lanciatore nanomolecolare al plasma assemblabile in volo e riutilizzabile in piu' missioni Simulazione : assembare in volo e' questo l'obbiettivo del lanciatore : premesso che il plasma e' un materiale fluido costituito da particelle in movimento cariche. Si descriveuna equazione del moto che in alta altmosfera si assume l'assenza di collisioni tra particelle paria (esperssione 10) ma come L'utilizzo di propulsione spaziale convenzionale non potra' mai portare quasi gratis il materiale dalla ionosfera al 34 km di altezza mentre le molecole ionizzate dai fenomeni di Hessdaeln possono caricare e spingere scaimi di particelle che si autoassemblano quandoi vengono investite dalla tempesta solare che quindi in particolari momenti temporali puo' mediante il suo flusso di particelle compattare e ionizzare e qundi sia fisicamente assemblare e sia dare energia elettrica al dispositivo che una volta autoassemblato e orientato puo' svolgere il suo lavoro con l'ausilio del solo campo magnetico terrestre o del' effetto del teteret . Il plasma ha una neutralita' di carica e quindi l'oggetto e' stabile se si vuole inserire un nuovo oggettodideve fare leva sul principio che tale princio puo' essere violato nel momento che nel priodo di oscillazione del plasma omeg + radice ne al quadato frato m e e Eshel Ben-Jacob, dell'Università di Tel Aviv, ha già in mente i nanochip. Che si potrebbero basare su due principi. Primo: i legami chimici tra gli atomi di una molecola possono funzionare come "tunnel" per superare la barriera di potenziale elettrico che esiste tra loro. Secondo: oggi sappiamo come ricoprire una molecola di Dna con atomi di metallo, formando così un cavo conduttore che oltretutto si assembla da solo (come appunto il Dna). Combinando le due cose, Ben-Jacob ha già nel cassetto lo schema di un transistor, cioè il componente fondamentale di ogni circuito logico, grande quanto una singola molecola. Nei cassetti di Robert Freitas del Foresight Institute c'è invece un altro progetto, che comincia ad avvicinarsi alla fantascienza. Quello del globulo rosso artificiale, costruito mettendo assieme 18 miliardi di atomi di carbonio in una struttura simile al diamante. Il risultato sarebbe una specie di spugna del diametro di un millesimo di millimetro in grado di intrappolare nove miliardi di molecole di ossigeno e di anidride carbonica, cioè 236 volte di più di un globulo rosso naturale, e di rilasciarli a comando. Cosa potrebbe fare un uomo a cui venisse iniettata la dose massima di queste nanobombole? Per esempio restarsene tranquillo per quattro ore filate sul fondo di una piscina, oppure correre a tutta forza per un quarto d'ora senza mai tirare il fiato, assicura Freitas. Da qui in poi le idee si fanno davvero fantascientifiche: microrobot in grado di riparare i danni ai tessuti, di uccidere i microorganismi patogeni, addirittura di bloccare o invertire i meccanismi dell'invecchiamento. E così fa capolino anche l'idea dell'immortalità. Tanto che due "guru" delle nanotecnologie come Eric Drexler (i cui lavori per la verità hanno suscitato qualche perplessità tra i suoi colleghi) e Ralph Merkle, hanno già dato istruzioni per essere ibernati in attesa di un nano-futuro migliore. Con una domanda che sorge spontanea: non è che un overdose di nanomacchine ogni tanto dia alla testa ai superuomini?