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X-UIDL: *%!"!B\V"!^J;"!cHU!!

12
TRATTAZIONE GEOMETRICA
In questo Universo un punto P è caratterizzato dalle coordinate
principali S (Spazio),
T (Tempo) ed U (Energia).
T
á t
O S
â u
P
U-
Fig. 1
Le equazioni geometriche generali che si possono scrivere sono:
(1) OP 2 = u 2 + s 2 + t 2
e
(2) OP . sen a a = s ü ü
(3) ý ý da cui s / t = tg a a
(4) OP . cos a a = t þ þ
ed inoltre
(5) u = OP . sen b b ü ü
(6) ý ý da cui u = OP . sen b b / cos b b
(7) OP = OP . cos b b þ þ
quindi
(8) OP 2 = (OP . sen b b / cos b b) 2 + (OP . sen a a) 2 + (OP . cos
a a) 2
da cui
(9) (OP / OP ) 2 = sen 2 b b / cos 2 b b + sen 2 a a + cos 2 a a

13
perciò, dalla (2),
(10) OP 2 = [ sen 2 b b / cos 2 b b + sen 2 a a + cos 2 a a ] . ( s /
sen a a ) 2
oppure, dalla (6),
(11) OP 2 = [ sen 2 b b / cos 2 b b + sen 2 a a + cos 2 a a ] . [u /
(sen b b / cos b b)] 2
ovvero anche, dalla (4),
(12) OP 2 = [ sen 2 b b / cos 2 b b + sen 2 a a + cos 2 a a ] . ( t /
cos a a ) 2
dalla quale, considerando solo i segni positivi, cioè uno soltanto tra
gli otto ottanti in
cui si divide lo spazio:
(13) s / u = sen a a . cos b b / sen b b
(14) s / t = sen a a / cos a a = tg a a
(15) t / u = cos a a . cos b b / sen b b
dove, per le coordinate di Lorentz,
(16) s = (s _ v . t) . (1 _ v 2 / c 2 ) -1/2
(17) t = [t _ (v . s) / c 2 ] . (1 _ v 2 / c 2 ) -1/2
(18) u = m . c 2 . (1 _ v 2 / c 2 ) -1/2  m . c 2
Ricordiamo che lo Spazio, il Tempo e lEnergia sono qui misurati con lo
stesso tipo
di unità di misura. Inoltre, classicamente, il segmento OP e gli angoli
a e b indicano,
rispettivamente: (OP) la distanza del punto dallorigine convenzionale
degli assi,
(tga) fornisce la velocità del punto e (b) rappresenta la deviazione dal
piano dello
Spazio-Tempo.
Considerando che il segmento OP è ottenuto risolvendo unequazione
quadratica, la
soluzione da noi scelta è, come già detto, quella positiva, che
posiziona la soluzione
geometrica in un particolare ottante.
14
TRATTAZIONE MEDIANTE LA TEORIA DEI CAMPI
Cosa, in realtà, definisce un punto nellUniverso, oltre la sua
posizione spazio
temporale? Le sue caratteristiche energetiche, quali campo
gravitazionale, campo
elettrico e campo magnetico. Dunque si è pensato di poter definire
queste tre
caratteristiche dei punti dellUniverso impiegando un solo parametro: la
rotazione.
Si definisce un qualsiasi luogo di punti dellUniverso come un luogo di
punti
caratterizzato da una rotazione attorno ad un asse qualsiasi, con tre
componenti
lungo gli assi dellEnergia, del Tempo e dello Spazio, la cui somma non
è nulla,
ma costante.
Una matrice deffetto, del tipo indicato qui di seguito (19), [riportata
nellANNESSO
III in modo più dettagliato], fornirà la descrizione della quantità di
rotazione, mentre
un versore indicherà come è inclinato questo asse nel dominio della
figura 1.
| Sx Sy Sz |
(19) | Tx Ty Tz |
| Ux UyUz |
La direzione della rotazione indicherà anche il tipo di effetto che
dobbiamo
attenderci:
· Se la rotazione del punto o del luogo di punti è lungo lasse
dellEnergia avremo
un campo gravitazionale, con piegamento dello Spazio-Tempo in quel luogo
di
punti. Tale deviazione sarà proporzionale allintensità della rotazione,
cioè alla sua
frequenza, mentre il senso orario produrrà leffetto di far apparire il
luogo di punti
come massa gravitazionale. Linversione del senso della rotazione
produrrà,
dunque, antimassa antigravitazionale.
· Se la rotazione in senso orario del luogo di punti avviene lungo
lasse dello Spazio,
avremo produzione di campo elettrico, mentre la rotazione in senso
antiorario
produrrà anticampo elettrico.
· Se la rotazione in senso orario del luogo di punti avviene lungo
lasse del Tempo,
avremo produzione di campo magnetico e la controrotazione produrrà
anticampo
magnetico.
Un luogo di punti qualsiasi potrà, dunque, avere componenti rotazionali
lungo tre assi
e potrà manifestarsi come campo gravitazionale e, contemporaneamente,
come
campo elettromagnetico.
15
Secondo questo modello, pertanto, non esiste nessuna particella
subatomica, ma
soltanto luoghi di punti caratterizzati da un versore e da un vettore
rotazionali, tali
da far apparire le particelle così come noi le percepiamo .
Una similitudine, di tipo puramente esemplificativo, può essere fatta
supponendo che
una particella elementare, come il protone, sia rappresentata da un
vortice nellacqua
di un lago. Lacqua, a causa della rotazione, si incurva verso il basso,
dando
allosservatore limpressione che, in fondo alla buca dacqua, vi sia
una massa. In
questo caso risulta evidente che la rotazione produce una forza
gravitazionale, in
grado di deformare la superficie dellacqua. Supponiamo, inoltre, che,
accanto al
primo, vi sia un altro vortice più piccolo, il quale, nella
similitudine, rappresenti un
elettrone; quando i due vortici si combinano si crea un vortice più
grande, che,
sempre nella similitudine, rappresenta il neutrone, la cui velocità di
rotazione è la
combinazione delle velocità di rotazione dei due vortici di partenza. In
tal modo si
potrebbe visualizzare la creazione di un neutrone, la cui rotazione è
uguale alla
combinazione della rotazione del protone e di quella dellelettrone. Per
scomporre la
rotazione del neutrone ed avere nuovamente le due rotazioni componenti
(protone ed
elettrone), occorrerà aggiungere una rotazione, o quantità di moto,
ortogonale alle
precedenti (dal momento che non produce carica elettrica), che la fisica
classica
individua nel neutrino.
Ci sembra interessante notare che, con lipotesi della rotazione, si
spiegherebbe anche
il fatto che la maggior parte delle forze si presenta sotto forma
binaria (attrazione o
repulsione, come, ad esempio, nel caso dei campi elettrici o di quelli
magnetici); tale
è, infatti, la rotazione, che può essere esclusivamente oraria od
antioraria e si annulla
soltanto quando si inverte. Lattraversamento del punto di annullamento
non
comporta linversione della rotazione, ma soltanto quella
dellosservatore nello
Spazio-Tempo. Tornando allesempio summenzionato, la particella in
effetti non cè,
ma esiste solamente il modo in cui essa ruota, il modo in cui, dunque,
si manifesta.
Questa ipotesi comporta la conseguenza che si può supporre lesistenza
di una
serie di rotazioni stabili, ma, nello stesso tempo, anche di una serie
di rotazioni
instabili, e quindi di breve durata. Queste risonanze di breve durata
potrebbero
dare origine ad una serie di masse di valore diverso, ma di vita breve e
variabile.
La materia e la luce, il campo magnetico e quello elettrico, con la
gravitazione, sono
solo stati in cui lUniverso è localmente percepito da noi osservatori,
mentre noi
stessi, ovvero i punti del dominio di figura 1 che caratterizzano i
nostri corpi, siamo
soggetti alle medesime leggi, dando origine al principio di
indeterminazione di
Heisenberg, secondo il quale, tra un osservabile ed un osservatore,
nasce uno strano
rapporto di perturbazione, per cui losservatore avrà sempre una visione
distorta di
ciò che sta guardando.
16
DEDUZIONI RICAVABILI DALLE DUE TRATTAZIONI
Dalla trattazione geometrica possiamo dunque dedurre che il valore
OP/OP
rappresenta il modulo deffetto, mentre le tre variabili Ru = senb /
cosb, Rs = sena
ed Rt = cosa sono i versori deffetto e la loro azione combinata (ad
es.:
[OP/OP].Ru) rappresenta le rotazioni.
Per la conservazione della quantità di Spin, e delle energie in senso
lato, i tre tensori
devono restare costanti e quindi si può scrivere una equazione
geometrica scalare:
(20) Ru 2 + Rs 2 + Rt 2 = Costante 2
Assumiamo una terna di assi coordinati secondari, ortogonali come quelli
primari (S,
T ed U) ed associamola, di volta in volta, a ciascuno dei tre assi
principali.
Chiameremo, per comodità, gli assi della terna secondaria x, y e z,
senza conferire a
tali denominazioni una automatica connotazione spaziale, ma convenendo
che
ciascuno dei tre assi x coincida con quello primario a cui è associato e
che gli assi y e
z della stessa terna risultino paralleli agli altri due assi principali.
Si può pensare,
quindi, di mantenere costante la somma dei tre spin, ma di alterare il
modulo di
qualcuno di essi secondo opportune leggi di simmetria. Gli spin lungo
lasse dello
Spazio x, del Tempo x e dellEnergia x possono essere variati, purché la
loro somma
rimanga costante e lo stesso può avvenire per le componenti y e z.
Va sottolineato che, se un corpo si muove nello Spazio in una direzione
con una
velocità ed in unaltra direzione con unaltra velocità, si potrà
muovere nel Tempo
x ad una velocità diversa di quella del Tempo y; così è importante
dividere anche
lasse delle Energie in tre sottocomponenti, che ci aiutano ad
analizzare i problemi
monodimensionali (tre assi) e quelli tridimensionali (nove assi) del
dominio S-T-U.
Acquista, quindi, significato fisico diverso anche il principio di De
Broglie, per il
quale ad ogni corpo in movimento è associata unonda. In realtà londa
associata ad
un corpo avrebbe frequenza pari a quella di rotazione del fenomeno-corpo
attorno al
proprio asse nel dominio S-T-U di figura 1.
Ora si può cominciare a capire che, se si potesse prendere un corpo con
massa
m, cioè dotato di rotazione attorno allasse delle Energie, e
bloccarne la
rotazione attorno a tale asse, per il principio di conservazione dello
spin dovrebbe
comparire rotazione lungo gli assi dello Spazio e del Tempo. Leffetto
fisico a noi
visibile sarebbe quello di aver trasformato materia in radiazione
elettromagnetica,
cioè in luce, ma questa trasformazione otterrebbe proprio lo scopo di
convertire
cose pesanti in fotoni. Basterebbe poco, poi, per mandare questi fotoni
alla velocità
della luce, visto che non possiedono massa inerziale o che, se la
possiedono, come
risulta dalla nostra teoria, il suo valore sembra essere trascurabile.
17
E da notare che questo tipo di trasformazione muterebbe sì la materia
in luce, ma le
singole proprietà della materia (cariche attrattive e repulsive
comprese) rimarrebbero
inalterate, consentendo alla materia di luce di mantenere il proprio
stato di
aggregazione.
Si spiegherebbe in tal modo la scarsa interazione di oggetti volanti non
identificati
con la materia e gli strani effetti luminosi, senza contare le
accelerazioni istantanee,
che solo i fotoni possono realizzare. Effettuato lo spostamento,
loggetto di luce
potrebbe tornare a manifestarsi come materia, invertendo il fenomeno
descritto, ed il
gioco sarebbe fatto.
Con una tecnica analoga alcuni testimoni sostengono di aver attraversato
pareti di
luce semitrasparenti, per passare da un locale allaltro allinterno di
macchine volanti
aliene. Su questa base si potrebbe dare uninterpretazione completamente
diversa al
dualismo particella-onda. Se entrassero in gioco, infatti, delle
interazioni rotazionali
di tipo perturbativo, una o più componenti della rotazione totale
potrebbero variare,
trasformando, ad esempio, un elettrone in campo elettromagnetico. Anche
i fotoni, in
linea di principio, potrebbero essere trasformati in materia, carica o
non.
Ammettendo che la rotazione sullinsieme degli assi principali (S, T ed
U) non possa
superare il valore di 3 (1/3 per ciascuna delle componenti: x, y, e z),
ne
scaturirebbero, rispettando la condizione fondamentale della
quantizzazione
dellEnergia, molte combinazioni, ciascuna delle quali darebbe luogo ad
una delle
numerose particelle elementari. Queste, suddivise in particelle ed
antiparticelle, si
manifesterebbero in numero elevatissimo.
Una prima verifica della validità della SSH, trattata secondo la teoria
dei campi,
potrebbe venire dal controllo della correttezza dellipotesi di
uguaglianza delle
energie elettromagnetica e gravitazionale, che proponiamo come quinta
equazione di
Maxwell. Essa è rappresentata dalla:
(21) òò òò (E /\ H) ds dt = _ K . m . c 2 . [ _ sen(w wmt + j jm)]
in cui E = Campo elettrico; H = Campo magnetico; S = Spazio; T = Tempo,
mentre /\
indica il prodotto vettoriale.
Lo studio dettagliato [riportato nellANNESSO I], in determinate
condizioni imposte
da considerazioni tecniche, fornisce un valore della massa del fotone
dellordine di
10 -53 Kg, valore, questo, che non è stato ancora possibile verificare
con gli attuali
strumenti a disposizione.
Un esperimento, ideato per verificare se la massa del fotone è
dellordine di
grandezza ipotizzato, sarebbe decisamente auspicabile.
18
LE UNITÀ DI MISURA
In una classica espressione del tipo sen(ùt + ö) la grandezza in
parentesi è
evidentemente un angolo formato dalla somma di due angoli, dei quali uno
è ö e
laltro è ùt. Questultimo è il prodotto del tempo per una velocità
angolare (ù), che è
definita come ù = dö/dt. Se si ha a che fare con qualcosa che gira a
velocità costante,
si può dire che ù = Äö/Ät; in questa espressione Äö rappresenta un
angolo finito e Ät
un tempo finito. Se si pone Ät uguale allunità di tempo (il secondo), ù
sarebbe
definita come il numero di giri, ovvero langolo (Äö) percorso
nellunità di tempo
(Ät). Poiché dö/dt è il limite di Äö/Ät per t tendente a zero, sarebbe
sufficiente
adottare una nuova unità di misura del tempo, rappresentata da dt, in
luogo della
vecchia Ät, per far sì che la definizione di ù rimanga la stessa.
Essendo dt
infinitamente piccolo, la definizione continuerebbe a valere, istante
per istante, anche
se la velocità angolare variasse nel tempo. A velocità costante langolo
ùt è, quindi, il
prodotto dellangolo percorso nellunità di tempo (la velocità angolare
ù) per il
numero di unità di tempo (t) trascorse a partire dallistante di inizio
della misura. Se
ù variasse nel tempo, langolo sarebbe lintegrale di ù(t) in dt, cioè
la somma dei
contributi infinitesimi del valore istantaneo di ù, moltiplicato per il
tempuscolo
infinitesimo dt (dimensionalmente non cambierebbe niente).
Supponiamo, ora, di essere sullasse del Tempo (T) del sistema di
riferimento S-T-U:
al posto di t avremmo T ed al posto di ù avremmo ùT , ma ùT rimarrebbe
definito,
praticamente, come il numero di giri percorsi, attorno allasse del
Tempo, in una
unità di Tempo, mentre T continuerebbe ad essere il numero di unità di
Tempo
trascorse dallinizio della misura. Analogamente a quanto detto per ùT ,
sullasse
dello Spazio avremmo a che fare con ùS.S , in cui ùS rappresenterebbe il
numero di
giri percorsi, attorno allasse dello Spazio, in una unità di Spazio ed
S continuerebbe
ad essere il numero di unità di Spazio trascorse dallinizio della
misura. Per ovvie
ragioni anche sullasse dellEnergia avremmo a che fare con ùU.U , in
cui ùU
rappresenterebbe il numero di giri percorsi, attorno allasse
dellEnergia, in una unità
di Energia ed U continuerebbe ad essere il numero di unità di Energia
trascorse
dallinizio della misura.
Langolo percorso lungo lasse del Tempo sarà, quindi (ùT.T + öT),
quello percorso
lungo lasse dello Spazio sarà (ùS.S + öS) e quello percorso lungo
lasse dellEnergia
sarà (ùU.U + öU).
Lunità di misura comune, che può essere adottata per lo Spazio, il
Tempo e
lEnergia, è pertanto identificabile nella velocità angolare di
rotazione o
pulsazione della frequenza di rotazione. Proponiamo, per questa unità
di
misura comune, il termine di ROTONE, da adottare quale Unità di Misura
Universale (UMU).
Poiché ù = 2 . ð . f (oppure, se si preferisce, ù = 2 . ð . í) , si
deduce facilmente che, tra
velocità angolare e frequenza, cè di mezzo solamente la costante 2 ð,
quindi nel
seguito del lavoro verrà spesso utilizzato il termine frequenza di
rotazione al
posto di velocità angolare di rotazione o pulsazione della frequenza
di
rotazione..
19
Si deve, infatti, ricordare che la nostra ipotesi è un ampliamento della
teoria generale
della relatività, in cui lo Spazio ed il Tempo avevano le stesse
dimensioni fisiche. In
questo caso non è la velocità della luce ad assumere valore unitario (c
= 1), bensì la
pulsazione della frequenza di rotazione (w = 1). Anche nel dominio
dellSSH lo
Spazio, il Tempo e lEnergia potenziale hanno le stesse dimensioni
fisiche. In altre
parole il campo elettrico, quello magnetico e quello gravitazionale si
misurano con le
stesse unità di misura! Questo approccio non deve apparire scorretto, in
quanto,
secondo la nostra ipotesi, non cè differenza tra la massa e la carica
di un elettrone,
se non quella di apparire diverse in un dominio geometrico
tridimensionale.
Per tentare di chiarire ulteriormente questo concetto, supponiamo che,
in un mondo
bidimensionale, caratterizzato quindi da due soli assi cartesiani, sia
presente un
oggetto, a forma di segmento di retta, che si stia avvicinando ad un
osservatore
puntiforme. Mentre si muove, loggetto continua a giacere su di una
retta, che passa
per losservatore stesso e rappresenta la traiettoria di avvicinamento.
Ammettiamo,
inoltre, che loggetto a forma di segmento emetta, dalla propria
estremità rivolta
verso losservatore, un cono di luce il cui asse sia coincidente con
quello del
segmento stesso: dal punto di vista dellosservatore, che non può
percepire la
lunghezza del segmento, esso appare soltanto come un punto luminoso. Se
fosse
orientato perpendicolarmente alla direzione di avvicinamento, loggetto
apparirebbe,
invece, come un segmento non luminoso. Nel primo caso losservatore può
valutare
la velocità di avvicinamento delloggetto misurando lintensità luminosa
dellunico
punto visibile, la quale deve necessariamente aumentare al ridursi della
distanza; nel
secondo caso effettua, invece, la valutazione misurando laumento della
lunghezza
apparente del segmento, mentre questo si avvicina. Dunque lunghezza ed
intensità
luminosa possono essere usate per misurare la stessa proprietà, cioè la
velocità di
avvicinamento del segmento, ma questo può anche voler dire che lunghezza
ed
intensità luminosa sono due aspetti differenti dello stesso fenomeno e
quindi possono
essere misurati con le stesse unità di misura, unificando, in tal modo,
i due aspetti
apparentemente diversi di questultimo.
Il fatto che su di un asse si percepisca il fenomeno come energetico e
su di un altro
come geometrico non toglie al fenomeno stesso la caratteristica
dellunicità, per cui
noi dobbiamo essere in grado di misurarlo a prescindere dalla nostra
posizione. Così
facendo acquistiamo la coscienza della relatività del fenomeno e
superiamo il
principio di indeterminazione soltanto nel momento in cui ci rendiamo
conto che noi
e ciò che stiamo osservando siamo la stessa cosa, come vedremo meglio in
seguito.
Secondo la nostra ipotesi esisterebbe un solo modo per misurare una cosa
e tale modo
è rappresentato dalla frequenza di rotazione o spin proprio della cosa
stessa.
Il fatto che le cose appaiano diverse a seconda di come le osserviamo
non vuol dire
che siano veramente diverse e, se non sono diverse, occorre trovare il
modo di
descriverle a prescindere dalla loro apparenza, ma solo in relazione
alla loro realtà.
Quanti rotoni pesa una mela? Quanti rotoni sono passati da ieri ad oggi?
Quanti
rotoni ci separano da Alfa Centauri?
LSSH unifica un altro campo, quello delle grandezze fisiche.
20
ANNESSO I
IL PRINCIPIO DI (IN)DETERMINAZIONE IN NOVE DIMENSIONI
Secondo noi deve essere completamente riconsiderato il principio di
indeterminazione di Heisenberg, che acquista anche un significato
fisico.
Lindeterminazione, infatti, va vista come lincertezza nella
localizzazione,
secondo due assi, di un punto che ruota, percorrendo una circonferenza
di
raggio molto piccolo, attorno ad un terzo asse, perpendicolare ai primi
due. Un
punto rotante attorno allasse dello Spazio provoca unincertezza, sul
Tempo e
sullEnergia, pari al doppio del raggio della circonferenza descritta.
Così come esiste unincertezza descrivibile con la
(31) D DU . D DT = h
esisteranno anche incertezze del tipo
D DS . D DT = qualcosa
e
D DS . D DU = qualcosaltro.
Le tre incertezze rappresentano, nel dominio di figura 1, oscillazioni
attorno ad un
punto. In altre parole un corpo, situato nello Spazio-Tempo-Energia ed
apparentemente fermo, in realtà oscilla, sia nello Spazio che nel Tempo
e
nellEnergia, attorno ad un valore che ne rappresenta la posizione
media.
Si può vedere cosa accadrebbe, nel dare vita a questi due nuovi principi

indeterminativi, se si assegnassero dei valori sulla base delle
dimensioni fisiche delle
grandezze in gioco, utilizzando le unità di misura più piccole e
sfruttando le costanti
dellUniverso quali parametri comuni.
Possiamo quindi formulare le seguenti ipotesi:
(32) D DU . D DT = h
(33) D DS . D DT = c / n n 2 = c / f 2
(34) D DS . D DU = e 2
da cui, per lottante del dominio Spazio-Tempo-Energia da noi
considerato, possiamo
scrivere;
(35) D DS / D DU = c /( h . n n 2 ) = c /( h . f 2 ) = l l 2 / (h . c)
(36) D DS / D DT = e 2 / h
(37) D DT / D DU = c / (e 2 . n n 2 ) = c / (e 2 . f 2 ) = l l 2 / (e 2
. c)
ed anche
(38) D DS = e . l l . [1 / (c . h)]1/2 = (e / f) . (c / h)1/2 = [e 2 /
(h . c)]1/2. (h / f)
(39) D DU = (e / l l) . (h . c)1/2 = (e . f) . (h . c)1/2 = [e 2 / (h .
c)]1/2. (h . f)
(40) D DT = (l l / e) . (h / c)1/2 = [1 / (e . f)] . (h . c)1/2 = [e 2 /
(h . c)] -1/2. (c / f)
da notare che
[e 2 / (h . c)] = 137,0360 = á = Costante di struttura fine
dellUniverso
(vedi anche il capitolo ALCUNE CONSEGUENZE DELLA SSH
parte V*) - Considerazioni sulle costanti universali)


22
[(e e0 . E 2 . B 2 ) / (h . f . m m0)] = 16 . sen(w wmm)
quindi
0,5 . (10 -12 ) 2 . (10 -6 ) 4 / 8 Kts . (10 15 ) . (6.6210 - 34 ) =
0.94 10 -31 / Kts = arcsen(wmm)
wmm = 0.94 10 -31 Kg e, per angoli piccoli @ m
Dunque il fotone avrebbe la stessa massa dellelettrone, a meno di una
costante Kts.
Il calcolo della costante Kts è stato fatto per via indipendente ed è
rappresentato dal
più piccolo valore misurabile del Tempo moltiplicato per il più piccolo
valore dello
Spazio. Questo rapporto è stato da noi proposto sotto forma di un nuovo
principio di
indeterminazione e vale:
c / n n 2 = c / f 2 = 10 8 / (10 15 ) 2 = 10 -22
Applicando questo valore al calcolo finale si ricava:
0.94 10 -31 . 10 -22 = 0,94. 10 -53 = arcsen(w m m)
da cui,
m = 0.94 10 -53 Kg
In effetti ulteriori conclusioni possono essere tratte sfruttando i
nostri nuovi principi
indeterminativi, poiché, nella teoria classica:
D DS . D D(mv) = h
essendo la velocità del fotone costante e pari a c, si può scrivere
D DS . D Dm = h / c
e, sostituendo a DS il valore previsto ed in precedenza calcolato,
avremo:
D Dm = (h . e . l l / c) . [1 / (c . h)]1/2 = (e / f) . (h / c)1/2
Sostituendo i valori riportati nel testo per questa espressione
D Dm = 10 -46 circa
Lerrore commesso sul calcolo della massa del fotone è maggiore della
massa stessa,
calcolata in precedenza.
Bisogna notare che è il fotone fermo ad avere queste caratteristiche,
poiché il fotone
in movimento ha massa variabile a seconda che lEnergia del suo campo
elettromagnetico sia massima o minima; quando questultima Energia è
minima il
fotone appare come massa e, se si potesse misurarla in quellistante,
avrebbe il valore
da noi calcolato, mentre lenergia elettromagnetica sarebbe uguale a
zero.
Ne consegue che il fotone presenta il classico dualismo onda-particella
e, a seconda
di come interagisce con lambiente, può apparire come onda o come massa.

Si può dunque parlare di massa media del fotone pensando che questa vari
con legge
sinusoidale tra il valore da noi calcolato e zero: il fotone, dunque, si
annichilerebbe e
si ricreerebbe due volte in un periodo, così come previsto da alcuni
autori in un
calcolo approssimativo ma efficace (K. Voltamer, M. W. Lerom, J. Chem.
Ed., 69,
100, 1992).
23
Inoltre si può dire che il fotone ruota quasi esclusivamente nel piano
spazio-temporale
e, quando appare come massa con la sua rotazione attorno allasse
dellEnergia potenziale, lo fa per un tempo talmente breve da impedirne
comunque
lidentificazione.
Lelettrone, invece, durante un periodo completo, oscilla più a lungo
nel piano
dellEnergia potenziale, mostrando una certa massa, oltre che una carica
elettrica.
Da questi calcoli si evince che, se sono valide le equazioni (23) o
(27), siamo non
solo in grado di conoscere la massa di un fotone, ma possiamo fare
alcune
considerazioni interessanti:
-La massa dipende direttamente dal valore del campo elettromagnetico del
fotone.
Infatti più è piccolo il valore del campo, più è piccola la massa del
fotone. Il fatto
che, in fisica, il fotone venga considerato senza massa, consente di
arguire che il
campo elettrico ad esso associato è particolarmente ridotto.
-La massa dipende inversamente dal valore della frequenza n (od f).
Dalla formula si
ricava infatti che la massa del fotone aumenta al diminuire della sua
frequenza di
oscillazione. Questo porta alla conseguenza che i fotoni hanno masse
diverse a
seconda della loro frequenza di oscillazione.
-La rotazione (pulsazione) wm, responsabile della massa del fotone, è
correlata con p.




