica.

Sappiamo che all'interno della scatola il campo di radiazione e costituito dalle

onde stazionarie (modi di oscillazione) che si instaurano all'interno e che possono

essere rappresentate con la seguente espressione 8:

n =

8  2

c3  (27)

dove n rappresenta il numero di onde stazionarie per unita di volume che hanno

frequenze comprese tra  e  + .

Cosa accade se spostiamo la scatola da A a B (v. Figura 9)?

Per quanto si e detto in precedenza, poiche le dimensioni lineari della scatola

variano in proporzione diretta con la velocita della luce, il volume V della scatola

aumenta con il cubo della velocita della luce, per cui il numero di onde (stazionarie)

all'interno della scatola rimane costante!

7Anche qui, contrariamente a quanto ci viene indicato dall'Elettromagnetismo, dobbiamo

sostenere che al diminuire della permeabilita magnetica, aumentano sia la la forza magneto-

motrice che il usso e viceversa!

8La (27) e un'espressione ben nota in Fisica la quale viene ricavata con considerazioni essen-

zialmente di tipo geometrico. E utilizzata, ad esempio, nel calcolo della radiazione di un corpo

nero, nella teoria dei calori speci ci dei solidi e nell'acustica degli ambienti chiusi

10



















 

 

 







 

 



 

 

 





Figura 8: L'allontanamento da M dell'induttore L

Questo risultato ci conforta in quanto nell'Esperimento 4 il numero delle

cariche elettriche sulle armature del condensatore rimaneva costante.

Nell'Esperimento 3 con l'interferometro abbiamo visto come l'onda elettro-

magnetica, nel passaggio da A a B, aumenta le "dimensioni" (ossia, aumenta di

lunghezza d'onda) della luce in modo direttamente direttamente proporzionale a

c. Ma che ne e della sua ampiezza?

In analogia con i precedenti esperimenti, dobbiamo ammettere anche qui che

l'energia dell'onda elettromagnetica aumenta in modo direttamente proporzionale

al quadrato della velocita della luce!

Ma sappiamo che l'energia di un'onda e direttamente proporzionale al prodotto

dell'ampiezza per la lunghezza d'onda per cui, nello spostamento da A a B, dob-

biamo sostenere che e variata (aumentata) la sua ampiezza in modo direttamente

proporzionale alla sua velocita c!

Dunque, in un campo gravitazionale un'onda elettromagnetica mantiene la sua

forma 9.

9Questa e la ragione principale per cui, all'arrivo di un'onda gravitazionale, noi non ci

accorgiamo di nulla!

11

















 

 









 

 













 









 

Figura 9: L'allontanamento da M del volume V di radiazione e.m.

2 Una proprieta fondamentale dello spazio

Poiche le dimensioni lineari dei corpi variano in proporzione diretta con la velocita

della luce, anche il volume V del contenitore dell'Esperimento 1 aumenta in

modo direttamente proporzionale con il cubo di detta velocita. Ossia:

VB = VA cB

cA3

(28)

Inoltre, poiche la massa "propria" dei corpi non varia in un campo gravitazionale, si

ha che la densita dei corpi varia in modo inversamente proporzionale al cubo della

velocita della luce. Di conseguenza, anche la massa di spazio " sico" contenuta nel

volume V rimane costante! Per cui, anche la densita dello spazio  varia in modo

inversamente proporzionale al cubo di c. Ossia:

B = A cA

cB3

(29)

La (29) rappresenta una proprieta fondamentale dello spazio " sico". Possiamo

scriverla anche nel modo seguente:

B c3

B = A c3

A

 costante (30)

12

dove la costante puo essere determinata a partire dalle condizioni a "riposo" dello

spazio. Si ha 10:

costante = 1 c3

1 = 3 1017 ?3 1083

= 8:1 1042 kg=s3 (31)

3 Discussione

Quanto riportato nei paragra precedenti ci o
re notevoli spunti per una discus-

sione.

1. Un osservatore che e immerso nel campo gravitazionale (ad esempio, quello

in A, in B o quello a bordo del carrello) puo accorgersi che sono variate le

dimensioni (e.g. del carrello, contenitore, interferometro, etc...)?

La risposta e no! L'osservatore non si accorge di nulla perche anche il suo

"metro-campione" si modi cato in accordo alla velocita della luce.

L'osservatore a bordo del carrello, man mano che ci si allontana dalla su-

per cie A, non si accorge neanche che varia (aumenta) la distanza tra i

binari!

2. Lo stesso osservatore e in grado di accorgersi che e variata la di
erenza di

potenziale sulle armature del condensatore o la corrente attraverso l'indut-

tore?

Anche in questo caso la risposta e no! L'osservatore non puo accorgerci di

nulla in quanto anche gli strumenti indicatori quali voltametri, amperometri,

etc... si modi cano essi stessi in accordo alla velocita della luce!

3. Cosa vedono gli altri strumenti ottici ed elettromagnetici (e.g. fotometri,

interferometri, etc...)?

Anche questi strumenti non sono in grado di accorgersi che e variata la

lunghezza d'onda della radiazione in quanto si modi cano anch'essi in ac-

cordo alla velocita della luce! Cos come non sono in grado di accorgersi che

e variata l'energia della radiazione luminosa.

Un fotometro campione, ad esempio, misura di fatto una densita di energia,

ossia l'energia luminosa che colpisce l'unita di super cie fotosensibile. Poiche

anche la super cie, come l'energia, varia con il quadrato della velocita della

luce, questo strumento non e in grado di accorgersi di nulla 11!

10La densita dello spazio (a "riposo") si puo calcolare facilmente a partire dalla massa del

protone e dal volume dell'elettrone. Tale valore risulta essere pari a: 1 = 3 1017 kg=m3

11Fin'ora se ne accorge solo il nostro rivelatore, in quanto il fotoresistore al solfuro di cadmio

varia la sua resistenza elettrica in funzione dell'energia e
ettiva dei fotoni che lo colpiscono,

mentre il numero di fotoni emessi nell'unita di tempo dal diodo a vuoto rimane costante (poiche

la corrente anodica viene mantenuta rigorosamente costante)!

13

4. Dalla Terra possiamo accorgerci che e variata (diminuita) la velocita della

luce sulla super cie del Sole?

La risposta e no! Non possiamo accorgerci di questo perche la radiazione

emessa dal Sole che man mano che si avvicina alla Terra aumenta la sua

lunghezza d'onda in modo proporzionale con la velocita di propagazione c.

In Appendice A.1 e riportato il calcolo di questa variazione nel caso del

Sole.

5. Che strumento e, dunque, l'interferometro?

Possiamo pensare all'interferometro come ad un metro-orologio, ossia uno

strumento doppio, in cui il tempo e un tutt'uno con la lunghezza 12.

E

un metro-campione perche contando il numero di onde, di una ben de-

terminata radiazione elettromagnetica, contenute nel regolo siamo in grado

di determinarne la sua lunghezza. E nello stesso tempo anche un orologio-

campione perche contando il numero di onde contenute nel regolo (di lunghez-

za nota) siamo in grado di determinarne la frequenza.

Nella sostanza possiamo dire che e un metro-campione perche il numero di

onde in esso non cambia (anche se varia la velocita della luce!) ed a un

orologio-campione perche la frequenza non varia (anche se varia la velocita

della luce!).

6. Cosa vede l'osservatore B man mano che il carrello gli si avvicina?

Il contenitore da 1 m3 che si trova in A e piu piccolo di quando e in B, ma

l'osservatore che si trova in B non e in grado di accorgersene in quanto la luce

che lo "rappresenta", arrivando in B ha una lunghezza d'onda piu grande.

Ossia, emphil contenitore che si trova in A viene visto da B sempre pari a

1m3 dove, pero, il suo metro-campione e " sicamente" piu grande di quello

in possesso all'osservatore che si trova in A!

Dunque, le dimensioni dei corpi immersi in un campo gravitazionale che si

misurano dal di fuori (del campo gravitazionale) non sono quelle reali ma

bensmaggiori.

In altri termini, il campo gravitazionale agisce nei nostri confronti (ossia nei

confronti dei nostri occhi) come una lente che ci fa vedere gli oggetti in esso

immersi piu grandi di quelle che sono nella realta!

In Appendice A.2 e riportato il calcolo di questa variazione nel caso del

Sole.

7. Cosa accade alla luce quando attraversa un campo gravitazionale?

12Questo (semplice) legame tra lunghezza, velocita di propagazione e tempo sono caratteristiche

delle linee di trasmissione.

14

La luce nell'attraversare un campo gravitazionale subisce un rallentamento

e un cambiamento della sua direzione a causa della variazione dell'indice di

rifrazione dello spazio, il quale, analogamente a quanto avviene per gli altri

parametri quali la costante dielettrica e permeabilita magnetica, aumenta

all'aumentare della sua densita.

Cio che possiamo vedere molto bene, dunque, e la deformazione prodotta da

un campo gravitazionale molto intenso su oggetti celesti (e.g. galassie) che

si trovano al di la di questo. A tale riguardo e molto convincente osservare

gli archetti che si vedono intorno agli ammassi di galassie (v. l'ammasso di

galassie Abell 2218) 13.

8. Che ne e del redshift "gravitazionale"?

Il redshift gravitazionale, ossia la diminuzione della frequenza della luce quan-

do questa attraversa un campo gravitazionale, non esiste in quanto gli orologi

in esso immersi non variano!

Il redshift che talvolta si osserva in alcuni oggetti celesti e dovuto ai moti

locali di questi rispetto a noi.

9. Che ne e della relazione di Einstein?

E = m c2 (32)

Questa espressione non ci e di nessun aiuto in un campo gravitazionale in

quanto la velocita della luce varia. In un campo gravitazionale risulta piu

utile la seguente espressione:

E  m c2 (33)

a condizioni di dare un signi cato piu adeguato alla massa m.

10. E ben noto che per poter spiegare il comportamento della radiazione al-

l'interno della scatola, ad ogni modo di oscillazione (onda stazionaria) e

necessario attribuire un'energia che e direttamente proporzionale alla sua

frequenza secondo la relazione:

E = h  (34)

dove h e la costante di Planck.

Pertanto, anche questa relazione non e di nessun aiuto in un campo gravi-

tazionale in quanto la frequenza della radiazione non varia, mentre sappiamo

che varia l'energia.

13Non e molto corretto parlare, in questo caso, di lente gravitazionale in quanto non esiste

un vero e proprio "e
etto lente" in cui si ha una concentrazione dei raggi luminosi da parte del

campo gravitazionale. Cio che avviene, qui, e soltanto una deformazione degli oggetti.

15

Ne consegue che, nello spostamento da A a B, deve necessariamente variare

la costante di Planck h! Ossia, in un campo gravitazionale si avrebbe, invece:

E   h (35)

Ma perche non ci accorgiamo che varia la costante h di Planck? La costante h

di Planck e un'energia per un tempo e, poiche il tempo non varia, h e di fatto

un'energia e, quindi, vale quanto e stato gia detto al Punto 3 precedente.

11. Che ne e della massa gravitazionale di M?

Un osservatore a bordo del carrello, man mano che si allontana dalla super cie

A vede aumentare la massa gravitazionale di M, in quanto alla massa propria

di M si aggiunge l'"addensamento" dello spazio prodotto da M stessa.

Ossia, per la massa gravitazionale vale la seguente importante relazione:

massa gravitazionale = massa propria+00 addensamento00 dello spazio

In altre parole, spostandoci da A a B, il campo gravitazionale per un verso

si riduce quadraticamente con la distanza da M (e
etto geometrico) e per

l'altro aumenta per e
etto dell'addensamento dello spazio.

Tutto questo si traduce, in pratica, in una deviazione dalla Legge della

Gravitazione di Newton.

Questo aumento della massa gravitazionale e signi cativo solo nel caso di

sistemi molto massicci (e.g. moto delle stelle intorno alle galassie o nel caso

dei QNM).

Per oggetti celesti delle dimensioni del Sole questo e
etto risulta molto piccolo

puo essere percepito solo a grande distanza 14.

12. Che ne e della "materia oscura"?

La "materia oscura" in quanto materia, quindi, non esiste. Cio che esiste

e l'addensamento dello spazio che la materia produce intorno a se e che si

comporta a ni gravitazionali come vera materia!

4 Un nuovo schema di riferimento

Prima di riassumere quanto n qui detto, occorre fare due precisazioni molto

importanti.

 Non e il campo gravitazionale a modi care la densita dello spazio, ma e

la presenza della materia a produrre l'addensamento dello spazio intorno ai

corpi.

14Si veda, a questo proposito, la decelerazione (anomala) del Pioneer 10

16

Ossia, passando da A a B il campo gravitazionale si modi ca perche e la

densita dello spazio (e, quindi, la velocita della luce) che si modi ca e non

viceversa.

 Non e il campo elettrico (o il campo magnetico) a modi care la costante

dielettrica (o la permeabilita magnetica), ma e la costante dielettrica (o

la permeabilita magnetica) che, a causa della variazione della densita dello

spazio, modi ca il campo elettrico (o il campo magnetico).

Ossia, passando da A a B non e il campo elettrico (magnetico) che varia,

ma varia la carica (corrente) che produce quel determinato campo elettrico

(magnetico).

Le suddette precisazioni rappresentano due punti molto importante in questa

nuova impostazione della Gravita, in quanto ci consentono di stabilire il legame

tra il Campo Gravitazionale, il Campo Elettrico ed il Campo Magnetico.

Lo schema logico sarebbe, dunque, il seguente. Allontanandoci da un corpo

celeste, ossia spostandoci da un punto a piu alta gravita verso un punto a piu

bassa gravita si ha che:

! diminuisce la densita dello spazio

per cui,

! diminuisce la costante dielettrica

! diminuisce la permeabilita magnetica

! aumenta la velocita della luce

! aumentano le dimensioni siche dei corpi

mentre,

! non varia la frequenza degli orologi (oscillatori)

! non varia la massa "propria" (o particellare) dei corpi

e, quindi,

! aumentano sia la carica elettrica che la corrente elettrica

! aumenta la lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica

! aumenta la massa gravitazionale

! aumenta l'energia (in modo direttamente proporzionale c2)

Vedremo, invece, che non variano:

! la capacita di un condensatore

! l'induttanza di un induttore

! la resistenza di un resistore

Si vuole concludere evidenziando come la interpretazione del comportamento

dell'interferometro in termini di velocita della luce variabile ci fornisce uno dei

contributi pi importanti.

L'esperimento con l'interferometro fatto da Michelson e Morley alla ne del

1800, la cui interpretazione in termini di velocita della luce costante aveva decretato

la morte dello spazio (etere) di Faraday e Maxwell, qui con l'interpretazione in

termini di velocita della luce variabile diventa una delle prove piu evidenti della

sua esistenza!

17

A APPENDICE

A.1 La variazione della velocita della luce sul Sole

Sulla base di quanto e stato riportato nel testo, sulla super cie del Sole vale la

seguente relazione:

3

2 ?c2

? c2

1 = ?

G M

R

(36)

dove M e R sono, rispettivamente, la massa e il raggio del Sole mentre c1 e la

velocita della luce in assenza di campo gravitazionale. Poiche:

c2

? c2

1

 2 c1 ?c ? c1

possiamo approssimare la (36) e ottenere per la variazione della velocita della luce:

c  ?

G M

3 c1 R

(37)

Sostituendo i valori numerici si ottiene:

c 

6:67 10?11 2 1030

3 3 108 695 106 = 213 m=s

Ossia, si ricava che sul Sole la velocita della luce e di 213 m/s piu bassa rispetto a

quella che si avrebbe nello stesso punto in sua assenza.

Sulla Terra la variazione della velocita della luce dovuta alla presenza del Sole

e, invece:

?c Earth = ?

G M

3 c1 dSE

(38)

dove con dSE si e indicata la distanza Sole-Terra. Sostituendo i valori numerici si

ottiene:

?c Earth



6:67 10?11 2 1030

3 3 108 150 109 = 1 m=s

A.2 Le dimensioni e
ettive del Sole

Sulla base di quanto riportato nel testo le dimensioni dei corpi immersi in un campo

gravitazionale sono direttamente proporzionali alla velocita della luce in quel punto.

Per cui il raggio del Sole misurato fuori del suo campo gravitazionale e superiore

a quello e
ettivo di una quantita pari a:

?R 1 = R

c

c1

 695 106 213

3 108

 491 m

Ossia, il raggio e
ettivo del Sole e di soli 491 m inferiore a quello si misurerebbe

fuori dal suo campo gravitazionale.

18

 


    1. COSA SONO LE MACCHIE SOLARI? up.jpg

      Tratto da: Come affrontare il Crollo Economico del 2006 - 2007 di M. Weels Mandeville.
      Macro Edizioni, pp. 284-286.

      Le macchie solari appaiono come "piccole" macchie scure sulla superficie del sole. Sono facili da osservare e contare se la luce solare viene molto filtrata. Furono notate per la prima volta (in base ai documenti occidentali) nel 325 a.C. da Teofrasto, uno scienziato greco, e sono state contate a intervalli regolari fin dalla met del XVII secolo.

      Compaiono e scompaiono in cicli di circa 11 anni, come indicato nel grafico qui sopra. Gli astrofisici moderni immaginano queste "piccole" macchie scure come intense bolle ' di energia magnetica che per qualche motivo raffreddano i gas caldi al loro interno, in modo che appaiano scure rispetto all'atmosfera solare circostante. Queste bolle "fredde" in realt non sono molto piccole, piuttosto spesso hanno le dimensioni della Terra ed possibile vedere anche macchie molto pi grandi della Terra Si possono reperire dati fisici pi approfonditi sui siti web della NASA e della NOAA, al seguente indirizzo: www sec.noaa.gov/primer/primer.html

      Durante la prima guerra mondiale, A.L.Tchijevsky, professore russo di astronomia e fisica biologica, not che dopo le eruzioni solari avevano luogo battaglie particolarmente spietate Poich le macchie solari furono in un periodo di picco massimo nel 1916-17, non c' dubbio che la guerra e le sue svariate battaglie furono fortemente stimolate dalle energie emesse dal sole.

      Affascinato dal collegamento fra comportamento umano e fisica solare, Tchijevsky elabor un "Indice dell'eccitabilit della massa umana. Compil le storie di 72 paesi dal 500 a.C. al 1922 per fornire un solido database a supporto delle sue correlazioni. Dopo aver classificato gli eventi pi importanti, Tchijevsky scopr che oltre 1'80% degli eventi umani pi significativi, in gran parte collegati a guerre e violenza, si erano verificat pi o meno nei 5 anni di massima attivit delle macchie solari.

      Tchijevsky continu a osservare che la Rivoluzione russa del 1917 si verific durante il picco del ciclo delle macchie solari. Sfortunatamente, questa fu una delle osservazioni scientifiche pi costose visto che gli valse circa 30 anni di prigione perch la sua teoria contrastava con la "dialettica marxista".

      Il collegamento "solare" con gli eventi terrestri da allora stato studiato, ma gran parte dell'attenzione stata rivolta al sole o all'impatto del ciclo sul clima, sul tempo, sull'agricoltura, sui mercati delle merci e altri fenomeni non dipendenti dall'uomo. La consapevolezza dell'impatto dell'uomo, che molto pi significativo della nota influenza esercitata dalla luna piena, non stata accettata. Molti uomini, diversamente dalle antiche civilt come Egizi, Sumeri, Bhararti, Maya e Cinesi, sono fortemente riluttanti ad ammettere che il loro comportamento collettivo sia fortemente influenzato dal sole. Preferiscono credere che sia la ragione a governare la societ.

      Il testo segue dopo l'immagine.




      ssn_predict.gif
      Immagine tratta da: www.swpc.noaa.gov/SolarCycle/SC24/index.html

      L'ENIGMA DELLE MACCHIE SOLARI up.jpg

      Tratto da: http://cosco-giuseppe.tripod.com/medicina/macchie_solari.htm

      Questo articolo di Giuseppe Cosco, visto l'altissimo interesse suscitato dall'argomento trattato, stato pubblicato da due diffusissime riviste: "Nexus. New Times Magazine" (Ed. Italiana), n. 5, Maggio-Giugno 1996 e "Oltre la conoscenza", n. 19, Dicembre 1997.

      SECONDO ALCUNI STUDIOSI IL NOSTRO ASTRO E' RESPONSABILE DI INFARTI, SUICIDI, EPIDEMIE E TERREMOTI

      Il Sole non solo apportatore di luce e calore, essenziali per la vita sulla Terra, ma interferisce pericolosamente con tutti i processi vitali del nostro pianeta. Studi molto seri attribuiscono all'attivit solare effetti negativi sulla psiche umana; inoltre provocherebbe epidemie e perfino sconvolgimenti sociali.

      Prima di tutto qualche dato essenziale per conoscere alcuni aspetti importanti del nostro sole. Dalla sua superficie, chiamata fotosfera, si diffondono sulla Terra luce, calore, onde di uguale frequenza di quelle radio e radiazioni corpuscolari.

      Il peso di materia che il sole, ogni secondo, irradia nello spazio, sotto forma di luminosit, di quattro milioni e mezzo di tonnellate. Sulla terra, ogni giorno, arrivano 160 tonnellate di luce. Vale la pena constatare, a questo punto, che l'energia utilizzata da tutti gli abitanti del nostro pianeta, in un secondo, non supera il miliardesimo di grammo. Tutto ci fa riflettere sull'imponenza dei processi nucleari all'origine dell'attivit solare. Osservando con attenzione una foto del Sole in cui erano presenti delle macchie scure, l'astronomo Paul Muller, cos descrisse il fenomeno, per altro gi notato da tempi lontanissimi: "Si tratta... di buchi o di depressioni considerevoli, che vanno da qualche centinaio a diverse migliaia di chilometri; nel pi grande di essi, tutta la terra entrerebbe agevolmente".

      Sotto la cromosfera si estende la fotosfera, ben visibile durante le eclissi di Sole. Qui avvengono le eruzioni solari, getti di materia incandescente, che possono raggiungere altezze di molte centinaia di migliaia di chilometri. L'osservazione pi antica delle macchie solari dovuta ai cinesi e risale al 165 a.C. La scoperta della periodicit delle macchie solari, ciclo undecennale, fu documentata e descritta da un astronomo dilettante H.F. Schwabe, nel 1843. Le particelle elettrizzate scagliate dal sole sulla terra, suscitano vere e proprie tempeste magnetiche.

      Oggi "sappiamo - scrivono H.J. Eysenck e D. K. B. Nias - che le macchie solari sono aree della superficie solare dove a un freddo anormale si associa un'intensit magnetica molto alta. ...emettono grandi quantit di altre radiazioni ed emanano anche particelle cariche. Le radiazioni impiegano circa otto minuti a raggiungere la terra e le particelle cariche un giorno o pi. Le macchie producono anche un aumento del 'vento solare', una corrente continua di gas ionizzato che esce dal sole. Non si sa perch il sole abbia le macchie, n si sa per certo che cosa esse siano in realt. ...Le macchie solari appaiono e scompaiono continuamente. La loro durata soggetta a una grande variabilit, alcune durano solo un paio di giorni, mentre altre possono durare oltre un mese, ma prese nel loro insieme hanno un andamento ciclico che aumenta fino a un massimo di attivit mediamente ogni 11,1 anni".

      "Sulle macchie solari, nel frattempo, - dice Lorenzo Pinna su "Focus" (N. 58 - agosto 1997)) - si indaga con la tecnica dell''eliosismologia'. Uno speciale telescopio, chiamata Michelson doppler Imager, tiene sotto controllo una griglia formata da un milione di punti sulla fotosfera. Gli astrofisici hanno cos scoperto che i gas si propagano nella zona convettiva a oltre un Km al secondo, cio pi rapidi di un jet militare, e che forti campi magnetici si creano dove i flussi di gas convergono. Sarebbero cio i gas, nel loro moto turbolento, a 'comprimere' le linee dei campi magnetici creando zone di magnetismo pi intenso: le famose macchie".

      Vi sono relazioni tra l'intensit delle macchie solari e certe perturbazioni psichiche? Sembrerebbe proprio di si. Per quanto riguarda i suicidi (e non solo) significative relazioni erano state ipotizzate gi da molto tempo. B. e T. Dull, pi di sessanta anni fa, comunicarono, dopo anni di studi, che avevano osservato sensibili aumenti di suicidi, l'8%, in giorni di grande attivit solare. Un altro settore di ricerca ha individuato perturbazioni di questo tipo quale causa di incidenti. Due ricercatori Tromp (1963) e Lynn (1971) hanno pubblicato lavori del genere. Nel primo R. Reiter dopo aver studiato 362.000 incidenti accaduti, in 2 anni, nell'industria, aveva scoperto che questi avevano subito incrementi dal 20 al 25 % in periodi di intensa attivit solare. Reiter in un secondo studio, relativo a 21.000 incidenti stradali, aveva ottenuto analoghi risultati.

      Sono state trovate relazioni, anche, tra gli infarti cardiaci e le perturbazioni solari. Nel 1959, sul Bollettino dell'Accademia di Medicina del numero di marzo, il dott. M. Poumailloux, primario di cardiologia all'ospedale parigino Saint-Antoine scriveva: "le nostre constatazioni hanno fatto apparire una correlazione veramente impressionante tra l'aumento degli infarti al miocardio, in certi periodi di massima attivit solare e di punte di agitazione geomagnetiche". Gi nel 1945 era stato osservato che la curva della mortalit per malattie di cuore nell' ex Unione Sovietica era stata in stretta relazione con l'indice delle macchie solari. (Fonte: Pejarskaia, citato da N. Schulz, Annales mdicales de Nancy, maggio 1962, pag. 182).

      In India uno studio in tal senso stato condotto dai dottori Malin e Srivastava (1979). Il periodo preso in considerazione va dal 1967 al 1972. Furono studiati 5000 casi di ricovero per infarto avvenuti in due ospedali e studiati in relazione all'indice giornaliero di attivit geomagnetica terrestre in rapporto all'intensit delle macchie solari. Il risultato a cui pervennero i due studiosi fu molto significativo.

      Lo scienziato sovietico A.L. Tchijewsky (1897-1964), professore alla Facolt di medicina dell'Universit di Mosca, che aveva a lungo studiato il problema, raccogliendo dati da 72 paesi fin dal 600 a.C., scopr un evidente parallelismo tra le epidemie in genere, le guerre, le grandi migrazioni e le rivoluzioni in rapporto al ciclo undecennale del sole. La sua tesi che tutte le epidemie e i grandi cambiamenti sociali mostrano una periodicit undecennale. Era conosciuta e da molto tempo una periodicit di circa undici anni per la difterite, ma se ne ignorava il motivo. Tchijewsky ne evidenzi il parallelismo col ciclo undecennale del sole. Identica relazione evidenzi lo studioso russo, per la meningite cerebrospinale, che studi in diversi Paesi e i cicli delle macchie solari, negli anni 1800-1920. Il dott. B. Rudder, direttore della Clinica Pediatrica dell'Universit di Francoforte, conferm con successive e pi estese ricerche le conclusioni di Tchijewsky.

      Altri lavori documentarono un rapporto tra il ciclo undecennale solare e l'infezione difterica e il numero dei casi avutisi a Vienna e a Budapest (osservazioni fatte sugli anni: 1885 - 1900 - 1905 - 1910 - 1915 - 1920 - 1925 - 1930 - 1935). (Fonte: H. Berg, Io Symposium international sur les relations entre phnomnes slaires terrestres en chimie-physique et biologie, Presses Acadmiques Europennes, Bruxelles, 1960, pag. 160).

      L'influenza periodica sulla biosfera up.jpg

      Nel 1915 Alexander Tchijewsky pubblicava un lavoro dal titolo: "Influenza periodica del Sole sulla biosfera", nel quale dimostrava la relazione tra i fenomeni di perturbazione solare e la vita sulla Terra. Lo scienziato scopr, pure, una significativa coincidenza con le maggiori epidemie di peste e la periodicit delle macchie solari. Per questo studio risal fino al VI secolo della nostra Era. Studi ottanta epidemie di peste, verificatesi tra il VI e il XIX secolo, in Europa, scoprendo che ben 52 di queste, il 65%, si erano scatenate in periodi di massima attivit del Sole. La tesi di Tchijewsky , in sostanza, che le epidemie, similmente al Sole, hanno una periodicit di circa undici anni.

      Segue uno specchietto, tra epidemie di colera ed attivit solare, riportato nel suo lavoro in lingua russa: "Trattato di climatologia biologica e medica" (1934), al capitolo: "Azione dell'attivit solare sulle epidemie" (pagg. 1034-1041):

      ATTIVITA' SOLARE EPIDEMIE DI COLERA
      MASSIMA
      1816
      1830
      1837
      1848
      1860
      1870
      1883
      1894
      MINIMA
      1823
      1833
      1837
      1856
      1867
      1878
      1889
      1900
        INIZIO
      1816
      1827

      1844
      1863
      1870-72
      1883
      1890
      MASSIMO
      1817
      1829-31

      1848
      1863-66

      1883-86
      1892-94
      FINE
      1823
      1833

      1857
      1875

      1889

      Il mondo accademico si espresse molto positivamente sul lavoro dell'instancabile ricercatore. A tal proposito Lev Brovov scrisse che la: "commissione, presieduta dal prof. B. M. Kedrov, concluse che numerosi lavori e idee di Tchijewsky erano di un valore scientifico notevole".

      Altri studiosi continuarono le ricerche di Tchijewsky ottenendo sempre risultati che dimostravano una effettiva influenza solare sulla vita della Terra. Per pi di 20 anni il biologo giapponese Maki Takata (1951) lavor sul test che serviva a misurare l'albumina del siero sanguigno. Il test denominato Reazione di Takata, consente il calcolo dell'Indice di flocculazione dell'albumina nel sangue. L'indice piuttosto costante nei soggetti maschili sani, nella femmina, invece, influenzato dalle mestruazioni.

      L'Indice di flocculazione, in alcuni periodi, varia improvvisamente. Lo scienziato giapponese scopr che queste improvvise impennate dell'indice avvenivano parallelamente su scala mondiale poich si verificavano in pi persone, pure, lontanissime tra loro. Takata pens che il fenomeno avesse una relazione con l'attivit solare. In una serie di lavori studi e descrisse il fenomeno constatando, tra l'altro, che: "l'indice aumenta ogni qual volta che l'attivit solare massima o quando le eruzioni o le macchie appaiono al centro del disco solare...".

      Il sangue , pure, influenzato dai venti solari. Schulz aveva osservato che "la configurazione del sangue delle persone sane sottoposta a continue modificazioni che dipendono... anche dalla variabilit delle radiazioni solari...". Indubbiamente quello che appare fin troppo chiaro, che il Sole con le eruzioni in stretta relazione con le epidemie pi gravi quali il colera, la difterite, il tifo, ecc. Anche la malattia influenzale pi virulenta in anni di massima perturbazione solare. Nel 1918-19 l'influenza detta Spagnola, provoc quasi 400.000 morti.

      Il 1957, pure, anno di massima attivit solare, vede alla ribalta l'Asiatica, che caus, solo in Italia 10.000 morti in eccesso, cio in pi rispetto alla media. L'Hong-Kong nel 1969-70 ne caus 20.000. Negli anni 1989-90 stata la volta della Cinese, che, oltre a provocare una vera e propria ecatombe in Inghilterra, stese a letto non meno di 2 milioni di italiani ed in America milioni di persone.

      "<<L'influenza spaziale>> dicono due scienziati inglesi". Cos titolava un articolo su "la Repubblica" di venerd 26 gennaio 1990. Nel pezzo si riproponeva quanto pubblicato dal prestigioso settimanale di scienza "Nature". L'articolo precisava: "Secondo Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe il fatto che le ultime cinque epidemie d'influenza pi gravi, compresa l'attuale, siano avvenute ogni undici anni, quando maggiore stata l'attivit del sole, non una semplice coincidenza. I due scienziati, infatti, sostengono che lo spazio abitato da forme viventi primordiali come i virus, compreso quello che nell'uomo causa l'influenza. La grande intensit che raggiunge il vento solare ogni undici anni trasporterebbe molti pi virus sulla Terra, causando le epidemie pi gravi".

      A.L. Tchijewsky estese le sue ricerche anche ai grandi cambiamenti sociali, guerre, rivoluzioni ecc. e, nel 1926, disse: "Dobbiamo pensare che esista un potente fattore esterno alla nostra Terra che governa lo sviluppo degli eventi nelle societ umane e li sincronizza con l'attivit del sole; e dobbiamo anche pensare che l'energia elettrica del sole il fattore extraterrestre che influenza i processi storici". Sembra un'affermazione alquanto azzardata, quella dello scienziato, eppure, con le sue ricerche, trov ed elenc tutta una serie di fatti che gli danno ragione.

      Eccone alcuni riportati da G.L. Playfair e S. Hill: "Nel 1917... la rivoluzione bolscevica si era verificata in coincidenza con un'insolita esplosione di attivit solare, come avvenne per il tentativo fallito del 1905. Nel 1922, aveva disegnato un diagramma... che dimostrava che un periodo di almeno 2400 anni di 'movimenti di masse', comprese tutte le guerre pi gravi, le battaglie e le rivoluzioni registrate nella storia di tutti i popoli, rivelava non solo dei cicli regolari, ma dei cicli in fase con quelli del Sole. (...) Le rivoluzioni francesi del 1789, 1830 e 1848, le agitazioni locali del 1870 e le due rivolte russe del 1905 e del 1917 ebbero luogo tutte vicino a periodi di massima attivit solare. (Come, pure, lo scoppio della seconda Guerra Mondiale, i colpi di stato comunisti di molte nazioni dell'Est Europeo, l'invasione sovietica della Cecoslovacchia e il periodo di agitazioni studentesche del 1968)".

      Le pi importanti constatazioni di Tchijewsky lo portarono ad osservare che:

      - In 2400 anni di storia del mondo, i grandi movimenti sociali (guerre, rivoluzioni, invasioni, ecc.) si verificano numerosi ogni 11 anni, in periodi di massima attivit solare;

      - Dall'anno 1000 al 1900 "il 72 % di tutte le epidemie psichiche coincide con i periodi di massima, e il 28 % con i periodi di minima dell'attivit solare";

      - In ultimo due esempi di Tchijewsky che chiariscono l'influenza del metronomo solare: le immigrazioni degli ebrei in America sono pi massicce, particolarmente, in periodi di grande attivit solare. L'alternarsi dei ministeri liberali e conservatori in Inghilterra, tra il 1830 e il 1930, seguirebbe la seguente regola: negli anni di massima attivit delle macchie solari liberali al potere, conservatori negli anni di minima.

      Tchijewsky nel 1926, in base alle sue teorie, fece delle previsioni per gli anni 1927-29 assicurando che in essi avremmo osservato "un'attivit umana della pi grande importanza storica" che avrebbe dato un nuovo volto al mondo. Non sbagli affatto. Una lunga dittatura fascista e corporativa fu iniziata da Antonio de Oliveira Salazar che in Portogallo arriv al potere in quel periodo. In Cina a Pechino il generale Chiang Kaishek form un governo nazionalista a Nanchino e condusse la guerra civile contro i comunisti. L'Italia sempre in quel periodo si dava un parlamento fascista e preparava la strada a Mussolini. Hitler raggiungeva il potere in Germania. In Russia Stalin arrivava al vertice del potere dopo aver soppresso Trotsky. In America si verific, nel 1929, il grande crollo di Wall Street, il pi grande disastro economico della storia americana.

      Eysenck e Nias sottolineano che "si anche sostenuto che c' un ciclo di guerre di 11, 1 anni, che la lunghezza media del ciclo delle macchie solari...". Anche i terremoti sembrano essere influenzati dai capricci del Sole. Scrivono G. L. Playfair e S. Hill che "gli astronomi e i geofisici sovietici hanno affermato che l'attivit sismica complessiva sulla Terra ubbidisce allo stesso ritmo dell'attivit solare. Il portavoce pi autorevole di questa teoria A. D. Sytinsky dell'Istituto di ricerche Artiche e Antartiche di Leningrado, che si spinto ad affermare che i fenomeni sismici sulla terra dipendono dall'attivit solare". Lo stesso si pu dire per i tornado, infatti, il flusso di energia che si produce dalle eruzioni solari contribuisce a originare le trombe d'aria, i cicloni.

      Siamo, indubbiamente, interagenti col nostro Sole, pi di quanto immaginiamo. Ed innegabile la sua influenza su tutto ci che vive e sulla stessa materia. Il professor Giorgio Piccardi dell'Universit di Firenze afferm: "Tutti gli esseri viventi sono legati al mondo esterno molto pi intimamente di quanto si potrebbe pensare". Lo scienziato spieg, anche, che "Per essere soggetto agli effetti cosmici, l'uomo non ha bisogno di essere lanciato nello spazio; non neppure necessario che esca di casa". Il punto ora sapere se le energie che scaturiscono dalle perturbazioni del nostro sole ci obbligano a fare determinate cose o se, pi semplicemente, ci rendono inclini a fare qualche cosa.

      La risposta tocca alla scienza ma, malauguratamente, sebbene questo settore della ricerca sia oltremodo di grande importanza H. J. Eysenck e D. K. B. Nias scrivono che "fa rabbia rilevare che ricerche interessanti e ben condotte e che portano a conclusioni importanti non sono state replicate o approfondite, probabilmente perch gli scienziati temono di venir definiti ciarlatani creduloni se esaminano dei presunti fenomeni per i quali ancora non esiste nessuna spiegazione fisica".

      Interazione delle Onde gravitazionali con la

      Materia di 1

      Le due Onde Gravitazionali di elevata intensita registrate il 1623 Agosto 1999

      e il 25  30 Agosto 1999 (v. Gra co 1999 6) hanno reso evidente la interazione

      che queste hanno con la materia.

      Anche la recente ripresa della "attivita gravitazionale" che si e registrata da

      Giugno a Settembre 2002 (v. Gra co 2002 5), anche se di piu bassa intensita, ci

      fornisce una ulteriore evidenza di questa interazione.

      Si vuole, qui, riportare un (primo) elenco di e
      etti che le onde gravitazionali

      provocano sui corpi, distinguendo tra le onde di grande intensita prodotte dai

      collassi dei nuclei dei Quasar a Nucleo Multiplo (QNM) rispetto alle onde di breve

      durata che si producono durante la caduta di oggetti celesti sulla super cie di detti

      nuclei.

      1 Onde Gravitazionali di grande intensita

      E
      etti sulla Terra.
      Nell'Agosto 1999, durante il fronte di salita della prima onda

      gravitazionale si e registrata una serie di terremoti molto forti che sono avvenuti

      contemporaneamente su tutta la fascia equatoriale della Terra. Con la seconda

      onda gravitazionale si sono avute ulteriori scosse di terremoto di intensita sempre

      molto elevata.

      Come avviene questo fenomeno? Il nucleo della Terra, all'arrivo dell'onda grav-

      itazionale, subisce una brusca frenata provocando lo slittamento verso Est del man-

      tello. I vari strati esterni subiscono slittamenti via via crescenti no ad arrivare

      alla crosta terrestre la quale e quella che subisce lo slittamento maggiore. Inoltre,

      lo slittamento e massimo all'equatore ed e tanto minore quanto piu ci si avvicina

      ai poli, dove non accade nulla o quasi.

      Il fenomeno, che si innesca quando l'onda inizia a salire e dura per tutto il

      tempo di durata dell'onda stessa (o delle onde, se sono piu di una), e prodotto

      dalla interazione delle onde gravitazionali con il campo magnetico terrestre 1.

      1La Terra, con il suo campo magnetico, si comporta come il nostro emphsensore magnetico

      che si trova sul piatto di una bilancia, il quale reagisce con una spinta (nella stessa direzione

      dell'onda) ogni volta che viene investito da un'onda gravitazionale.

      1

      Dopo circa 23 mesi dall'arrivo di queste onde si e assistito ad una riattivazione

      di quei vulcani in fase quiescente. In Italia vulcani come l'Etna hanno iniziato

      ad eruttare molto intensamente. Questa intensi cazione dell'attivita vulcanica e

      durata per tutto l'anno 2000 e soltanto nel 2001 possiamo dire che le cose sono

      rientrate in una certa "normalita".

      L'attivazione dei vulcani e conseguente al riscaldamento subito dalla Terra per

      l'attrito che si genera tra il nucleo ed il mantello durante lo slittamento verso Est di

      quest'ultimo. L'intensi cazione dell'attivita vulcanica dipende dalla di
      usione del

      calore verso la super cie e, pertanto, inizia con ritardo rispetto all'arrivo dell'onda

      2.

      In conseguenza dell'impatto con l'onda gravitazionale, sulla Terra verrebbero

      prodotti, inoltre, altri due fenomeni rilevanti:

       il rallentamento della rotazione della Terra intorno al proprio asse;

       lo spostamento dell'asse magnetico terrestre.

      Il rallentamento della rotazione terrestre si avrebbe per tutto il tempo di durata

      del fenomeno ondoso 3.

      Per quanto riguarda, invece, l'entita dello spostamento dell'asse magnetico ter-

      restre, oltre a dipendere dalla intensita dell'onda, esso dipende anche dalla direzione

      di arrivo della stessa.

      E
      etti sul Sole.
      Con le onde dell'Agosto 1999, anche sul Sole si e assistito ad

      un aumento della attivita solare con una intensi cazione delle macchie solari. Cio

      si e avuto a partire dalla primavera-estate del 2000, ossia con un ritardo maggiore

      (12  18 mesi) di quello sulla Terra.

      Durante tale periodo si e registrata una intensi cazione delle "esplosioni super-

      ciali" con un aumento della temperatura super ciale e un irraggiamento superiore

      alla media.

      L'impatto delle onde gravitazionali con il Sole e analogo a quello con la Terra ma

      avviene con una intensita maggiore a causa del suo campo magnetico piu elevato

      (circa 10 mila volte superiore). Pertanto, anche il calore che si genera all'interno

      del Sole all'arrivo di queste onde e molto piu elevato. Inoltre, la maggiore massa e

      la presenza di un campo magnetico piu intenso ne ostacolano la sua di
      usione verso

      la super cie, per cui questo calore verra rilasciato in tempi piu lunghi. Inoltre, sul

      Sole il fenomeno del rallentamento della rotazione sarebbe piu marcato.

      2Non si puo dire altrettanto per questi vulcani che come il Vesuvio sono apparentemente

      inattivi. Per scuotere questi vulcani occorrono onde particolarmente intense (e, quindi, anche

      piuttosto rare) per cui la loro attivita inizierebbe all'improvviso, probabilmente con una esplosione

      iniziale che potrebbe essere quasi contemporanea a quella tellurica.

      3Il rallentamento della Terra sarebbe solo temporaneo. Successivamente, e con tempi piu

      lunghi, la velocita di rotazione della Terra aumenterebbe (per e
      etto "ciclonico") riportandosi

      nuovamente ai valori iniziali, in quanto i cicloni e gli anticicloni che si formano in continuamente,

      con il loro attrito che esercitano sulla super cie terrestre, accelerano/decelerano il moto rotatorio

      della Terra in base al calore ricevuto dal Sole (si tenga presente che la coppia del ciclone e (sempre)

      maggiore di quella dell'anti-ciclone).

      2

      E
      etti sugli altri pianeti del Sistema Solare.
      Sugli altri pianeti del nostro

      Sistema Solare si avrebbero fenomeni del tutto analoghi a quelli che si osservano

      sulla Terra.

      Su Giove, ad esempio, detti fenomeni sarebbero piu intensi anche a causa della

      sua piu elevata velocita di rotazione.

      Per quanto riguarda Urano invece, per il suo asse di rotazione che giace sul piano

      dell'orbita, le spinte prodotte dalle onde gravitazionali risulterebbero inferiori.

      Sui corpi celesti che, come la Luna, non possiedono al loro interno un campo

      magnetico le onde gravitazionali non producono alcun e
      etto.

      E
      etti sugli altri corpi celesti.
      L'interazione delle onde gravitazionali con la

      Terra ed il Sole ci consente di spiegare anche altri fenomeni, tutt'ora inspiegabili,

      che si osservano nell'Universo.

      1. Si osservano stelle appartenenti a galassie (ellittiche) molto vecchie che nonos-

      tante abbiano esaurito tutto o quasi il loro combustibile termonucleare con-

      tinuano a brillare nel cielo di luce oca. Ebbene, il calore che ancora irrag-

      giano queste stelle proviene, in massima parte, dalle onde gravitazionali che

      le attraversano.

      2. Moto "anomalo" di alcuni corpi celesti ad alta densita come come le pulsar

      o le stelle di neutroni. Questi corpi celesti si muovono a zig-zag attraverso

      lo spazio e, in alcuni momenti possono assumere velocit notevoli (centinaia

      di km/s) in determinate direzioni. Poiche detti corpi celesti ruotano velo-

      cemente ed, inoltre, possiedono un campo magnetico estremamente elevato,

      le spinte esercitate dalle onde gravitazionali risultano molto elevate e tali da

      venire letteralmente scagliate via come proiettili nella stessa direzione di ar-

      rivo dell'onda. Inoltre, nell'impatto con l'onda viene rilasciata una grande

      quantita di energia sotto forma di calore per cui questi oggetti, anche se han-

      no esaurito tutto il combustibile termonucleare, possiedono una temperatura

      molto elevata. In misura minore un fenomeno del genere avviene anche per

      le nane bianche.

      2 Onde Gravitazionali di breve durata

      Per quanto concerne le onde gravitazionali di breve durata, ad oggi possiamo dire

      che:

      1. vengono prodotte dalla caduta di corpi celesti quali stelle, pianeti, etc... su

      nuclei che costituiscono i QNM, oppure sui quasar comuni che abitano il

      centro di alcune galassie (ellittiche) molto vecchie;

      2. la durata di queste onde va da alcuni secondi per i corpi piu massicci (e.g.

      qualche decina di masse solari) no a qualche centesimo di secondo e anche

      inferiore per quelli piu piccoli;

      3

      3. l'intensita di queste onde e modesta (qualche centinaio di microVolt). La

      corrispondente variazione della velocita della luce va da qualche decina no

      a qualche migliaio di m/s;

      4. per le onde provenienti da distanze piu elevate si nota l'e
      etto dovuto al

      redshift.

      Un fenomeno molto appariscente prodotto dalla interazione di queste onde con la

      materia e la produzione di rumore a bassa frequenza nei circuiti elettronici.

      Oggi, possiamo senz'altro a
      ermare che
      il rumore 1/f presente nei circuiti

      elettronici tutto di origine gravitazionale!

      Abbiamo intenzione di ritornare in seguito su questo importante argomento.

      3 Collasso di un QNM vicino a noi

      E

      ben noto che a circa 200 milioni di anni-luce di distanza da noi vi e l'ammasso

      di galassie nel cui centro si troverebbe un QNM, oggi comunemente chiamato il

      Grande Attrattore.

      Cosa accadrebbe sulla Terra (e sul Sole!) se avvenisse il collasso di uno dei

      nuclei di questo QNM molto vicino a noi? Sappiamo che l'entita dell'impatto

      provocato da un'onda gravitazionale su un corpo celeste emphe direttamente pro-

      porzionale alla variazione rispetto al tempo della velocita della luce. Ora, l'intensita

      di un'onda dipende sia dalla distanza del QNM (e
      etto geometrico, inversamente

      proporzionale al quadrato della distanza), sia dal redshift (e
      etto dovuto all'espan-

      sione dell'Universo) il quale allargando le onde ne riduce in proporzione l'ampiezza.

      Ma il redshift ha anche e
      etto sulla variazione nel tempo (derivata) della intensita

      dell'onda. Pertanto, collassi vicini generano onde gravitazionali non solo di piu

      elevata intensita ma anche di durata piu breve.

      Oggi, siamo in grado di calcolare l'intensita di un'onda gravitazionale, prodotta

      da un eventuale collasso di uno dei nuclei del Grande Attrattore, che investirebbe

      il nostro Sistema Solare. Le onde di piu elevata intensita no ad oggi registrate

      (quelle dell'Agosto 1999), la cui intensita e stata di circa 1 Volt, sono partire da

      una distanza di circa 4 miliardi di anni-luce. Pertanto, considerando il solo e
      etto

      di distanza si avrebbe:

      1 V olt

      4 109

      200 106

       20 V olt

      Inoltre, per l'e
      etto dovuto al redshift (le onde dell'Agosto 1999 avevano un red-

      shift z = 0:56) e trascurando il redshift per il Grande Attrattore, l'ampiezza

      aumenterebbe ancora di una quantita pari a:

      1 + 0:56

      1 + 0

       1:6 volte

      e, contemporaneamente, si ridurrebbe il tempo di salita dell'onda della stessa quan-

      tita. Quindi, le spinte generate dall'onda (che sono direttamente proporzionali alla

      4

      variazione nell'unita di tempo della velocita della luce) sui corpi celesti come il Sole

      e la Terra avrebbero una intensita pari a:

      20 V olt ?1:62

       50 V olt

      ossia circa 50 volte superiori rispetto a quelle che si sono prodotte nell'Agosto 1999 !

      Gli slittamenti subiti dal mantello e, quindi, anche dalla crosta terrestre sareb-

      bero molto piu elevati e, di conseguenza, i terremoti che ne risultano sarebbero

      molto piu violenti e devastanti. Il calore rilasciato sarebbe di gran lunga piu ele-

      vato per cui le eruzioni vulcaniche sarebbero piu intense e durerebbero molto piu a

      lungo, per decine di anni. La quantita di gas che verrebbero immesse nell'atmos-

      fera sarebbe tale da oscurare a lungo la Terra, forse per centinaia di anni o piu. La

      sua temperatura salirebbe di parecchi gradi mettendo in serio pericolo la maggior

      parte delle specie viventi che si troverebbero sulla sua super cie.

      Analogamente, sul Sole verrebbero rilasciate enormi quantita di energia sotto

      forma di calore per cui la sua temperatura salirebbe sensibilmente e rimarrebbe tale

      per molto tempo facendo aumentare ulteriormente la temperatura sulla Terra.

      Dopo la forte (e brusca) frenata iniziale provocata dall'impatto dell'onda, la

      Terra subirebbe successivamente una forte ri-accelerazione che la porterebbe a

      valori di velocita superiori a quelli iniziali, e soltanto quando la sua temperatura

      si sara abbassata (ossia, quando anche il Sole avra espulso tutto il suo calore in

      eccesso), la velocita di rotazione potra ritornare a valori normali.

      Anche l'asse magnetico terrestre potrebbe subire dei sensibili spostamenti, in

      dipendenza della direzione di arrivo dell'onda,

      Analoga sorte toccherebbe agli altri pianeti del nostro Sistema Solare ed in

      particolare modo a quelli che, come Giove, possiedono di per se una velocita di

      rotazione piu elevata.

      4 E
      etti delle onde gravitazionali sul clima

      Oggi, dopo oltre 8 anni di rilevazioni continue possiamo, senza dubbio, a
      ermare

      che la distribuzione temporale delle onde che ci investono e del tutto casuale. Ci

      sono periodi di intensa attivita intervallate da periodi di stasi.

      Ai periodi di scarsa attivita gravitazionale corrisponderebbero altrettanti periodi

      di freddo piu o meno intenso e di scarsa attivita solare. Anche le attivita telluriche

      e vulcaniche in tali periodi sarebbero molto ridotte 4.

      Periodi ben noti di freddo intenso e scarsa attivita solare, quali quello avutosi

      tra il 1650 e il 1750 (periodo di Maunder) e tra il 1800 e il 1850 (periodo di Dalton)

      sarebbero coincisi con periodi di bassa attivita gravitazionale.

      Altri periodi di caldo particolarmente intenso ed intensa attivita solare quale

      4Sarebbe interessante mettere in relazione i periodi di intensa attivita solare con le attivita

      telluriche e vulcaniche particolarmente intense che si sono avute sulla Terra.

      5

      quello avutosi subito dopo l'anno 1000 e che durato per quasi due secoli sarebbero

      coincisi, invece, con periodi di pi intensa attivit gravitazionale 5.

      E

      stato scoperto di recente che alcune delle grandi estinzioni di massa che si

      sono avute nel passato sulla Terra sono state accompagnate di un'intensa attivita

      vulcanica durata a lungo. Tutto cio rende meno credibile che possa essere stato

      l'impatto di un meteorite a causare tutto questo. Che possa essere stato, invece,

      l'arrivo di onde gravitazionali di collassi generali di QNM avvenuti vicino a noi la

      causa di alcune di queste estinzioni e un'idea che sempre piu spesso attraversa la

      nostra mente 6.

      5 Discussione

      Sui meccanismi di interazione delle onde gravitazionali con la materia ed in parti-

      colare con i campi (elettrico e magnetico) non ci sentiamo ancora di dire nulla di

      piu preciso. Cio che ci sentiamo per ora di a
      ermare e che:

      1. le forze che si esercitano sui corpi investiti da un'onda gravitazionale dipen-

      dono dalla velocita di variazione (derivata rispetto al tempo) del segnale che

      viene registrato dal rivelatore (ossia, della velocita della luce);

      2. le onde gravitazionali interagiscono con i campi magnetici attraverso la vari-

      azione nel della velocita della luce (permeabilita magnetica del "vuoto");

      3. le onde gravitazionali interagiscono anche con i campi elettrici attraverso la

      variazione nel della velocita della luce (costante dielettrica del "vuoto");

      4. la quantita di calore che viene rilasciata durante l'impatto dell'onda gravi-

      tazionale sarebbe in relazione diretta con la conducibilita elettrica dei corpi.

      Pertanto, al passaggio di un'onda gravitazionale, il calore rilasciato nei corpi celesti

      che hanno un intenso campo magnetico e posseggono una resistivita elettrica molto

      bassa sarebbe notevole e tale da provocare uno squilibrio nel bilancio di energia del

      corpo celeste stesso. Pertanto, la vita delle stelle, ivi incluso il nostro Sole, sarebbe

      superiore a quella derivante dall'esaurimento del loro combustibile nucleare 7.

      Sulla Terra il calore generato dal passaggio delle onde gravitazionali e la causa

      principale dello stato di fusione del mantello e (forse) anche del nucleo 8.

      5Anche la scomparsa di alcune civilta importanti del passato (e.g. quella dei Maya poco prima

      dell'anno 1000 a seguito di una grande siccita) potrebbero essere messe in relazione a periodi di

      bassa attivita gravitazionale con freddo intenso e, quindi, scarsa piovosita.

      6Si tenga presente che il collasso generale di un QNM lascia la zona dove questo e avvenuto

      priva o quasi di materia. La ricerca di queste zone "vuote" vicine a noi potrebbe ra
      orzare

      ulteriormente questa nostra idea.

      7Sul Sole, questo squilibrio tra le reazioni termonucleari che vi avvengono e l'energia elet-

      tromagnetica emessa oggi va sotto il nome di problema dei neutrini mancanti. Detto problema,

      pertanto, non esiste in quanto l'energia in piu che viene emessa con la radiazione elettromagnetica

      sarebbe prodotta dalle onde gravitazionali che in continuazione investono il Sole.

      8E non e, come qualcuno ancora oggi sostiene, da attribuirsi alla radioattivita residua ancora

      presente al suo interno.

      6

      Quanto sopra vale anche per altri pianeti del Sistema Solare (e molto diversi

      dal Sole!) quali Giove, Saturno o Nettuno i quali, come e ben noto, anch'essi

      emettono piu energia di quella che ricevono per irraggiamento dal Sole: anche

      questo eccesso di energia sarebbe dovuto al riscaldamento prodotto dal passaggio

      delle onde gravitazionali.

      Su Giove, in particolare, questo e
      etto di riscaldamento e piu elevato a causa

      della sua maggiore velocita di rotazione.

      7

      Il ruolo fondamentale della velocita della luce autore :

      L'analisi dei collassi dei nuclei che costituiscono i Quasar a Nucleo Multi-

      plo (QMN) nonche la ricerca di una soluzione semplice e soddisfacente per il

      "rompicapo del rivelatore al solfuro di cadmio ci ha indotto a rivedere l'attuale

      impostazione della Gravita e dell'Elettromagnetismo.

      I punti alla base di questa nuova impostazione sono i seguenti:

      1. esiste uno spazio " sico" le cui caratteristiche (elettriche magnetiche e grav-

      itazionali) variano con la sua densita;

      2. la velocita della luce varia in un campo gravitazionale;

      3. le dimensioni siche dei corpi variano quando vengono immersi in un campo

      gravitazionale.

      Lo spazio diventa il "mediatore" (ossia, il mezzo di comunicazione) tra le tre

      forze fondamentali della Natura (elettrica, magnetica e gravitazionale) per le quali

      non e piu necessario ipotizzare alcuna "azione a distanza" 1.

      Inoltre, l'esistenza di uno spazio " sico" ci consente di stabilire il legame tra

      la Gravita e l'Elettromagnetismo. Vedremo come questo legame possa essere

      realizzato in modo conveniente attraverso la variazione della velocita della luce.

      Inizieremo con il riprendere il problema della Gravita, ossia lo studio di un Cam-

      po Gravitazionale statico. Il problema delle Onde Gravitazionali, ossia lo studio

      del Campo Gravitazionale dinamico, verra a
      rontato successivamente.

      1 Alcuni esperimenti

      Gli esperimenti che vengono qui proposti hanno lo scopo di chiarire meglio il ruolo

      fondamentale giocato dalla velocita della luce per un Campo Gravitazionale.

      Esperimento 1. Si abbia un contenitore di forma cubica da 1 m di lato poggiato

      su di un carrello che puo muoversi su dei binari (v. Figura 1).

      1Mentre per l'Elettromagnetismo l'esistenza di uno spazio sico (etere) era gia stata

      considerata da Faraday e Maxwell, per la Gravita ci risulta che nulla sia stato ancora fatto

      1

        

      Figura 1: Il volume V di 1 metro cubo

      Consideriamo un corpo celeste di massa M molto grande e due super ci equipoten-

      ziali: la super cie A stessa del corpo ed una super cie B al di sopra di A. Un piano

      inclinato sul quale puo muoversi il carrello mette in comunicazione le due super ci

      (v. Figura 2).

      Riempiamo il contenitore con acqua per cui si ottiene un corpo di massa m

      pari a 1,000 kg e allontaniamo il carrello dalla super cie A (e.g. tirandolo con una

      fune da B) e portandolo sulla super cie B. Sia W il lavoro speso durante questa

      operazione che supponiamo avvenga lentamente e senza attrito.

      Sappiamo dall'esperienza che in B il corpo m ha aumentato il suo contenuto

      di energia (potenziale) gravitazionale. Ossia, all'energia gravitazionale iniziale UA

      posseduta dal corpo sulla super cie A si e aggiunto il lavoro W compiuto su di

      esso durante lo spostamento:

      U = UB ? UA = W (1)

      Se consideriamo valida, per il momento, la seguente relazione tra energia, massa e

      velocita della luce 2.

      Energia  massa c2 (2)

      da questo esperimento, possiamo a
      ermare (soltanto) che, durante lo spostamento,

      l'energia e variata (aumentata) perche puo essere variata la velocite della luce c,

      la massa m del corpo, oppure entrambe.

      Esperimento 2. Supponiamo di compiere sul corpo m lo stesso lavoro W prece-

      dente mantenendolo, in questo caso, sulla super cie A. Sappiamo dall'esperienza

      2L'espressione (2) non deve essere confusa con la relazione di Einstein E = m c2, nella

      quale vi e insita l'ipotesi che la velocita della luce sia costante. Con la (2) si accetta la possibilita

      che anche c possa variare

      2

      ????????

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      Figura 2: l'allontanamento da M della massa da 1,000 kg

      che il corpo accelera portandosi ad una ben determinata velocita vA, costante (v.

      Figura 3).

      Il corpo m, in questo caso, ha acquistato un'energia cinetica T pari al lavoro

      W compiuto. Ossia:

      T =

      1

      2

      m vA

      2 = W (3)

      Dall'esperienza acquisita sugli acceleratori di particelle, sappiamo che un corpo

      all'aumentare della sua velocita aumenta la sua massa e che tale aumento m

      risulta essere pari a:

      m =

      T

      c2

      

      T

      cA

      2 (4)

      Una volta raggiunta la velocita vA, allontaniamo il carrello dalla super cie A facen-

      dolo salire (per inerzia) sullo stesso piano inclinato dell'Esperimento 1. Sappiamo

      dall'esperienza che man mano che il carrello si allontana dalla super cie A rallenta

      spendendo progressivamente la sua energia cinetica acquistata in precedenza.

      Possiamo anche dire che la massa m acquistata durante l'accelerazione viene

      consumata progressivamente dal corpo per allontanarsi dalla super cie A. Raggiun-

      ta la super cie B il corpo m ha speso tutta la sua energia cinetica e si trova nelle

      stesse condizioni nali dell'Esperimento 1.

      3

      Quindi, sembra piu logico sostenere che nell'Esperimento 1, molto presumi-

      bilmente, la massa m "propria" del corpo non e variata nel passaggio da A a B.

      Ossia, da A a B e variata (aumentata) soltanto la velocita della luce c (per e
      etto

      della diminuzione del campo gravitazionale prodotto da M).

      Con questo esperimento, quindi, si ra
      orza l'idea che, in un campo gravi-

      tazionale, possa risultare 3.

      U  UB ? UA  m ?cB

      2

      ? cA

      2 (5)

      In altri termini, l'energia (gravitazionale) posseduta dal corpo m risulterebbe diret-

      tamente proporzionale al quadrato della velocita della luce del luogo dove questo

      si trova immerso. Piu precisamente, in presenza di un campo gravitazionale la

      velocita della luce e tanto maggiore quanto piu bassa e la sua intensita.

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      

       

      

      

      

      

       

      

      

      

      

      Figura 3: L'accelerazione e allontanamento da M della massa da 1,000 kg

      3Vedremo che nella (5) vi e un coeciente numerico pari a 3/2. Ossia:

      U  UB ? UA =

      3

      2 ?cB

      2

      ? cA

      2

      .

      4

      Esperimento 3. Poniamo sul carrello un un interferometro. Ossia, nella sostan-

      za, un regolo (metro-campione) di lunghezza l e un'onda elettromagnetica stazionar-

      ia la cui lunghezza d'onda  sia sempre uguale o multipla di l (v. Figura 4).

      Anche in questo caso, allontaniamo l'interferometro dalla super cie A, portan-

      dolo lentamente in B. Sappiamo dall'esperienza che durante lo spostamento non si

      osservano variazioni (signi cative!) delle frange di interferenza.

      Ora, se non si modi cano le frange di interferenza signi ca che, nello sposta-

      mento da A a B, il numero di onde contenute nel regolo e rimasto invariato.

      Ossia,

      

      l

       costante (6)

      e poiche nel passaggio da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce c, per

      la relazione fondamentale delle onde:

        = c (7)

      dove  e la frequenza della luce laser, dobbiamo sostenere che nello spostamento

      da A a B la lunghezza l del regolo varia in modo direttamente proporzionale alla

      velocita della luce c: mentre la frequenza della luce rimane costante:

      B = A = costante (8)

      La quale sarebbe in accordo anche con il fatto sperimentale che nello spostamento

      da A a B non si notano variazioni della frequenza della luce emessa dalla sorgente

      laser dell'interferometro.

      Possiamo riassumere i risultati di questo importante esperimento nel modo

      seguente:

       le dimensioni siche (lineari) dei corpi si modi cano in modo direttamente

      proporzionale alla velocita della luce;

       la frequenza della luce non varia in un campo gravitazionale.

      Abbiamo, in precedenza, chiamato tutto questo "accordo con la velocita della luce".

      Continueremo ad usare questa dizione.

      Esperimento 4. Nell'Esperimento 1 precedente sostituiamo il corpo di massa

      m con un condensatore di capacita C. Sulla super cie A carichiamo il condensatore

      con un generatore elettrico depositando sulle armature (che supponiamo essere

      perfettamente conduttrici) una quantita di carica elettrica pari a QA (v. Figura

      5).

      Sappiamo dall'esperienza che al termine della carica la di
      erenza di potenziale

      tra le armature e pari a:

      VA =

      QA

      C

      (9)

      5

      

      

      

      

      

      

      

      

      

       

       

      

      

      

      

       

      

      

        

       

      Figura 4: L'allontanamento da M dell'interferometro

      

       

      

      

      

      

      

      

      

      

      

       

      

      Figura 5: Il condensatore C

      mentre l'energia fornita si trova con nata all'interno del dielettrico sotto forma di

      energia elettrostatica, il cui valore risulta:

      UA =

      1

      2

      Q2

      A

      C

      

      1

      2

      C V 2

      A (10)

      6

      Allontaniamo, ora, il condensatore dalla super cie A portandolo lentamente in B

      (v. Figura 6).

      Ma poiche nel passare da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce,

      risulta variata (diminuita) anche la costante dielettrica! Quindi, anche in questo

      caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento dell'energia (elettrostatica)

      nel condensatore e che tale aumento sia uguale al lavoro m compiuto durante lo

      spostamento da A a B 4:

      U = UB ? UA = W (11)

      In B il condensatore avrebbe un'energia pari a:

      UB =

      1

      2

      Q2

      B

      C

      

      1

      2

      C V 2

      B (12)

      ed una di
      erenza di potenziale tra le armature di:

      VB =

      QB

      C

      (13)

      Per cui, il lavoro speso per lo spostamento risulterebbe:

      W  UB ? UA =

      1

      2 C ?QB

      2

      ? QA

      2 

      1

      2

      C ?VB

      2

      ? VA

      2 (14)

      Come e possibile che nel passaggio da A a B sia aumentata l'energia elettrostatica

      del condensatore? Cosa ne e stato della carica elettrica Q e della di
      erenza di

      potenziale V ?

      La risposta piu logica sarebbe, in questo caso, che nel passaggio da A a B

      sono variate (aumentate) sia la carica elettrica che la di
      erenza di potenziale sulle

      armature!

      La suddetta a
      ermazione e, in parte, sostenuta dal fatto, ben noto in Elettro-

      statica, che ogni qualvolta che varia la costante dielettrica del dielettrico di un

      condensatore isolato varia la di
      erenza di potenziale tra le armature
      5.

      Dal confronto della (5) con la (14) si ha un'indicazione molto forte che la

      carica Q e la di
      erenza di potenziale
      V possano variare in modo direttamente

      proporzionale alla velocita della luce c:

      QB

      cB

      =

      QA

      cA

      (15)

      4Potrebbe essere variato anche il peso del condensatore ma non suciente a spiegare il tutto,

      in quanto possiamo sceglierlo di massa piccola a piacere e caricarlo con una quantita di energia

      arbitraria

      5La cosa piu inquietante e che, contrariamente a quanto ci viene indicato dall'Elettrostati-

      ca, dobbiamo sostenere che al diminuire della costante dielettrica aumentano sia la di
      erenza

      di potenziale che la carica e viceversa! Vedremo, in seguito, che questa contraddizione e solo

      apparente e puo essere facilmente superata se si considera che variano (aumentano) le dimensioni

      siche del condensatore

      7

      

      

      

      

      

      

      

      

      

       

       

      

       

      

       

       

      

      

      

      Figura 6: L'allontanamento da M del condensatore C

      VB

      cB

      =

      VA

      cA

      (16)

      Nella ipotesi di validita della (15) e (16) si avrebbe:

      U  W =

      UA

      cA ?cB

      2

      ? cA

      2 =

      UB

      cB ?cB

      2

      ? cA

      2 (17)

      ma, per ora, non lo si puo ancora a
      ermare con certezza in quanto non sappiamo

      se nel passaggio da A a B sia variata anche la capacita C del condensatore 6.

      Per cui, possiamo de nire la massa "elettrica" del condensatore (ossia, la massa

      associata all'energia elettrostatica) nel modo seguente:

      m =

      U

      c2 =

      UA

      cA

      2 =

      UB

      cB

      2 = costante (18)

      la quale, in modo del tutto analogo all'Esperimento 1, rimarrebbe invariata

      durante lo spostamento da A a B.

      In ne, poiche il numero di cariche elettriche sulle armature del condensatore

      non ha subito variazioni (il condensatore e rimasto isolato durante lo spostamento),

      ne deriva che passando da A a B deve essere, necessariamente, aumentata la carica

      degli elettroni (e dei protoni)!

      6Vedremo che la capacita rimane costante durante lo spostamento

      8

      Esperimento 5. Le conclusioni dell'Esperimento 3 ci consentono di estendere

      con facilita i risultati ottenuti per il condensatore anche all'induttore.

      Sostituiamo il condensatore dell'Esperimento 4 con un'induttore di induttan-

      za L costituita da N spire di lo (perfettamente) conduttore.

      Sulla super cie A carichiamo l'induttore facendogli circolare una corrente IA.

      Sappiamo che la corrente IA, poiche non ci sono perdite, continua a circolare

      all'interno dell'induttore (v. Figura 7).

       

      

        

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      

      Figura 7: L'induttore L

      L'energia fornita all'induttore si trova, ora, sotto forma di energia magnetica,

      il cui valore risulta essere:

      UA =

      1

      2

      A

      2

      L

      

      1

      2

      L IA

      2 (19)

      mentre, il usso magnetico e dato da:

      A = L IA (20)

      Allontaniamo, ora, l'induttore dalla super cie A portandolo lentamente in B (v.

      Figura 8).

      Poiche nel passaggio da A a B e variata (aumentata) la velocita della luce,

      deve essere variata (diminuita) anche la permeabilita magnetica! Quindi, anche in

      questo caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento di energia (magnetica)

      nell'induttore e che tale aumento sia uguale al lavoro W compiuto durante lo

      spostamento da A a B. In B l'induttore avrebbe un'energia:

      UB =

      1

      2

      L IA

      2 (21)

      ed un usso magnetico di:

      B = L IB (22)

      9

      La variazione di energia, nell'ipotesi che l'induttanza L rimanga costante sarebbe,

      quindi:

      W = UB ? UA =

      1

      2

      L ?IB

      2

      ? IA

      2 

      1

      2 L ?B

      2

      ? A

      2 (23)

      Ma dall'Esperimento 4 sappiamo che la carica elettrica aumenta proporzional-

      mente alla velocita della luce c, mentre dall'Esperimento 3 abbiamo visto che

      l'orologio non varia in un campo gravitazionale. Per cui, anche la corrente I che

      attraversa l'induttore deve variare in modo direttamente proporzionale a c! In

      questo caso, si ha 7:

      IB

      cB

      =

      IA

      cA

      (24)

      B

      cB

      =

      A

      cA

      (25)

      In ne, in virtu della (2), anche per l'induttore possiamo de nire una massa "mag-

      netica" nel modo seguente:

      m =

      U

      c2 =

      UA

      cA

      2 =

      UB

      cB

      2 = costante (26)

      la quale rimarrebbe invariata durante lo spostamento da A a B.

      Esperimento 6. Nell'Esperimento 3 precedente, sostituiamo l'interferometro con

      una scatola (a pareti perfettamente conduttrici) contenente della radiazione elet-

      tromagnetica.

      Sappiamo che all'interno della scatola il campo di radiazione e costituito dalle

      onde stazionarie (modi di oscillazione) che si instaurano all'interno e che possono

      essere rappresentate con la seguente espressione 8:

      n =

      8  2

      c3  (27)

      dove n rappresenta il numero di onde stazionarie per unita di volume che hanno

      frequenze comprese tra  e  + .

      Cosa accade se spostiamo la scatola da A a B (v. Figura 9)?

      Per quanto si e detto in precedenza, poiche le dimensioni lineari della scatola

      variano in proporzione diretta con la velocita della luce, il volume V della scatola

      aumenta con il cubo della velocita della luce, per cui il numero di onde (stazionarie)

      all'interno della scatola rimane costante!

      7Anche qui, contrariamente a quanto ci viene indicato dall'Elettromagnetismo, dobbiamo

      sostenere che al diminuire della permeabilita magnetica, aumentano sia la la forza magneto-

      motrice che il usso e viceversa!

      8La (27) e un'espressione ben nota in Fisica la quale viene ricavata con considerazioni essen-

      zialmente di tipo geometrico. E utilizzata, ad esempio, nel calcolo della radiazione di un corpo

      nero, nella teoria dei calori speci ci dei solidi e nell'acustica degli ambienti chiusi

      10

      

      

      

      

      

      

      

      

      

       

       

       

      

      

      

       

       

      

       

       

       

      

      

      Figura 8: L'allontanamento da M dell'induttore L

      Questo risultato ci conforta in quanto nell'Esperimento 4 il numero delle

      cariche elettriche sulle armature del condensatore rimaneva costante.

      Nell'Esperimento 3 con l'interferometro abbiamo visto come l'onda elettro-

      magnetica, nel passaggio da A a B, aumenta le "dimensioni" (ossia, aumenta di

      lunghezza d'onda) della luce in modo direttamente direttamente proporzionale a

      c. Ma che ne e della sua ampiezza?

      In analogia con i precedenti esperimenti, dobbiamo ammettere anche qui che

      l'energia dell'onda elettromagnetica aumenta in modo direttamente proporzionale

      al quadrato della velocita della luce!

      Ma sappiamo che l'energia di un'onda e direttamente proporzionale al prodotto

      dell'ampiezza per la lunghezza d'onda per cui, nello spostamento da A a B, dob-

      biamo sostenere che e variata (aumentata) la sua ampiezza in modo direttamente

      proporzionale alla sua velocita c!

      Dunque, in un campo gravitazionale un'onda elettromagnetica mantiene la sua

      forma 9.

      9Questa e la ragione principale per cui, all'arrivo di un'onda gravitazionale, noi non ci

      accorgiamo di nulla!

      11

      

      

      

      

      

      

      

      

       

       

      

      

      

      

       

       

      

      

      

      

      

      

       

      

      

      

      

       

      Figura 9: L'allontanamento da M del volume V di radiazione e.m.

      2 Una proprieta fondamentale dello spazio

      Poiche le dimensioni lineari dei corpi variano in proporzione diretta con la velocita

      della luce, anche il volume V del contenitore dell'Esperimento 1 aumenta in

      modo direttamente proporzionale con il cubo di detta velocita. Ossia:

      VB = VA cB

      cA3

      (28)

      Inoltre, poiche la massa "propria" dei corpi non varia in un campo gravitazionale, si

      ha che la densita dei corpi varia in modo inversamente proporzionale al cubo della

      velocita della luce. Di conseguenza, anche la massa di spazio " sico" contenuta nel

      volume V rimane costante! Per cui, anche la densita dello spazio  varia in modo

      inversamente proporzionale al cubo di c. Ossia:

      B = A cA

      cB3

      (29)

      La (29) rappresenta una proprieta fondamentale dello spazio " sico". Possiamo

      scriverla anche nel modo seguente:

      B c3

      B = A c3

      A

       costante (30)

      12

      dove la costante puo essere determinata a partire dalle condizioni a "riposo" dello

      spazio. Si ha 10:

      costante = 1 c3

      1 = 3 1017 ?3 1083

      = 8:1 1042 kg=s3 (31)

      3 Discussione

      Quanto riportato nei paragra precedenti ci o
      re notevoli spunti per una discus-

      sione.

      1. Un osservatore che e immerso nel campo gravitazionale (ad esempio, quello

      in A, in B o quello a bordo del carrello) puo accorgersi che sono variate le

      dimensioni (e.g. del carrello, contenitore, interferometro, etc...)?

      La risposta e no! L'osservatore non si accorge di nulla perche anche il suo

      "metro-campione" si modi cato in accordo alla velocita della luce.

      L'osservatore a bordo del carrello, man mano che ci si allontana dalla su-

      per cie A, non si accorge neanche che varia (aumenta) la distanza tra i

      binari!

      2. Lo stesso osservatore e in grado di accorgersi che e variata la di
      erenza di

      potenziale sulle armature del condensatore o la corrente attraverso l'indut-

      tore?

      Anche in questo caso la risposta e no! L'osservatore non puo accorgerci di

      nulla in quanto anche gli strumenti indicatori quali voltametri, amperometri,

      etc... si modi cano essi stessi in accordo alla velocita della luce!

      3. Cosa vedono gli altri strumenti ottici ed elettromagnetici (e.g. fotometri,

      interferometri, etc...)?

      Anche questi strumenti non sono in grado di accorgersi che e variata la

      lunghezza d'onda della radiazione in quanto si modi cano anch'essi in ac-

      cordo alla velocita della luce! Cos come non sono in grado di accorgersi che

      e variata l'energia della radiazione luminosa.

      Un fotometro campione, ad esempio, misura di fatto una densita di energia,

      ossia l'energia luminosa che colpisce l'unita di super cie fotosensibile. Poiche

      anche la super cie, come l'energia, varia con il quadrato della velocita della

      luce, questo strumento non e in grado di accorgersi di nulla 11!

      10La densita dello spazio (a "riposo") si puo calcolare facilmente a partire dalla massa del

      protone e dal volume dell'elettrone. Tale valore risulta essere pari a: 1 = 3 1017 kg=m3

      11Fin'ora se ne accorge solo il nostro rivelatore, in quanto il fotoresistore al solfuro di cadmio

      varia la sua resistenza elettrica in funzione dell'energia e
      ettiva dei fotoni che lo colpiscono,

      mentre il numero di fotoni emessi nell'unita di tempo dal diodo a vuoto rimane costante (poiche

      la corrente anodica viene mantenuta rigorosamente costante)!

      13

      4. Dalla Terra possiamo accorgerci che e variata (diminuita) la velocita della

      luce sulla super cie del Sole?

      La risposta e no! Non possiamo accorgerci di questo perche la radiazione

      emessa dal Sole che man mano che si avvicina alla Terra aumenta la sua

      lunghezza d'onda in modo proporzionale con la velocita di propagazione c.

      In Appendice A.1 e riportato il calcolo di questa variazione nel caso del

      Sole.

      5. Che strumento e, dunque, l'interferometro?

      Possiamo pensare all'interferometro come ad un metro-orologio, ossia uno

      strumento doppio, in cui il tempo e un tutt'uno con la lunghezza 12.

      E

      un metro-campione perche contando il numero di onde, di una ben de-

      terminata radiazione elettromagnetica, contenute nel regolo siamo in grado

      di determinarne la sua lunghezza. E nello stesso tempo anche un orologio-

      campione perche contando il numero di onde contenute nel regolo (di lunghez-

      za nota) siamo in grado di determinarne la frequenza.

      Nella sostanza possiamo dire che e un metro-campione perche il numero di

      onde in esso non cambia (anche se varia la velocita della luce!) ed a un

      orologio-campione perche la frequenza non varia (anche se varia la velocita

      della luce!).

      6. Cosa vede l'osservatore B man mano che il carrello gli si avvicina?

      Il contenitore da 1 m3 che si trova in A e piu piccolo di quando e in B, ma

      l'osservatore che si trova in B non e in grado di accorgersene in quanto la luce

      che lo "rappresenta", arrivando in B ha una lunghezza d'onda piu grande.

      Ossia, emphil contenitore che si trova in A viene visto da B sempre pari a

      1m3 dove, pero, il suo metro-campione e " sicamente" piu grande di quello

      in possesso all'osservatore che si trova in A!

      Dunque, le dimensioni dei corpi immersi in un campo gravitazionale che si

      misurano dal di fuori (del campo gravitazionale) non sono quelle reali ma

      bensmaggiori.

      In altri termini, il campo gravitazionale agisce nei nostri confronti (ossia nei

      confronti dei nostri occhi) come una lente che ci fa vedere gli oggetti in esso

      immersi piu grandi di quelle che sono nella realta!

      In Appendice A.2 e riportato il calcolo di questa variazione nel caso del

      Sole.

      7. Cosa accade alla luce quando attraversa un campo gravitazionale?

      12Questo (semplice) legame tra lunghezza, velocita di propagazione e tempo sono caratteristiche

      delle linee di trasmissione.

      14

      La luce nell'attraversare un campo gravitazionale subisce un rallentamento

      e un cambiamento della sua direzione a causa della variazione dell'indice di

      rifrazione dello spazio, il quale, analogamente a quanto avviene per gli altri

      parametri quali la costante dielettrica e permeabilita magnetica, aumenta

      all'aumentare della sua densita.

      Cio che possiamo vedere molto bene, dunque, e la deformazione prodotta da

      un campo gravitazionale molto intenso su oggetti celesti (e.g. galassie) che

      si trovano al di la di questo. A tale riguardo e molto convincente osservare

      gli archetti che si vedono intorno agli ammassi di galassie (v. l'ammasso di

      galassie Abell 2218) 13.

      8. Che ne e del redshift "gravitazionale"?

      Il redshift gravitazionale, ossia la diminuzione della frequenza della luce quan-

      do questa attraversa un campo gravitazionale, non esiste in quanto gli orologi

      in esso immersi non variano!

      Il redshift che talvolta si osserva in alcuni oggetti celesti e dovuto ai moti

      locali di questi rispetto a noi.

      9. Che ne e della relazione di Einstein?

      E = m c2 (32)

      Questa espressione non ci e di nessun aiuto in un campo gravitazionale in

      quanto la velocita della luce varia. In un campo gravitazionale risulta piu

      utile la seguente espressione:

      E  m c2 (33)

      a condizioni di dare un signi cato piu adeguato alla massa m.

      10. E ben noto che per poter spiegare il comportamento della radiazione al-

      l'interno della scatola, ad ogni modo di oscillazione (onda stazionaria) e

      necessario attribuire un'energia che e direttamente proporzionale alla sua

      frequenza secondo la relazione:

      E = h  (34)

      dove h e la costante di Planck.

      Pertanto, anche questa relazione non e di nessun aiuto in un campo gravi-

      tazionale in quanto la frequenza della radiazione non varia, mentre sappiamo

      che varia l'energia.

      13Non e molto corretto parlare, in questo caso, di lente gravitazionale in quanto non esiste

      un vero e proprio "e
      etto lente" in cui si ha una concentrazione dei raggi luminosi da parte del

      campo gravitazionale. Cio che avviene, qui, e soltanto una deformazione degli oggetti.

      15

      Ne consegue che, nello spostamento da A a B, deve necessariamente variare

      la costante di Planck h! Ossia, in un campo gravitazionale si avrebbe, invece:

      E   h (35)

      Ma perche non ci accorgiamo che varia la costante h di Planck? La costante h

      di Planck e un'energia per un tempo e, poiche il tempo non varia, h e di fatto

      un'energia e, quindi, vale quanto e stato gia detto al Punto 3 precedente.

      11. Che ne e della massa gravitazionale di M?

      Un osservatore a bordo del carrello, man mano che si allontana dalla super cie

      A vede aumentare la massa gravitazionale di M, in quanto alla massa propria

      di M si aggiunge l'"addensamento" dello spazio prodotto da M stessa.

      Ossia, per la massa gravitazionale vale la seguente importante relazione:

      massa gravitazionale = massa propria+00 addensamento00 dello spazio

      In altre parole, spostandoci da A a B, il campo gravitazionale per un verso

      si riduce quadraticamente con la distanza da M (e
      etto geometrico) e per

      l'altro aumenta per e
      etto dell'addensamento dello spazio.

      Tutto questo si traduce, in pratica, in una deviazione dalla Legge della

      Gravitazione di Newton.

      Questo aumento della massa gravitazionale e signi cativo solo nel caso di

      sistemi molto massicci (e.g. moto delle stelle intorno alle galassie o nel caso

      dei QNM).

      Per oggetti celesti delle dimensioni del Sole questo e
      etto risulta molto piccolo

      puo essere percepito solo a grande distanza 14.

      12. Che ne e della "materia oscura"?

      La "materia oscura" in quanto materia, quindi, non esiste. Cio che esiste

      e l'addensamento dello spazio che la materia produce intorno a se e che si

      comporta a ni gravitazionali come vera materia!

      4 Un nuovo schema di riferimento

      Prima di riassumere quanto n qui detto, occorre fare due precisazioni molto

      importanti.

       Non e il campo gravitazionale a modi care la densita dello spazio, ma e

      la presenza della materia a produrre l'addensamento dello spazio intorno ai

      corpi.

      14Si veda, a questo proposito, la decelerazione (anomala) del Pioneer 10

      16

      Ossia, passando da A a B il campo gravitazionale si modi ca perche e la

      densita dello spazio (e, quindi, la velocita della luce) che si modi ca e non

      viceversa.

       Non e il campo elettrico (o il campo magnetico) a modi care la costante

      dielettrica (o la permeabilita magnetica), ma e la costante dielettrica (o

      la permeabilita magnetica) che, a causa della variazione della densita dello

      spazio, modi ca il campo elettrico (o il campo magnetico).

      Ossia, passando da A a B non e il campo elettrico (magnetico) che varia,

      ma varia la carica (corrente) che produce quel determinato campo elettrico

      (magnetico).

      Le suddette precisazioni rappresentano due punti molto importante in questa

      nuova impostazione della Gravita, in quanto ci consentono di stabilire il legame

      tra il Campo Gravitazionale, il Campo Elettrico ed il Campo Magnetico.

      Lo schema logico sarebbe, dunque, il seguente. Allontanandoci da un corpo

      celeste, ossia spostandoci da un punto a piu alta gravita verso un punto a piu

      bassa gravita si ha che:

      ! diminuisce la densita dello spazio

      per cui,

      ! diminuisce la costante dielettrica

      ! diminuisce la permeabilita magnetica

      ! aumenta la velocita della luce

      ! aumentano le dimensioni siche dei corpi

      mentre,

      ! non varia la frequenza degli orologi (oscillatori)

      ! non varia la massa "propria" (o particellare) dei corpi

      e, quindi,

      ! aumentano sia la carica elettrica che la corrente elettrica

      ! aumenta la lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica

      ! aumenta la massa gravitazionale

      ! aumenta l'energia (in modo direttamente proporzionale c2)

      Vedremo, invece, che non variano:

      ! la capacita di un condensatore

      ! l'induttanza di un induttore

      ! la resistenza di un resistore

      Si vuole concludere evidenziando come la interpretazione del comportamento

      dell'interferometro in termini di velocita della luce variabile ci fornisce uno dei

      contributi pi importanti.

      L'esperimento con l'interferometro fatto da Michelson e Morley alla ne del

      1800, la cui interpretazione in termini di velocita della luce costante aveva decretato

      la morte dello spazio (etere) di Faraday e Maxwell, qui con l'interpretazione in

      termini di velocita della luce variabile diventa una delle prove piu evidenti della

      sua esistenza!

      17

      A APPENDICE

      A.1 La variazione della velocita della luce sul Sole

      Sulla base di quanto e stato riportato nel testo, sulla super cie del Sole vale la

      seguente relazione:

      3

      2 ?c2

      ? c2

      1 = ?

      G M

      R

      (36)

      dove M e R sono, rispettivamente, la massa e il raggio del Sole mentre c1 e la

      velocita della luce in assenza di campo gravitazionale. Poiche:

      c2

      ? c2

      1

       2 c1 ?c ? c1

      possiamo approssimare la (36) e ottenere per la variazione della velocita della luce:

      c  ?

      G M

      3 c1 R

      (37)

      Sostituendo i valori numerici si ottiene:

      c 

      6:67 10?11 2 1030

      3 3 108 695 106 = 213 m=s

      Ossia, si ricava che sul Sole la velocita della luce e di 213 m/s piu bassa rispetto a

      quella che si avrebbe nello stesso punto in sua assenza.

      Sulla Terra la variazione della velocita della luce dovuta alla presenza del Sole

      e, invece:

      ?c Earth = ?

      G M

      3 c1 dSE

      (38)

      dove con dSE si e indicata la distanza Sole-Terra. Sostituendo i valori numerici si

      ottiene:

      ?c Earth

      

      6:67 10?11 2 1030

      3 3 108 150 109 = 1 m=s

      A.2 Le dimensioni e
      ettive del Sole

      Sulla base di quanto riportato nel testo le dimensioni dei corpi immersi in un campo

      gravitazionale sono direttamente proporzionali alla velocita della luce in quel punto.

      Per cui il raggio del Sole misurato fuori del suo campo gravitazionale e superiore

      a quello e
      ettivo di una quantita pari a:

      ?R 1 = R

      c

      c1

       695 106 213

      3 108

       491 m

      Ossia, il raggio e
      ettivo del Sole e di soli 491 m inferiore a quello si misurerebbe

      fuori dal suo campo gravitazionale.

      18

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http://www.antigravity.it/31072008.html  http://www.antigravity.it/01082008.html  energia e case a basso consumo energetico 

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http://www.antigravity.it/20082008.htmlviggio di coscienza nel momdo 2007 /08

 
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           antigravity mistic propulsion space e training for space man whit yoga in Rome  Italy Vatican ..

What is antigravity yoga?

 

 

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 antigravitation, force physique prsente comme une hypothse qui frsiste la force de gravit (Physique) antigravitacin (en fsica - fuerza hipottica contraria a la fuerza de la gravitacin) antigravitatie (in fysica-hypothetische kracht tegengesteld aan aantrekkingskracht) anti-gravidade, fora hipottica contrria fora da gravidade Antigravitt (in der Physik der Anziehungskraft entgegenwirkende Kraft)

Антигравитация
Антигравитация недоказанное явление гравитационного отталкивания или подавления притяжения, якобы существующее или имеющее возможность на существование наряду с обычным гравитационным притяжением.Как литературный приём, была неоднократно использована, например, Алексеем Толстым в Аэлите, Николаем Носовым в Незнайке на ЛунеУэллсом в романе Первые люди на луне.

Με την έννοια της αντιβαρύτητας (antigravity) εννοούμε μία υποθετική δράση η οποία αντιτίθεται στην επίδραση της βαρύτητας. Η αντιβαρύτητα μέχρι σήμερα δεν αποτελεί επίσημο και αυστηρά καθορισμένο επιστημονικό όρο. Χρησιμοποιείται γενικά για να υποδηλώσει την κατανίκηση της βαρύτητας με τη βοήθεια κάποιων τεχνητών μεσων, αλλά επίσης χρησιμοποιείται και στην προσπάθεια εξήγησης της επιταχυνόμενης διαστολής του σύμπαντος. Μέχρι σήμερα η επιστήμη δεν έχει καταφέρει να αποδείξει την ύπαρξη μίας τέτοιας δύναμης, όπως επίσης και οι υφιστάμενοι φυσικοί νόμοι δεν προβλέπουν την ύπαρξή της (ούτε όμως την απαγορεύουν). Παρ΄όλα αυτά, υπάρχουν αρκετές θεωρίες, μελέτες και πειράματα που ασχολούνται με τους τρόπους με τους οποίους θα ήταν δυνατό να επιτευχθούν φαινόμενα αντιβαρύτητας, αλλά και να εξηγήσουν επίσης την επιταχυνόμενη διαστολή του σύμπαντος. Μεταξύ αυτών, ορισμένα υπονοούν και την ανάγκη ύπαρξης της επίσης υποθετικής, εξωτικής αρνητικής μάζας (πχ μοντέλο σκουληκότρυπας, Alcubierre ή warp drive). EKİM KESME ETKİSİ:Mahiyeti henz keşfedilmemiş bir enerji sahasının, roket araları ve insan vcudu gibi ktleler zerinde yer ekim kuvvetini kaldırdığı veya azalttığı sanılan etki

(ש"ע) אנטיגרביטציה (בפיסיקה-כוח היפותטי המנוגד לכוח המשיכה)

ثقالة مضادة
الثقالة المضادة (Anti-gravity) هي قوى كونية تعتبر معاكسة لقوى الجاذبية. يعتقد بعض العلماء أنها القوى الغامضة التي تؤثر على المركبات الفضائية. رغم الجهود المبذولة، لم يستطع أحد إلى يومنا هذا إثبات وجود هذه القوى. تعتبر هذه القوى من المواضيع الرائجة في الروايات والأفلام العلمية الخيالية.من خلال صورة لأبعد مستعر أعظم بالفضاء التقطها تلسكوب (هبل) الفضائي وجد العلماء قوة مضادة للجاذبية غامضة تجعل الكون يتمدد بمعدل تسارعي منتظم. وهذا الاكتشاف يدعم مفهوما سبق لأينشتين اقتراحه من خلال مقولته عن الثابت الكوني (cosmological constant) ثم استبعده قائلا: هذه أكبر غلطة في عمري، فلقد كان لاكتشاف هذا المستعر مثارا للدهشة لفريق البحث ومن بينه الفلكي آدم ريس من جامعة بريكلي بكاليفورنيا. ولقد حاول الفريق المكون من 15 عالما البحث عن أخطاء ما في هذا الكشف الغريب فلم يجدوها.لأنه لو صح فإنه سيتحدى الأفكار السائدة عن تاريخ الفضاء والزمن. لأنهم اكتشفوا القوة مستعينين بتلسكوب هبل الفضائي والتلسكوبات الأرضية في هاواي وأستراليا وتشيلي. وعندما حللوا الضوء الوافد من 14 مستعر أعظم (نجوم متفجرة) تبعد عن الأرض بحوالي 7 10 بليون سنة ضوئية (السنة الضوئية تعادل 6تريليون ميل) . وكان العلماء يتوقعون أن تمدد الكون متباطئ قليلا بتأثير الجاذبية.لكنه في الواقع يتسارع وسوف يستمر لدرجة أن كثيرا من الhjhjhjhنجوم التي نراها سوف تختفي بعد بلايين السنين ولن نراها وسيكون الكون مكانا مختلفا عما ألفنا عليه في رؤيتنا وسيكون فريدا. فلو كان تمدد الكون متسارعا فإن هذا معناه حل مسألة قياس عمر الكون لعشرة بلايين سنة . وهذا يعتبر عمرا أصغر وأقصر من عمر بعض النجوم . وهذا التضارب كانت متاهة واجهت الفلكيين . لكن لو كان معدل التسارع لتمدد الكون قدر .. فإن عمر الكون يناهز علي 14 بليون سنة . وهذا معناه أنه أقدم من أقدم النجوم ببليوني سنة.
antityngdkraft (fysik-motstnd till tyngdkraften)
Anti-gravity
Anti-gravity is the hypothetical idea of creating a place or object that is free from the force of   gravity . It does not refer to countering the gravitational force by an opposing force of a different nature, as a helium ballon  does; instead, anti-gravity requires that the fundamental causes of the force of gravity be made either not present or not applicable to the place or object through some kind of technological intervention. Anti-gravity is a recurring theme in science function , particularly in the context of spacecraft propulsion . The concept was first introduced formally as "Carvorite"  and has been a favorite  deus is macchina  since that day.